PARROCCHIA DI RASTIGNANO
PUBBLICAZIONI DISPONIBILI PER UNA LETTURA PERSONALE E MEDITATIVA

immagine copertina libro


logo mater dei





     Anche io vorrei tanto portare frutto, e non passare inutilmente la mia vita su questa terra; credo sia il desiderio intimo di ogni essere umano, quaggiù. Gesù ha dato se stesso, ci ha dato tutti i mezzi necessari per accompagnarci e per farci sentire realizzati, perchè noi ci sentiremo pienamente felici solo se ci realizzeremo in Lui, attaccati a Lui resistendo come tralci a volte potati, facendo la Sua volontà, accettando e vivendo il Suo disegno d'amore su di noi. Ecco che allora tutto acquista un senso.
Non c'è nulla che Lui non possa guarire, nulla che Lui non possa capire, e dopo che hai fatto esperienza di questo Amore, non puoi rimanere come eri prima: devi portare tutti questo ai tuoi fratelli, fare loro conoscere che esiste veramente Qualcuno di così grande.
Rimane solo la nosta paura di perdere tutto, se ci "perdiamo" in Lui: ma Lui ce lo ha promesso, non ci abbandonerà mai, ed io ci credo con tutto il cuore.

Raffaella Calza
adoratrice dell'Adorazione Eucaristica Perpetua
"Mater Dei"





don Giulio Gallerani, parroco di Rastignano

L'Eucarestia:
fonte e culmine di tutta la vita,
della Chiesa e del mondo
L.G. 11

FONTE...

"Fai un po' di Adorazione ogni giorno altrimenti non reggi. Senza Dio siamo troppo poveri per poter aiutare i poveri." S. Madre Teresa di Calcutta.

Siamo fatti per Dio, nulla di meno.
Solo l'infinito può riempire quel vuoto che ci portiamo dentro, e che proviamo a colmare di cose e sensazioni, che lo allargano invece di ridurlo.
Abbiamo dentro infatti un desiderio che ci supera, che non possiamo noi soddisfare: è il richiamo che il Creatore ha messo in ogni sua creatura. perchè si rivolga a Lui, perchè lo cerchi e si abbandoni al suo abbraccio, al suo amore.

Se quindi non diamo Dio al nostro prossimo, gli stiamo dando troppo poco; anche perchè Dio stesso non sò, e non può. dare nulla che sia meno di Sé stesso.
Per questo il Padre ci dona suo figlio nell'Eucarestia una sorgente di Spirito Santo sempre aperta ed inesauribile, che travolge e purifica e rinnova noi e attraverso di noi tutta l'umanità e il creato.

"La parrocchia è la fontana del villaggio" S. Papa Giovanni XIII


Stanchezza, paura, disillusione: l'Eucarestia è la medicina per i mali del nostro tempo, perchè infonde la speranza che è possibile sempre un nuovo inizio. Durante la S. Messa, è sempre mattina, sempre sta sorgendo l'aurora di una nuova vita: chi prega davant all'Eucarestia sta compiendo sempre il primo passo, sta facendo morire il vecchio io e rinascere una nuova umanità.



e CULMINE...


Nulla va perso: dall'Eucarestia tutto riceve un senso.
Posso fare di tutta la mia vita, e di tutto quello che mi circonda, un regalo, un dono capace di dare gioia a Chi tutto mi ha donato. Soprattutto le mie sofferenze, i miei fallimenti, vengono riscattati, non sono più "vuoto a perdere".
"Questo è il mio corpo" è la risposta di Gesù, attraverso il sacerdote che celebra la Santa Messa, mentre accoglie e gradisce la mia, la nostra offerta, e ne fa la Sua offerta, la nostra offerta, al Padre nello Spirito, per la salvezza del mondo.
Tutto e tutti nella messa diventiamo il Corpo di Cristo, quello strumento d'amore che sulla Croce ha fatto morire la morte e rinnovato la vita.
Tutti e tutto, se offerti nel pane e nel vino sull'altare, diventiamo quel dono che colma l'abisso scavato dal peccato, riscatta dalla schiavitù peggiore, l'egoismo in cui t'incatena la paura della morte.
Tutto e tutti, connesso con Gesù da quei "ponti" che sono in cuori che fanno Adorazione Eucaristica, possiamo riempire di un valore infinito, il sangue di Cristo che vince ogni male, le nostre vite, così piccole per il mondo e così preziose per Colui che, se il mondo ha creato senza di noi, ora vuole salvarlo, unito con noi!


Tutto questo accase, ogni giorno, nella Santa Messa, e riaccade nell'Adorazione Eucaristica, dilatandosi nel cuore di chi adora, e attraverso quel cuore traboccando su tutte le anime, di ogni tempo e luogo, per la salvezza di tutti.



DI TUTTA LA VITA


"C'è più vita in una sola Messa che in tutte le vite di tutti i Santi messi insieme; basterebbe una sola messa per renderci santi, e di fatto basta! La vita di Lassù è la vita di quaggiù, perchè la vita che c'è nella Messa è la vita del Paradiso." don Divo Barsotti

Di fatto la Messa è sempre un unico evento, la morte e resurrezione di Cristo, in cui noi ogni volta ci innestiamo, nella quale precipitiamo, portando e immergendo, con noi, ogni volta, la vità dell'umanità e del mondo di quel giorno.
Se ci crediamo... Perchè l'unico limite alla potenza della Messa è il limite che gli mette la nostra fede. Mentre tutto crolla attorno a noi siamo chiamati a credere, contro ogni evidenza, alla vittoria dell'amore, capace di salvare tutto e tutti e ospitare nel nostro cuore e offrire con noi sull'altare.

Dono di sé, comunione e gratitudine: i sentimenti che viviamo nella celebrazione della Messa siano i sentimenti che permeano tutta la vita, perchè tutta la nosta vita non sia che un'unica Messa, che non finisce, perchè sempre viviamo ringraziando, creando comunione, donando noi stessi.

... DELLA CHIESA



Tutto quello che facciamo, in parrocchia, sta dentro l'Eucarestia...
Eucarestia vissuta sia la nostra carità.
Eucarestia annunciata sia la nostra catechesi e la nostra comunicazione.
Eucarestia celebrata sia la nosta preghiera, comunitaria e personale.

... E DEL MONDO


Non può che essere così: come è la Chiesa così sarà il mondo, perchè Gesù ci ha detto:



"voi siete il sale della terra, voi siete la luce del mondo" (Mt 5,12)
Un unico obiettivo, un unico desiderio ed un'unica preghiera, allora: che la nostra vita parrocchiale abbia il sapore eucaristico, abbia la luce eucaristica, che "sappia di Eucarestia", che rifletta l'Eucarestia.
Per la salvezza di tutto e di tutti!

GESU'
tutta la mia,
tutta la nostra vita!



Carissimi parrocchiani, la prima domanda che mi avete fatto, proprio nel primo bollettino ormai otto fa, non potrà mai dimenticarla: "CHI E' GESU' PER TE?"
Non posso e non possiamo non ripartire, in questo anno della Decennale Eucaristica, che da qui, cioè da Lui, che è sempre stato tutto...e sempre tutto sarà, per tutti noi!

Gesù è la VIA; per me e per tutti.
Gesù è la Sua Croce, che sola è capace di dare senso, e un contenuto, a tutto: perchè Gesù Crocificco e risorto è il segreto, l'energia e la struttura intima e nascosta di tutta la realtà, di tutta la storia.

Gesù è la VERITA': il mio volto, la mia verità.
Nel suo Vangelo che ne dipinge la bellezza, e nelle scritture che dalla prima pagina all'ultima raccontano di Lui, io scopro me stesso, e si riflette ciò che saremo tutti, per sempre.

Gesù è la VITA: la vita mia, e la vita di tutto.
Posso testimoniare che fin da ragazzo Gesù si è fatto vivo nella mia vita e l'ha resa viva: soprattutto nell'Eucarestia perchè il Sacrificio della Santa Messa e le Letture del giorno ancora oggi mi stupiscono, e mi illuminano, ad ogni aurora.

Gesù è Colui per cui vivo. Perchè ne ho bisogno e solo Lui è la mia gioia: posso dare la mia parola che solo Lui ha vinto la mia morte ed è la Salvezza che stiamo cercando, la salvezza mia e di tutti, la certezza che nessuno e nulla andrà perduto.



Ma Gesù è veramente risorto?
PERCHE' SE E' VERAMENTE VIVO,
CAMBIA TUTTO...


Ma dov'è questo Gesù vivo?
Dove e come, qui ed ora, può incontrarmi e farmi vivere come Lui, può farmi vincere con Lui e così salvarmi, anzi salvarci?

Momento chiave di questi otto anni a Rastignano è stata senz'altro l'esperienza del covid e del lockdown: mi (e ci...) ha messo con le spalle al muro, faccia a faccia, senza distrazioni o possibilità di fare altro, con Gesù presente in Chiesa nell'Eucarestia, lì presente nel Tabernacolo per provocarci:".. Ma ci credi davvero che io sono qui, con tutto me stesso, tutta la mia umanità e tutta la mia divinità?
... Ci credi veramente che ho bisogno della tua amicizia, che voglio darti tuttal la mia amicizia, che voglio la tua gioia più di quanto tu stesso la voglia? ... che solo Io posso darti, per sempre, quello che tutti state cercando, spesso nei posti sbagliati?"

Dando dello spazio e del tempo a Dio, fermandoci nella nostra Chiesa davanti a quel Dio che si è fatto piccolo e debole sull'Altare per toglierci la paura e conquistarci con la Sua volgia di amarci, può accadere proprio questo: che scopriamo, vivendolo e gustandolo, che Gesù ha davvero vinto ed è veramente vivo, e nulla è più come prima, e la Sua vita piena può diventare la mia!

Gesù è veramente risorto nell'Eucarestia che è la Sua PRESENZA RELAE, perchè Dio non ama a distanza, ma vuole vivere quella stessa vita che deve rinnovare; perchè il dono di Dio non può essere nulla di meno di Dio



perchè per nulla di meno di Dio il nostro cuore è fatto, e nulla di meno di Sé stesso Dio vuole darci per sempre... e i doni di Dio, sempre, si ricevono in un solo modo, vivendoli, diventandoli.

Gesù è davvero nell'Eucarestia che è il BANCHETTO NUZIALE di chi ha voluto farsi nostro cibo, di chi si è preso la nostra morte per darci la sua vita, di chi non si è accontentato di rimanere con noi, ma neppure dentro di noi, perchè diventassimo Colui che mangiamo, perchè Lui e noi vivessimo la stessa vita, l'uno nell'altro, per sempre.

Gesù ha vinto la morte e ci salva nell'Eucarestia che è il SUO SACRIFICIO, FINO ALLA FINE: perchè dalla Croce sgorga inesauribile e si riversa su tutto il creato e su tutte le anime, di ogni tempo e luogo, un amore infinito ed imbattibile, che ha riempito di amore il dolore e lo ha reso parto di una gioia che neppure la morte può contenere!













logo trekking della parola

Parrocchia dei Ss. Pietro e Girolamo di Rastignano

OMELIE DELLA
SETTIMANA SANTA - OTTAVA DI
PASQUA 2024
il Cuore della vita di Gesù


Domenica delle Palme, 24 Marzo

    Abbiamo cominciato la lettura del Vangelo della Passione con la folla che esclama "Ecco il re!": un re seduto su un puledro, un re seduto su un figlio d'asina, che sale a Gerusalemme.
    E' una scena già vista: Abramo, stessa strada, su un asinello, con la legna ec il figlio Isacco. Gesù che ha tutto sotto controllo perchè sa bene che quello che abbiamo ascoltato è un compimento di qualcosa che era previsto da millenni, ha la certezza che tutto quanto sta accadendo ha un senso ed è come dicesse: "Io sono Isacco, io sono colui che si sacrifica per voi".
    Il sacrificio di Isacco non è semplicemente rinunciare a quello che è male, ma è anche rinunciare ad un bene: Abramo è pronto a sacrificare il figlio che tanto aveva desiderato.



    Abramo si fida: il Signore provvederà Lui. Ecco, a volte siamo chiamati anche noi a fare nostro "il sacrificio di Isacco", a compiere il "nostro sacrificio d'Isacco"!
    Se Gesù fosse vissuto altri cento anni quanto bene avrebbe fatto! Perchè è morto a trentatrè anni?
    L'obbedienza vale più di tutto: è un lasciar fare al Signore. Quello che fa Lui, salva il mondo, non quello che pensiamo noi: quello che conta è svuotarsi perchè Lui ci riempia del Suo Amore e sia Lui a salvare. "Non ciò che voglio io, ma ciò che vuoi "Tu": questo è l'inizio, ed poi anche tutto!
    Il finale, qual'è? Gesù è appena morto, ed uno di quelli che Lo ha ucciso esclama: "veramente quest'uomo era Figlio di Dio"!
    Il centurione, il primo convertito pagano della storia, riconosce Dio lì, in croce; non quando moltiplicava i pani e i pesci, non quando risuscitava i morti, non quando guariva i malati... Non si spiega umanamente quello che si è svolto sulla croce: un Amore del genere non è umano, lì ci deve essere per forza Dio.
    E' di grande consolazione, che Dio abbia voluto soffrire e morire per noi.
    Noi abbiamo paura della sofferenza, della morte, eppure Dio l'ha voluta: Lui sceglie sempre il meglio, perchè sa che, se le vivo con amore, nella sofferenza e nella morte sono racchiusi un tesoro e una grazia speciali; e sa che in questo modo si convertono tutti, perchè solo così tutti vedono Dio.
    Oggi il mondo non accetta una vita che soffre: non è degna di essere vissuta, e cos' viene eliminata - o all'inizio, o alla fine -. Per Dio è l'esatto contrario: in una vita piena di amore, anche nella sofferenza, proprio lì Lui si fa presente.
    Per questo il mondo oggi non vede più Dio: perchè fugge dalal sofferenza, fugge dall'amore e dal sacrificio. Invece Dio è proprio lì: abbracciando l'amore, fino a dare tutto, vediamo Dio, lo sperimentiamo e non abbiamo più pena.



    Concludo dicendo che ci sono ancora due persone in Chiesa che stanno tenendo in alot l'ulivo e non lo vogliono proprio abbassare: sono in santi Vitale e Agricola, i due protomartiri di Bologna, due persone per le quali è sempre la Domenica delle Palme.
    Oggi la Chiesa ricorda tutti i martiri missionari nel mondo, tutti coloro che hanno fatto come Gesù: non hanno schivato la sofferenza e la morte. Quanto bene avrebbero potuto fare se fossero rimasti in vita? Loro però hanno dato tutto: sono martiri, sono i vincenti. La palma in mano è la loro coppa: hanno vinto! Chi salva il mondo e chi cambia il mondo, sono i martiri, sono tutti coloro che fanno come ha fatto Gesù.


    Gesù appena prima di essere catturato dice ai Suoi discepoli: "Alzatevi, andiamo". Ma come, in croce non ci doveva nadare solo Lui?... Eppure, ogni volta che noi veniamo a Messa, anche noi andiamo in corce con Gesù: anche noi come Lui e come i martiri diventiamo vincitori, offrendo le nostr croci - ognuno sa quali.
    Offrendo la nostra vita e la nostra morte, noi abbracciamo Gesù, e con Lui trionfiamo sulla morte, per la salvezza di tutte le anime.

Gesù, Maria.
Giuseppe vi amo    
Salvate anime!    

