PARROCCHIA DI RASTIGNANO
PUBBLICAZIONI DISPONIBILI PER UNA LETTURA PERSONALE E MEDITATIVA

immagine copertina libro


logo mater dei





Preghiera a san Giuseppe
affidata da Papa Francesco a tutta la Chiesa
nell'anno di san Giuseppe 2021-22




Glorioso Patriarca San Giuseppe,
il cui potere sa rendere possibili le cose impossibili,
vieni in mio aiuto in questi momenti di angoscia e difficoltà.
Prendi sotto la tua protezione le situazioni tanto gravi e
difficili che ti affido,
affinchè abbiano una felice soluzione.
Mio amato Padre, tutta la mia fiducia è riposta in te.
Che non si dica che ti abbia invocato invano,
e poichè tu puoi tutto presso Gesù e Maria,
mostrami che la tua bontà è grande quanto il tuo potere.
Amen






pag. 2







PREGHIERA A SAN GIUSEPPE
TERRORE DEI DEMONI


San Giuseppe, terrore dei demoni,
getta il tuo sguardo solenne
sul diavolo e su tutti i suoi servi
e proteggi con il tuo possente bastone.

Sei fuggito attraverosl a notte
per evitare i disegni malvagi del diavolo;
ora, con il potere di Dio,
colpisci i demoni mentre fuggono da te!

Ti preghiamo,
conseci la tua speciale protezione
ai bambini, ai padri, alle madri, alle famiglie e ai moribondi.


Per grazia di Dio,
nessun demone osi avvicinarsi a ni mentre tu ci sei vicino,
quindi ti preghiamo di starci sempre vicino!
Amen.




pag. 3





San Giuseppe, il mio papà

La scoperta di "essere figlia", di Raffaella Calza

Mi vergogno tantissimo ad ammettere che non conoscevo nulla, o quasi nulla, di San Giuseppe. Non lo conoscevo perchè non lo pregavo, e non pregandolo non potevo neppure amarlo. Quandoo è morto mio mio padre, quest'estate, istintivamente ho iniziato a sedermi in Chiesta vicino alla sua statua, come per senso di protezione; mi sentivo più sola, priva in questo mondo di quella figura così importante, guardando San Giuseppe mi sentivo, di nuovo, figlia, in modo però specialissimo.
Ciò che non vediamo e non possiamo toccare è molto più profondo, vero e reale, a volte, di ciò che abbiamo dabanti agli occhi: l'unico problema è che rimane nascosto.
San Giuseppe ha giocato con me a nascondino, ed io l'ho dovuto trovare, e per trovarlo l'ho dovuto invocare, a volte anche gridando: come una bambina un pò confusa, ho chiesto aiuto, ho chiesto spiegazioni, ho chiesto una direzione. Nessuno mi rispondeva, ma lui mi ha risposto; lui mi ha veramente consolato.

Così ho imparato ad essere di nuovo figlia in modo unico, grazie a San Giuseppe. Essere figlia, cioè capire di essere amata per quello che sono e non per quello che faccio, non faccio, o sbaglio. Essere figlia del Padre nostro che è nei cieli significa mettersi nell'ottica che, anche se nessuno vedrà mai le tue lotte interiori, le tue sofferenze, i tuoi sforzi, c'è il Signore che guarda al tuo cuore, e ti salva. In fondo l'esistenza terrena di Sn Giuseppe è stata tutta silenzio e nascondimento, e persino dopo la morte di gesù Sn Giuseppe è rimasto nascosto per lungo tempo alla venerazione delle persone! Non importa, quindi, dimostrare nulla a nessuno, non importa anche se a volte sembriamo veramente invisibili, nonostante tutto il nostro impegno: c'è chi ci guarda dall'alto in modo unico e paterno e non spreca nessuna delle nostre buone intenzioni!

pag. 4




San Giuseppe mi ha "adottato" spiritualmente, proprio nel momento in cui sentivo più la mancanza di una figura paterna, facendomi capire che, anche se tutto va avanti non secondo i tuoi disegni, forse è pure meglio: il difficile arriva dopo, quando devi abbandonare i tuoi pensieri, che ti sembrano così importanti e decisivi, e smetterla di voler controllare sempre tutto e tutti, per imparare ad essere docile, come lui. Come Maria.

Giuseppe mi ha affascinato da subito, perchè è un "ribelle al contrario". In un mondo e in una società in cui vinci solo se urli più forte, se sei acclmato sui social, se riempi la tua vita di mille attività per poterle raccontare ai tuoi amici, o, ancora peggio, se fai finta di essere quello che non sei per non disturbare gli altri, allora essere devoti e quindi imitatori di San Giuseppe diventa veramente un atto rivoluzionario. E' rivoluzionario rimanre in silenzio quando si subiscono umiliazioni, è rivoluzionario non lamentarsi, accettare la Volontà di Dio con amore e confidenza, ubbidire con fiducia alla voce del Signore (che ci parla oggi attraveros quegli angeli che sono i sacerdoti): i veri cristiani sono meravigliosi paradossi viventi, alla scuola di Gesù, Maria,e, ora lo so, anxhe di Giuseppe. Dolori, tribolazioni, angustie, ma anche una grande gioia ed una grande pace, che possiamo sempre trovare, ogni volta che lo desideriamo, in Gesù Eucarestia.

Ora, tutti questi bei pensieri e queste intuizioni non varrebbero nulla, se non fossero stati corroborati, per così dire, dalle parole dei Ministri di Dio che, con le loro omelie e catechesi su San Giuseppe, mi hanno trasmesso tantisismo amore per questo santo; la Chiesa non ci lascia soli, non ci lascia orfani.
Grazie di cuore a don Giulio e a Padre Francesco.

Siamo piccole creature piene di miseria, ma Dio lo sa, quanto amore abbiamo dentro, e con quell'amore possiamo salvare noi stessi e gli altri.

pag. 5




Tutti desideriamo essere figli, perchè tutti desideriamo essere guidati, amati, protetti: ancora prima di essere padri o genitori su questa terra, credo che si debba imparare ad essere figli, nell'obbedienza e nel lasciarsi amare da qualcuno, fidandoci totalmente.

Concludo, invitando tutti, ma proprio tutti, ad "andare da Giuseppe". Ite ad Joseph! Vorrei gridarlo, non perdete tempo come ho fatto io: ite ad Joseph, subito ora, in tutte le vostre necessità, angustie,dolori, scelte difficili, incomprensioni.
Lasciatevi custorie da San Giuseppe: vi mostrerà la cura amorevole che Dio ha per voi.
Vi riscoprirete, alla fine, pieni di gioia, di gioia vera, e grati, perchè figli e figlie, perchè portatori e portatrici di una dignità incommensurabile, che nessuno mai potrà togliere, ma che purtroppo, troppo spesso, siamo noi che ci dimentichiamo di avere.

Grazie. San Giuseppe, che tu possa essere sempre la mia guidda e la mia consolazione, come lo sei stato per Gesù e per tutti gli uomini di buona volontà che hanno sperimentato la tua intercessione.

***


Caro papà, tu sai
caro papà, tu puoi,
caro papà tu vedi
caro papà, provvedi



(preghiera insegnatami da un mio caro amico frate, che la recita dopo ogni Santa Messa, al momento del ringraziamento... Come sarebbe bello se la "adottassimo" tutti!)

***


pag. 6




IL CAMMINO VERSO LA
CONSACRAZIONE
A SAN GIUSEPPE IN 5 TAPPE

catechesi di Padre Francesco Maria
Budani

I TAPPA

Mercoledì 21.02.2024

LA DEVOZIONE A SAN GIUSEPPE,
RIMASTA "NASCOSTA" E SCONOSCIUTA
PER SECOLI, E' LA DEVOZIONE PIU'
IMPORTANTE E FRUTTOUOSA DOPO
QUELLA A MARIA SANTISSIMA
(1)


  Cari fratelli e sorelle, nella storia della teologia e della devozione popllare, non tutto e subito è chiaro ai fedeli cristiani. Mi spiego: nei primi secoli, ovviamente, l'argomento centrale della devozione e della fede era Gesù, perchè il cristianesimo si innestava in un ambiente pagano, pieno di divinità diverse. Noi sappiamo, però, che c'è un solo Dio (Padre, Figlio, e Spirito Santo: la Trinità), che esiste da prima dei secoli e che ha fatto tutte le cose: per questo era necessario che gli esseri umani si abituassero a questa idea, che ci fosse un solo Dio.
____________________

1 - Riflessione liberamente tratte dal prezioso libretto: "Il Mese di san Giuseppe" di Mons. Gioachino Brandi

pag. 7



  Approfondendo man mano la teologia, vediamo che è piaciuto al Signore comunicarsi alle anime anche attraverso degli intermediari eccellenti, in questo modo, per esempio, abbiamo scoperto la devozione alla Madonna - a partire dal II, III secoli - ,devozione che si è andata ampliando lungo i secoli, e che è, secondo San Luigi Maria Grignion de Montfort, "il segreto che Dio rivela a coloro che vuole certamente salvi". Chi è devoto della Madonna, infatti, inevitabilmente riceve i suoi influssi materni, è aperto a questi, e proprio grazie ad essi viene condotto in porto da Lei, a cui è stat affidata ogni grazia sotto il Cielo.

  Nella storia della Teologia si arriva a consapevolaezze maggiori con il passare dei secoli: San Tommaso diceva che boi siamo come dei nani sulle spalle di giganti, di coloro, cioè, che ci hanno preceduto.

  La devozione a San Giuseppe, della quale cominciamo a parlare quest'oggi, questo mercoledì, e della quale parleremo per i prossimi mercoledì, è proprio così, è un segreto che è stato tenuto nascosto dal Signore per secoli. Tale segreto è iniziat a venire fuori nel XV, XVI secolo, con i primi predicatori francescani (San Bernardino da Siena in particolare, che ha dedicato a San Giusppe delle meravigliose omelie) e ancor di più con S. Teresa d'Avila, grande riformatrice del Carmelo, che ha intitolato a San Giuseppe tutte le sue fondazioni. Arriviamo così alla devozione al padre putativo di Gesù che, oltre ad essere la più bella delle devozioni dopo quella che riserviamo alla Madonna, è anche la più fruttuosa. Basta pronunciarli, questi nomi: Maria, Giuseppe, per sentirsi trasportati in un'atmosfera elevata, quasi divina, perchè essi indicano il riflesso terreno della bellezza della Trinità divina. Maria, Gesù e Giuseppe sono coloro che la teologia chiama "Trinità terrena", e il Figlio, seconda persona della Santissima Trin ità, prende l'umanità del mondo, si riveste di una carne umana, entra in una famiglia, costituita appunto da tre persone: padre, madre e figlio.

pag. 8



  Per questo la Beata Vergine Maria e San Giuseppe entrano proprio per il ruolo al quale sono stati chiamati da nostro Signore, nell'economia della Redenzione e dell'Incarnazione - l'atto, l'azione più elevata, bella e singolare che Dio abbia compiuto al di fuori di sè -. Pensate: l'Incarnazione è qualcosa di più elevato e più grande della nostra Creazione! Dio nella creazione trae tutte le cose dal nulla, ma nell'Incarnazione si lega - Lui infinito Creatore -, alla finitezza creaturale di un corpo umano. Lui, che in sè stesso perchè Dio nonp uò soffrire, non può patire, si rende passibile, e quindi può soffrire nella Sua umanità.
  La preziosità di una devozione si rivela dalla misura dell'altezza della dignità del Santo a cui si rivolge, quindi del grado di perfezione che egli ha raggiunto, e ve lo anticipo -, come vedremo in questa meditazione, dopo la Beata Vergine Maria nonc'è altro santo che siaarrivato alle altezze a cui è arrivato San Giuseppe. Esclusa la Santa Vergine (che è un discorso a parte), è nessun altro tocca i vertici di santità che ha toccato lui, per la quantità di grazia (che è ciò che rende santi) e per la sua corripondenza fedelissima e perfettissima alla grazie.

