Ogni anno, in questa santa festa, viene proposta la pagina del vangelo delle Beatitudini,una pagina così ricca che ogni volta che uno l’ascolta, la legge e magari si impegna un po’ a studiarla, riscopre ad ogni passaggio un versetto che tocca il cuore.

Colgo l’occasione per proporre una meditazione diremmo più moderna ma che nello stesso tempo ci insegna ciò che è sempre stato l’annuncio di Cristo.

Le Beatitudini sono l’inizio del famoso “Discorso della montagna”.
Gesù illustra come sarà il Regno di Dio, chi sono i suoi cittadini e le condizioni per esserlo.

Innanzitutto salta subito agli occhi e alle orecchie che c’è una contrapposizione tra il Regno di Dio e il regno dell’uomo.

L’uomo desidera la materialità, crede in un idolo e, come dicevo in quaresima domenica della Samaritana, cerca una soddisfazione alla fame del suo corpo.

Gesù invece propone una soddisfazione alla fame del cuore.
C’è una sensibilità cristiana che fa la differenza.

Il mite, l’afflitto, il costruttore della pace… sono persone che hanno quella sensibilità a credere e a voler far credere che c’è un regno più grande e più buono che ci aspetta.

Ecco il nostro destino-vocazione: Accogliere ciò che siamo ed affidarci ad un Altro.

Affidarsi e non fidarsi a Dio significa che noi riscopriamo ogni giorno che il cammino della vita, con tutte le difficoltà e contrapposizioni, come ci insegna il vangelo della Beatitudini, ha una finalità ed è l’abbraccio del Padre.