***


Martedì Santo, 26 Marzo


Il Signore dal seno materno mi ha chiamato,
fin dal grembo di mia madre ha pronunciato il mio nome (...) e
ha detto: "E' troppo poco che tu sia mio servo per restaurare le tribù di
Giacobbe e ricondurre i superstiti d'Israle. Io ti renderò luce delel nazioni, perchè
porti la mia salvezza fino all'estremità della terra Prima Lettura: is 49, 1-6





In quel tempo,[mentre era a mensa con i suoi discepoli,] Gesù fu profondamente
turbato e dichiarò: "In verità, in verità io vi dico: uno di voi mi tradirà".
I discepoli, si guardavano l'un l'altro, non sapendo bene di chi parlasse. Ora uno dei
discepoli, quello che Gesù amava, si trovava a tavola al fianco di Gesù. Simon
Pietro gli fece cenno di informarsi, chi fosse quello di cui parlava. Ed egli,
chinatosi sul petto di Gesù, gli disse: "Signore, chi è?" Rispose Gesù:
"E' colui per il quale attingerò il boccone e glielo darò". E, intinto il boccone, lo
prese e lo diede a Giuda, figlio di Simone Iscariota. Allora, dopo il boccone,
Satana entrò in lui. Gli disse dunque Gesù: "Quello che vuoi fare, fallo presto".
Egli, preso il boccone, subito uscì. Ed era notte. Quando fu uscito,
Gesù disse: "Ora il Figlio dell'uomo è stato glorificato, e Dio è
stato glorificato in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche
Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherò subito. Figlioli,
ancora per poco sono con voi; voi mi cercherete ma, come ho detto ai Giudei, ora lo
dico anche a voi: dove vado io, voi non potete venire". Simon Pietro gli disse:
"Signore dove vai?". Gli rispose Gesù: "Dove io vado, tu per ora non puoi
seguirmi; mi seguirete più tardi". Pietro disse: "Signore, perchè non posso seguirti
ora? Darò la mia vita per te!". Rispose Gesù: "Darai la tua vita per me? In
verità, in verità io ti dico: non canterà il gallo, prima che tu non m'abbia
rinnegato tre volte." Vangelo: Gv 13, 21-33. 36-38





E? TROPPO POCO!



    Il Signore ha detto: "E' troppo poco". E' troppo poco quello che noi gli chiediamo! E' troppo poco quello che noi crediamo che Lui ci volgia dare!

    Cosa ci vuol donare, Dio? "Che tu porti la mia salvezza fino all'estremità della terra", perchè mi dice: "dal grembo materno ti ho chiamato e ho pronunciato il tuo nome". Dio per noi non vuole limiti, nè di spazio - fino alal fine della terra -, nè di tempo - fin dall'inizio. Dio c'è, per noi, quando non c'è nessuno; Lui c'è e ci chiama per nome, ci porta dappertutto, senza limiti: è troppo poco quello che noi chiediamo a Dio, ed il problema consiste sempre nel fatto che noi Gli chiediamo troppo pco! Vogliamo stare in salute, vogliamo stare bene: ma è troppo poco! Il Signore vuole che noi portiamo la salvezza senza limiti,



in ogni tempo ed in ogni luogo: vuole che noi condividiamo il Suo Amore, e che ci crediamo, perchè quello che per noi sembra troppo, invece per Lui è troppo poco. Chiediamo al Signore di credere a quanto Lui crede in noi: Lui ci vuole dare un amore infinito, vuole renderci capaci di amare come Lui ci ha amati, fino all'estremità della terra e a partire dal grembo materno. Non mettiamo limiti a quello che Dio vuole donare a noi!

"QUELLO CHE VUOI FARE, FALLO PRESTO!"


    Il Vangelo di oggi è tremendo. Prima Giuda, poi Pietro, un tradimento dietro l'altro: tanto li aveva amati, tanto loro lo tradiscono.
    Dice il Signore, in questi fallimenti "Il Figlio dell'Uomo è stato glorificato": Dio vince proprio lì, e questo diventa Amore e dono di sè, che illumina persino la notte peggiore. "Quello che vuoi fare, fallo presto". E' Giuda che ha voluto tradirLo, non certo il Signore: che lo faccia presto! Il bene va creduto, ci dobbiamo credere, anche in mezzo alla notte di questo mondo, all'oscurità delle tenebre, Lui può e vuole fare il bene, e vuole farlo presto. Va fatto subito il bene, senza ritardi, senza esitazioni, ripensamenti, rallentamenti, distrazioni, titubanze: così non sarebbe più bene, perchè il bene va fatto subito e presto. Il Signore non fu trovato da Giuda, ma fu Giuda che andò incontro a Giuda: non aveva paura.
    Chiediamo al Signore questo coraggio: di fare presto, di fare il bene subito, senza paura, e crediamo che Lui attraverso di noi potrà fare tanto bene, molto di più di quello che noi possiamo immaginare.

    Questa è la Pasqua di Cristo, questa può essere la nostra Pasqua: allora davvero potremo appoggiare il nostro capo sul cuore di Cristo, come ha fatto San Giovanni oggi - Questo gesto è unico nel Vangelo: porre il capo sopra il petto di Cristo,



sentendo battere il Suo cuore (In latino si dice: In sinu Jesu). Quando noi adoriamo l'Eucarestia, poniamo la nostra mente sul cuore di Cristo e ragioniamo con il Suo Amore; con questo modo nuovo di ragionare, i nostri pensieri cambiano, perchè nella nostra mente batte il cuore di Cristo. Questo è fare la Comunione, vivere la Messa, ricevere ed adorare l'Eucarestia - per la salvezza di tutte le anime.

Gesù, Maria, Giuseppe vi amo. Salvate anime!

***


Giovedì Santo 28 Marzo,
S.Messa in Coena Domini


"Prima della festa di pasqua, Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, lì amò fine alla fine. Durante la cena, quando il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda, figlio di Simone Iscariota, di tradirlo, Gesù sapendo che il Padre gli avevavo dato tutto nelle mani e che era venuto tutto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita. Poi verso dell'acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l'asciugamano di cui si era cinto. (...)
Quando ebbe lavato loro i piedi, riprese le sue vesti, sedette di nuovo e disse loro: "Capite quello che ho fatto per voi? Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perchè lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perchè anche voi facciate come io ho fatto a voi". Vangelo: Gv 13,1-15"


LA SANTA MESSA:
CULMINE E FONTE DELL'AMORE


    Cari ragazzi, a messa anche l'aria è piena .... Una nube, un profumo_ si sta riempendo tutto di incenso. A Messa. tutto si riempie: il nostro cuore, la nostra casa, che è questa Chiesa. Qui davvero ci sfamiamo e non ci sentiamo più vuoti. Ognuno di noi si porta dietro un vuoto che proviamo a riempire



facendo sempre mille cose, moltiplicando tante esperienze, ma non funziona: La Messa invece ci riempie quel vuoto che tutti cerchiamo, sempre in mille modi, di comalmare.

    Prima riflessione, la Messa è il CULMINE, ossia il punto più alto. Enrico, che già è molto alto di suo, prima ha preso il Vangelo e lo ha messo in alto.
    A Messa Gesù ci ha amato e ci ama fino alla fine: di più non potrebbe amarci! Infatti, laverà i piedi ai discepoli. Dovete sapere che all'epoca di Gesù i piedi erano sempre sporchi, perchè le persone giravano con i sandali nelle strade, inoltre non c'era l'asfalto! Una volta lavati i piedi quindi, erano tutti puliti. Cosa vuol dire allora che "Dio ci lava i piedi?" ... e che "noi dobbiamo lavarci i piedi gli uno agli altri?".
    Nella Cena pasquale, lavare significa togliere i peccati, come aveva fatto l'Agnello il cui sangue salvò gli Ebrei dalla morte. La purificazione avviene in questo modo: questo è il culmine dell'amore. Qual'è l'amore più grande? Togliere il peccato e la sporcizia da mio fratello. Quella persona ha sbagliato, guarda come si è ridotta male... "Il suo dolore, il suo problema, me lo prendo io e glielo lavo io!": questo significa curare il nostro prossimo.
    Questo è l'amore più grande: Dio in Croce lava tutti i nostri peccati prendendoseli su di Sè. Con il Suo sangue ci lava tutti: questo è amare! Gesù non dice: "te lo sei meritato, e un problema tuo", tutto il contrario: "Il problema che hai tu ora lo prendo. E' come fanno i vostri genitori con voi: soffrirebbero loro al posto vostro, quando voi vi ammalate.
    Questo è l'amore: portare i pesi gli uni degli altri e togliere la sporcizia dall'altro, prendendomela su di me. Questo è quello che fa Gesù nella Santa messa: il culmine dell'amore.

    Seconda parola: la Messa è il culmine, ed è anche la FONTE dell'amore. Che cosa è una fonte?



E' il luogo dove sgorga l'acqua - perchè mentre il "culmine" è il punto dove tutto arriva, la fonte il punto da dove tutto proviene.
    Il Signore, alla fine del Vangelo ci ha chiesto una cosa grandissima: "anche voi dovete lavarvi i piedi i piedi gli uni agli altri come io ho fatto con voi". Ma come possiamo amarci tra di noi come Dio ci ama? Non ci ha forse chiesto troppo, Dio?
Come faccio, io, ad amare e perdonare come Dio mi ama e mi perdona, a fare "mio" il peso dell'altro, come faccio a lavare i piedi di mio fratello? La Messa è la fonte di tutto questo: quando uno viene a Messa, si riempie dell'Amore di Dio, e piano piano questo Amore viene a vivere con noi.


    Quando ricevete Gesù nel vostro cuore non succede che Lui, come un panino, diventa voi: se mangio un panino, il panino diventa il mio corpo. Succede il contrario: più mangi Gesù, più diventi Gesù, come Lui. Nell'Eucarestia avviene questo miracolo: Gesù si fa cibo per noi perchè noi diventiamo come Lui. Allora, a forza di Messe e di Comunioni, uno incomincia a perdonare un pò di più, a non prenderersela troppo, ad avere un briciolo di pazienza in più, ad essere più positivo nella vita, a ringraziare, ad amare come Dio ci ama: quello era impossibile, a forza di Messe e Comunioni, diventa possibile!

    Ultimo pensiero, cari ragazzi: questo è l'unico modo per risolvere tutti i nostri problemi.
    Nell'ultima Cena, uno dei discepoli di Gesù lo stava per tradire, ed il tradimento da parte di un amico è la cosa più brutta che ci sia! Come si fa a vincere il male, i tradimenti, le cattiverie, le guerre, la morte, tutte le cose brutte della vita? Amando, lavando i piedi, e Gesù ha lavato i piedi anche di Giuda! Il Signore, se permette tante difficoltà, è perchè ci sia più amore, perchè noi rispondiamo e facciamo diventare il dolore amore, occasione per amare di più.

    C'è una sola risposta al male, ed è l'amore: tutte le altre risposte non funzionano.



Solo il "vivere per", a servizio degli altri, è la soluzione vera: oggi Gesù ci indica la strada per vincere il male con il bene.
    La Messa è davvero il culmine e la fonte: l'amore più grande è l'amore con cui possiamo amare anche noi, amore da cui attingere per vincere il male. La Messa è la medicina per tutto, e quello che fa di noi una famiglia capace di amarci come Dio ci ha amati, per la salvezza di tutte le anime.

Gesù, Maria, Giuseppe vi amo, salvate anime

***




Venerdì Santo, 29 Marzo

NON DOBBIAMO AVERE PIU' PAURA DI NULLA
PERCHE' DIO HA ABBRACCIATO PERSINO IL
PECCATO, E LO HA VINTO.
Adoriamo e baciamo la Croce, per abbracciare il Signore
nella nostra vita e nelle nostre sofferenze.


    Le ultimissime parole di Gesù sulla croce:"è finito, è compiuto". Dio di Più non può, e non vuole, fare.
    Tutto quello che poteva fare, l'ha fatto: ha preso su di sé il peccato. Gli mancava solo quello, perchè tutto quello che esiste è un dono di Dio. Noi esseri umani e gli angeli abbiamo però aggiunto alla Creazione il peccato: Dio ha voluto prensersi anche quello, assumendosene anche le conseguenze.
    Ogni volta che il Padre vede un odi noi che pecca, che soffre per i suoi peccati, vede Cristo, vede il Suo Figlio. Mentre prima il peccato mi allontanava da Dio, ora non può più farlo, perchè Dio è anche lì; Egli ha riunito la Creatura - che se ne era scappata - al Creatore, perchè non c'è nulla che Dio non abbia abbracciato, preso, assunto, riunito e riconciliato con sé.
    Questa è gioia pura! Non dobbiamo più avere paura di Dio: non possiamo avere più paura di Dio!



Quindi, non dobbiamo più avere paura di niente: non c'è nulla fuori di noi di cui dobbiamo avere paura, perchè Dio l'ha già tutto "vinto" e "avvinto"! Anche il peccato che è la cosa peggiore - con tutte le conseguenze - Dio lo ha abbracciato, lo ha preso.
    Certo, a questo punto uno potrebbe dire che ò'inferno è finito, è distrutto, dato che Dio ha preso tutto su di sé, anche le conseguenze del peccato! In realtà infatti, l'inferno può esistere solo se io lo voglio: i demoni lo hanno voluto, e l'uomo può volerlo. Dopo la croce, sono io che lo voglio l'inferno, e se ci vado è perchè sono io che voglio separarmi da quel Dio che ci ha già abbracciato tutto: questo è possibile, ma, ricordiamocelo, non dobbiamo più avere paura di Dio e di null'altro, perchè Dio ha riabbracciato tutto quanto, anche quello che era più lontano, e ha già vinto tutto.
    Io devo soltanto accettare il Suo Amore. Come si fà? Tra poco con l'Adorazione della Croce. Baceremo Gesù corcifisso, Colui che ha abbracciato e baciato anche le conseguenze del peccato, e davanti a Lui diremo. "Abbracciami, Gesù, io non voglio mollare la presa, voglio Te per sempre". BaciarLo significa: "Signore, io voglio diventare Te, voglio anch'io vivere unito a Te, salire su quella croce".

    Quest'anno faremo un piccolo gesto in più, che il nuovo Messale ha aggiunto: il sacerdote che bacia per primo la croce, anche a nome della comunità, lo farà scalzo - scalzo come Mosè davanti al roveto, perchè la croce è piena di fuoco e di Spirito Santo, e scalzo come Gesù in croce.
    Ieri sera Gesù aveva lavato i piedi, oggi i Suoi sono sporchi di terra e di sangue. Lui si è preso il nostro peccato per distruggerlo, e noi vogliamo partecipare ad essere uniti a Lui anche in questo. Coi piedi nudi quando è morto, come quando è nato: che la morte sia una rinascita, e lo è davvero. Ecco un piccolo gesto, che vuol dire che noi ci uniamo, baciandoLo, a quel Gesù che ha abbracciato tutto - e non abbiamo più paura di niente: nè di Dio, nè di nulla



e neanche di noi stessi, perchè noi vogliamo Gesù, lo vogliamo davvero, e questo abbraccio non ce lo toglierà nessuno.
    Nel frattempo, non c'è ancora quaggiù il Paradiso, perchè abbiamo da affrontare tanti triboli, tanti problemi, ma sappiamo ora come si fa a vincerli: se il Signore permette che ancora per un pò, finchè siamo qui sulla terra, siamo provati, è perchè si scateni più amore dentro di noi. Come ha permesso la cattiveria su Gesù, perchè si manifestasse il massimo dell'amore, così può permettere nelle nostre vite tante piccole croci: a volta è colpa nostra, a volta è colpa degli altri, ma sempre è perchè si manifesti tanto amore nella nostra vita e si scateni l'Amore in noi, perchè rispondiamo, e abbracciamo e ricopriamo di amore, tutto il male che c'è nella nostra vita ed intorno a noi, finchè Lui non ci abbraccerà del tutto, e saremo sempre con Lui - per la salvezza delle nostre anime.

Gesù, Maria, Giuseppe vi amo. Salvate anime!

***




Domenica di Pasqua di Resurrezione,
31 Marzo

IL SIGNORE è VERAMENTE RISORTO!
Come Gesù ha cambiato la vita, cambiando il dolore
e la gioia


    "Il Signore è risorto"! Si risponde: "E' veramente risorto!"
    Se oggi andate in Ucraina, Russia, Medio Oriente, laddove purtroppo c'è la guerra, si sente risuonare per le strade e ovunque, "Christòs anèsti - alithòs anèsti!" : il Signore è veramente risorto!
    Sapete, io l'omelia dovrei finirla qua...
    Che cosa abbiamo noi di nuovo da dire al mondo? Questo!
Quando nasciamo, c'è un unico fatto sicuro, della nostra vita: moriremo.
Questa è l'unica certezza.



E l'uomo si distingue da tutto il resto del creato, perchè sa che dovrà morire. Gli archeologi scoprono un resto dell'Homo sapeins quando vedono, unico fra gli animali a farlo, un cimitero: l'uomo sa che incombe la morte, unito fatto sicuro.
Oggi abbiamo un'altro fatto sicuro:la vittoria sulla morte, e questo è il fatto che dobbiamo annunciare, perchè da qui CAMBIA TUTTO.
    La domanda allora è: è veramente risorto? Ne siamo davvero convinti? Se non ne fossimo convinti non saremmo qua. Ma chiediamocelo!