LA FUNZIONE PATERNA DI SAN GIUSEPPE


  San Giuseppe è stato, insieme alla Beta Vergina e a Gesù, non solo riflesso terreno della Trinitù celeste, ma, in quanto padre putativo, è stato riflesso del Padre terno. Egli riposta sulla terra la perfeezione e la funzione della paternità: la sua vita è tutta un inno alla gloria del Signore, per questo la devozione a San Giuseppe è la più feconda, proprio perchè lui è il riflesso della paternità del Padre.
  Dicono i santi che trattenersi in preghiera insieme a San Giuseppe, raccogliersi con lui, fa sperimentare all'anima una dolcezza ineffabile, perchè essa si riposa sul petto sul quale tante volte si è poggiato il pargolo divino, Colui che è l'Amore

pag. 9



sostanziale increato fatto uomo. Stringendoci allora a San Giuseppe noi possiamo sperimentare questo amore paterno, questa funzione paterna che San Giuseppe ha svolto per missione divina proprio nei confronti del Figlio divino, e che adesso dal Cielo svolge ancora, in un modo del tutto singolare, nei confronti del corpo mistico di suo Figlio legale e putativo.
  A Fatima, durante l'ultima apparizione del 13 ottobre, Suor Lucia racconta nelle sue memorie che dopo il miracolo del sole è apparso proprio San Giuseppe con in braccio Gesù Bambino, ed entrambi benedicevano la folla!
Dio ha affidato nel mondo a San Giuseppe una funzione paterna, nei confronti di Gesù, funzione paterna che non gli ha tolto, adesso che regna nella gloria.
  Dopo la Beata Vergine Maria, è lui l'ispiratore dei pensieri più santi, delle opere più perfette, perchè la sua stessa vita è stata un riflesso non solo della paternità del Padre, ma della perfezione di Gesù: San Giuseppe è colui che insegnato l'arte umana al Figlio di Dio. La sua vocazione, la sua missione, il ruolo a cui il Signore l'ha chiamato è una vocazione altissima.
  Noi tutti esseri umano siamo vocati, chiamati, eletti ad una missione; ciascuno di noi ha la sua missione, e il Signore non ci fa mancare le grazie necessarie all'adempimento dei doveri del nostro stato, della nostra missione. Tale è la missione che ci affida, tante saranno le grazie che ci darà, e anche di più, in sovrabbondanza.
  Quando Dio ha creato tutte le cose ha detto "Fiat", "sia": "sia la luce, siano gli animali", ma quando ha creato l'uomo ha detto "Facciamo l'uomo a nostra immagine e somiglianza". Come vi ho anticipato, l'opera più grande di Dio non è la Creazione, ma l'Incarnazione e la Redenzione, in questa opera "ad extra", cioè al di fuori di Lui, verso la quale converge tutta la creazione e tutta la storia, insieme a Maria San Giuseppe svolge un ruolo essenziale, fondamentale, al quale è stato chiamato Dio. Egli per così dire, si imparenta con Dio, umanamente parlando, perchè di fatto Colui che si rivolge al Padre del Cielo come padre,

pag. 10



(Gesù), si rivolge a San Giuseppe nello stesso modo: "Abba', padre!". Colui che dà anche a noi il potere di dire "Abba' Padre" al Dio del Cielo, perchè Lui può rivolgersi così al padre del Cielo, si rivolge alal stessa maniera a San Giuseppe: capite quindi il ruolo incredibile che è stato affidato a San Giuseppe?


SAN GIUSEPPE SPOSO
CUSTODE E PRIMO CONSACRATO A MARIA E
GESU'


  Per comprenderlo ancora un pò meglio, vorrei far riferimento ai documenti della Chiesa, in particolare alla costituzione "Ineffabilis Deus", con la quale Pio IX proclama il dogma dell'Immacolata Concezione di Maria. Dice questo documento di altissima importanza dogmatica e dottrinale, scritto da un papa, peraltro beato:
"Dio, fin dal principio e prima dei secoli, scelse e preordinò al Suo Figlo una madre, nella quale si sarebbe incarnato e dalla quale poi, nella felice pienezza dei tempi, sarebbe nato, sarebbe nato, e, a preferenza di ogni altra creatura, la fece segno di tanto amore da compiacersi in lei sola con una singolarissima benevolenza. Per questo mirabilmente la ricolmò più di tutti gli angeli e di tutti i santi, dellìabbondanza di tutti i doni celesti, presi dal tesoro della sua divinità.
Così ella, sempre assolutamente libera da ogni macchia di peccato, tutta bella e perfetta, possiede una tale pienezza di innocenza e santità, di cui, dopo Dio, non se ne può concepire una maggiore, e di cui, all'infuori di Dio, nessuna mente, nè umana nè angelica, può riuscire a comprendere la profondità."

  Capite che cosa ha fatto Dio per la Vergine? L'ha vista prima dei secoli! Dio, quando ha creato tutte le cose, ha stabilito che avrebbe preso un corpo umano e che l'avrebbe fatto per mezzo di una donna, per mezzo di Maria.
  Parallelamente, parafrasando il Papa, possimo dire che fin dal principio e prima dei secoli, Dio ha scelto e

pag. 11



preordinato a Suo figlio un custode, un padre terreno. Dio ha parimenti scelto e preordinato alla madre di Lui - colei che si è scelto preima dei secoli - uno sposo, un custode della verginità, della purezza e della santità, tutti tesori incredibili che Dio stesso, in vista di quell'evento incredibile e inaudito che è l'Incarnazione, aveva dato a lei, la Vergine nascosta nella casa di Nazaret.   Proprio in vista di questa missione, Dio ha coinvolto San Giuseppe negli splendori della Sua Maestà, ha profuso e infuso, su di lui i tesori della Sua sapienza e della Sua potenza, per stampare in lui un'orma più incisiva, più vera, più presente, più profonda, del Suo spirito creatore. Pertanto, insieme alla Vergina Maria, Dio lo ha collocato tra le gerarchie più elevate del creato, immediatamente accanto, appunto, alla primogenita tra tutte le creature, a colei che dall'inizio e prima dei secoli Egli si è scelto come madre.
  San Giuseppe è davvero - perchè così lo ha fatto Dio - lo sposo degno e santo di Maria. Dio che tutto proporziona in armonia stupenda, ha dato alla Vergine Santa, di cui abbiamo sentito cantare la grandezza dal Papa Pio IX in un documento dogmatico, uno sposo veramente degno. Se pensate alle grandezze di Lei, cioè che non vi è - non vi può essere, e mai vi sarà - creatura al mondo più cara a Dio di lei, voi capite che tesoro ha dato Dio a San Giuseppe, e pertanto che missione gli ha dato, e pertanto di quali grazie egli lo ha cotituito!

  Dice il salmista: "Chi salirà il monte del Signore? Chi ha mani innocenti e cuore puro". E' proprio così: San Giuseppe è colui che ha mani innocenti e cuore puro, puro di una purezza mi viene da dire contaminata da alcuna macchia. La Santa Vergine è per eccellenza la santificatrice di tutte le anime: che le sta accanto, chi ne respira il profumo divino, ne viene quasi inondato, di conseguenza viene riempito di santità e grazia per semplice effusione della sua presenza. Un esempio è il discepolo che Gesù amava, San Giovanni Evangelista, che ha preso Maria con sè, nella sua casa,

pag. 12



e che, dopo esserle stato accanto, è diventato l'evangelista della carità: è lui, infatti, il cantore della carità, è lui che ci dice che Dio è amore. Come è arrivato a questi lumi, a queste altezze? Perchè era accanto alla Madonna, all'illuminatrice. Vedete, però, Giovanni le è stato accanto alal fine della sua vita, mentre Giuseppe le è stato accanto per tutta la vita, da sposo, prendendosene cura.
  Noi giustamente ci consacriamo alla Vergine, secondo San Luigi Grignion De Montfort, per appartenere di più a Gesù, ma il primo consacrato alla Vergine e il primo consacrato a Gesù è proprio San Giusppe, lui che era ripieno di carità e santità, che ha vissuto in intimità di sposo sotto il medesimo tetto con il medesimo ideale di custodie e preparare il Redentore del mondo insieme a lei. Possiamo misurare l'influsso che lei, l'Immacolata, ha potuto avere su di lui? Che giramenti di testa!Santità su santità, grazia su grazia!
  San Francesco di Sales, riportando questo fatto della santità di entrambi, dice che la Vergine è come uno specchio posto dinanzi al sole che è Gesù, specchio che riflette perfettamente la forma e la luce di quel sole; San Giuseppe è un'altro specchio, posto dinanzi allo specchio che è la Vergine e viene illuminato e risplende della medesima luce. E' eccellente, divina,l'immagine di Dio che risplende nella Santa Vergine, ed è eccellente e divina l'immagine di Dio che risplende in San Giuseppe.

LA SANTITA' PERFETTA DI SAN GIUSEPPE, CHE
HA CORRISPOSTO FEDELMENTE ALLA GRAZIA
CON IL SUO INCESSANTE "FIAT"

  La missione affidata a San Giuseppe era tutta a salvezza del mondo; pertanto, e qui vengo al punto, gli fù assegnata una quantità di grazia tale, seconda solo a quella della Vergine Maria, perchè non c'è nessun altro nella storia che sia stato chiamato ad una missione così alta.

pag. 13



Come ho detto in principio, Dio, insieme alla missione che ci dà, ci dà anche le grazie per adempierle. Cosa cambia? Cambia solo la nostra corrispondenza. Come corrispondiamo, noi, alle grazie che il Signore ci dù, e che sono preludio di altre grazie? (Perchè, come sapete, se il Signore ci dù una grazia e noi xorrispondiamo positivamente, Egli ce ne dà un'altra, e così di grazia in grazia ci porta ad una crescita di santità). San Giuseppe ha corrisposto in modo perfettissimo; pertanto, sia per la grazia iniziale a motivo della sua missione, sia per quanto ha corrisposto, è giunto ai vertici della perfezione, di una santitò pari alla sua dignità, dignità di padre putativo del Verbo divino fatto uomo.
  Gesù ad un certo punto del Vangelo fà un elogio a San Giovanni Battista, e dice che "Tra i nati di donna non vi è uno più grande di lui". Ora, dovete sapere che sotto questa affermazione non ricadono nè la Vergine Maria, nè san Giuseppe, che apaprtengono, secondo i teologi, all'ordine apostatico. Ipostasi significa persona: l'ordine ipostatico è ciò che riguarda le tre persone divine, che è totalmente altro rispetto a noi. Voi capite, Dio è totalmente altro rispetto a noi, soprattutto nell'unione che c'è tra Padre, Figlio e Spirito Santo. Ecco, la Vergine Maria e San Giuseppe sfiorano quell'ordine lì, sono al di sopra di ogni essere umano; non solo, ma sono al di sopra anche di tutte le creature angeliche!

  Nessuna grazia, quindi, è mai scarsa nel cuore di San Giuseppe, nessuna ispirazione, nessun impulso al bene che Egli non abbia messo a frutto, a cui non abbia corrisposto, e sul quale non sia volato sulle ali dell'amore e della carità divina.
  Egli è stato sempre il servo fedelissimo, è stato sposo fedelissimo, quando per un prodigio divino è stato designato sposo di Maria: "Non temere, Giuseppe, di prendere in sposa Maria", e lui l'ha accettata. In seguito, si è sentito turbato, ma è andato oltre, attraverso le parole dell'angelo, e ancora non ha detto di no quando doveva mettersi in viaggi con Maria che stava per partorire. Quando l'angelo lo sveglia nel cuore delal notte e gli intima di andare in Egitto, lui risponde: "Si!"

pag. 14



e quando deve tornare a Nazareth, Giuseppe di nuovo dice:"Si!", di modo che la sua vita è stata tutta un insessante "si", un incessante "Amen", un incessante "così sia". Il Signore chiede questo! Non si è lamentato, non ha sollevato questioni, non ha rinnegato, come me e come tanti cristiani di nome, quello che ogni giorno preghiamo nel Padre Nostro: "Sia fatta la tua volontà".   Appena la vedeva, la volontà del Signore - bella, brutta, comoda, scomoda, dolorosa -, egli diceva "Amen", sia fatta la tua volontà, ed è qui, cari fratelli e sorella, e concludo, l'essenza della perfezione: riconoscere la chiamata divina, la volontà di Dio, e corrisponderfi fedelmente, senza lamentele, vivere ad ogni passo della nostra vita disponibili a quello che il Signore ci chiede, dodocili alle mozioni dello Spirito e della volontà di Dio, che spesso si manifesta in ciò che non dipende dalla nostra volontà.
  Spesso fare la volontà di Dio vuol dire accettare con buona pace e senza ribellarci quello che il Signore dispone e noi viviamo, e dire: "Fiat, Amen, sia fatta la tua volontà": questa è la prova del vero e più puro amore.