    Gesù è veramente risorto, perchè ha cambiato la vita, cambiando due cose. La prima: Dio ha cambiato il DOLORE: la vita è fatta di dolore, dalla nascita in poi, ed il dolore è proprio l'altra certezza che abbiamo.
    In Gesù il dolore diventa imbattibile
    Chi risorge, oggi? L'uomo più ricco del mondo? Il più potente? Il più simpatico, il più intelligente, quello che ha ottenuto più likes, il più famoso? Oggi risoerge il crocifisso, Colui che ha preso su di sè il peccato degli altri, soffrendo al posto degli altri. E' Lui che vince la morte: non il potente, l'intelligente, ma Colui che del Suo dolore un "togliere il peccato" agli altri, e questo è l'unico modo per vincere la morte.
    Questa è la croce. Ognuno di noi ha i suoi dolori, e offrendoli a Gesù nella Messa anche noi possiamo fare la stessa cosa: il dolore allora non è più dolore, ma amore.
    Il dolore, che è la cosa più lontana da Dio, Dio l'ha riempito di Sè, così che nulla più sfugge a Dio, che tutto abbraccia e riunisce. Anche nel dolore, conseguenza del peccato, trovi Dio! Non c'è più nulla che può separarci da Lui tranne noi stessi! E' Dio che trasformando il dolore in amore, lo ha reso imbattibile: il dolore che diventa amore batte la morte, e risorge.

    Seconda cosa, Dio ha cambiato la GIOIA, dando al mondo una gioia nuova.



    Oggi vediamo Simon Pietro un pò titubante, che insieme a Giovanni, va a vedere la tomba vuota: tutto ha inizio da lì.
    Dopo ormai 2000 anni, noi siamo ancora qua, e crediamo a questo fatto. Stanotte, in Francia,12000 adulti si sono battezzati! Al giorno d'oggi, diventare cristiano non significa diventare più famoso o acquistare più potere - anzi, talvolta ti prendono pure in giro! - ... dopo 2000 anni, chi glielo fa fare, a quesi 12000 adulti, di diventare cristiani?
    E come hanno fatto quei dodici apostoli a conquistare il mondo? Avevano in mano i mass media, oppure godevano di agganci col potere? Erano uomini intelligenti e di cultura? Per nulla! Bravi ragazzi? Nemmeno, erano dei vigliacchi, perchè sotto la corce ne era rimasto solo uno. Come hanno fatto allora?
    Avevano una gioia incontenibile. Li flagellavano, e loro gioivano, li mandavano in pasto ai leoni, e loro ci andavano cantando: ecco la gioia delal Pasqua! Gli stessi torturatori rimanevano a bocca paerta: si convertivano mentre li ammazzavano. Quante sono le storie di martiri che convertivano i loro persecutori, proprio mentre venivano uccisi!
    Quella stessa gioia la riceviamo anche noi, oggi, qui, a Messa, ed è una gioia che nulla può distruggere: anzi più ci attaccano, più la gioia aumenta, perchè il dolore diventa imbattibile se vissuto con amore, e la gioia della Pasqua non ce la toglierà nessuno, neanche la morte. Solo con questa gioia gli Apostoli hanno conquistato il mondo.

    Quindi, il Signore è veramente risorto: se non lo fosse, tutto questo non sarebbe successo, noi non saremmo qua e non potremmo vivere questo momento, Rcordiamo che quest'anno per la nostra parrocchia è l'anno della Decennale Eucaristica: a Messa noi riviviamo tutto questo, tutto è concentrato nella Messa,
    A Messa ognuno di noi offre i sui dolori al Signore, e ricevendo la Sua gioia incontenibile, diventiamo anche noi imbattibili: anche io sono già risorto.



il Signore mi apre la mente a capire le Scritture, a capire che tutta la vita è in mano Sua, e che nell'amore si vince tutto.
    Ringraziamo il Signore del dolore che diventa amore, della gioia che ci fa vivere, che è incontenibile vittoria, e viviamola ogni volta che veniamo a Messa, nostra Pasqua settimanale, per la salvezza di tutte le anime.

Gesù, Maria, Giuseppe vi amo. Salvate anime!

***

Lunedì dell'Angelo, 1 Aprile 2024

    [Nel giorno di Pentecoste,] Pietro con gli Undici si alzò in piedi e a voce alta parlò così: "Uomini di Giudea, e voi tutti abitanti di Gerusalemme, vi sia noto questo e fate attenzione alle mie parole: Gesù di Nazàret - uomo accreditato da Dio presso di voi per mezzo di miracoli, prodigi e segni, che Dio stesso fece tra voi per opera sua, come voi sapete bene -, consegnato a voi secondo il prestabilito disegno e la prescienza di Dio, voi per mano di pagani, l'avete crocifisso e l'avete ucciso. Ora Dio lo ha risuscitato, liberandolo dai dolori della morte, perchè non era possibile che questo lo tenesse in suo potere (...). Questo Gesù, Dio lo ha risuscitato e noi tutti ne siamo testimoni. Innalzato dunque alla destra di Dio e dopo aver ricevuto dal Padre lo Spirito Santo promesso, lo ha effuso, come voi stessi potete vedere"

Prima Lettura: At 2,14.22-32


In quel tempo, abbandonato in fretta il sepolcro con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l'annuncio ai sui discepoli. Ed ecco Gesù venne loro incontro e disse: "Salute a voi!". Ed esse si avvicinarono , gli abbracciarono i piedi e lo adorarono. Allora Gesù dise loro: "Non temete; andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea: là mi vedranno". Vangelo: Mt 28, 8-15

LUNEDI': giorno "della luna", giorno che decide
tutta la settimana.
La nostra Galilea e l'importanza di annunciare
Cristo Risorto

    Lunedì dell'Angelo. Carissima Anna, sarai battezzata di lundì: non prendertela con papà e mamma - è colpa del parroco -, ma è un lunedì speciale



Oggi è un lunedì che troverai sempre rosso sul calendario - per il tuo Battesimo, senz'altro! -, ma è un lunedì all'interno di un giorno che dura otto giorni. Come per il Natale, così anche la Pasqua è più della Creazione, è più di sette giorni: entriamo dentro ad un mistero che va oltre questo mondo, che è già il Regno dei Cieli. Questo lunedì completa la domenica, perchè senza questo lunedì mancherebbe qualcosa all'evento della Pasqua.
    Il lunedì: è il giorno decisivo della settimana. Se per me il giorno più importante della settimana non è lunedì, significa che io non amo la mia vita; il lunedì è il giorno subito successivo alla domenica, nel quale ho festeggiato il Signore, mi sono riempito di grazia, e ora inizio la vita feriale, nel mondo, e lo trasformo in una domenica continua. Il lunedì dovrebbe essere il giorno più bello - per te, Anna, lo sarà senz'altro! -, perchè è l'inizio di una settimana nuova, quindi di una nuova creazione; quindi, di una domenica che non finisce mai.

    Lunedì è il giorno della luna, e la luna è il simbolo della Chiesa, è il simbolo nostro: noi siamo come la luna, e la luna che fa? Brilla nelle tenebre, nell'oscurità. Questo mondo è oscuro, noi seguiamo Dio e la Sua Parola, ma non riusciamo vederLa; eppure, la luna illumina le tenebre, come la Chiesa illumina l'umanità, ma non con la sua luce, ma con la luce del sole, sole che è rappresentato da Cristo, sposo della Chiesa.
    Oggi tu, Anna, appartieni a gesù: tutto quello che è in te non è tuo, è di gesù, e tu, come la luna, come noi, risplenderai e rifletterai la luce di Cristo, la Sua gioia, il Suo Amore. Tu, Anna, illuminerai il mondo, ma non con la tua luce, ma con la luce di Cristo.
    Questo è il mistero della Chiesa. La Chiesa è chiamata ad essere luce del mondo, ma sa che la luce non è sua: la luna è sabbia, è deserto - ai tempi di Gesù ancora non lo si sapeva! - è nulla, eppure sa riflettere la luce del sole ed illuminare ciò che è tenebra. Questo è il nostro compito: portare al mondo la luce della Pasqua, la luce di Cristo.



    Come ogni cosa nella Bibbia, però,ciò che è positivo è anche negativo: la luna ha anche un significato negativo, si può dire. Con la luna gli Ebrei facevano il calendario: la vedevano sorgere, e poi morire. Era il simbolo del tempo che trascorre di quello che inizia e finisce. Alla fine della Bibbia, per l'ultima volta, dove compare la luna? Vi ricordate? Sotto i peidi di Maria, la Donna, la Chiesa: Maria calpesta la luna. Non ci dovrebbe essere il serpente, sotto i suoi piedi? No, c'è la luna, simbolo del tempo di questo mondo, del nascere e morire. Carissima Anna, sei appena entrata nel mondo ed oggi i tuoi genitori ti rimandano fuori dal mondo: tu oggi entri nell'eternità. I battezzati sono più "fuori del mondo" che nel mondo: oggi Dio ti fa sedere nei Cieli. Tu esci dal tempo e dallo spazio e hai già un posto in Paradiso. Quello che noi per esempio viviamo nella Liturgia, è già fuori dal mondo, è oltre il nascere, morire, oltre il tempo di questo mondo: siamo già nell'eternità. Calpestare la luna vuol dire questo: noi vinciamo il tempo, perchè entriamo, con il Battesimo, nell'eternità, anzi siamo più lì che qui. La vita del cristiano è più lassù che in questo mondo: certo, siamo ancora in apparenza qua, indaffarati, ma davvero siamo già in Cielo. Così anche tu Anna, oggi sei già in Cielo, vivi quell'Amore che è già oltre la morte: la Pasqua allora diventa vita eterna già adesso. Gesù dice: "Chi crde in me ha (e non dice "avrà") la vita eterna". Tu oggi inizia a possedere "la vita per sempre". Quindi è bello battezzarsi di lunedì, il giorno della luna, il giorno che apre e rinnova tutta la settimana.

    Lunedì dell'Angelo. In greco, "angelo" significa "l'annunciatore": ognuno di voi, quando annuncia una buona notizia, è un angelo, e "Vangelo" significa "Buon angelo". Un fatto senza il suo annuncio e il suo racconto è incompleto: noi siamo chiamati a completare la Pasqua, di modo che questo lunedì completa la domenica, con l'annuncio di Cristo Risorto.
    Oggi nella Prima Lettura abbiamo ascoltato una delle tante omelie degli Apostoli - che diceva sempre la stessa cosa,



si ripetevano di continuo! -. Parlavano di Gesù, Colui che aveva compito miracoli e aveva predicato, compiendo ogni profezia, che fu messo in Croce, e poi è risorto; e si professavano "testimoni" di questa resurrezione. Era sempre quella, la loro omelia: e così hanno vinto e conquistato il mondo. Il nostro annuncio è questo: dobbiamo annunciare che quel Gesù, che abbiamo visto in croce il Venerdì Santo e nascosto sottoterra il Sabato Santo, ha vinto la morte ed è in Cielo, portando noi e l'umanità con sé. Noi abbiamo questo tesoro da annunciare, e da lì, poi, ne deriverà una vita nuova: ma noi come Chiesa dobbiamo, tramite questo annuncio fondamentale, di cui il mondo ha estremo bisogno, essere luce che rischiara le tenebre.
    Il Vangelo di oggi è molto moderno, perchè racconta le dinamiche attraverso le quali si è diffusa una "fake new", la peggiore notizia falsa di tutta la storia: Gesù non sarebbe risorto, ma i Suoi discepoli avrebbero rubato il Suo corpo. Sembra di essere ai giorni nostri, dove le notizie vengono manipolate: tutto si gioca sull'annuncio, se ci pensate.

    Ultima considerazione: questo annuncio parte dalla Galilea, laddove tutto è cominciato. In Galiela Gesù ha iniziato a predicare e i discepoli a seguirLo; è come se Gesù volesse ricominciare la Sua vita. Come lunedì è l'inizio della settimana, così il Signore ricomincia a vivere nella Chiesa a partire dalla Galilea. Oggi, Anna, il Signore vuole ricominciare a salvare il mondo nella tua vita; siamo noi la Galilea, perchè la Chiesa prolunga Gesù e lo rende presente. Lui vuole, ogni giorno, ricominciare a stare in mezzo a noi, guarirci, salvarci, nella nostra vita: la Galilea è il lunedì, è dove noi viviamo, ed è lì che noi vediamo il Salvatore. E' nel mio lunedì, che vedo Gesù Risorto, ed è da lì che lui vuole ricominciare a vivere in me, e salvare il mondo.


Gesù, Maria, Giuseppe vi amo. Salvate anime!






***

Mercoledì fra l'Ottava di Pasqua, 3 Aprilr

Pietro gli disse: "Non possiedo nè argento nè oro, ma quello che ho
te lo do: nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, alzati e
cammina!".
Lo prese per la mano destra e lo sollevò. Di colpo i suoi piedi e le
caviglie si rinvigorirono e, balzato in piedi, si mise a camminare; ed entrò con loro
nel tempio camminando, saltando e lodando Dio. Prima Lettura: At 3, 1-10


Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono
riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: "Davvero il
Signore è risorto ed è apparso a Simone!" Ed essi narravano ciò che era
accaduto lungo la via e come l'avevano riconosciuto nello spezzare il pane.
Vangelo: Lc 24, 13-35

"IN MEZZO, C'E' LA MESSA"


    Gli abitanti di Rastignano hanno celebrato la S. Messa per quattro secoli avendo davanti agli occhi il quadro con la scena della Prima Lettura di oggi: è il primo miracolo della Chiesa apostolica. La situazione era un pò di stallo, non si muovevano le acque, e accadde un miracolo, alle tre del pomeriggio, all'ingresso del Tempio. "Quello ho te lo do, nel nome di Gesù".
    Invocare il nome di Gesù è invocare la Sua Potenza, la Sua presenza: è Cristo che torna attraverso la preghiera della Chiesa, attraverso la Chiesa che invoca il Suo Nome, a compiere quello che Lui faceva prima, ossia i miracoli, e a fare "saltare di gioia" le persone. La Chesa, invocando il nome di Gesù ("Gesù,Maria Giuseppe, vi amo") ha appunto il potere, il grado, la gioia, la forza, di Cristo stesso, che è in mezzo a noi, e che ci cambia, che ci fa "svoltare, diremmo oggi ... come?

    Il Vangelo di oggi, che è quello scelto dai Vescovi per quest'anno per tutta la Chiesa italiana, si apre con due persone tristi che riempiono le notizie tristi di questo mondo (siamo noi, oggi, pieni di notizie tristi), e si chiude con loro



che corrono di notte, senza paura, diremo "carichi a molla", ad annunciare che il Signore è veramente risorto, a raccontare il loro incontro con Lui, con il cuore incendiato - grazie alal Sua Parola - e gli occhi aperti, grazie al Suo spezzare il pane. In mezzo, c'è la Messa.

    La Messa ti svolta tutto, dalal tristezza alla gioia, dall'allontanarsi al ritornare di corsa, seza paura.
    Il Signore ci dona di vivere ogni mattina e ogni giorno la Santa Messa come un'esperienza del calore e del fuoco del Suo Amore, che ci apre gli occhi, ci fà riconoscerLo dappertutto, e ci dona la forza di annunciarLo a tutti, per la salvezza di tutte le anime.

Gesù, Maria, Giuseppe vi amo. Salvate anime!

***

Domenica della Divina Misericordia, 7 Aprile


"La moltitudine di coloro che erqano diventati credenti aveva
un cuore solo e un'anima sola
e nessuno considerava sua proprietà quello
che gli appartenva, ma fra loro tutto era comune. Con grande forza gli apostoli
davano testimonianza della risurrezione del Signore Gesù e tutti godevano di
grande favore." Prima lettura: At 4, 32-35

Carissimi, chiunque crede che Gesù è il Cristo, è stato generato da Dio; e chi ama
colui che ha generato, ama anche chi da lui è stato generato. In questo conosciamo
di amare i figli di Dio: quando amiamo Dio e osserviamo i suoi comandamenti.
In questo, infatti, consiste l'amore di Dio, nell'osservare i suoi
comandamenti,

e i suoi comandamenti non sono gravosi. Seconda Lettura: 1Gv 5, 1-6



Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c'era con loro anche
Tommaso. Venen gesù, a porte chiuse, stette in mezo e disse: "pace a voi!". Poi
disse a Tommaso: "Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano
e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!". Gli rispose
Tommaso: "Mio Signore e mio Dio!".


Gesù gli disse: "Perchè mi hai veduto, tu hai creduto;
beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!" Vangelo: Gv 20, 19-31




IL SIGNORE E' VERAMENTE RISORTO! parte II...

Rendendo il dolore imbattibile, la gioia incontenibile,
rendendo la comunione, il fare la sua volontà
e il perdono possibili,
e facendo meraviglie anche con i nostri fallimenti


    Riproviamo: "Il Signore è Risorto!" Si risponde: "E' veramente risorto!". Da domani non ve lo chiedo più, ma oggi è Pasqua, e allora tanto vale riciclare l'omelia di una settimana fa: riparto da lì, poi aggiungerò qualcosa.
    Qual'è la prova che il Signore è veramente risorto?
Innanzitutto, quello che stiamo vivendo: oggi il Signore appare, otto giorni dopo, rigorosamente di domenica, rispettando la tradizione antichissima di ritrovarsi il giorno del Signore: "Dominica Dies" significa " giorno del Signore".
La messa domenicale ci dimostra che davvero il Signore è Risorto, altrimenti non saremmo qui. Pensateci: se non fosse risorto, nessuno di noi sarebbe qui! L'Assemblea, la Messa domenicale, ci dice che il Signore è veramente risorto.     Poi, se vi ricordate, ci siamo detti che il Signore è risorto perchè ha cambiato la vita, che è fatta di dolore e di gioia: il dolore è diventato imbattibile. Anche oggi, come nel dipinto della Divina Misericordia, il Signore ci tiene a far vedere, per far capire che è Lui, con i segni dei chiodi nelle mani, e della lancia nel cuore. Qual'è il distintivo di Gesù? Proprio questo! Non quando faceva risorgere le persone, quando moltiplicava i pani e i pesci: Dio è un dolore vissuto con amore, che toglie il peccato, fino a farlo diventare un dolore imbattibile. Chi sa vivere il dolore come amore, per gli altri, prendendo il peso degli altri in espiazione, è imbattibile: questo è il modo in cui Gesù ha vissuto. Noi capiamo come viviamo, da come viviamo il dolore.
    Dio ha anche cambiato la gioia, facendola diventare incontenibile. Come hanno fatto - ce lo siamo chiesti



la scorsa domenica - dei pescatori ignoranti e un pò vigliacchi a conquistare il mondo? Dopo duemila anni, siamo arrivati siamo arrivati ad essere due miliardi e mezzo di cristiani, e la notte di Pasqua, come vi dicevo, 12000 adulti in Francia si sono battezzati. Qual era l'arma dei discepoli? La gioia, che è uguale a dire la fede - mediante le quali vinciamo il mondo.
    Se voi volete vincere, abbracciare il mondo, conquistarlo, l'arma è questa: la gioia, che è fede. Se notate, nel Vangelo di oggi si parla di fede, con l'episodio di Tommaso: "Beati quelli che, pur non avendo visto, avranno creduto".
La domenica prima il Signore era apparso, dicendo "Pace a voi", mostrando i segni della passione, ma non si dice che i Discepoli credettero. Si dice che i Discepoli "gioirono" e lo si usa come sinonimo di "credettero": Gioire e credere sono la stessa cosa!
    Oggi le letture sono piene di questa gioia che poi conquisterà il mondo: i cristiani andranno incontro ai leoini addirittura cantando, e così i persecutori, rimasti a bocca aperta, si convertivano. Il cristianesimo ha conquistato il mondo a forze di martiri che, mentre venivano uccisi, erano pieni zeppi di gioia: questo è il miracolo del cristianesimo, non certo le belle omelie, le belle strategie, le varie strutture.
Quello che ha affascinato il mondo è stata LA GIOIA DIVINA E INCONTENIBILE.

    Il primo segno di questa gioia ce lo spiegano oggi gli Atti degli Apostoli: la gioia è tanto grande, che siamo una cosa sola, non c'è più il pronome "mio". Più che sulle cose materiali, che servono pure quelle, questo vale per le cose spirituali: noi dobbiamo essere un cuore solo ed un'anima sola, quindi un corpo solo, per i beni spirituali.
    Questo è veramente divino, ma noi non ce la facciamo! Se uno di fianco a me gioisce, la sua gioia deve essere la mia; se uno di fianco a me commette un peccato, il suo peccato deve essere pure il mio! Non devo invidiarlo perchè è gioioso, oppure giudicarlo perchè ha sbagliato, questo non è cristianesimo. La gioia fa di noi un'unica cosa nei beni spirituali



la gioia di uno di noi, qui dentro, è la gioia di tutti, ed il peccato di uno è il nostro peccato, e noi prendendocelo, dimostriamo il nostro amore. Questa è la gioia incontenibile.

    La Seconda Lettura ci racconta che l'Amore consiste nell'osservare i Comandamenti, i quali sono il sentiero della gioia: fate ciò che il Signore vuole, vivere nella Sua Volontà. Sappiamo la direzione: la direzione della gioia, ma la forza per percorrerla, chi ce la può donare?

    Nel Vangelo ci viene ricordato che il Signore vuole proprio quello che egli stesso ci regala: Egli, quello che ci chiede, prima ce lo dona, e difatti il Signore Risorto soffia sui discepoli e dice: "Ricevete lo Spirito Santo. A chi perdonerete i peccati saranno perdonati, e a chi non perdonerete, non saranno perdonati".
    Il perdono è la vittoria sul male: come diceva San Giovanni Paolo II, che istituì la festa della Divina Misericordia e proclamò Santa, Santa Faustina Kowalska, "la misericordia Divina è la medicina per tutti i mali di questo mondo". Sapere che Dio è Padre, che il Suo Amore mi perdona e fare esperienza del Suo perdono, con la confessionem è quello che ci guarisce da tutti i mali del mondo, guerre comprese. Se manca un Padre che ci perdona, noi non siamo capaci di perdonarci tra di noi: senza un Padre simile si potrebbero anche fare slanci d'amore, ma dove lo troverei, il perdono? Un amore che vince il male con il bene, da dove verrebbe fuori? Non da noi, perchè a livello umano, orizzontale, non può esistere, e lo vediamo ogni giorno: solo l'Amore di Dio e il Suo perdono ci può spingere ad amare e perdonare gli altri. Per questo il Signore è veramente risorto: perchè riusciamo a perdonarci, e questo è un miracolo.

    Sperimentando allora che il Signore davvero ha vinto il mondo ed è risorto, allora sperimenteremo quel versetto che è un pò la chiave di lettura della Pasqua,



che fin da subito gli Apostoli, nelle loro omelie, ripetevano, Dal Salmo 118: "La pietra scartata dai costruttori è divenuta la pietra d'angolo: questo lo ha fatto il Signore, è una meraviglia ai nostri occhi, rallegramoci in esso ed esultiamo". La pietra scartata è Cristo, mentre i costruttori siamo noi. Gli Apostoli, mentre lo dicevano, erano perfettamente consci di essere loro, i costruttori: chi aveva tradito Gesù, chi lo aveva abbandonato? Chi lo aveva rinnegato tre volte? Il Capo degli Apostoli? Erano loro, siamo noi i cotruttori che scartiamo Dio e il Suo Cristo. Dio prende i nostri errori, i nostri peccati, prende chi è vittima dei nostri peccati, e lo fa diventare la pietra d'angolo, che è sia la prima pietra che l'ultima, quella su cui si poggiano tutte le altre e quella che completa la volta, e rappresenta la pienezza, l'alfa e l'omega. Tutta quesya operazione non viene fatta da noi, ma da Dio: la gioia alla fine non dipende affatto da me - io sono solo capace di scartarLo, io Dio lo rifiuto, lo traidsco! Dio, invece, prende anche i miei errori e ne fa una meraviglia, e, in Cristo, ne fa la salvezza.
    Per questo dobbiamo rallegrarci, perchè la mia gioia è al sicuro. La gioia è in mano a Dio, e gioire è godere di quello che il Signore ha fatto e vuole fare, anche con i nostri errori; non siamo in realtà capaci di fare altro, noi perchè la vita è un errore dietro l'altro. Il Signore però prende i nostri scarti e ne fa meraviglie, addirittura fa diventare noi stessi che siamo pietre scartate, le sue pietre angolari, quando ci offriamo sull'altare come Cristo in corce oer la salvezza delel anime.

    Il Signore allora è veramente risorto, perchè ci fa vivere una vita nuova, un dolore nuovo, che è amore imbattibile, una gioia nuova, che è comunione delel gioie e anche dei mali; un camminare nuovo nei Suoi comandamenti, ed un perdoanrsi, che è una forma di amore inaudita, divina, fino ad arrivare e sperimentare che Dio usa i nostri scarti per fare meraviglie. Anche quando veniamo scartati e ci sentiamo dei falliti, il Signore è lì che fa cose meravigliose nella nostra vita: questa è la prova che il Signore è veramente risorto, per la salvezza di tutte le anime.

***






CORSO DI CATECHESI SU
GESU' EUCARESTIA

a partire dal Compendio
del Catechismo della Chiesa Cattolica

Padre Giuseppe Fracci, Op, 10/17/24 Aprile 2024.


CC NN 271-274:
che cos'è l'Eucarestia e cosa rappresenta
nella vita della Chiesa


271. Che cos'è l'Eucarestia?

E' il sacrificio stesso del Corpo e del Sangue del Signore Gesù, che egli istituì per perpetrare nei secoli, fino al suo ritorno, il sacrificio della Croce, affidando così alla sua Chiesa il memoriale della sua Morte e Risurrezione. E' il segno dell'unità, il vincolo della carità, il convito pasquale, nel quale si riceve Cristo, l'anima viene ricolmata di grazia e viene dato il pegno della vita eterna.

272. Quando Gesù Cristo ha istituito l'Eucarestia?

L'ha istituita il Giovedì santo, "la notte in cui veniva tradito" (1 Cor 11,23), mentre celebrava con i suoi Apostoli l'Ultima Cena.

273. Come l'ha istituita?

Dopo aver radunato i suoi Apostoli nel Cenacolo, Gesù prese nelle sue mani il pane, lo spezzò e lo diede loro dicendo: "Prendete e mangiatene tutti: questo è il mio corpo offerto per voi". Poi prese nelle sue mani il calice del vino e disse loro: "Prendetene e bevetene tutti: questo è il calice del mio sangue per la nuova ed eterna alleanza, versato per voi e per tutti in remissione dei peccati. Fate questo in memoria di me".

274. Che cosa rappresenta l'Eucarestia nella vita della Chiesa?

E' fonte e culmine di tutta la vita cristiana. Nell'Eucarestia toccano il loro vertice l'azione santificante di Dio veros di noi e il nostro culto veros di lui. Essa racchiude tutto il bene spirituale della Chiesa: lo stesso Cristo, nostra Pasqua. La comunione delal vita divina e l'unità del popolo di Dio sono espresse e prodotte nell'Eucarestia. Mediante la celebrazione Eucaristica ci uniamo già alla liturgia del Cielo e anticipiamo la vita eterna.

***



NELLA NOTTE IN CUI VENIVA TRADITO

    Cari fratelli e sorelle, con questa sera iniziamo a riflettere sul dono del Sacramento del Corpo e del Sangue di Cristo; oggi, in particolare, come primo incontro e prima catechesi, vogliaamo considerare la relazione che c'è tra la Chiesa e l'Eucarestia.
    Anzi tutto voglio invitarvi a riflettere su un particolare.
Quando celebriamo la Liturgia della Messa, proprio quando stiamo per accedere al cuore del Mistero che celebriamo, il sacerdote, poco prima di pronunciare sul pane e sul vino le parole del Signore, introduce sempre quell'azione facendola precedere da questa affermazione: "Nella notte in cui veniva tradito".
    Prima di arrivare al cuore della Preghiera Eucaristica, il Sacerdote ci ricorda questo aspetto: ciò che sta per avvenire, fa parte di quella notte, in cui Gesù è stato tradito. Questa frase, questo marcatore temporale, in qualche modo allarga misteriosamente il nostro orizzonte, perchè lo apre al mistero pasquale di Cristo, che sarà rievocato non come un racconto epico o storico; il mistero di Cristo che viene celebrato non è una rievocazione, ma plapiterà vivo. Il mistero di Cristo sarà vivo sull'altare nel pane e nel vino che diventeranno il Suo Corpo e il Suo Sangue, e così insieme al pane e al vino saranno vivi tutti i momenti delal Pasqua di Gesù, saranno presenti ancora una volta nella loro interezza: il Giovedì Santi, il Venerdì e il Sabato Santo, e la Domenica di Resurrezione: tutto, in quel momento, per grazie, è di nuovo davanti ai nostri occhi, e per grazie noi non siamo spettatori, ma ne diveniamo partecipi.
    Tuttavia la frase che ho citato ("Nella notte in cui veniva tradito"), ci dà la cifra per poter comprendere il contesto in cui questi fatti sono avvenuti



e avvengono ogni volta di nuovo;ci dice che c'è di mezzo la notte del tradimento. L'Eucarestia non nasce nella bellezza di un simposio in cui tutti si divertono; l'Eucarerstia è qualcosa di molto diverso.
    Tutti gli Evangelisti concordono nell'affermare che l'inizio della Pasqua di Gesù avvenne alla sera di un giovedì. I Vangeli di Marco e Matteo (cfr Mc 11, 19 e Mt 26,20) sono molto espliciti quando ci introducono l'Ultima cena, perchè, proprio mentre ci stanno per parlare di quello che Gesù avrebbe fatto quella sera con i Suoi amici, annotano questo: "quando fu sera", ossia ci dicono che ormai sta arrivando la notte. Quando fu sera Gesù cosa fa? Si ritrova con i Suoi per celebrare un banchetto pasquale, per celebrare la Pasqua ebraica, la festa nazionale - potremmo dire - della Sua gente. Quella cena, però, non è importante perchè l'ultima cena e l'ultima pasqua ebraica di Gesù; quella sera è importante perchè proprio in quel momento, in quell'intimità con i Suoi amici, Gesù spiegherà il senso di quanto accadrà di lì a poco. Se Gesù non avesse spezzato il pane, offerto il calice, e detto ai Suoi amici: "Questo è il mio Corpo, questo è il mio Sangue", tutto quello che sarebbe avvenuto di lì a poche ore, ossia l'arresto, il processo,la condanna a morte, la Via Crucis, la morte in corce, la sepoltura, la Risurrezione, quel gesto così estremo i Suoi amici non lo avrebbero capito.
Se non fossero state conservate le frasi pronunciate da Gesù allo psezzare del pane e alla consegna del calice ai discepoli, potremmo pensare che tutti gl ieventi che si sono susseguiti immediatamente dopo, nell'arco di poco tempo, potessero essere quasi "incidenti di percorso", scatenati dall'improvviso tradimento di Giuda. Gesù invece sta dicendo ai Suoi amici: "Celebriamo la Pasqua ebraica, ma io voglio dare a questa Pasqua un senso nuovo, e soprattutto voglio che voi abbiate occhi nuovi per comprendere la mia amicizia con voi". Gesù vuole dire ai Suoi amici che quello che Lui sta compiendo per loro è l'atto più grande dell'amore



perchè soltanto chi ama è libero, e soltanto chi è libero, può offire in abbondanza.
    Nessuno di voi è capace di amare veramente senza la libertà. Quando amate, amate nella pienezza della libertà, e in essa il vostro amore diventa un amore sovrabbondante per ciascuno. E' quello che fa Gesù: Gesù si offre, non c'è nessuno che lo prende. Se Gesù non avesse detto "Questo è il mio corpo che è offerto per voi", i Suoi amici avrebbero pensato che la Sua morte era una sciagura, che Gesù si era lasciato prendere, catturare, facendo la fine di un deliquente qualunque. Invece Gesù, quella sera, dice: "Io mi offro per voi, e voi mi vedrete offerto sulla croce, e ciò che io offro sulla croce, d'ora in avanti, resterà qui, in quello che voi farete, su questo pane e su questo vino". Gesù dirà ai Suoi amici: "L'unico modo in cui potrete trovarmi è qui, perchè io rimango qui, in questo Sacrificio, nel Sacrificio che farò di me al Padre. Non mi riconoscerrte in altro modo, se non nel mio Sacrificio, perchè esso diventerà il segno di quell'amore che per voi sarà l'unico strumento per riconoscermi".
    Quando il Signore si èresenta ai Suoi discepoli da risorto, c'è un unico mezzo con cui si fa riconoscere: mostra loro i segni della Passione. Il Signore dice: "Guarda che io sono disposto per te a stare crocifisso in eterno, perchè a tutti i costi, a tutti i costi io ti voglio accanto a me". E' quello che il Signore tenta di dire ai Suoi in quella notte.
    C'è un'altro dettaglio significativo, che io voglio sottoporre alla vostra attenzione prima di concludere. Abbiamo detto che l'Eucarestia nasce in questo contesto, gli Evangelisti ci dicono che "è sera", Marco e Matteo, ho specificato, dicono che "è sera" quando Gesù dà a quesat cena un senso nuovo, e dà ai Suoi discepoli la capacità di vedere tutto con occhi nuovi, nei giorni successivi. L'Evangelista Luca, invece, usa un'altra parola. Scrive: "Quando fù l'ora", (Lc 22,14) come se stesso dicendo:"Guardate che è arrivato il momento!"