  Chi vive così, donando costantemente il suo "Fiat", il suo "Amen" al Signore, come San Giuseppe e come Maria, in unione a Gesù, godrà sin da ora del Paradiso, della serenità, di una gioia e di una forza che non sono umane, di quella pace che solo Gesù può dare e che solo dal Cielo può venire.

Siano lodati Gesù e Maria!





pag. 15



II° TAPPA

Mercoledì 22.02.2024

SAN GIUSEPPE SIEDE ALLA SINISTRA
DEL PADRE PERCHE' PADRE PUTATIVO
E CUSTODE DI GESU',
E PERCHE' PARTECIPE, INSIEME
A MARIA, DEL MISTERO
DELL'INCARNAZIONE, PRELUDIO
DELLA REDENZIONE


"Il mio calice lo berrete; però sedere alla mia destra e alla mia sinistra
non stà a me concederlo;
è per coloro per i quali il Padre mio lo ha preparato" (Mt 20,20-23)



Cari fratelli e sorelle, per questa meditazione settimanale sulla figura di San Giuseppe, vorrei prendere spunto dal Vangelo che abbiamo appaena ascoltato, un Vangelo che implicitamente, tra le pieghe, direi quasi ni filigrana, ci parla, a mio parere, prorpio di san Giuseppe.
  Vediamo la mamma dei figli di Zebedeo che si presenta davanti a Gesù, si prostra davanti a Lui, e gli domanda che i suoi due figli siedano, nel Suo regno, uno alla Sua destra e uno alla Sua sinitra. Gesù prima pone loro una domanda (proprio ai figli, non alla madre: quindi, ci fa pensare che accanto alla madre ci fossero i figli), e chiede loro se possono benre il calice che Lui sta per bere. Prima considerazione: il Signore Gesù condiziona lo stare sul trono alla Sua destra e alal Sua sinistra, il regnare nel Suo regno, con il bere il calice che Lui sta per bere. Dopo che questi rispondono a Gesù che si, lo possono bere, allora Gesù conferma che lo berranno, quel calice, ma dice loro di stabilire chi siederà alla destra e alla sinistra nel Suo



regno non spetta a Lui dirlo, perchè "è per coloro i quali il Padre lo ha preparato".

  Io mi sono domandato: chi sono coloro per i quali "il Padre lo ha preparato"? Uno dei posti è evidentemente riservato alla Vergina Maria, la quale siede, come la regina in ori di Ofir (Cf Sal 45, 10), alla destra del re, proprio lei, che noi conosciamo come regina del cielo e della terra: è nomarle, quindi che accanto al Figlio Re dell'Universo via sia la Regina madre. Dall'altra parte, chi potrebbe esserci? Se alla destra c'è la Madonna, alla sinistra, a mio parere, non credo che si peregrino pensare che ci sia seduto proprio San Giuseppe, e questo per diversi motivi di convenienza.

  Il primo motivo lo possiamo dedurre direttamente dalla meditazione della scorsa settimana, nella quale abbiam ricordato come Dio Padre, con un unico ed identico decreto,(2) ha voluto dare al proprio Figlio - quando pianificò di incarnarsi - una madre, cioè la Betata Vergine maria, e, per analogia, anche un padre, ch'Egli ha ritebuto necessario per il compimento dell'Opera dell'Incarnazione. Di fatto, come all'iinizio dei secoli Dio ha pensato, visto e voluto Maria Santissima, così possiamo dire che dall'inizio dei secoli ha pensato, visto e voluto San Giuseppe, in qualità di custode della purezza legale della beata vergina maria e come tutote e padre legale del Figlio divino, che in effetti lo ha chiamato "padre" per i trent'anni della sua vita terrena.

  Viene da pensare, quindi, che il Padre Eterno, abbia preparaot questi posti nel Suo regno proprio a color che avrebbero fatto da genitori umani al Figlio nella Sua Incarnazione.
Questo è il primo motivo di convenienza.
Secondo motivo: Gesù, abbiamo visto, per così dire condiziona lo stare alla Sua Destra e alla Sua sinitra al bere il Suo calice.
_____________________________

1 - Bolla di Costituzione Dogmatica Ineffabilis Deus


pag. 17



Qual'è il Suo calice? Innanzi tutto, in senso stretto, il Calice è la Sua Passione, cioè quanso Egli ha vissuto il Venerdì Santo, a cominciare a quando nel Giardino degli Ulivi, Egli rivolgendo la preghiera al Padre dice: "Passi da me questo calice, ma noncome voglio io, ma come vuoi tu". In senso largo, ma non improprio, in quanto Gesù profetizza a Giacomo e Giovanni che il Suo calice lo berranno, "il calice" è l'adempiomento della volontà di Dio su ciascuno; volontà che è la nostra santificazione, la nostra redenzione, la nostra salvezza, che inevitabilmente passa per la Croce. Ora, la Redenzione, compiuta in un modo definitivo proprio il Venerdì Santo, comincia appunto con l'Incarnazione, perchè come recitiamo nel Credo Egli si è fatto uomo "per noi e per la nostra salvezza": l'Incarnazione è il principio della Redenzione, che si consuma, si attua e termina sul Calvario. D'altronde, come luminosamente afferma l'aureo libro de L"Imitazione di Cristo", "tutta la vita di Gesù è stata Croce e Martirio". Per questo, non è affatto fantasioso e peregrino affermare che, ad aver bevuto al Calice della Volontà del Padre, relativamente alla Redenzione umana, in modo perfettissimo, vi sono color che hanno condiviso, con ruolo singolarissimo, praticamente tutta la vita terrena di Cristo: la Beata Vergine Maria, che, ci dicono i Vangeli, stava sotto alla Croce, nel momento dek farsi stesso della Redenzione, cio+ nel momento supremo in cui tutto si è compiuto, e San Giuseppe, che in un modo unico, singolare, speciale ha partecipato all'opera dell'Incarnazione, principio e parte stessa della Redenzione. Questo è il secondo motivo di convenienza che ci fa pensare che lui possa sedere alla sinistra del Padre.

SAN GIUSEPPE UOMO GIUSTO


  Proseguendo con la riflessione sul Vangelo di oggi, Gesù, dopo aver detto che non sta a Lui decidere chi siederà alla destra e alla sinistra nel Suo Regno, ma al padre, perchè è "per coloro per i quali il Padre lo ha preparato",

pag. 18



dice che coloro che vorrano essere i più grandi tra i Suoi discepoli, dovranno essere servitori: "Voi sapete che i governanti della nazioni dominano su di esse e i capi le opprimono. Tra voi non sarà così: ma chi vuole diventare grande tra voi, sarà vostro servitore e che vuole essere il primo tra voi, sarà vostro schiavo. Come il Figlio dell'uomo, che non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti."
  Il Figlio dell'Uomo, che è Gesù, è stato servito per così dire da San Giuseppe e dalla Betata vergine Maria per trent'anni: in pratica essi hanno votato l'intera loro esistenza al servizio di Gesù. Per tale motivo, San Giuseppe è stato davvero il servo buono e fedele per antonomasia.
  A tal proposito, viene da pensare all'elogio che fa di San Giuseppe il Santo Vangelo. Infatti, nel Vangelo di San Matteo, vi è scritto che San Giuseppe era "giusto", perchè, avendo trovato la Vergine Maria incinta per opera dello Spirito Santo, non voleva ripudiarla, decidendo pertanto di licenziarla in segreto - ma su questo torneremo più avanti, perchè ora vorrei discutere con voi questo termine: "giusto".
  Nella Sacra Scrittura, fatta eccezzione per Gesù che è ovviamente su un'altro ordine, il termine "giusto" è attribuito a pochi essere umani: qualcuno è detto "giusto", qualcun altro è dichiarato "giusto", qualcun altro creduto "giusto". Si possono contare quasi sulla dita di una mano: Abele, Noè, Tobi (il papà di Tobia), Simeone, San Giovanni Battista e, ovviamente, San Giuseppe. Abele viene chiamato "giusto" da Gesù stesso (Mt 23,35): "dal sangue del giusto Abele". Nel libro della genesi, Noè in un paio di occasioni è detto "uomo giusto e integro" tra i suoi contemporanei. Tobia è detto giusto perchè faceva molte elemosina. Per quanto riguarda San Giovanni Battista, viene detto, nel Vangelo di San Marco (6,20), che Erode lo temeva sapendolo "giusto e santo", e nel Vangelo di San Luca il santo vecchio Simeone è detto "giusto e timorato di Dio" (Lc 2,25).

pag. 19



  Perchè è così parca di questa lode agli uomini, la Sacra Scrittura? Perchè giusto per antonomasia è Dio, e quindi, umanamente Gesù. Dio è giusto perchè "Egli solo è santo" (Salmo 145, 17): "Giusto è il Signore in tutte le sue vie, santo in tutte le sue opere". Nel libro del Siracide si afferma in modo categorico che: "Il Signore soltanto è riconosciuto giusto" (Sir 18, 2); Gesù, nella grande preghiera sacerdotale, il giorno dell'Ultima Cena, si rivolge al padre dicendo: "Padre giusto, il mondo non ti ha conosciuto" (Gv. 17, 25). Ancora, San Giovanni Evangelista, nella sua prima Lettera, parlando di Dio, afferma che "Egli è giusto, e chiunque opera la giustizia è nato da lui". Pertanto San Giuseppe, uomo giusto, è nato da Lui.   Consequenzialmente, giusto è Gesù, che è "il Giusto" per antonomasia, tanto nel Nuovo quanto nell'Antico Testamento in quei passi che si riferiscono a Lui: per esempio nel Libro della Sapienza, in cui "dicono gli empi: tendiamo insidie al giusto" (Sap.2,12), o ancora (Sap. 2,18): "Se il giusto è figlio di Dio, Egli lo assisterà", a ancora, Is. 53,11: "Il giusto mio servo giustificherà molti".
  Passiamo al Nuovo Testamento: Mt 27,19, la moglie di Pilato mandò a dire a Pilato: "Non avere a che fare con quel giusto!". In Lc. 23, 47, Gesù viene riconosciuto come "uomo giusto" dal centurione che, vedendo quello che era accaduto, glorificò Dio sotto la croce. Ancora, in un modo davvero lapidario, San Pietro, che in Atti 3, 14, accusa gli ebrei di aver rinnegato "il santo e giusto", poichè essi avevano chiesto che fosse graziato un assassino.

  Capite, allora, quanto grande è l'importanza del termine "giusto"! Essere giusto significa vivere in perfetto accordo, in piena conformità con la volontà divina, e san Giuseppe, in ogni sorta di eventi, favorevoli o avversi, si conformò sempre ad essa. Essere giusto vuol dire essere santo, e davvero santo era San Giuseppe, santo e giusto al punto che possiamo facilmente attribuire anche a lui quanto affermato dal profeta Geremia: "Signoe degli eserciti, che provi il giusto e scruti il cuore e la mente" (20, 12).

pag. 20



  La prima prova del "giusto" Giuseppe fu appunto quella che viene riferita dal Vangelo di San Matteo, quando, prima che Maria e Giuseppe andassero a vivere insieme, lui trovo la sua sposa incinta per opera dello Spirito Santo: Giuseppe, suo sposo, che era appunto giusto, non voleva ripudiarla e decise di licenziarla in segreto. Ora, pensare che il turbamento di Giuseppe potesse venire da una mancanza di fiduci nei confronti di Maria Santissima, oltre che ripugnante alla ragione, è aberrante, perchè non può San Giuseppe aver avuto un simile pensiero, non può aver dubitato men che mai alla fedeltà di Maria Santissima, conoscendone l'altissima rettitudine morale, conoscendone la santità unica. Il fidanzato, il promesso sposo della creatura più perfetta che Dio ha creato sotto il Cielo, aveva una altissima considerazione di Lei!.
  Il suo timore, quindi, non derivava dalla mancanza id fiducia verso di lei: quando la vide incinta, egli comprese subito il mistero di quel bambino concepito nel grembo della sua amata, e non dubitò nemmeno un istante della sua purezza ed innocenza. Semplicemente, non si sentiì all'altezza di un compito così alto, e dubitò delle sue capacità reputandosi indegno. Pertanto, sapendo che la Beata Vergine Santissima, che gli era stata data in sposa, apparteneva innanzitutto a Dio, non reputando assolutamente di meritare in alcun modo di starle accanto e, soprattutto, di aver parte attiva all'opera dell'Incarnazione, facendo da padre sulla terra al figlio di Dio, per giustizia nei confronti di Dio e per amore nei confronti della Santa Vergine, per il ruolo che il Signore l'aveva chiamata a compiere e svolgere nel mondo, decise di separarsi da lei, in silenzio, segretamente: nella sua immensa, grandiosa umiltà non si riteneva degno di essere custode di un tale mistero e dono di Dio.
Questo, cari fratelli e sorelle, non sono io a sostenerlo, ma moltissimi santi Dottori della Chiesa di tutti i tempi, come ad esempio San Basilio Magno, San Giovanni Crisostomo, San Tommaso d'Aquino, San Bernardo di Chiaravalle;

pag. 21



quest'ultimo scrive, a proposito, delle parole meravigliose, che desidero riportarvi integralmente:
  "Perchè San Guyseppe voleva lasciare Maria? Ascoltate non solo me, ma anche i Padri dela Chiesa. Giuseppe voleva lasciarla per lo stesso motivo per cui Pietro implorò il signore di allontanarsi da lui ("Allontanati da me, Signore, perchè sono un peccatore"), e per lo stesso motivo per cui il centurione non lo fece entrare in casa ("Signore, io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto"). Così Giuseppe, considerando se stesso indegno e peccatore, si disse che un uomo come lui non avrebbe dovuto vivere sotto lo stesso tetto con una donna così grande ed eccelsa, la cui dignità meravigliosa e superiore lo riempivano di venerazione. Con timore e tremore, egli vide che ella portava sicurissimi segni della presenza divina e, poichè non riusciva a comprendere il mistero, voleva allontanarsi da lei. Pietro era terrorizzato della grandezza del potere, il centurione temeva la maestà della presenza. Anche Giuseppe, come essere umano, era impaurito dalla novità del grande miracolo, dalla profondità del mistero, e così decide di lasciarla in silenzio. Siete così sorpresi del fatto che Giuseppe giudicò se stesso indegno della compagnia delal Vergine in attesa? Dopotutto, non avete sentito che anche Elisabetta non poteva sostenere la presenza di lei senza timore e venerazione? Lei stessa dice: "A che debbo che la Madre del mio Signore venga a me?" Questo è il motivo per cui Giuseppe decise di lasciarla".

  San Tommaso lo spiega ancora più incisivamente, con poche parole, dicendo: "Era più facile per lui (Giuseppe) credere che la profezia di Isaia si era compiuta in lei, piuttosto che pensare che ella si fosse lasciata andare alla dissolutezza. Per questo, considerandosi indegno di vivere con una persona di una santità così grande, voleva licenziarla in segreto".
  Qui comprendiamo da dove nasce l'angustia di Giuseppe, che poi viene risolta dall'angelo che gli appare in sogno e che gli dice appunto di non temere: la sua angustia nasce proprio dal rinunciare alla vicinanza di Maria Santissima poiche si sentiva di essere indegno.

pag. 22



Rinunciando a Maria, Giuseppe cerca e crede di onorare Dio: lo fa, cioè, per amore di Dio. Per amore di Dio egli rinuncia invero a quanto ha di più sacro, di più prezioso sotto il cielo: rinuncia all'affetto umano più gande che potesse avere, quello nei confronti della sua sposa perfettissima - un affetto ordinatissimo e purissimo, al quale però egli non esita a rinunciare, proprio per amore di Dio.

  Veniamo ora a noi: cosa ci insegna San Giuseppe, lui che, per amore di Dio, è pronto a rinunciare alla sua sposa, a farsi da parte? Ci insegna a non essere attaccati ai nostri affetti troppo spesso disordinati, affetti che spesso sono contrari a Dio, all'amore di Dio e alla fede.
  San Giuseppe era disposto a sacrificare il suo futuro con Maria, la sua stessa vita per amore a Dio, dimostrando, in tal modo, di essere giusto. Il giusto dà a ciascuno il suo, e a Dio, che ci dà tutto, noi dobbiamo dare tutto; il giusto dà tutto a Dio, anche ciò cui è più affezzionato, anche ciò che ha di più prezioso.
  Questo dobbiamo imparare noi da San Giuseppe, noi che, ripeto, troppo spesso non riusciano a distaccarci da persone, da situazioni, da vizi che non ci rendono felici ma troppo spesso schiavi: ciò che in effetti non siamo disposti a sacrificare per amore di Dio, è proprio ciò che ci tiene lontani da Dio e che ci schiavizza, perchè, ricordiamolo: la dove è il nostro tesoro, la sarà il nostro cuore (Mt 6, 21) e nulla vi è di più oddioso che prediligere le creature al Creatore.

Siano lodati Gesù e Maria!





pag. 23



III° TAPPA

Mercoledì 06.03.2024

SAN GIUSEPPE E LE SUE EMINENTI
VIRTU': POVERTA', UMILTA' E PAZIENZA



  Cari fratelli e sorelle, negli scorsi incontri abbiamo visto come, al di fuori di sè, Dio non abbia compiuto opera più grande e imporatente dell'Incarnazione, opera che è più grande della Creazione stessa. Nella Creazione, infatti, Dio trae dal nulla le cose e le porta all'esistenza, non in un universo immenso ma finito; nell'Incarnazione, invece,Egli, che è il Creatore infinito, che è l'Autore dell'iuniverso intero, viene nella pienezza dei tempi all'interno della Sua creazione, e questa è la cosa più grande, perchè la Creazione non è Dio, è la Sua opera, mentre nell'Incarnazione Lui si fà opera stessa. Fa girare la testa!
  La settimana scorsa abbiamo visto come questa meraviglia abbia avuto inizio con l'Annunciazione, quando la Vergine Maria, prima di andare ad abitare con San Giuseppe, si ritrova incinta per opera dello Spirito Santo; Giuseppe, uomo giusto, decide di licenziarla in segreto, temendo di prenderal come sposa per dignità altissima e per l'elevatissimo incarico al quale si sente indegno, compreso pienamente di un santo timore di Dio. Egli pensava dunque di licenziarla in segreto, ma poi riceve la conferma dal Cielo, dall'angelo ("Non temere di prendere come sposa Maria"), e lui accetta questo incarico che gli viene dall'alto, portandolo poi a termine egregiamente.
  Oggi, cari fratelli e sorelle, vorrei considerare insieme a voi proprio l'evento che per così dire porta a compimento l'Incarnazione, che incomincia, è vero, nell'Annunciazione, ma che si realizza in pieno il giorno della Natività del Signore.
Proprio a Betlemme vorrei andare insieme a voi per ammirare

pag. 24



anzi tutto la via stretta che il Signore introduce nel mondo, una via strettissima percorsa primariamente da Lui stesso, e poi da coloro che Lui ha scelto come Suoi collaboratori principali Giuseppe e Maria.
  Per percorrere questa strada sono necessarie alcune virtù che ne sono parte integrante, la povertà e l'umiltà, che risplendono fulgidissime proprio a Betlemme, manifestazione e riflesso della povertà e dell'umiltà che Dio ha voluto scegliere a compagne della Sua vita in quanto uomo. Il Creatore, il Signore dei signori, il Re dei re, viene al mondo, nell'Opera più grande possibile, viene sulla terra, e non c'è posto per Lui, trova solo una stalla, anzi, una grotta, che funge da stalla, non c'è nessuna pompa magna, nè re, nè araldi, nè oro - non c'è niente! - Ecco allora le due virtù che risplendono, e ad esse se ne aggiunge un'altra, che è come il frutto di queste due: la pazienza. Questa è la via: povertà, umiltà e pazienza, per trovare la pace in terra e per giungere al Cielo e alla salvezza. Si tratta senz'altro di una via aspra, ma che Gesù ci ha mostrato col Suo esempio vivo, e che San Giuseppe e la Betata Vergine Maria hanno vissuto in modo eminente.


SAN GIUSEPPE E LA POVERTA'


  Vediamole insieme, queste virtù, a cominciare dalla povertà, innanzitutto. La povertà materiale senza la povertà spirituale non vale nulla, perchè io posso essere povero, ma ricco di avidità interiore, ricco di invidia per quello che non ho, pieno di bramosia e cupidigia: un povero animato da tali sentimenti non è povero evangelcamente parlando, perchè il vero povero è quello del Vangelo nel capitolo delle Beatitudini, "il povero in spirito" - "Beati i poveri in spirito" -
  La povertà di spirito è l'attitudine al distacco affettivo, la serenità nell'avere e nel possedere quello che Dio vuole, senza cercare di andare al di sopra delle nostre forze, senza lasciarsi possedere da quel che uno crede di avere.

pag. 25



  E' veramente paradossale, tanto per la povertà, quanto per l'umiltà, quanto anche per la pazienza, come in effetti queste siano vie che conducano a punti insperati. Dall'umiltà nasce l'elevazione: "chi si umilia sarà esaltato", lo dice il Signore.Dalla pazienza viene la gioia, e dalla povertà deriva la ricchezza. 2Cor 6,10: "Siamo poveri, ma facciamo ricchi molti": esiste gente che non ha nulla, ma che invece possiede tutto.
  Non era forse San Giuseppe privo di tutto? Io vi chiederei di mettervi un attimo nei suoi panni.Maria, sua molgie, aspetta un bambino, non un bambino qualunque, ma Dio fatto uomo . e lui lo sa -; Giuseppe bussa a destra e a sinistra in una notte di freddo inverno, e non c'è posto per loro, da nessuna parte.
  Ecco l'angustia di un padre che non ha da dare da mangiare ai suoi figli, l'angustia di un padre che non ha di che provvedere ai propri figli e di come prendersi cure di sua moglie. Ora, noi siamo uomi e donne del XXI secolo, ma io faccio un appello al più intimo della nostra natura: c'è forse un'angustia, una umiliazione più grande, per un padre, per un marito, di quella che viene dal non essere in grado, di non avere i mezzi per prendersi cura della moglie e dei figli? E' nella natura umana! Sapete quale è l'orgine della parola "patrimonio"? Deriva dal latino: "patris munus", ossia "ufficio, compito del padre": significa che il padre si deve occupare dei mezzi di sostentamento drlla famiglia. En passant, vorrei aggiungere che il termine "patrimonio" fa il paio con un altro termine, cioè quello di "matrimonio", "matris munus", "ufficio, compito della madre": e non è forse la donna il collante della famiglia, la colonna su cui si fondono tutte le relazioni familiari? Ai nostri tempi e nella nostra società queste due cose si vanno intrecciando, anche per male inteso senso di superiorità che si è voluto dare all'ambito patrimoniale, però nella cultura tradizionale era così. In effetti, se ci pensate, anche oggi lo possiamo vedere: noi uomini, per così dire, nella conduzione della famiglia siamo un pò accessori perchè, se la donna è forte, la famiglia tiene.

pag. 26



  Tornando a San Giuseppe, lui si era trovato senza mezzi, povero, ma dall'altra parte era ricco di tutto, perchè con li c'era Gesù, il datore di ogni bene. Spesso San Giuseppe viene raffigurato con in braccio il Bambin gesù che tiene in mano un globo, simbolo dell'universo. Questa iconografia rappresenta una grande verità: San Giuseppe sostiene in braccio Colui che sostiene l'universo! E nella grotta di betelmme, così come nella vita, egli è stato davvero povero di tutto, ma ricco di Gesù, e quindi di tutto. Materilamente povero, ma ricco di una nobiltà d'animo che nessuno gli ha mai potuto togliere: è la nobiltà d'animo a rendere davvero ricco e bello chi ce l'ha, e San Giuseppe ce l'aveva in grado eminente. San Giuseppe è inoltre ricco di gioia, una gioia che deriva dall'amore immenso; egli ni questa povertà e con spirito di povertà accetta le umiliazioni e le privazioni, e se da un lato fanno soffrire, dall'altro ne gioisce, perchè ne può fare un'offerta gradita a Dio, che si è fatto povero tra le sue braccia per amore nostro.