Tutti voi, quando siete in attesa di un momento speciale, esclamate: "Non vedo l'ora che arrivi!". E quando arriva l'ora, dite: "Bene, ora che è arrivatal'ora, si realizzerà ciò che ho desiderato!". Gesù lo dice proprio, questo, nel Vangelo di Luca: "Ho tanto desiderato ardentemente di mangiare questa Pasqua con voi" (Lc 22, 15).
    E' questa l'ora di Gesù, che Lui ha tanto atteso, perchè è il compimento del progetto che aveva, l'ora del dono, è l'ora dell'Eucarestia. In Luca, perciò, questo aspetto è ancora più solenne, perchè l'Evangelista conntte in maniera molto più evidente rispetto agli altri, la nascita dell'Eucarestia alla nascita della Chiesa. Come ce ne accorgiamo? Dovete sapere che Luca, unico fra i sinottici, inserisce il conferimento del primato di Pietro appena dopo l'istituzione dell'Eucarestia. Per tutti gli altri evangelisti, per Matteo e Marco, Pietro, ricordate, diventa la roccia su cui è edificata la Chiesa, dopo l'episodio di Cesarea: "Ma la gente che dice che io sia?", chiede Gesù, e Pietro risponde: "Tu sei Cristo", e Gesù: "Tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia Chiesa" (MT 16, 13-20). Questo in Luca non ha particolare rilevanza. Luca istituisce Pietro come capo della Chiesa durante l'Ultima Cena; Gesù di a Pietro: "Simone, tu una volta ravveduto, conferma i tuoi fratelli (...) Non canterà il gallo prima che tu per tre volte avrai negato di conoscermi" (Lc 22, 31-34). Gesù qui contemporaneamente istituisce Pietro come capo della Chiesa appena nata, e gli annuncia immediatamente il tradimento! Luca definirà quest'ora "l'ora delle tenebre"; "E' giunto l'impero delle tenebre" (cfr Lc 22,53).
    Di fatto, il Giovedì santo si connote per essere un'ora di gloria, di amore, di vita, ma anche e soprattutto un'ora di buio, di sofferenza, di angoscia. Il Giovedi Santo non è solo il giorno dell'istituzione dell'Eucarestia, ma è anche il giorno della notte oscura del Monte degli Ulivi, verso la quale Gesù esce con i discepoli.
    L'Eucarestia nasce nel buio pesto di un'ora che Gesù definisce "l'impero delle tenebre". A questa notte appartengono tutti i momenti più bui e dolorosi della passione del Signore: la solitudine, il tradimento di Giuda, l'arresto, il rinnegamento di Pietro, la fuga di tutti i discepoli.



La notte del Giovedì Santo, scrive Papa Benedetto XVI, in ultima analisi, "è il simbolo della morte, della perdita definitiva di comunione e di vita", ma, scrive il Papa, "Gesù entra nella notte per superarla, e per inaugurare il nuovo giorno di Dio nella storia dell'umanità". (Benedetto XVI, omelia del Giovedì Santo 2012)


    Gesù viene col dono dell'Eucarestia nella notte; non viene in una comunità ideale, di perfetti, di amici che sono pronti ad adorarLo. L'Eucarestia nasce forse nell'ora più buia della Chiesa, che è proprio l'ora della dispersione di quella comunità che è appena stata inaugurata e fondata da Cristo.
    Gesù pone l'Eucarestia come segno di luce e di incontro con Lui nel cuore di ogni nostra notte, perchè anche noi, che viviamo spesso nella notte, abbiamo bisogno, proprio in questa, di trovare il Signore: i discepoli si porteranno appresso le ombre di quella notte per lungo tempo. Dovremo arrivare ad Emmaus, per comprendere quel gesto che Gesù ha compiuto. Ad Emmaus i discepoli i discepoli invocheranno che quella notte passi: "Resta con noi, Signore, perchè si fà sera", e riconosceranno il Signore proprio in un gesto, proprio in quelle mani, che spezzando il pane richiameranno alla memoria di quei due discepoli impauriti e dispersi le parole di qualche sera prima. Gesù aveva detto che il Suo Corpo sarebbe stato offerto in cambio della salcezza del mondo, aveva detto che il pane ed il vino sarebbero stati autenticamente i segni vivi e brucianti del Suo Amore, e proprio lì lo riconoscono: riconoscono in quel gesto un amore grandissimo, incomparabile.     Nell'Eucarestia Gesù, che offre liberamenter il Suo Corpo ed il Suo Sangue, ci dice: "Qui trovi las salvezza, perchè per ogni tua notte, per ogni notte del tuo cuore, io offro a Dio la mia vita in cambio della tua, per sempre".
    Il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, offrendo il pane ed il vino, lascia questo dono alla Chiesa: offre al Padre per me la mia vita in cambio della Sua.



    Come gli occhi dei discepoli di Emmaus, anche i nostri occhi si apriranno solo nel segno di quell'amore che resta, anche davanti alla nostra notte, com'è stato per Pietro, perchè, come dice S. Agostino nella sua regola, "si riconosce solo ciò che si ama".

CCC NN 276:

L'Eucarestia nel disegno divino della salvezza
Antico e Nuovo Testamento


276. Come si colloca l'Eucarestia nel disegno divino della salvezza?

Nell'Antica Alleanza l'Eucarestia è preannunziata soprattutto nella cena pasquale annuale, celebrata ogni anni dagli Ebrei con i pani azzimi a ricordo dell'improvvisa e liberatrice partenza dall'Egitto. Gesù l'annuncia nel suo insegnamento e la istituisce celebrando con i suoi Apostoli l'Ultima Cena durante un banchetto pasquale. La Chiesa, fedele al comando del Signore: "Fate questo in memoria di me" (1 Cor 11,24), ha sempre celebrato l'Eucarestia, soprattutto la domenica, giorno della risurrezione di Gesù.

***

PER LA NUOVA ED ETERNA ALLEANZA


    Ogni volta che celebriamo la Messa, ad ogni consacrazione, sentiamo pronunciare sul calice queste parole: "Questo è il calice del mio sangue per la nuova ed eterna alleanza". Ora sappiamo bene che queste parole, insieme a quelle sul pane, pronunciate dal sacerdote e accompagnate dal gesto di indicare o toccare il pane e il vino, compiono il più grande dei miracoli della Chiesa, perchè gesù stesso dopo quelle azioni sarà sostanzialmente presente nelle specie consacrate. Ma cosa significa l'ultima parte di questa frase "per la nuova ed eterna alleanza"?
     Per comprendere il significato di queste parole è necessario analizzare sia il contenuto che vogliono trasmetterci, e quasi verifciarle ad una ad una. Qual'è il contenuto che veicola questa frase?



Gesù offre nel calice quello che dice essere il Suo Sangue: dice che il vino contenuto nel calice che sta porgendo ai discepoli è il Suo stesso sangue. Questo è possibile oltre che per l'autorità di Gesù, la cui Parola essendo Dio, compie sempre ciò che significa, anche perchè i gesti dell'Ultima Cena trovano il loro compimento e la loro piena realizzazione - come abbiamo visto la scorsa settimana - nel Sacrificio della Croce: il senso dell'Eucarestia è nella Morte e Risurrezione di Gesù, e noi lo diciamo ogni volta alla fine della consacrazione, quando, dopo il mistero della fede, acclamiamo: "Annunciamo la tua morte Signore, proclamiamo la Tua Risurrezione nell'attesa della Tua venuta". Ogni volta noi ricordiamo queste cose, proprio perchè i gesti che Gesù ha compiuto nell'Ultima Cena sono efficaci perchè Lui il Venerdì Santo li ha pienamente realizzati offrendo il Suo Corpo.
    Tuttavia, poi, Gesù dice che quel vino - divenuto il suo sangue - è versato per la "nuova ed eterna alleanza". C'è di mezzo un'alleanza, ossia un patto, un accordo ufficiale che ha delle clausole e delle conseguenze. Se si dice che questa alleanza è sia nuova che eterna, significa che prima ce n'era stata un'altra, antica e determinata nel tempo. Di quela alleanza si parla, e quale alleanza nuova e duratura Gesù introduce?
    Il riferimento ovviamente è alla Pasqua ebraica in cui Israele celebrava (e ancora oggi celebra!) la memoria della sua liberazione dalla schiavitù d'Egitto attraverso il miracolos transito del Mar Rosso (tra l'altro anche no iad ogni Giovedì Santo e in ogni Veglia Pasquale rileggiamo quei testi dell'Esodo che richiamano proprio quell'evento).
Ma cosa era accaduto? Dio aveva stabilito con il Suo popolo un'alleanza (anche il quel caso rinnovando quella già stipulata con Noè dopo il diluvio e quella stipulata con Abramo nella circoncisione).
    La liberazione dalla schiavitù si compì proprio per mezzo del sangue dell'agnello immolato - che Dio comanda al suo popolo di sgozzare e consumare la notte in cui lo avrebbe liberato dall'Egitto (cfr Es 12, 1-14) -;



qyel sacrificio diventò così il segno dell'alleanza rinnovata in quella notte tra Dio e il suo popolo. Il sangue di quell'agnello, con cui furono segnati gli tipiti delle porte, diventò il riscatto del popolo ebraico, il prezzo della loro libertà. "La vostra vita in cambio del sacrificio di un agnello".
    L'immolazione dell'agnello salva, perciò, i figli d'Israele dalla morte che colpisce i primogeniti d'Egitto, permettendo loro di lasciare quella terra in cui erano stati schiavi e oppressi e di incamminarsi attraverso il deserto, dove, ai piedi del Sinai, Dio rinnoverà con loro l'Alleanza offrendo loro la legge.
    Insieme alla Torah, gli israeliti ricevono come ordine anche l'obbligo di celebrare, ogni anno, la pasqua, questo rito nel quale ogni famiglia avrebbe dovuto immolare un agnello e consumarne la carne con pane azzimo ed erbe amare. Il sangue dell'agnello è perciò il segno della volontà salvifica del Dio dell'Alleanza e tutto questo era rimasto scolpito per sempre nella memoria del popolo ebraico, diventando il contenuto della celebrazione più importante dell'anno liturgico: la Festa della Pasqua, cioè del Passaggio (dalla schiavitù alla libertà della terra promessa).
    Perciò il banchetto pasquale che gli ebrei solennemente consumavano e consumano, ricorda ogni volta quello preparato nella notte dell'uscita dall'Egitto, in cui l'agnello venne cotto alla brace.
Pensate che da alcune fonti storiche sappiamo che ogni anno nel Tempio di Gerusalemme venivano sacrificati più di 250.000 agnelli: ogni anno il sangue degli agnelli immolati per la Pasqua ricordava agli Ebrei quell'alleanza antica con YHWH. A partire dal I secolo d.C, con la distruzione del Tempio di Gerusalemme, è cessato il Israele il sacerdozio, e l'agnello non viene più immolato, ma ogni anno gli Ebrei ricordano e festeggiano comunque la Pasqua.
    Il sangue dell'agnello è importante, poichè è il prezzo della liberazione, ed è il segno del riscatto. L'agnello dissanguato veniva arrostito: conficcato in due spiedi di legno, uno verticale, da sopra a sotto, ed uno orizzontale,



per cui si parlava di agnello arrostito "cruciforme". Al sangue è sempre associata nella tradizione dell'Antico Testamento l'idea della vita, perchè esso contiene la nefes, lo "spirito vitale" donato da Dio. Proprio per questo emerge con insistenza la convinzione che il sangue abbia un valore sacro per il suo legame inscindibile con la vita, la cui fonte inesauribile e inscindibile è il Signore. Poichè il sangue è dunque latore del soffio vitale, il libro del Levitico (cfr. Lv 17,11) associa al sangue animale versato in sacrificio una capacità espiatrice, quella cioè del perdono dei peccati.
    Il sangue dell'agnllo pasquale diventa quindi un segno di appartenenza. di vita fonata, e perciò un segno protettivo, perchè Israele non appartiene più al Faraone, ma al Signore, dal quale soltanto riceve vita nuova: anche il sangue cosparso sugli stipiti, dunque è un segno di salvezza.
    Gesù è figlio del suo popolo. Anche lui festeggia la Pasqua insieme ai suoi amici consumando i cibi prescritti e, offrendo ai commensali durante la cena pasquale, il tradizionale calice col vino, dice: "Questo calice è la Nuova Alleanza nel mio sangue" (1 Cor 11,25). Così, quindi, mentre Gesù celebra con gli apostoli il memoriale dell'Antica Alleanza, da vita alla Nuova.
    Non serve più il sangue dell'animale agnello, perchè il nuovo agnello è Gesù! Giovanni Battista, all'inzio del Vangelo di Giovanni, indicherà gesù così: "Ecco l'agnello di Dio! Ecco colui che toglie i peccati del mondo!".
    La cena pasquale che Gesù celebra il Giovedì Santo introduce i suoi discepoli nel Mistero della Nuova Alleanza che si compirà il Venerdì Santo, come abbiamo detto mercoledì scorso: è il Venerdì Santo che le parole sul Sangue versato per i peccati del mondo diventeranno realtà redentrice.
    Quando Gesù il Venerdì Santo muore sulla corce e viene trafitto dalla lancia alle 3 del pomeriggio, in quello stesso istante, nel Tempio di Gerusalemme, iniziava il grande sacrificio degli agnelli nel Tempio: venivano sgozzati gli agnelli per la Pasqua.



Ora non c'è più bisogno di quel tipo di sacrificio, perchè il vero e nuovo agnello sacrificato è Gesù, che ha offerto tutto il Suo sangue per noi: "la tua vita in cambio del mio sangue", come la vita degli israeliti fu fatta libera grazie all'offerta del sangue dell'agnello.
    Ma allora cosa significa la Nuova Alleanza nel sangue du Cristo?
Significa la sua Passione, la sua Morte sulla croce, il suo Corpo martoriato da cui viene quel Sangue da cui noi siamo segnati come gli stipiti delle case in cui erano schiavi gli ebrei in Egitto e perciò, anche noi come loro, siamo salvati e redenti.
Significa l'ora del passaggio che Cristo ci fa compiere da schiavi del peccato a liberi figli di Dio, da servi ad amici perchè egli ha amato i suoi che erano al mondo: "sino alla fine" (Gv 13, 1), fino a dire: "Padre, ecco il mio Sangue in cambio della loro salvezza".
    Il Calice della Nuova Alleanza significa quindi Vita Nuova perchè solo chi sa nutrirsi di questo amore che è chiuso nel tesoro dell'Eucarestia, entrerà in possesso di quella promessa straordinaria che ha concluso il Vangelo di oggi: "chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; e io lo riscusciterò nell'ultimo giorno" (Gv 6, 40).

CCC NN 277

come si svolge la celebrazione dell'Eucarestia?

277. Come si svolge la celebrazione dell'Eucarestia?

Si svolge in due grandi momenti che formano un solo atto di culto: la liturgia della Parola, che comprende la proclamazione e l'ascolto della Parola di Dio; la litirgia Eucaristica, che comprende la presentazione del pane e del vino, la preghiera o anafora, che contiene le parole della consacrazione e comunione.

***


...MA DI' SOLTANTO UNA PAROLA...