SAN GIUSEPPE E L'UMILTA'


  La virtù della povertà, quando è vissuta veramente, contenti dello stretto necessario, e a volte anche di meno dello stretto necessario, se è quello che ci chiede o che promette il Signore, ha come conseguenza il vuoto di noi stessi, e quindi la seconda virtù che risplende nel presepe:l'uniltà.
  L'umiltà è il vuoto di dell'io, comdzione necessaria per essere riempiti di Dio.
  L'ho detto tante volte, è un concetto a me molto caro: IO e DIO siamo INVERSAMENTE PROPORZIONALI. Che cosa vuol dire? Più aumento IO, il mio orgoglio, più DIO diminuisce in me; più aumenta DIO, più diminuisco IO.
Se sono pieno IO, pieno di superbia e di orgoglio, non c'è spazio per DIO, perchè tutto lo spazio che Dio vorrebbe occupare dentro di me, lo occupo io con il nulla di me stesso.

pag. 27



  Senza di Dio, io sono un nulla, posso diventare ricco solo con Dio.
  San Giuseppe è veramente spogliato di sè stesso, veramente umile, come la Vergine Maria, perchè partecipe della stessa missione. "Ha guardato all'umiltà della sua serva", dice Maria nel Magnificat, "grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente".
  San Giuseppe non parla, rimane in silenzio. Nella sua umiltà si fa da parte, tace, si mette autonomamente in secondo, in terzo piano: è sempre dietro, sempre alle spalle, sempre e solo "al servizio". Quando Gesù, che era stato smarrito nel Tempio a Gerusalemme, viene ritrovato, San Giuseppe manda avanti la Madonna, e la Madonna dice a Gesù: "Tuo padre ed io ti cercavamo". Vedete? Chi è umile non guarda a "io", "io" fa un passo indietro: infatto la Madonna dice "Tuo padre ed io".
  Sant'Agostino afferma che "quanto più in alto si vuole innalzare l'edificio della santità, tanto più profondo deve essere il fondamento dell'umiltà": San Giuseppe, per grazie di Dio, senza alcun studio o impegno in questo, sentì e visse la vicinanza nell'umiltà a Colui che, pur essendo il tutto e il daotre di tutto, spogliò sè stesso assumendo la condizione di servo, e fattosi uomo ha scelto di cominciare dalal condizione del neonato, per partecipare in tutto la nostra miseria creaturale, fuorchè il peccato. Un giorno Gesù avrebbe detto, l'unica volta che nel Vangelo ci ha intimato di imitarlo: "imparate da me, che sono mite e umile di cuore!". Non ci ha detto: "imparate da me che sono casto, che sono vergine, che sono paziente, ecc...", ma che sono mite e "umile di cuore"!
  Il primo passo per essere umile è riconoscente il nostro nulla, e non appoggiarci mai a noi stessi. San Giuseppe ha fatto proprio questo, è passato inosservato, non ha fatto rumore, si è chiuso in un totale e profondo silenzio: il Vangelo non registra neanche una parola da lui promunciata. Anche dopo la sua morte, è rimasto nascosto per un millennio.
  Vien da pensare che egli rifugga naturalmente dalla stima degli uomini. Con quale umiltà egli bussa a tutte le porte di Nazareth

pag. 28



accogliendo senza lamentele nè risentimenti i rifiuti: "C'è posto per me e per mia moglie che sta per dare alla luce un bambino?" "No, non cìè posto", e, zitto, senza ribattere nulla, passa oltre. Non solo: sperimenta l'esilio in terra straniera, nella povertà e nel disprezzo, e prende tutto questo su di sè. Se, come dice l'Imitazione di Cristo, tutta la vita del Figlio di Dio è stata "croce e martirio" dall'inizio alla fine - pur essendosi pienamente consumata il Venerdì Santo -, negli anni della Sua "vita nascosta", la croce e il martirio è stata qualla di San Giuseppe, il cui destino e la cui vita erano, appunto croce e martirio portate in silenzio, umilmente, con santo abbandono, serenamente, quasi come amante del disprezzo che il mondo ha dato al Figlio, e, attraverso il Figlio, a colui che ne era il padre dinanzi al mondo. Il disprezzo per un figlio davanti al genitore, è infatti un disprezzo rivolto al genitore stesso! Croce e martirio furono parte essenziale della missione di Gesù: croce e martirio che non mancarono per San Giuseppe, croce e martirio che pure furono rivestiti umanamente e soprannaturalmente di una dignità ineguagliabile.
  Umanamente Giuseppe era infatti appartenente alla stirpe di Davide, cioè una stirpe regale; soprannaturalmente, la sua dignità era elevatisisma, poichè fu reso padre putativo nientemento che frl Figlio di Dio.
  Avrebbe avuto di che sentirsi qualcuno, di "accampare" diritti connessi alla sua nascita, al suo ruolo, e invece niente: dinanzi ai disprezzi, alle umiliazioni, alle incomprensioni, tutto ha accettato con spirito sereno, umile e abbandonato.
  San Bernardo scirve, a proposito di San Giuseppe che "essere umile senza alcun merito è necessità; essere umile con merito è virtù; ma essere umile con le prerogative e la gloria di San Giuseppe, è un prodigio che lo innalza al di sopra della sua stessa elevatezza". L'umiltà innalza, perchè quanto più uno si abbassa, tanto più verrà innalzato, e chi perderà la sua vita, la troverà: questo è il paradosso del Vangelo.
  Chi umanamente è potuto stare più in altro della Santa Vergine e di San Giuseppe? Chi ha potuto dire "figlio" a Dio? Giuseppe!

pag. 29



Nonostante queste prerogative lui, insieme a Maria, è rimasto umile, basso, nascosto. Il chicco di grano se messo sottoterra muore, prota frutto, diventa rigoglioso, e così l'umiltà, che seppellisce il nostro io e il nostro orgoglio, fa nascere frutti consolanti, frutti di grazia, di esaltazione, di gioia e di pazienza.

SAN GIUSEPPE E LA PAZIENZA


  E proprio la pazienza è la naturale conseguenza dell'umiltà.
  L'impazienza, infatti, altro non è se non un rigurgito dell'orgoglio, l'"io" che giudica tutto e di tutto si indispettisce, "come ti sei permesso? Lo hai fatto proprio a me?" C'è semre questo io maledetto!
  "Pazienza" deriva dal latino: "pacis scientia", ossia "scienza della pace", ed è vero! Chi è paziente, sta sempre in pace, trova la pace, la serenità.
  La pazienza, lo spirito di mortificazione, è il modo che il Signore ci ha dato per vivere quel mistero che è entrato nel mondo a causa del peccato.: il mistero del dolore. La Redenzione ha trasformato il dolore in espiazione e merito, e in prova di amore.
  Il Cristo, dice proprio Gesù ai discepoli di Emmaus, avrebbe dovuto patire, e in questo patimento c'è il mistero della pazienza di Dio: è stato paziente, Gesù, e la mistero della Redenzione, al mistero della sofferenza e della morte per la salvezza di tutte le anime, ha concorso in modo singolarisismo.
  Afferma San Berbardino da Siene, che dopo Cristo e Maria, il mondo deve la sua vita a San Giuseppe. Come dicevamo la scorsa volta, l'opera della Redenzione inizia con l'Incarnazione, e San Giuseppe ha svolto in quest'Opera un ruolo singolarissimo.
  Egli non ha cercato di uscire dalla condizione umile in cui è stato posto dalla Provvidenza: si è sobbarcato tutti i sacrifici che la Provvidenza stessa gli domandava,

pag. 30



ha sofferto con amore i disagi della povertà, le fatiche del lavoro, le rinunce al piacere. E' stato sempre vicino alla Vergine Maria e a Gesù. La sua vita, dalla nascita di Gesù in poi, è stata un continuo martirio: egli soffre come padre e marito che non sa come provvedere alla sua famiglia, soffre l'esilio, soffre il distacco dalla sua casa di Nazareth, soffre continuamente la povertà e l'indigenza, eppure accetta tutto imperturbabile. Soffre per Gesù perchè lo vede disagiato, nudo, povero, e non riesce a provvedere a lui; nonostante tutto, Giuseppe riconosce in tutte queste prove il disegno della Divina Provvidenza, e ad essa si rassegna, e tutto accetta e vive con una pazienza ammirabile.
  Di questa pazienza raccoglie i frutti, al puinto che potrebbe dire, come San Paolo Apostolo: "Sovrabbondo di gioia in ogni mia tribolazione" (2Cor.6,4). Egli, lo abbiamo visto, nel giorno stesso in cui viveva l'angoscia della Natività, riceveva per primo dalle braccia della Vergine Maria il Signore dell'Universo; dopo il parto verginale, può stringere a sè il Re dei re, il suo Dio, che legalmente diviene suo figlio, perchè è Giuseppe che pone il nome a Gesù. Che gioia, in quel momento!
  Tutte le privazioni, la povertà, le umiliazioni passano in second piano: Dio è lì, è con lui, tra le sue braccia. Giuseppe gioisce per se stesso, perchè sa che quel bambino è il principio della sua salvezza e della sua redenzione; gioisce nel sentirsi padre adottivo di Dio; gioisce nel sentirsi parte dell'opera di Dio, nel portare al mondo la salvezza; gioisce per tutti gli essere umani, che in quel bimbo avrebbero trovato la salvezza.

  Cari fratelli e sorelle, in conclusione convinciamoci che è vero che la vita è una croce, martirio, povertà e umiliazioni, ma che questo è il paradosso del Vangelo: proprio e solo - mi viene da dire - in queste cose, noi potremmo veramente trovare la vera gioia e la vera pace, quella che viene dal Cielo e che il mondo non conosce. Convinciamoci che non vi è vera gioia al di fuori di quella che viene da Dio e dal santo amore che gli dobbiamo. E qui chiediamoci. siamo noi abbastanza grati al Signore per San Giuseppe?

pag. 31



Al Signore che ci ha redenti, che si è fatto uomo, per noi e per la nostra salvezza?
Proviamo la medesima gioia di San Giuseppe, ogni volta che facciamo la Santa Comunione?
Perchè è vero che San Giuseppe ha stretto Gesù tra le sua braccia, ma può essere anche nostra, quella gioia, quando Gesù viene dentro di noi. Davvero ci rallegriamo profondamente e santamente, di possedere Dio per noi, e non solo per noi, ma di poterlo comunicare anche agli altri, e di concorrere alla salvezza del mondo intero?
Se non sentiamo questo, chiediamo a San Giuseppe di intercedere per noi lo stesso suo zelo, la sua grande umiltà, la sua pazienza, perchè ci porti alla medesima partecipazione della sua stessa gioia eterna.

Siano lodati Gesù e Maria!













pag. 32



IV° TAPPA

Mercoledì 06.03.2024

SAN GIUSEPPE PADRE PUTATIVO
DI GESU', VERO PADRE NON
"PER VIRTU' DELLA CARNE,
MA DELLA CARITA'"
(S. Agostino)



  Cari fratelli e sorelle, vorrei cominciare questa nostra quarta meditazione su San Giuseppe a partire dal Vangelo che abbiamo appena ascoltato (cfr. Gv 5, 17-30). Gesù dice che "come il Padre ha la vita in se stesso, così ha concesso anche al Figlio di avere la vita in se stesso, e gli ha dato il potere di giudicare, perchè è Figlio dell'uomo."
  Gesù parla, ma in tutto questo brano del Vangelo di Giovanni, del Padre Eterno, e alla fine dice che giudica perchè "è Figlio dell'uomo". Gesù ha preso la nostra natura,e , come abbiamo visto le settimane passate, lo ha fatto all'interno di una famiglia, di una struttura sociale voluta da Dio per l'essere umano, una struttura sociale inclusa per così dire nella natura umana, composta da una donna e da un uomo, che divengono madre e padre con il dono del Figlio. Un padre umano che, adattando per analogia inversa proprio quello che dice Gesù in questo Vangelo riferito al Padre Celeste, possiamo dire che è stato il Suo modello umano: Figlio dell'uomo, figlio di Maria e figlio - non secondo la carne, non secondo la biologia - ma veramente "figlio", di San Giuseppe, che è stato il modello umano maschile che il Figlio di Dio fatto uomo ha seguito.
  Giuseppe è il padre putativo di Gesù. Che cosa vuol dire "putativo"? Significa:"creduto". Deriva infatti dal verbo latino "putare", ossia "credere": San Giuseppe è il padre creduto di Gesù. Gesù era infatti comunemente creduto figlio di Giuseppe, figlio del falegname, e questo è veramente un bell'elogio

pag. 33



che si può fare di San Giuseppe: il fatto di essere creduto padre di Coluoi che è il Figlio Eterno del Padre Eterno. E' lui lo sposo,il vero sposo di Maria, la creatura più perfetta uscita dalle mani del Signore, ed è lui che Dio ga affidato i tesori più preziosi che abbia mai plasmato: la Vergine Immacolata e il Figlio incarnato. Giuseppe non è padre secondo la biologia e la carne, ma lo è secondo lo spirito, non è padre secondo la natura, ma lo è, in un grado superiore, secondo la grazia e l'amore: tanto più realmente padre, quanto più soprannaturalmente padre.
  Afferma S. Agostino in un famoso Sermone (il n. 51), che "Giuseppe è padre, non per virtù della carne ma della carità". Così dunque egli è padre, e lo è realmente!
  Con molta precauzione e molta prudenza gli evangelisti (Matteo e Luca), quando trattano della genealogia di Gesù, contano le generazioni proprio attraverso la linea di Giuseppe: sia Matteo, discendendo da Abramo fino a Cristo (che è figlio di Giuseppe), sia Luca, ascendendo da Cristo fino ad Adamo.
  Mentre uno enumera la genealogia per la linea discendente, l'altro la enumera per la linea ascendente, ma entrambi proprio attraverso Giuseppe. Perchè questo? Si domanda Sant'Agostino. Perch+ San Giuseppe "è tanto più sicuramente padre, quanto più castamente padre". In realtà si credeva che fosse padre del Signore Nostro in modo diverso, cioè che lo fosse come tutti i padri, in modo carnale, in modo biologico, non come i padri che accolgono i figli col solo affetto spirituale: ma, pur "solo" con quell'affetto, essi sono padri veramnte! Sarebbe come dire che un figlio adottato non ha un padre: non è così, anzi, molto spesso il padre adottivo è molto più paterno, molto più "padre" di un padre biologico! San Giuseppe non è un padre carnale, ma lo è secondo la carne.
  "Il Signore", continua Sant'Agostino "non è un discendente di Giuseppe per via carnale, sebbene fosse ritenuto tale, tuttavia alla pietà e alla carità di Giuseppe nacque dalla Vergine Maria un figlio, e proprio il Figlio di Dio". Gesù nacque alla pietà di San Giuseppe, alla sua carità non alla sua carne:

pag. 34



capite che siamo su un piano totalmente diverso; e nonostante egli sia - in quanto padre - su un piano totalmente diverso da un padre biologico, in questo mondo San Giuseppe San Giuseppe ha, sul Figlio di Dio, tutti i diritti e tutti i doveri di un vero padre.
  Egli è infatti costituito sulla terra, per Volontà di Dio, come ombra, riflesso, figura del Padre celeste; fa da tutote, da angelo custode al Suo Signore.


SAN GIUSEPPE CUSTODE
E "SALVATORE DEL SALVATORE"


  Giovanni Paolo II ha scritto un'Enciclica sulla figura di San Giuseppe, la quale Enciclica si intitola così "Redemptoris custos", custode del Redentore.
  Gli angeli contemplano estatici San Giuseppe, perchè contemplano come la custodia e, tra virgolette, attettatemi questo termine, la "salvezza" del Creatore, sia affidata proprio ad un uomo. Perchè parlo di "salvezza"? Pensiamo alla fuga in Egitto: San Giuseppe obbedisce, e obbedendo salva la vita al Bambino Gesù. Questo è un mistero che veramente gli angeli gli invidiano! Lui, uomo, adempie gli uffici del padre: deve nutrire il Figlio di Dio, vestirlo, conservarne la vita, dirigerne i passi, educarlo. Lo abbiamo ascoltato, poc'anzi, nel Vangelo, Gesù che dice: "Il Figlio non può fare nulla se non ciò che vede fare dal Padre"; umanamente parlando, il Figlio fa quello che vede fare dal padre umano, che lo educa alle arti umane. Sotto un'aspetto diverso, quindi, si può dire che Giuseppe è il salvatore del Salvatore.
   San Tommaso dice che San Giuseppe fu necessario tanto alla madre quanto al figlio; alla madre per difenderla dal disonore, al figlio per educarlo all'umanità, ad essere uomo. Lui è Dio, ma per la prima volta si riveste dei panni dell'essere umano.
  Colui che è la sapienza increata, Colui che è il Verbo eterno, per mezzo del quale ogni cosa è stata fatta e senza il quale nulla è stato fatto di ciò che è,

pag. 35



Colui che ha una volontà perfettissima, Colui che regge nella Sua mano l'universo, a cui si inchinano gli angeli e cantano i Cherubini, e si infiammano di amore i Serafini, al cui cenno della volontà si inchinano tutte le creature e lo stesso creato, Colui che sostiene tutte le cose, rinunzia alla Sua propria Provvidenza Divina, alla Sua azione divina, rinunzia a Sè stesso e si lascia governare e dirigere da San Giuseppe, il Suo padre terreno.
  Di trenat'anni vissuti lontano dalla scena pubblica, noi sappiamo questo "stava a loro sottomoesso" (Lc 2,51).
  Proprio in questo modo il Vangelo riassume praticamente tutta la vita di Gesù in questo mondo, quando era lontano dalla scena pubblica, e questo è davvero un fenomeno ammirabile: il Creatore, che si fa sottomesso alla sua creatura. Sarebbe come dire che il sole si rende dipendente dal suo stesso raggio!
  E' un'assurdità, è un qualcosa che fa girare la testa, ma che ci deve altresì farci comprendere - ancora una volta - la grandezza di questo santo ineguagliabile ed ineguagliato. Solo la Madonna sta al di sopra di San Giuseppe!

SAN GIUSEPPE ADORATORE E PIENO DI GRAZIA


  Dinanzi a questo infinito mistero di degnazione d'amore, Giuseppe rimane come annientato: è significativo che voi festeggiate qui, mella Chiesa di Rastignano, esattamente il 19 Marzo, festa di San Giuseppe, i mille giorni di Adorazione Eucaristica, perchè il compito di San Giuseppe è stato proprio quello di adorare.
  Io me lo immagino, durante tutta la sua vita terrena, in un profondo e compreso senso di adorazione per quel bimbo, quel fanciullo, quel garzone di bottega che gli era sottomesso, mite e obbediante, che da lui apprendeva l'arte del falegname: senso di adorazione al cospetto della maestà di Dio fatta carne, di quel Dio che egli tiene fra le braccia. San Giuseppe, compreso, annientato, "schiacciato" e con un totale senso di indegnità,

pag. 36



come spiegavamo le scorse volte, rispetto alla funzione e alla missione che Dio ha voluto per lui, si dedica totalmente a Gesù e alla Madonna, con una devozione piena e ininterrotta; egli scompare, per così dire ai suoi stessi occhi, non vive più per sè ma vive uncamente per servire, per curare e custodire, per prendersi cura - con una delicatezza angelica e con uno spirito di sacrificio totale di sè stesso -, Colui che è ritenuto suo figlio e suo Dio.
  San Giuseppe è totalmenter svuotato di sè stesso, tanto chem San Paolo può dire - come possono dirlo tanti santi quando viene raggiunta la perfetta "cristificazione" dell'anima - "Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me" (Gal 2,20), in San Giuseppe e nella Santa Famiglia, che le scorse volte abbiamo chiamato la "trinità terrena", allora contempliamo un mistero incredibile.
Nella trinità terrena, infatti, vi è Cristo vivo e vero, che è Gesù, ma contemporaneamente, sia San Giuseppe sia la Vergina Santissima, totalmente svuotati di sè stessi, sono riempiti di una graia di Dio tale, che sono entrambi così "cristificati": se San Paolo può dire "Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me", quanto più lo potranno dire la Madonna e San Giuseppe!
  Nella Santa Famiglia si verifica quindi il mistero di un riflesso della Santissima Trinità sulla terra, animata dalla grazia di Dio, di cui il Figlio è la fonte, presente misticamente in un modo ineguagliabile in San Giuseppe e in Maria fedelissima.
  Quando la Madonna appare ai tre pastorelli di Fatima, Suor Lucia scrive, nelle sue memorie, che dalla Vergine promanava "una luce più chiara e intensa d'un bicchiere di cristallo pieno d'acqua cristallina attraversata dai raggi del sole più ardente", una luce che Ella proiettava sullo stesso sole, più luminosa del sole, "una luce così intensa - continua Suo Lucia - una specie di riflesso che da essa usciva e ci penetrava nel petto e nel più intimo dell'anima, facendoci vedere noi stessi in Dio, che era quella luce". La Vergine è ripiena di grazia, ripiena di Dio, totalmente trasfigurata.

pag. 37



Ella ha raggiunto in grado perfettissimo ed ineguagliabile quel fine che dovrebbe essere, anzi, è anche il nostro: l'unione trasformante dell'anima nella carità con Dio. Il Paradiso non è altro che questo!
  Nella Vergine tutto ciò c'era già in vita, e così per analogia in San Giuseppe. Immaginiamo, questo legame divino, unico e irripetibile della Santa famiglia, e l'anima di San Giuseppe che oggi consideriamo: immaginiamo quanta pienezza di grazia, quale tenerezza, quale gioia, quale consolazione può aver dato all'anima di San Giuseppe, nonostante le angustie e i dolori che non gli sono mancati, nonostante le contraddizioni umane apparenti alle quali è andato incontro!.
  Si può dire, cari fratelli e sorelle, che non vi è, nella storia, nel mondo, nè vi potrà mai essere, un cuore paterno che abbia sentito affetti più profondi, più teneri e più intensi per l'unico figlio come il cuore di San Giuseppe, cuore formato dallo Spirito Santo affinchè egli potesse amare nel modo più perfetto il Figlio divino fatto uomo, il medesimo Figlio di Fio fatto carne.
  Ebbene, questo amore tenerissimo, che San Giuseppe come padre ha sperimentato in questo mistero di grazia, è un riflesso, ancora una volta, dell'amore infinito che il Padre Eterno prova nei confronti del Figlio. Quando San Giuseppe stringeva il bimbo divino tra le braccia, quando lo guidava per mano, quando gli insegnava a piallare, a segare, ad utilizzare gli strumenti del mestiere, quale gioia ineffabile poteva provare il suo cuore! Contemplava faccia a faccia Colui che i patriarchi ed i profeti non videro, se non in figura, e se Gesù ai Suoi apostoli dice: "Molti profeti e giusti hanno desdierato vedere ciò che voi vedete e non lo videro, ascoltare ciò che voi ascoltate, e non lo udirono" (Mt 13, 10-17), quanto più Giuseppe, che con il Figlio di Dio cìè stato trent'anni! Era solo per lui, era solo per Maria.
  Egli ha raccolto i sorrisi del Bambin Gesù, gli intensi sguardi irradianti divinità; dietro quello sguardo di bambino e di fanciullo c'era Dio. Cosa poteva significare questo, per il cuore di San Giuseppe! Egli se lo stringeva al petto, lo ricopriva di baci, vi dormiva assieme, lo faceva addormentare: stiamo parlando sempre di Dio!

pag. 38



Il cuore gli batteva di un tale amore che non vi può essere uguale nella storia della paternità umana, perchè nessun padre ha mai avuto e potrà mai avere per figlio Colui che è l'Amore increato. Chi può dire la gioia e la tenerezza che accompagnava San Giuseppe in questo cammino? Nessuno!
  San Giovanni Crisostomo, gande predicatore della Chiesa orientale, dice che la gioia di San Giuseppe era così grande che senza un miracolo espresso da parte di Dio, ne sarebbe morto dall'emozione: Dio lo ha sostenuto, perchè non morisse dall'emozione per tutto questo amore e per tutta questa grazia.