    Nelle precedenti due catechesi abbiamo meditato sull'efficacia della Parola divina del Signore Gesù che realizza sempre ciò che esprime: è la ragione per cui ancora oggi nella Messa e il pane e il vino diventano realmente il Suo corpo e il Suo sangue. L'autorità e la parola del Signore trasmesse dagli Apostoli alla Chiesa, rtendono ancora vivo e presente tra noi il Mistero che salva.
    La Messa è l'incontro che salva: nella celebrazione dell'Eucarestia noi possimo accogliere, ricevere e vivere tutta l'efficacia della Presenza del Signore che raggiungendo il nostro cuore nelle azioni della Liturgia della Parola e della Liturgia Eucaristivìca ci attira accanto a sè da farci dono dell'eternità.
    Per comprendere però a fondo come questo incontro possa portare frutti nella nostra vita di fede, vorrei soffermarmi ancora una volta, come all'inizio di questi nostri incontri, sull'esperienza del vostro Patrono, San Pietro, a partire da una preghiera che recitiamo ad ogni Messa, anzi al cuore di ogni Messa, quando stiamo per realizzare intimamente quell'incontro che ci salva, proprio nella Comunione Eucaristica: "di" soltanto una Parola ed io sarò salvato.
    Quante volte, nella Liturgia ripetiamo distrattamente questa invocazione, non bandando al senso profondo della professione di fede che essa veicola: ossia che al Signore basta una sua parola e il nostro cuore aperto, per compiere in noi la Sua opera più grande, salvarci.
    C'è una parola che può realizzare l'incontro che salva, e c'è per ognuno di noi. E come c'è per noi c'è stato anche per San Pietro, vostro patrono. Quello che stò per dirvi può sembrare forse paradossale, ma sapete qual'è la parola che lo ha salvato? "Tu oggi mi rinnegherai".
    Pietro si sente risuonare nel cuore queste parole quando incorcia uno sguardo, uno sguardo decisivo, uno sguardo che in qualche modo infrange le tenebre di una notte da cui si sarebbe fatto volentieri inghiottire: quello sguardo cercato e voluto da Cristo, ristabilisce però il contatto tra lui e il Signore.



    Quando l' aveva rinnegato, per salvarsi la pelle, Pietro avrebbe voluto cancellare per paura ogni traccia della sua amicizia con Gesù, ma ora comprende che non può: c'è qualcosa che lo lega a Lui, qualcosa dentro il suo cuore è cambiato in quegli ultimi tre anni. Se le tenebre lo hanno avvinto e avvolto di paura e lui ci è cascato, c'è qualcosa di più forte, qualcosa che ha la meglio su tutto, c'è la Parola del Signore: l'unica roccia, l'unica Pietra, l'unica roccaforte in mezzo a tanta confusione.
    "Mi rinnegherai": una parola durissima e acerba in quel momento, perchè è la parola che aveva predetto il suo fallimento, eppure per lui è una Parola di rocciosa salvezza. Pietro in qualche misura è il primo convertito della Passione di Gesù, inconsapevolmente è il primo illuminato della Pasqua, sebbene questo gli costi lacrime e amarezza.
    C'è una cosa ch non può sfuggrci, però. Assieme a quelle parole ("mi rinnegherai"), Pietro in quello sguardo si sarà ricordato delle parole che avevano fatto seguito a questa profezia funesta: "io però ho pregato per te" (Lc 22,32). Gesù aveva pregato per lui, per la sua fede, e noi sappiamo che tutto quello che il Figlio chiede al Padre non può che trovare oieno compimento: ed è quanto si realizza! Pietro è salvo. A differenza di Giuda è ricondotto alla luce; Pietro è roccia non perchè ha compiuto chissà quale opera grandiosa od eroica, è roccia perchè si è lasciato salvre - nonostrante tutto - gli è bastata solo una parola di Gesù.

    Carissimi, la maggior parte di noi è inquieta, se non addirittura smarrita quando si trova ad affrontare in modo più o meno brutale la propria debolezza. A volre arriviamo anche noi a fuggire da Cristo, a sfuggire dal rapporto con Lui, perchè sarebbe troppo caro il prezzo da pagare per farci i conti a tu per tu. Quante volte diciamo: è inutile che vada a Messa, tanto il Signore non mi ascolta! Oppure: Gesù è troppo lontano da me e non può raggiungermi! Oppure ancora: tanto è inutile che ci participi, non mi convrtirò mai! Ma tu credi che Cristo sia relamente presente nella vita della comunità che si riunisce intorno a Lui per ascoltare le Sue parole e riceverlo nell'Eucarestia?



    Perchè se ci credi davvero non è la soluzuone! Al contrario, è proprio nello smarrimento che dobbiamo aver fiducia di incontrare, attraveros le azioni vive ed efficaci della Liturgia della Chiesa, quello sguardo liberante e salvifico di Cristo, come è successo a Pietro.
    E' in quello smarrimento che lo sguardo di Cristo può accendersi così da attrarci a Lui. Anche se il rischio è fare i conti con una parola troppo dura, non dobbiamo temere l'incontro con quello sguardo nè tantomeno credere che le parole del Signore possano essere per noi una sentenza inappellabile di condanna. E' vero, la presenza del Signore porta con sè le sue esigenze, ma ci chede un'unica cosa: lascia che io ti salvi, fatti salvare. E' questo che Gesù ci ripete ad ogni Eucarestia, facendosi così prossimo a noi da mettersi sulle nostra labbra e nelle nostre mani: Gesù si consegna totalmente a noi nella Messa, nella Sua Parola e nel Suo Corpo e Sangue, per dirci che Dio ci vuole a tutti incontrare e ci vuole ad ogne costo per sè.
    Avete ragione: è difficile spesso intercettare autenticamente questo incontro nel frastuono della vita quotidiaba o nei momenti in cui la notte nel cuore sembra allungare perennemente le Sue mani su di noi e impedire all'alba di giungere. Ma è proprio quello il momento in cui bisogna dire ancor con più fede: Signore, dì soltanto una Parola, fa che il nostro cuore la senta o che la ricordi, come è accaduto a Pietro nel cortile del Sommo Sacerdote. Dì soltanto una parola, anche se fosse dura come quella che hai rivolto a lui, ma che poi l'ha salvato dal fondo del suo smarrimento. Signore, dì soltanto una parola e donaci sempre la Grazia di quell'incontro con te che salva, perchè ella ci trasformerà in Te.



Padre Davide Pedone, Op, 8-15-22 Maggio

NN 280-281

L'Eucarestia come sacrificio di Cristo
e della Chiesa


280. Che cosa rappresenta l'Eucarestia è memoriale del sacrificio di Cristo?

L'Eucarestia è memoriale nel senso che rende presente e attuale il sacrificio che Cristo ha offerto al Padre, una volta per tutte, sulla Croce in favore dell'umanità. Il carattere sacrificale dell'Eucarestia si manifesta nelle parole stesse dell'istituzione:"Questo è il miocorpo, che è dato per voi" e "Questo calice è la nuova alleanza nel mio Sangue, che viene versato per voi" (Lc 22,19-20).
Il sacrificio delal Croce e il sacrificio dell'Eucarestia sono un'unico sacrificio. Identici sono la vittima e l'offerente, diverso è soltanto il modo di offrirsi: cruento sulla Croce, incruento nell'Eucarestia.

281. In quale modo la Chiesa partecipa al sacrificio eucaristico?

Nell'Eucarestia, il sacrificio diviene pure il sacrificio delle membra del suo Corpo. La vita dei fedeli, la loro lode, la loro sofferenza, la loro preghiera, il loro lavoro sono uniti a quelli di Cristo. In quanto sacrificio, l?Eucarestia viene anche offerta per tutti i fedeli vivi e defunti, in riparazione dei peccati di tutti gli uomini e per ottenere sa Dio benefici spirituali e temporali. Anche la Chiesa del cielo è unita nell'offerta di Cristo.

***


    Dall'Ascensione di Gesù al cielo in poi, noi viviamo quello che Lui stesso ci promette: uno Spirito che continua ad approfondire un mistero talmente grande che, per quanto sia già tutto quanto contenuto in quello che Gesù ha detto e vissuto, porta in sè tutta la verità, perchè è Cristo stesso la Verità. Come tutte le cose molto "dense" e scritte molto in piccolo, vanno tutte quante soiegate, pian pianino, in modo tale che le digriamo, le comprendiamo, le facciamo nostre progressivamente: infatti, quando esse sono progressive ed hanno una certa lentezza, ecco che penetrano dentro dentro di noi più profondamente. Questo vale specialmente nella nostra società della velocità, che talvolta ci disperde e non ci permette di focalizzare bene le situazioni.



L'Eucarestia invece, ci aiuta a focalizzarci.     Quando entrate in Chiesa, che cosa trovate sull'altare? Un punto bianco, che permette di focalizzare l'attenzione: non vediamo nulla, solo quel bianco, e sappiamo che è pane.
Allora incominciamo ad interrogarci: dobbiamo guardare da un altro punto di vista e con un'altro strumento il dono meraviglioso che ci è stato dato - potremmo dire, con termini moderni, che dobbiamo usare un amplificatore delle realtà che ci permette di vedere ciò che non si può vedere, e questo amplificatore si chiama fede. Da quel punto bianco, semplice pane, la fede dice: guarda che lì c'è quello che il tuo cuore cerca, desidera, anela, ciò per cui sei stato fatto, che dà compimento e profondità, luogo in cui tu vieni a portare tutto te stesso, compresi i tuoi difetti, i tuoi peccati, i tuoi pensieri, i tuoi problemi. Metti tutto quanto lì!

    Nell'ultimo incontro è stata approfondita la struttura della Santa Messa che, nel corso dei secoli, nella sua sostanza è rimasta invariata: vincolante rimane il comando del Signore dato durante l'Ultima Cena: "Fate questo in memoria di me!" (Gv 6,51). In tal modo durante la Santa Messa, noi facciamo memoriale del Suo sacrificio, offrendo al padre ciò che Egli stesso ha dato: la creazione rappresentata dagli elementi del pane e del vino, ma soprattutto il Cristo stesso, misteriosamente presente per la presenza della Sua Parola in questi elementi.
    L'Eucarestia che celebriamo è innanzitutto rendimento di grazie al Padre che nel generare il Figlio ha dato tutta la Sua infinita sostanza divina. Il Padre, che è distinto dal Figlio (due persone distinte per quanto uniche nella sostanza), tutto presente in Lui, come Gesù stesso dice a Filippo ("Chi ha visto me, ha visto il padre", cfr. Gv 14,9). Quindi Dio Padre non può che gradire doni che siano espressione del Figlio Gesù, nel quale ha posta tutta la Sua compiacenza, tutta la Sua gioia.
    Ricordiamo cosa disse la voce del Padre che avvolse Pietro, Giacomo e Giovanni sul Tabor: "Questo è il Figlio mio, l'Amato! In Lui ho posto il mio comoiacimento. Ascoltatelo!" (mt 17,5).



    Nel fare memoriale durante la Messa, noi tutti quanti insieme offriamo nelle mani del Ministro ordinato, il dono che è più gradito al Padre, perchè non è solo un'espressione che rappresenta il Figlio Gesù, ma è Gesù stesso presente in tutta la Sua Persona, umana e divina.
    Gesù dicendo: "Fate questo in memoria di me", come ascoltiamo nella Messa, ci mette in mano il dono più bello che possiamo fare a Dio: è proprio L'Eucarestia, cioè Dio stesso nel Figlio Gesù.
    Per questo motivo la Messa è un rendimenti di grazie: gli diciamo grazie con il dono che Egli steso (il Padre) ci ha donato di donarGli, ossia Gesù.
    Gesù, vero Dio, che, come vero uomo, si offre in sacrificio per la nostra salvezza dal peccato e dalla morte, lo fà per adempiere alla Volontà del Padre, che voleva manifestare agli uomini che "Egli ha tanto amato il mondo da dare il Suo Figlio unigenito, perchè chiunque crede il Lui abbia la vita eterna".(Gv 3,13)

L'EUCARESTIA COME MEMORIALE


    L'Eucarestia è un rendimento di grazie perchè è memoriale. Dopo la Pasqua di Cristo, questo termine si arricchisce di significato e profondità: non vuole dire solo fare memoria di un fatto passato, come per gli Ebrei, che nella Pasqua celebravano il ricordo della liberazione dalla schiavitù d'Egitto - e potremmo dire che il non essere in Egitto e il non essere schiavi, in quel momento in cui lo ricordavano, rendeva quel fatto in un certo senso attuale nei suoi effetti.
    Con Gesù il memoriale, così come noi lo intendiamo, non è un sempkice ricordo di quello che è avvenuto a gesù: c'è anche questo, ma molto di più, perchè la celebrazione litirgica di questi eventi, li rende in un certo modo, come ci insegna il Catechismo, presenti e attuali (cfr. CCC. n. 1099).



Ciò che Gesù ha fatto in quel tempo, duemila e passa anni fa, abbraccia tutti i tempi, ed è reso visibile e realmente presente in tutte le celbrazioni eucaristiche, avvenute in tutti i tempi: passati, presenti, e quelli che saranno nel futuro. Quindi, noi siamo realmente presenti ai vari momenti della vita di Cristo, quando perdona, quando parla, e soprattutto quando offre sè stesso sulla corce.

L'EUCARESTIA COME SACRZIFICIO DI CRISTO


    Proprio perchè la riattualizzazione oggi di quello che è avvenuto, come se noi fossimo lì presenti - solamente dentro a una modalità, una visibilità diversa -, l'Eucarestia è anche sacrificio di Cristo, perchè siamo presenti davanti alla croce.
    L'Eucarestia è un sacrificio perchè è memoriale, perciò facciamo si memoria, ma viviamo oggi, nel presente, ciò che è avvenuto; quell'evento nel tempo esce da tutti i tempi, esce dal tempo per abbracciare tutti i tempi, perchè anche noi oggi siamo lì presenti.
    L'Eucarestia, abbiamo detto, è un sacrificio perchè è memoriale; rende presente, come una finestrella che si apre su quell'unico evento avvenuto una sola volta nella storia, il sacrificio della croce, perchè è memoriale, e perchè ne applica il frutto (cfr CCC n. 1355). Si rende presente quell'unico evento dove Cristo si è sacrificato per noi ed è stato corcifisso per noi, e facendone memoriale noi siamo presenti in quel momento sacrificale - proprio quello, non un'altro.
    Se facessimo un esercizio di immaginazione, cosa sarebbe successo se fossimo stati lì presenti anche noi? Cosa avremmo fatto, detto, sentito? Come avremmo vissuto quel momento? Ecco che quell'esercizio non è tanto un esercizio, se i nostri sensi non vengono colpiti come se il fatto fosse presente in maniera violenta; in realtà noi siamo presnti in quel momento!
    Sentiamo le parole usate dal Concilio di Trento sul Sacrificio Eucaristico: "Si tratta infatti di una sola identica vittima, e lo stesso Gesù la offre ora per il ministero dei sacerdoti - Egli che un giorno offrì sè stesso sulla corce; diverso è solo il modo di offrirsi".



Cito ancora: "In questo divino sacrificio, che si compie nella Messa, è contenuto, è immolato, in modo incruento, lo stesso Cristo, che offrì una sola volta, in modo cruento, sull'altare della croce." Ma noi siamo lì, e questa è una cosa che dobbiamo farci presente, mediante la fede, e su cui dobbiamo meditare.