DIVENTIAMO IMITATORI
DELLO SPIRITO DI FEDE DI SAN GIUSEPPE


  Noi, cari fratelli e sorelle, come possiamo non essere attratti da uno spettacolo di tale tenerezza, devozione e amore?
Possiamo non esserlo perchè lo ignoriamo e non ci siamo mai fermati a considerarlo, ma se volgiamo ad esso la nostra attenzione, come è possibile non esserne attratti? Come non desiderare, per questa attrazione, di emulare in noi i medesimi sentimenti di Giuseppe? Sapete, non è impossibile perchè, se San Paolo, ci invita a riprodurre in noi "gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù" (Fil. 2,5), possiamo ben riprodurre in noi gli stessi sentimenti che furono di San Giuseppe - sebbene, ovviamente, ad un grado molto onferiore - ? Sì, possiamo! Come? Ci dobbiamo sforzare innanzi tutto di essere umili e puri, come San Giuseppe, poveri di noi stessi - lo abbiamo visto la settimana scorsa! - di vivere unicamente per Gesù donandoci a Lui con dedizione e abbandono, come ha fatto San Giuseppe.
Quindi, accostiamoci frequentemente al Signore, a Colui che qui, nel mondo, vediamo presente nel Santissimo Sacramento: accostiamoci, adoriamolo nel Santissimo Sacramento sull'Altare e nel nostro petto quando facciamo la Comunione.

pag. 39



Accostiamoci frequentemente alla Santa Comunione con fede, amore, devozione; stringiamoLo al petto e nel cuore. In una parola, rivestiamoci di quello spirito di fede che ha animato, in un modo perfettissimo San Giuseppe.
  La fede elevata al grado perfetto diventa proprio spirito di fede, cioè quello spirito per il quale si vedono tutte le cose in Dio, e Dio in tuttele cose; San Giuseppe fu per eccelleza la personificazione dello spirito di fede!
Abbiamo detto che San GIuseppe è l'uomo giusto: "il giusto vivrà per fede", dice San Paolo (Romani.1, 37), ed è così: egli ha manifestato una fede incredibile, perchè la fede è credere a ciò che non si vede. In effetti, l'angelo aveva parlato a San Giuseppe, ma riuscire a vedere il Figlio di Dio in un bambino poverello di ogni bene materiale e nella negazione a Betlemme di ogni possibile ospitalità, è un atto di fede. Ancora, se Erode voleva perseguitare il bambino, perchè avrebbe dovuto scappare via, Giuseppe? Non poteva Dio rislvere il problema in altro modo? Giuseppe obbedisce e fugge. Parliamo poi della strage degli innocenti: Dio non poteva fare altrtimenti? Giuseppe non si pone domande, perchè sa che le vie del Signore non sono le nostre.
  Perchè tutto questo dolore, perchè questo male? Qual'è uno dei più gravi pericoli per la nostra fede? L'esistenza del male nel mondo! Tanti dicono che non possono credere nell'esistenza di Dio che permette il dolore innocente: questa non è altro che una mancanza di fede! Dio non lo vuole, il dolore inncoente; esso esiste a motivo dei nostri peccati, e Dio, che desidera la nostra libertà, corre il rischio che pecchiamo e ci facciamo del male a vicenda, ma nella certezza che il dolore passa, l'aver sofferto resta, e che comunque, anche del dolore, Egli ne fa uno strumento di redenzione e di salvezza.

  Non è stata, quella di San Giuseppe, una fede addormentata: è stata un fede operosa, una fede che andata oltre alle penombre.

pag. 40



  Il Signore permette che ci siano penombre, nella nostra vita, perchè se ci mostrasse tutto con evidenza, non sarebbe più fede: il Signore permette ombre, a volte anche nelle notti, di modo che la nostra fede si rafforzi.
Nella notte dell'anima ci rimane solo la fiducia in Dio, e possiamo dire: "Ci credo, Signore, perchè me lo hai rivelato?".
  A volte si smarrisce anche ogni ragione di credibilità, ma bisogna continuare a credere, bisolgna voler credere,, perchè, alla base, deve rimanere solida la certezza che il Signore è fedele. E' qui l'atto di fede eroico, fede che San Giuseppe ha avutoi al di sopra di ogni altro. Quella fanciulla che gli sta accanto, una fanciulla comune, decaduta dall'altezza reale dei suoi avi, che vive dentro un'umile casetta dei suoi genitori a Nazareth, chi mai l'avrebbe creduta rivestita dagli splendori dello Spirito Santo, divenuta Madre nientemeno che del Figlio di Dio? Eppure San Giuseppe ha creduto. Quel bambino povero e nudo, chi può credere che possa essere colui che regge l'universo? Eppure, San Giuseppe crede. Quel bambino che Giuseppe stesso presenta al Tempio, e sul quale vengono dette cose terribili da una parte, consolanti dall'altra, ed una predizione davvero funesta: "A te una spada trapasserà l'anima, segno di contraddizione": eppure, anche lì la sua fede non ha vacillato. Ancora, lo abbiamo detto, la fuga in Egitto: vi era forse bisogno di sparegere tutto quel sangue? Egli crede! Crede perchè conosce la Parola del Signore, che dice: "Le mie vie non sono le vostre vie".
  San Giuseppe avrebbe potuto ben domandarsi:"perchè Dio, che provvede a tutte le creature di tutti i tempi, che nutre gli uccelli dell'aria e veste i gigli del campo, ha bisogno di condurre una vita così umile e povera come servo in una bottega, per procurarsi il suo sostentamento giornaliero? Non avrebbe potuto forse scegliere qualcosa di più decoroso, permettere ai suoi genitori e a lui stesso di vivere un pò di rendita, risparmiarsi il problema di ciò che avrebbero dovuto metter nel piatto?".
  Non lo ha fatto, anzi, dinanzi a tutto questo Giuseppe continua a credere e ad amare.

pag. 41



  San Giuseppe si inchina dinanzi ai disegni della Provvidenza, e alle vie imperscrutabili di Dio, e in quel fanciullo di bottega riconosce il Figlio di Dio vivente, da poter esclamare, prima di San Pietro, in modo molto più continuativo e perfetto: "Tu sei Cristo, il Figlio del Dio vivente!". Figlio del Dio vivente, e - Giuseppe può dirlo - "mio figlio".
  E' curioso, e qui concludo, come Gesù stesso, ad un certo punto del Vangelo dica: "Chi fà la volontà del Padre mio che è nei cieli, questi è per me fratello, sorella e madre" (Mt 12,50). Non dice "padre", perchè? Il Padre è uno solo, ed è quello dei cieli: l'unico padre sulla terra che Gesù ha di fatto ha chiamato "padre", nonostante dirà poi "Non chiamate nessuno padre sulla terra, perchè uno solo è il Padre vostro, quello del cielo" (Mt 23,9), è proprio San Giuseppe!

  In un certo qual modo possiamo anche noi, in modo analogico, esercitare il mistero di paternità per Gesù. Come? Accendiamo nel nostro cuore lo zelo per la salvezza delle anime, tutte indistintamente, ma soprattutto per quelle dei fanciulli e dei peccatori. I primi perchè sono i prediletti del Signore; i secondi, ovvero quelli che ci sembrano più odiosi, più cattivi, più lontani, maliziosi, ipocriti, quelli che detestiamo di più, perchè il Signore è venuto a cercare proprio loro. E principalmente per essi che dobbiamo sforzarci di offrire preghiere e sacrifici! E' quello che ci chiede espressamente il Signore: essere Suoi testimoni nel mondo, di Lui che è venuto a chiamare non i giusti, ma i peccatori. Noi, invece, quando abbiamo il desiderio di portare Gesù agli altri, pensiamo solo alle persone a cui vogliamo bene. In questo siamo poco figli di Dio e altrttanto poco padri di Gesù: dobbiamo andare indistintamente da tutti e principalmente proprio da quelli che non ci vogliono bene o che umanamente detestiamo, proprio per questi dobbiamo fare il bene e pregare, a questi nei quali dobbiamo imparare a non vedere il male che li sfigura,

pag. 42



ma la creatura meravigliosa che Dio ha creato e che è deturpata da quel male, da quel peccato, da quella ipocrisia, da quell'orgoglio, da quei vizi che riconosciamo bene negli altri, ma che molto spesso sono anzitutto in noi.
   Impariamo, allora, da San Giuseppe, vero padre di Gesù sulla terra, ad essere poveri di noi stessi, ad avere fiducia in Dio, a non dubitare della Parola del Signore, perchè, anche se vivremo una vita nascosta, silenziosa, sconosciuta agli occhi del mondo, la cosa importante è che Dio la veda - e Dio la vede! -, e il Padre nostro, che vede nel segreto, ci ricompenserà, per la vita eterna.

Siano lodati Gesù e Maria!












pag. 43



V° TAPPA

Mercoledì 20.03.2024

SAN GIUSEPPE PADRE CUSTODE DELLA FEDE
e della PAROLA DI DIO.

San Giuseppe custode della presenza di Dio
nell'anima nostra



  Cari fratelli e sorelle, siamo giunti al termine di questo cammino settimanale, riflettendo sulla figura del santo Patriarca, custode del Redentore, patrono principale della Santa Chiesa, San Giuseppe, al quale davvero si può attribuire questo versetto tratto dal Vangelo: "Beati coloro che custodiscono la Parola di Dio con cuore integro e buono, e producono frutto con perseveranza".
  San Giuseppe è colui che ha custodito per eccellenza la Parola di Dio, il Verbo di Dio fatto carne; in effetti, quello di essere custode è il suo carisma peculiare, la missione affidatagli da Dio, ossia proteggere i due tesori più preziosi che Dio abbia mai plasmato dalle Sue mani, la Santa Vergine e il Verbo Incarnato.
  San Giuseppe è davvero il custode, e lo + per essenza: custode de "LA PAROLA" di Dio in quanto Verbo Incarnato, custode della fede. Se la Santa Vergine ha il carisma dell'accoglienza (accogliendo la Parola di Dio, nell'Annunciazione), San Giuseppe ha il carisma della custodia, perchè ci insegna a custodire la Parola di Dio, e, come vedremo, la presenza di Dio nell'anima nostra.
  Per voi qui presenti, questo deve essere particolarmente importante, perchè molti di voi ieri hanno concluso un percorso che li ha portati alla consacrazione a San Giuseppe, ovvero a far entrare il Santo Patriarca in modo singolare e peculiare nelle loro vite, come speciale patrono, senz'altro, ma soprattutto comer esempio da imitare.

pag. 44



  Qualcisa abbiamo visto, nelle settimane passate, e qualcosa analizzeremo oggi, tanto sulla custodia, quanto sugli strumenti che San Giuseppe ci insegna ad utilizzare per custodire, appunto, la Fede.
  San Giuseppe è stato anzitutto un uomo di Fede; lui è "il giusto", e sappiamo che "il giusto vivrà la fede" (Rm 1,17).
Egli ha manifestato ed esercitato una fede più che eroica: aveva tutti i giorni davanti ai suoi occhi Dio fatto uomo, ma un Dio che si era fatto uomo nella povertà, nelle contraddizioni, nelle persecuzioni, nelle prove di ogni genere. Questo, per un'anima di poca fede, avrebbe potuto essere occasione di mettere in dubbio l'opera di Dio. Se Erode voleva perseguitare Gesù, perchè Giuseppe avrebbe dovuto scappare via, fuggire in Egitto? Ancora, Dio non avrebbe potuto risparmiare il dolore a quelle povere madri di Betlemme, evitando la strage degli innocenti? San Giuseppe non si pone domande, poichè è in tutto e per tutto l'uomo della Fede. Egli ci insegna con il suo esempio a custodire quella fede, senza la quale, come è scritto nella Lettera agli Ebrei, "non è possibile piacere a Dio" (Eb 11,6), e per mezzo della quale, dice sempre San Paolo, "Cristo abita nei nostri cuori" (Ef 3,17).