L'EUCARESTIA COME SACRIFICIO
DELLA CHIESA


    L'Eucarestia è il sacrificio di Gesù, e noi siamo presenti, come abbiamo detto, a quel sacrificio. Però non è solo sacrificio di Gesù, ma anche della Chiesa. Perchè? Come San Paolo ci insegna, e anche Papa Francesco ha ribadito, in una sua udienza del mercoledì (anno 2014): "La Chiesa non è solo un corpo edificato nello Spirito: la Chiesa è il corpo di Cristo! E non si tratta semplicemente di un modo di dire, perchè lo siamo davvero. E' il grande dono che riceviamo nel giorno del nostro Battesimo, quello di essere il Corpo di Cristo!".
Proprio per questo motivo, quando parliamo del sacrificio di Cristo realmente presente nell'Eucarestia, parliamo anche del sacrificio della Chiesa tutta.
    Usando l'immagine paolina del capo e del corpo, sulla croce non c'è solo la testa di Gesù, ma c'è anche il Suo Corpo, e quindi la Chiesa. Il Figlio del Padre, Gesù, nell'unica volontà divina - tutta la Trinità vuole questo! prende un corpo, incarnandosi nel grembo di Maria, la Vergine Santa, mistero che celebriamo nel Natale, e lo fa per annunciare e manifestare agli uomini l'opera della salvezza, cioè l'espressione dell'amore di Dio per gli uomni; lo fa mediante l'offerta di sè stesso nell'umanità che ha assunto, e lo fa sul legno della croce, che diventa così e compiemento del Suo amore divino.
Quando conmpliamo la Croce, noi infatti contempliamo l'Amore che Dio ha per noi. "Ti amo da nmorire", lo diciamo anche tra di noi: ecco, il Signore lo ha detto e l'ha fatto. Proprio per l'umanità assunta, Egli raduna tutti gli uomini,



in quell'umanità, affinchè chi crede in Lui possa insieme a Lui offrirsi al Padre come sacrificio di soave odore.
    Proprio perchè Lui ha preso un Corpo e in quel Corpo ha offerto tutto sè stesso, ha permesso a tutti gli uomini di avere la Sua stessa natura umana, e di potersi così unire a quel sacrificio. Per questo il sacrificio di Cristo è il sacrificio della Chiesa: la vita dei fedeli, la loro lode - dice il Catechismo -, la loro sofferenza, la loro preghiera, il loro lavoro, sono uniti a Cristo e alla Sua offerta totale, ed in questo modo acquistano un nuovo valore (cfr CCC 1368). Agli occhi di Dio, le cose che facciamo quando siamo uniti a Cristo, hanno un valore infinito; proprio come l'azione di un figlio davanti a una mamma e ad papà vale la vita, pur di mantenerli, pur di permettere loro di essere ciò che sono.
Gesù per questo motivo ci insegna ad unirci a Lui, dicendo, con parole forti: "Chi non è con me è contro di me, e chi non raccoglie con me, disperde" (Mt 12,30). Noi facciamo la Comunione a Messa perchè è tradizione, perchè lo fanno tutti, perchè è un bel rito? Cosa siamo andati a vedere e a cercare, noi, a Messa? Noi facciamo la Comunione per vivere in comunione con Lui, con quel punto bianco; per vivere in comunione con Lui ogni istante della nostra vita, affiche tutto, di noi, e quindi tutto della Chiesa sia offerto al Padre nel sacrificio eucaristico. Lì dentro, c'è anche la tua vita.

    Il nostro problema, oggi, nel mondo, è questa mancanza di comunione con Cristo, anche da parte dei Cristiani stessi, che magari in Chiesa esprimono questa comunione, ma nella quotidianità non si impegnano a farla divenire vita vissuta mediante atti di carità, atti di amore. "Tutto quello che fate, fatelo per Cristo e non per gli uomini", ci insegna San Paolo (Col 3, 18-23); se le cose le facciamo per Dio, l'uomo sarà sempre incluso nei benefici che ne conseguono. Se, invece, lo facciamo per gli uomini - e talvolta il nostro obiettivo è quella precisa persona - non è scontato che includiamo Dio: Dio include l'uomo,



ma non è detto che facendo per l'uomo le cose includiamo Dio. Facciamole per Dio, le cose, e così includeremo sempre l'uomo, perchè ci rapporteremo a quelle persone alla stessa maniera di Dio, con lo stesso amore.

Ritornando a noi, capiamo perchè la Chiesa è sacramento universale di salvezza, proprio perchè i suoi membri, cioè noi, siamo uniti a Cristo che si offre al Padre nel sacrificio eucaristico, portano portiamo, portate - ovunque gli effetti della Sua redenzione, divenendo un segno di salvezza per il mondo, uno stimolo, una provocazione anche per tutti quelli che non conoscono l'Amore di Cristo - e che, se magari lo conoscevano, se lo sono dimenticati.

TUTTA LA CHIESA E' UNITA ALL'OFFERTA
E ALL'INTERCESSIONE DI CRISTO


    Tutta la Chiesa è unita all'offerta e all'intercessione di Cristo; perciò. è memoriale, è sacrificio. In questo sacrificio che noi desideriamo vivere uniti in Cristo, ecco che, come Cristo intercede presso Dio, così anche noi intercediamo, cioè chiediamo continuamente a Dio. Cristo continua ad intercedere per gli uomini di tutti i tempi, continua a mediare e continua a chiedere per noi incessantemente il nostro bene, che innanzi tutto è la salvezza, e che Lui riempia la nostra vita e ci dia gioia; però l'intercessione di Cristo sulla Croce per gli uomini di tutti i tempi appartiene anche alla Chiesa, perchè su quella Croce c'è anche la Chiesa. Nell'Eucarestia, il sacrificio di Cristo, c'è anche la Chiesa tutta, cioè ciscuno di noi, perchè il corpo è unito al suo capo che si offre, come abbiamo detto più volte, a favore degli uomini, e prega per loro, e chiede. Cosa chiede? La stessa cosa che Cristo chiede sulla croce, mentre lo ammazzavano: "Padre, perdonali, perchè non sanno quello che fanno!" (Lc 23,34). Così la Chiesa continua in Cristo a chiedere questa misericordia e questo perdono; la richiesta di Gesù è la richiesta di tutta la Chiesa, del Papa, dei vescovi, dei prespiteri, dei diaconi,



di tutti i fedeli, anche vostra. Dobbiamo esserne consapevoli di questo!

    Quando parliamo di Chiesa, che è unita all'offerta e all'intercessione di Cristo, naturalmente non intendiamo solo la Chiesa miltante, cioè quella che vive nel tempo presente, ma anche la Chiesa Celeste, ossia quella di Maria, degli angeli e di tutti i santi che contemplano già faccia a faccia il Mistero Eucaristico, cioè Gesù. Dobbiamo aggiungere, inoltre anche la Chiesa purgante: noi non viviamo ancora stabilmente nella salvezza di Cristo, siamo ancora chiamati tutti i giorni a dire il nostro "sì", e così anche la Chiesa purgante intercede per noi, affinchè il nostro "sì" sia perseverante fino alla fine. Allo stesso tempo anche le anime del Purgatorio hanno bisogno della nostra intercessione, non potendo più meritare e pregare per loro stessi; proprio per questo il sacrificio eucaristico va a loro beneficio e purificazione, attraverso le Sante Messe celebrate in favore dei defunti, affinchè possano - diciamo noi che siamo nel tempo - il "prima possibile" andare a contemplare faccia a faccia il Dio invisibile, un traguardo che sono sicuri che raggiungeranno. Ancora sono sottoposti alla purificazione, affinchè il loro cuore e i loro occhi possano fruire al massimo della misira che è stata pensata per loro dalla Bellezza di Dio: è un dono di grazia meraviglioso poter contemplare ciò che qui non siamo riusciti a fare.

MARIA ICONA DELLA CHIESA


    Quanto detto sulla Chiesa in generale, lo possiamo contemplare meravigliosamente nella persona di Maria, Madre di Dio, Vergine Immacolata Assunta in Cielo al termine della sua vicenda terrena, ed inocoronata come Regina del Cielo e della terra. Ella è il confine - con un bisticcio di parole - senza limiti della Chiesa; nella grazia senza misura che le è donata, non ha limiti di grazia, ed è un pò che se Maria rincorresse all'infinito Dio stesso, il confine di Dio che non ha.



Pertanto, la Chiesa è grande quanto è grande Maria, e nella grazia Maria non ha misura; se non ci dicessero che Maria è un essere umano, la adoreremmo come una dea, nella grandezza e nella potenza che esprime in se stessa.
    Lei, umilissima serva del Signore, ha accolto la Parola, ha generato il Verbo eterno, ha cresciuto e custodito l'umanità assunta dal Figlio, ha offerto il suo primogenito a Dio come il Padre lo aveva offerto a lei, ha custodito e meditato il mistero che la superava, ha invitato, come il Padre sul Tabor, a fare tutto ciò che avrebbe detto il Figlio. Ha seguito con umiltà e attenzione le parole pronunciate dal suo Signore durante la predicazione; ha accettato il cammino della Passione, compiendolo fin sotto la croce, ha offerto la vita del Figlio, secondo la volontà del Padre e in questa offerta ha unito sè stessa, morendo anch'ella per amore degli uomini ingrati.
    Nel silenzio e in attesa orante, in quwl sabato, ha goduto poi della gioia della Risurrezione, e radunabdo gli Apostoli dispersi e impauriti, ha insegnato a pregare, ad attendere lo Spirito di vita e di forza, affinchè, nell'annuncio che poi gli Apostoli avrebbero fatto a tutte le genti, in coloro che ascoltavano e accoglievano la Parola, tornasse a compiersi il meraviglioso percorso di Maria in ciascuno di noi.
    Se noi compiremo questo percorso mariano, esso ci porterà ad essere realmente uomini e donne dell'Eucarestia, e quando saremo uomini e donne dell'Eucarestia, cioè tutti in comunione con Lui, allora saremo profondamente e veramente la Chiesa di Cristo.








CCC NN 283 - 283

la Presenza reale del Cristo nell'Eucarestia

282. Come Gesù presente nell'Eucarestia?

Gesù Cristo è presente nell'Eucarestia in modo unico e incomparabile.E' presente infatti in modo vero, reale, sostanziale: con il suo Corpo ed il suo Sangue, con la sua Anima e la sua Divinità. In essa è quindi presente in modo sacramentale, e cioè sotto le specie eucaristiche del pane e del vino, Cristo tutto intero: Dio e uomo.

283. Che cosa significa transustanziazione?

Transustanziazione significa la conversione di tutta la sostanza del pane nella sostanza del Corpo di Cristo, e di tutta la sostanza del vino nella sostanza del suo Sangue. Questa conversione si applica nella preghiera eucaristica mediante l'efficacia della parola di Cristo e dell'azione dello Spirito Santo, Tuttavia, le caratteristiche sensibili del pane e del vino, cioè le "specie eucaristiche", rimangono inalterate.

***





"Io so che dopo la mia partenza verranno fra voi lupi rapaci, che non risparmieranno il gregge; perfino in mezzo a voi sorgeranno alcuni a parlare di cose perverse, per attirare discepoli dietro di sè. Per questo vigilate, ricordando che per tre anni , notte e giorno, io non ho cessato, tra le lacrime, di ammonire ciscuno di voi." (At. 20, 28-38)

Non prego che tu li tolga dal mondo, ma che tu li custodisca dal Maligno. Essi non sono del mondo, come io non sono del mondo. Consacrali nella verità. La Tua Parola è verità. (Gv. 17, 11b-19)

***



    Sia gli Atti degli Apostoli che le parole di Gesù fanno presente la difficoltà e la battaglia insita nella vita: si parla di lupi rapaci da cui stare attenti, e Gesù in modo più esplicito chiede al Padre di custodirci dalle insidie del Maligno. Tutte queste forze, il Maligno direttamente, e anche i suoi seguaci, spesso fan sorgere tempesta e oscurità nella nostra vita, allora ecco che l'Eucarestia si erge, si eleva, si presenta come un sole all'interno di questa tempesta, così che la tempesta diventa sole che rassicura e la pioggia che nell'oscurità sembra distruggere, invece rafforza ed aiuta a crescere: sole e pioggia insieme, come vediamo ora noi là fuori. Così abbiamo la grazia di poter guardare all'Eucarestia,



che in questa parrocchia è costantemente esposta - è un solo continuamente esposto -, e proseguiamo con il nostro approfondimento, chiedendoci: cosa ha capito nella sua lunga tradizione e nel suo lungo cammino la Chiesa circa la presenza di Gesù nell'Eucarestia? I cirstiani cattolici dicono che Gesù è presente nell'Eucarestia; quelli che vengono qui Lo adorano perchè presente. Ma in che senso, e in che modo è presente?
    Il Concilio Vaticano II, nel documento Sacrosantum Concilium (n. 47), affermma che l'Eucarestia "è fonte ed apice di tutta la vita cristiana". Fonte e apice, inizio e fine.
Perchè è "fonte ed apice"? E' fonte perchè da lei tutto inizia, ed è apice perchè tutto in lei termina e si compie - anche noi ci compiamo. Potremmo dire, con una risposta semplicissima: perchè l'Eucarestia è Gesù.
    Noi sappiamo che Gesù è presente in diversi modi nella sua Chiesa, e quindi nel mondo è presente nella Parola che abbiamo ascoltato, nel prossimo - nel povero, nell'ammalato, nel priogioniero -, è presente nella Sua Chiesa che prega, come in ogni Sacrmento che dona la grazia (il Bayyesimo, la Confessione e tutti gli altri), ma tra questi il Sacramento dell'Eucarestia è speciale. Qui è presnte Gesù non solo per l'effetto della grazia che ci dona, ma soprattutto è presente in maniera reale e sostanziale. Questo modo di essere presente è unico, come dicevo, e pone le specie eucaristiche, il pane ed il vino, al di sopra di tutti i Sacramenti, anzi ne fa "il coronamento della vita spirituale, ed il fine al quale tendono tutti i sacramenti", come ci spiega San Tommaso d'Aquino nella Summa Teologica (III, 73,3).
    Il Concilio di Trento ci aiuta a capire meglio il mistero dell'Eucarestia affermando che in esso "è contenuto veramente, realmente, sostanzialmente, il corpo e il Sangue di Nostro Signore Gesù Cristo con l'anima e la divinità, e quindi il Cristo tutto intero": questo modo di essere presente e reale, e non vuole escludere i mdo che ho elencato poc'anzi (la Parola, la carità vissuta, la preghiera della Chiesa). Potremmo dire che Gesù è sostanzialmnte presente nell'Eucarestia,



finchè durano gli elementi del pane e del vino, mentre è presente negli altri Sacramenti, solo nel gesto che dona l'effetto della grazia.
Esempio: Gesù è presente nel Ministri che sta pronunciando le parole di assoluzione ("Io ti assolvo nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo"): Im quel gesto è Gesù che assolve. Allo stesso modo, Gesù è presente quando il Minisro battezza o impartisce la Cresima, e così via per gli altri Sacramenti. Terminato il gesto, rimane l'effetto della grazia; invece nell'Eucarestia, terminato il gesto, rimane la presenza. Gesù c'è, è lì sostanzialmente.

LA TRANSUSTANZIAZIONE



    Il pane e il vino cambiano da pane e vino a corpo e sangue e questa è la TRANSUSTANZIAZIONE.
Con questa parola un pò strana si indica il mutamento del pane e del vino nel Corpo e Sangue di Gesù, cioè nella sostanza divina: vero uomo e vero Dio, lì c'è tutta la Sua umanità e tutta la Sua divinità.
Questo mutamento avviene durante la Messa, quando termina l'ascolto della Parola e si apparecchia la Mensa, l'altare, dove si compirà il memoriale: ricordiamo qualcosa non come un fatto storico passato, ma qualcosa che si ripresenta davanti ai nostri occhi. Noi siamo presenti a quel momento, realmente presenti, e così facciamo memoria, memoriale dell'Ultima Cena, come Gesù ci ha esplicitamente comandato di fare: "Fate questo in memoria di me"! Durante la Preghiera Eucaristica, nel momento in cui il Sacerdote pronuncia le parole dette da Gesù' in quell Ultima Cena, "Questo è il mio corpo... Questo è il mio sangue", ecco che il pane ed il vino diventano Corpo e Sangue di Cristo, anche se noi continuiamo a percepire con i sendi il pane ed il vino. (cfr. CCC 1377)
    Leggiamo sempre il Concilio di trento, che spiega che "con la Consacrazione del pane e del vino, si opera la conversione di tutta la sostanza del pane nella sostanza del Corpo di Cristo, Nostro Signore, e tutta la sostanza del vino nella sostanza del Suo Sangue."



Questa conversione, quindi, in modo conveniente ed appropriato è chiamata dalla Santa Chiesa Cattolica transustamnziazione".
    Capiamo bene allora perchè la presenza reale nell'Eucarestia di Gesù è unica: essa perdura anche quando finisce il gesto che la pone in essere.

IL CULTO EUCARISTICO


    Quando termina la consacrazione, terminata la Messa, la presenza non cessa, ma rimane, tanto è vero che La adoriamo. Tanti, anche nei miracoli eucaristici sparsi nel mondo, ci dicono questo perdurare in maniera un pò più evidente - quando si presenta il Sangue o il tessuto caridaco - della presenza di un Corpo reale, il corpo di Cristo. Allora, proprio perchè questa presenza sostanziale di Dio reale permane, esiste il culto eucaristico, che si fa anche qui in questa parrocchia.
    San Paolo VI nella sua Enciclica (Mysterium Fidei) scrive: "La Chiesa cattolica professa questo culto LATREUTICO - termine un pò tecnico, che vuole dire semplicemente "di adorazione" - al Sacramento eucaristico non solo durante la Messa, ma anche fuori dalla sua celebrazione, conservando con la massima diligenza le ostie consacrate, presentandole alla solenne venerazione dei Cristiani, portandole in processione con gaudio della folla cristiana"
    Questo ci dice che esse non sono un simbolo che rappresenta Gesù: sono Gesù, è Lui! Davanti all'Eucarestia, siamo alla presenza di Cristo stesso in tutta la Dua imanità e divinità, che non vediamo più nella Sua essenza umana, ma nascosto, celato dietro le specie del pane e del vino. Questa mancanza di evidenza interpella la nostra fede, che può poggiare solo sull'autorità di Dio, solo sulla sua Parola.
    Se ci fossimo trovati davanti a Gesù dopo che era nato dalla Vergine Maria, ci saremmo dovuti chiedere: "Ma io credo veramente che questo uomo sia il Figlio di Dio?" Facciamo un esercizio di immaginazione: vedere il Messia



atteso, il Salvatore del mondo, vederlo nella Sua umanità, questo ci avrebbe semplificato la vita? Forse no. C'è infatto chi ci ha creduto, ma anche chi non ci ha creduto per nulla, e anche chi ha organizzato per ammazzarlo.
    Oggi davanti all'Eucarestia non solo permane la stessa domanda rispetto a Gesù, ma se ne aggiunge un'altra: "Credo nelle parole di Gesù, che dice questo è il mio corpo e questo il mio sangue? Ci credo sì o no?" La questione rimane aperta: viene interpellata la mia fede in Cristo Gesù e nelle Sue Parole. Se la mia risposta, per quanto povera, è "io ci credo" allora diveniamo consapevoli che davanti all'Eucarestia noi siamo alla presenza dell'Onnipotente Cristo Salvatore. Siamo alla presenza di tutta la Sua divinità: "tutto è stato fatto per mezzo di Lui, e senza di Lui nulla è stato fatto di ciò che esiste" (Gv 1,3), ma anche di fronte all'umanità che ha assunto, con tutta la Sua vicenda terrena (passione, morte, resurrezione). Di fronte a tutto quanto il mistero dell'Eucarestia, sempre San Tommaso compone uno dei più begli inni all'Eucarestia, che si intitola "Adoro te devote":

"Ti adoro con devozione, o Dio che ti nascondi,
che sotto queste figure veramente ti celi:
a te il mio cuore si sottomette interamente,
poichè nel contemplarti vengo meno.
La vita, il tatto ed il gusto
si ingannano a tuo riguardo,
soltanto alla parola si crede con sicurezza:
credo tutto ciò che disse il Figlio di Dio:
nulla è più vero della Sua Parola di Verità"



UN'OCCASIONE DA NON PERDERE!


    Questa presenza di Gesù è un'occasione da non perdere. Viviamo in un tempo in cui l'Eucarestia è ancora facilmente raggiungibile, nessuno ci impedisce di accedere ad essa, ma la possibilità che abbiamo di stare davanti ad essa non è scontata, ma è un dono di grazia infinita:



ne abbiamo avuto un piccolo assaggio con il Covid. Ribadiamo che davanti all'Eucarestia siamo davanti a Gesù, e quale cosa migliore che camminare alla Sua presenza, andandoLo a trovare, venendo qui, ad esempio, parlandogli della nostra vita, delle persone che ci stanno care, o di quelle con le quali facciamo più fatica: possiamo portare tutti noi stessi e camminare tutti alla luce della Sua presenza.
    Sant?Antonio di Padova diceva: "L'Eucarestia è proprio il sole che illumina il nostro cammino". Troppo spesso camminiamo appoggiandoci solo alle nostre poche forze, che finchè ci sono, bene, ma quando terminano sperimentiamo la solitudine e forse la disperazione. Approfittiamo invece di questa presenza salvifica di Gesù, che nell'Eucarestia è sempre lì a nostra disposizione, pronto a soccorrerci e ad accompagnarci. Mi raccomando, non ci lasciamo ingannare dalla semplicità e dalla fragilità della sacra particola, che sembra così incapace di fare qualcosa per noi: lì c'è tutta l'onnipotenza di Dio. Non lasciamoci ingannare dal silenzio e dall'immobilità che i nostri sensi colgono davanti all'Eucarestia, perchè lì vi è tutta la dinamicità divina che crea e rinnova ogni cosa, nei modi e nei tempi migliori, che non sono i nostri tempi, affinchè il nostro bene si compia nel rispetto della nostra e altrui libertà, a gloria sempre delle Trinità Santissima. Ancora, non ci lasciamo ingannare dall'apparente incapacità della "Santa Comunione", perchè non i è esaurito il Suo Amore per noi, il Suo Amore onnipotente può agire ancora con portenti e miracoli, quando è necessario, per il nostro bene.
    Gesù ai Suoi discepoli dice: "Coloro che sono ritenuti capi delle nazioni le dominano, e i grandi esercitano su di esse il potere" (Mc 10,42). Colui che è il Creatore e il Salvatore dell'universo ha trovato un modo unico per raggiungerci e stare con noi: nascondersi nel pane e nel vino, per farsi nutrimento della nostra anima, per poter essere adorato senza timore. Chi ha paura di stare qui, davanti all'Onnipotente? Nessuno!
Nessuno ha paura nel vedere un pezzo di pane,



Gesù si nasconde nel pane e nel vino, per essere trovato e visto solo con gli occhi della fede, da chi ti cerca.

    Concludendo, ricordiamoci sempre che lì dove c'è il Figlio c'è sempre anche la Madre. La cosa più saggia che possiamo fare è affinacrci a Lei, ed imparare ad adorare: allora la vita sarà un carico, si, ma dolce e leggero.

NN 287. 291-292:

La Comunione al banchetto eucaristico


287. Perchè l'Eucarestia è il banchetto pasquale?

L'Eucarestia è il banchetto pasquale in quanto Cristo, realizzando sacramentalmente la sua pasqua, ci dona il suo Corpo e il suo Sangue offerti come cibo e bevanda, e ci unisce a sè e tra di noi nel suo sacrificio.

291. Che cosa si richiede per ricevere la santa Comunione?

Per ricevere la Santa Comunione si deve essere pienamente incorporati alla Chiesa cattolica ed essere in stato di grazia, cioè senza coscienza di peccato mortale. Chi è consapevole di aver commesso un peccato grave deve ricevere il Sacramento della Riconciliazione prima di accedere alla Comunione. Importanti sono anche lo spirito di raccoglimento e di preghiera, l'osservanza del digiuno prescritto dalla Chiesa e l'atteggiamento del corpo (gesti, abiti), in segno di rispetto a Cristo.

292. Quali sono i frutti della santa Comunione?

La santa Comunione accresce la nostra unione con Cristo e con la sua Chiesa, conserva e rinnova la vita di grazia ricevuta nel Battesimo e nella Cresima e ci fa crescere nell'amore verso il prossimo. Fortificandoci nella carità, cancella i peccati veniali e ci preserva in futuro dai peccati mortali.


***



    La presenza reale e sostanziale di Gesù nell'Eucarestia, mistero che si compie durante la S. Messa, è anche chiamata "Banchetto eucaristico". Se durante la celebrazione facciamo "memoriale", cioè, siamo presenti alla Sua Passione,



Morte e Resurrezione, come abbiamo precedentemente affermato, al contempo si ripresenta a noi l'ultima cena di Gesù, momento in cui Egli ci offre il segno sacramentale attraverso cui giunge a noi questo mistero: il pane e il vino che nascondono il Corpo e il Sangue donato a noi sulla corce. Per questo parliamo di "banchetto", cioè, momento in cui si mangia e si beve, e noi mangiamo il pane che è il Corpo e beviamo il vino che è Sangue. Esso è quindi un vero e proprio "banchetto" che ci propone un cibo speciale che solo Dio può preparare e che è fatto per i suoi figli.
    Nella Santa messa il "banchetto eucaristico" è finalizzato a farci fare "Comunione", perchè nel mangiare il cibo che Gesù ha preparato in tutta la sua umanita e divinità, fa con noi "Comunione" :"ma la celebrazione del sacrificio eucaristico è totalmente orientata all'unione intima dei fedeli con Cristo [...] Comunicarsi è ricevere Cristo stesso che si è offero per noi" (CCC n.1382).

LA COMUNIONE


    L'invito pressante a mangiare e bere per fare Comunione ci viene da Gesù stesso che dice: "in verità, in verità vi dico: se non mangiate la Carne del Figlio dell'uomo e non bevete il Suo Sangue, non avrete in voi la vita" (Gv 6,53). La Carne e il Sangue di Gesù ci giungono nella "Sacra Particola" che mangiamo durante la Santa Messa. Con Essa Cristo ci stringe a sè, fa comunione con noi, diviene la "vita eterna" che anima la nostra esistenza.
    Un momento così grande e santo richiede una debita preparazione. San Paolo ci esorta dicendo: "chiunque in modo indegno mangia il pane e beve il calice del Signore, sarà reo del corpo e del sangue del Signore. Ciascuno, pertanto, esamini sè stesso e poi mangi di questo pane e beva di questo calice; perchè chi mangia e beve senza riconoscere il Corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna" (1Cor 11,27-29).



    Esaminare sè stessi: come poterlo fare? L'aspetto fondamentale di base dovrebbe essere una costante formazione nella fede. Quella che parte dal catechismo che prepara ai sacramenti e che generalmente facciamo quando siamo piccoli, dovrebbe continuare per tutta la vita, soprattutto con l'ascolto della Parola di Dio la Domenica a Messa o con la lettura personale. I vari documenti della Chiesa che trattano questioni che riguardano la fede e la morale ci aiutano a mettere in pratica la Parola di Dio letta. I tanti testi di spiritualità, antichi e moderni, che la Tradizione cristiana possiede tra i suoi tesori e che ci offrono tanti spunti che aiutano a vivere la fede. Le vite dei santi che incarnano il Vangelo di Gesù, fornendoci un esempio concreto di vita cristiana da cui prendere spunto o persino imitare. Ma anche la condivisione della fede aiuta tanto, non solo a conoscere il fratello/sorella che come noi cammina nella fede ma anche a condividere le grazie e le difficoltà che si vivono, scoprendosi più simili e vicini di quanto si credeva.
    Questi aspetti che ho evidenziato contribuiscono molto a formare la nostra coscenza affichè possa esaminare sè setssa in profondità alla luce dei dieci comandamenti e alla nuova legge di Cristo: "che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati" (Gv 15,12), con maggiore consapevolezza e maturità. Capire quand un peccato è mortale per l'anuma, cioè ci separa dall'Amore di Dio e richiede urgentemente la confessione sacramentale, o quando un peccato è veniale e quindi non ci separa da questa Comunione, è fondamentale per non essere nè troppo superficiali nè troppo scrupolosi.
    In tal modo potremmo accostarci alla Comunione con cuore sereno, anche con la consapevolezza che mai saremo degni di un dono così grande; infatti, a Messa ripetiamo le parole del Centurione: "Oh Signore non sono degno di partecipare alla tua mensa, ma dì soltanto una Parola ed io sarò Salvato".



    Vivendo la vita cristiana al massimo delle nostre capacità e seguendo gli insegnamenti della Chiesa impareremo a sentirci totalmente affidati a Dio, cioè quieti e sereni come un bimbo svezzato in braccio a sua madre (cfr. sal. 131).
    L'attenzione alle migliori disposzioni per accostarsi alla Comunione devono anche manifestarsi in un atteggiamento di decoro e rispetto, nella consapevolezza che siamo davanti a Dio che si fa nostro cibo. La confidenza che il Signore ci dà chiamandoci "amici" non deve diventare un'eccessiva confidenza al punto da divenire sciatteria, superficialità, mancanza di rispetto e attenzione o persino indifferenza. Cerchiamo di mostarci al meglio davanti all'Eucarestia proprio come diamo il meglio davanti alle persone che riteniamo importanti per il cammino della nostra vita.

I FRUTTI DELLA COMUNIONE


    Il catechismo della Chiesa Cattolica espone in sintesi i frutti che riceviamo quando facciamo la Comunione:
  • La comunione accresce la nlstra unione a Cristo.
        L'unione a Cristo è lo scopo della nostra esistenza terrena.
        Ogni cosa che facciamo dovremmo farla "per Cristo, con Cristo ed in Cristo",
        affinchè la Comunione sia vissiuta nella concrettezza della nostra
        vita mediante l'offerta sull'altare del nostro cuore, di tutto

  • La Comunione ci separa dal peccato.
        Stringendoci a sè Cristo aumenta in noi il Suo Amore
        ed il desiderio di non offenderlo in alcuno modo;
        quindi, ci separa dal peccato che è assenza
        di Amore di Dio da parte nostra.

  • Cancella i peccati veniali.




  •     L'Eucarestia vivificando in noi la carità va a cancellare
        i peccati veniali che sono quelle piccole offese che
        mostrano una debolezza nella nostra cairtà.
        "Donandosi a noi", Cristo ravviva i lnostro amore e ci
        rende capaci di torncare gli attaccamenti disordinati
    alle creature e di radicarci in lui" (CCC n. 1394)
  • Ci preserva in futuro dai peccati mortali.
        Per quanto l'Eucarestia non rimetta direttamente i
        peccati mortali, che è proprio del sacramento della
        Riconciliazione, aumentando in noi la carità di Cristo
        ed il desiderio di rimanere a Lui uniti, ci preserva da
        ciò che ci potrebbe fare perdere questa comunione di
        Amore. La nostra coscienza ci richiamerà
        prontamente di fornte al pericolo.
  • L'unità del Corpo mistico: L'Eucarestia fa la Chiesa.
        Cristo unisce a te tutti coloro che mangiano
        l'Eucarestia. Dona la sua vita e ci trasforma in se stesso
        vivificandoci con il Suo Spirito. Uniti a Gesù ci
        scopriamo uniti fra di noi, divenendo in tal modo il
        "Corpo mistico di Cristo" che infatti riceve il
        medesimo cibo: "La Comunione rinnova, fortifica,
        approfondisce questa incorporazione alla Chiesa già
        realizzata mediante il battesimo" (CCC n. 1396).
  • L'Eucarestia impegna nei confronti dei poveri.
        I poveri sono tutti coloro che vivono nell'indigenza
        spirituale e materiale, ma allo stesso tempo sono uniti
        gli uomini e donne feriti e resi prigionieri dal peccato
        da cui Cristo ci libera. Chi mangia e beve il Corpo e
        Sangue di Cristo, proprio come Lui, non può più
        negare l'aiuto al prossimi bisognoso al massimo delel sue possibilità.




  • L'Eucarestia e l'unità dei cristiani.
        Un unico cibo per un unico Corpo che non tollera
        divisioni. La Chiesa unita a Cristo a Cristo nell'Eucarestia non
        può essere divisa. Le divisioni che riscontriamo tra di
        noi o con altre chiese (ortodosse e protestanti)
        derivano solo dall'incapacità o non volontà dell'uomo
        di vivere l'unità che l'Eucarestia richiede. La
        Comunione, che è Cristo, ci invita e ci aiuta a sanare
        le umane divisioni per essere testimoni autentici di pace e giustizia

  •     Tanti sono i frutti spirituali che riceviamo ogni volta che facciamo "bene" la Comunione. Questa è sempre a nostra disposizione ogni domenica e persino nei giorni feriali.
        Molte volte ci impegniamo e troviamo tempo per molte cose, che riteniamo importanti nella vita, disposti anche a fare sacrifici per ottenerle, ma non troviamo tempo per l'unica cosa che conta veramente: L'Eucarestia. In essa è presente ciò che il nostro cuore cerca in ogni cosa che fa: la pienezza, la gioia, il per sempre. L'Eucarestia è il tesoro nascosto nel campo, per cui dobbiamo chiedere a Maria che ci aiuti a saper vendere tutto per poterlo acquistare.


    immagine copertina libro


    © - PARROCCHIA DI RASTIGNANO