SAN GIUSEPPE MAESTRO DI PREGHIERA E DI
CONTEMPLAZIONE


  Colui al quale vi siete consacrati, vi insegni a custodire la presenza di Dio dentro ai vostri cuori, ce lo insegni davvero; per fare questo, egli sottopone alla nostra attenzione l'importanza della contemplazione e della preghiera.
  Sembra paradossale, che ad insegnarci la contemplazione, l'adorazione e la preghiera, sia colui che la Chiesa ha eretto a patrono dei lavoratori: vi sono infatti due solennità di San Giuseppe, ed il Primo Maggio noi lo festeggiamo come patrono dei lavoratori, perchè in effetti egli ha lavorato indefessamente per provvedere umanamente ai tesori affidatigli da Dio

pag. 45



  Credo sia provvidenziale terminare questa catechesi su San Giuseppe parlando dell'importanza della preghiera e della contemplazione; le considerazioni che andrò a presentarvi sono tratte da "Con cuore di padre", un aureo libretto che analizza vari aspetti della spiritualità di San Giuseppe, libretto scritto negli anni '60 da un teologo dell'epoca, Jean Galot, che riserva un capitolo proprio alla contemplazione in San Giuseppe. Credo sia provvidenziale, dicevo, perchè ci troviamo, come ha voluto papa Francesco, nell'anno della preghiera: per tutto il 2024 siamo chiamati a riflettere in modo particolare sulla preghiera, in preparazione al grande Giubileo 2025.
  San Giuseppe è per noi maestro di preghiera: senza di essa non ci può essere fede, nè accoglienza della Parola di Dio, nè tantomeno la custodia della Parola di Dio. Vedete, è sempre attuale l'adagio di S. Alfonso Maria de Liguori, che dice, in modo lapidario: "Chi prega si salva, chi non prega si danna, chi prega poco è in pericolo". La preghiera è la vita, il respiro dell'anima, è l'anima stessa di ogni nostro apostolato e della nostra vita cristiana. Senza una preghiera solida siamo cristiani a metà: come possiamo portare Cristo nel mondo, quando non lo conosciamo o non lo impariamo a conoscere e frequentare nella preghiera? Allora ci domandiamo: come sarà stata la preghiera di San Giuseppe - che appunto è patroni dei lavoratori -, visto che il lavoro e la preghiera sembrano essere opposti fra di loro? Quanti si lamentano perchè, secondo il loro gusto, vorrebbero pregare di più e invece sono "costretti" a lavorare! San Giuseppe si è dedicato tantissimo al suo lavoro, tanto che Gesù era conosciuto, tra gli abitanti di nazareth, come "il figlio del carpentiere", e un carpentiere lavora duramente! Eppure, possiamo dire che il lavoro di San Giuseppe è stata una incessante preghiera.
  Dice Jean Galot che "la parola contemplativa evoca in genere il modo di vivere di coloro che si dedicano alla preghiera lontano dalle attività mondane". Pensiamo per esmpio alle monache di clausura, ai monaci benedettini... Ma per San Giuseppe non è stato affatto così: egli ha dimorato in un paesino, insieme a tante altre persone

pag. 46



che vivevano apparentemente ed esteriormente come lui, si è occupato per tutta la vita del sostentamento della sua famiglia, e appunto era conosciuto come "il carpentiere". Nessuno probabilmente lo avrebbe mai ritenuto un contemplativo: era un uomo che lavorava, eppeure è stato ed è un esmpio di contemplazione. Dice Jean Galot "lo fu nel fondo dell'anima più che negli atteggiamenti esteriori; lo fu per nel suo lavoro, in casa, in compagnia dei suoi, nella sua vita continuamente mischiata a quella degli altri uomini. Sebbene sia vissuto in un piccolo villaggio circondato da collline, il suo animo non bvi è rimasto racchiuso e ha saputo fuggirsene in alto. Ovunque ha cercato Dio e ha fissato la sua attenzione su di Lui, per questo il lavoro e la contemplazione in San Giuseppe si armonizzavano perfettamente".
  San Giuseppe aveva in questo un certo aiuto, oltra ad una grazia singolare: la preghiera è rivolgere lo sguardo ddel cuore, gli affetti dell'anima, a Dio, e lui aveva Dio lì accanto, lì con lui tutto il giorno! Da bambino, tenendolo in braccio, cullandolo, cambinadolo, nutrendolo; da ragazzo vome garzone di bottega: Dio era quel bimbo del quale egli si prendeva cura, ed egli era conscio di questi! Scrive ancora Jean Galot, "la contemplazione non richiede una tensione spirituale, ma consiste piuttosto nella semplcità di uno sguardo costantemente rivolto a Dio". Non è forse questa l'essenza dell'Adorazione stessa? Dio è lì, e noi siamo qui: semplicemente Lo guardiamo e ci poniamo alla Sua presenza, adoranti, grati, comresi della Sua infinita maestà, del Suo infinito ed terno Amore, e della nostra piccolezza. Compresi della Sua presenza in noi, perchè Cristo abita nei nostri cuori per mezzo della fede, come abbiamo detto. Come il Bambino Gesù girava sempre per casa a Nazareth e Giuseppe ce lo aveva sempre innazi agli occhi, così Gesù è nella casa del nostro cuore, dentro di noi: allora volgiamoci con uno sguardo d'affetto, semplice, senza troppi discorsi, al Signore Gesù realmente presente nel Santissimo Sacramento, e, in un modo mistico, per mezzo della Sua grazia e della Fede, in noi.
  San Giovanni Paolo II, nell'Enciclica "Redemptoris Custos", scirve che i Vangeli parlano esclusivamente di ciò che Giuseppe fece.

pag. 47



fece; tuttavia, "consentono di scoprire nelle sue azioni avvolte dal silenzio, un clima di profonda contemplazione. Giuseppe era in quotidiano contatto con "il mistero nascosto da secoli", che prese dimora sotto il tetto di casa sua". Il "mistero nascosto da secoli" era quel bimbo, quel fanciullo, che lo guardava con occhi d'amore, che lo seguiva e lo imitava, come i figli imitano il padre, nel modo di muoversi, nell'agire, nel parlare: un continuo mistero che abita nella casa di San Giuseppe e che, ricordiamolo sempre, abita anche nella casa del nostro cuore.
  San Giuseppe è stato davvero un contemplativo, soprattutto all'interno del suo cuore. Esteriormente, lo abbiamo ricordato, era il carpentiere, ma interiormente, che universo di contemplazione, che mistero di unione con Dio lì presente, davanti a lui, senz'altro, ma ancor più presente dentro di lui per quella Fede che in lui era perfettissima. Questo lo ha manifestato col silenzio. Di Giuseppe il Vangelo non registra alcuna parola; una volta è presente, ed è però la Santa Vergine a parlare. Il silenzio è stato davvero l'ambiente di cui questa sua contemplazione si è nutrita.
  Una scrittrice spirituale del secolo scorso di nome Annamaria Canopi afferma che "il silenzio è molto di più del semplice non parlare: è una fisionomia interiore, è un qualcosa che dà il tono a tutta la sua vita monastica (lei si rivolge a dei monaci, ndr), per cui la povertà, l'obbedienza, il servizio, hanno il colore e il volto del silenzio. La preghiera è la sostanza del silenzio. Infatti che cosìè la lode se non riconoscere a Dio il primo posto? Davanti a Dio il nostro io si riduce ad una voce che proclama la bellezza, la bontà, la santità di Colui dal quale tutto proviene, è mettersi davanti a Lui e permettere al nostro essere di proclamarne la bellezza, la bontà. Nulla è più affascinante dello stupore gioioso e grato dell'uomo umile che sta davanti a Dio, cosciente della pochezza del proprio essere. questa è una forma autentica di silenzio". Questo, mi viene da pensare, è stato il silenzio eminente di San Giuseppe, veramente maestro di vita contemplativa, che ha lavorato incessantemente fisicamente, ma sempre compreso e raccolto alla presenza di Dio

pag. 48



offrendo al Signore ciò che faceva, ma soprattutto se stesso, nell'offerta del suo lavoro, nelle molteplici tribolazioni che ha dovuto affrontare, senza mai perdere la Fede, la pace interiore, la tranquillità.
  La vera contemplazione può esistere solo nella pace, cari fratelli e sorelle: per questo, quanto ci turba, e a volte certi pensieri molesti, deve essere messo alla porta. Non dobbiamo lasciare spazio a pensieri che possono togliere la pace dal nostro cuore. Cosa dobbiamo fare nei confronti di questi pensieri che ci assalgono e ci tolgono la tranquillità? Dobbiamo considerarli con disprezzo, anzi, non considerarli proprio, lasciarceli scivolare addosso, e tornare con la nostra attenzione a Colui che la merita.   Jean Galot fa un'ultima considerazione che, secondo me, è molto bella, per questo voglio condividerla con voi: egli rievoca, per la casa di Nazareth, una scena dell'antico testamento. "Si può dire che con Maria e Giuseppe si è rinnovata la familiarità della vita con Dio, che era la prerogativa di Adamo ed Eva. Dio passeggiava nel Giardino alla brezza del giorno (Gen 3,8) per incontrarvi l'uomo e la donna, intrattenersi con loro ed unire la Sua presenza alle loro attività e al loro riposo. E' ciò che si è ripetuto per trent'anni nella casa di Nazareth, nuovo giardino, dove Dio si compiaceva, soprattutto nell'anima di coloro che la abitavano, nell'anima della Vergine Santissima e di San Giuseppe".
  San Giuseppe ha vissuto intimamente la veritù che Gesù avrebbe enunciato più tardi, quando uno dei Suoi discepoli, Filippo, gli chiese di fargli vedere il Padre ("Signore, mostraci il Padre e ci basta!"), e Gesù così rispose: "Da tanto temposono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre." (Gv 14, 8-11). In questo modo, Gesù indica chiaramente che il Padre è in Lui e solo in Lui bisogna cercarLo.
  "Prima dei discepoli", scrive Jean Galot, "Giuseppe Lo aveva cercato in Lui e lo aveva trovato: durante i lunghi anni in cui aveva visto Gesù tanto da vicino egli aveva visto il Padre".

pag. 49



  E' questa probabilmente la grande meraviglia dell'anima contemplativa di San Giuseppe: riconoscere in quel neonato, in quel bimbo, in quell'esserino così famigliare a lui, la presenza divina, presenza identica da lui provata nel suo cuore, presenza identica da noi sperimentata nel Santissimo Sacramento, e dentro i nostri cuori.

  Cari fratelli e sorelle, accogliamo l'invito che San Giuseppe ci fa con il suo esempio e con i suoi insegnamenti: non distogliamo mai l'attenzionr da Cristo, focalizziamoci su Gesù, cerchiamo il Suo volto umano, che è il mezzo, dice Santa Tersa d'Avila, attraverso cui Egli vuole che noi andiamo a Lui. Focalizziamoci su Gesù, guardiamo a Gesù: il mondo è pieno di oscurità, pieno di male,, e spesso quel male ci assale anche soltanto quando lo consideriamo, perchè nel momento stesso in cui consideriamo il male che ci sembra di vedere negli altri, quel male, attraverso il nostro pensiero, stà già avvelenando il nostro cuore e sta già spegnendo la presenza di Dio in noi. Mettiamolo da parte, il male, sforziamoci di guardare al bene, di nutrirci di cose buone, di vedere cose belle, perchè nutrendoci, ascoltando e vedendo cose buone e cose belle, il male non abbia alcun appiglio dentro di noi, e noi possiamo con cuore puro continuare a credere, ad avere Fede, a pregare, a custodire, sull'esempio di San Giuseppe e con il suo patrocinio, la presenza di Gesù in noi, quella presenza che sarà piena, completa, durature ed eterna solo quando Egli davvero sarà tutto in tutti e noi non avremo più bisogno della Fede, perchè vedremo direttamente e conosceremo faccia a faccia nello stesso modo in cui siamo conosciuti - e questo per tutti i secoli dei secoli. Amen!

Siano lodati Gesù e Maria



pag. 50



19 MARZO 2024

S.MESSA presieduta da don Giulio Gallerani
nella SOLENNITA' di SAN GIUSEPPE.

e FESTA DEI PRIMI 1000 GIORNI di Adorazione
Eucaristica Perpetua



INTRODUZIONE

"...COOPERARE AL COMPIMENTO DELL'OPERA
DI SALVEZZA"


  Finalmente è arrivato il 19 Marzo, Festa e Solennità di San Giuseppe, sposo della Betata Vergine Maria. Dico "finalmente", perchè alcuni di noi sono trentatrè giorni che, tramite il libro di Donald H. Calloway, si stanno preparando; è un mese e mezzo che che l'immagine di SanGiuseppe è qui con noi, e al termine della Messa faremo la consacrazione personale appunto a San Giuseppe.
  Oggi è altresì un giorno di festa per la nostra Adorazione: dal 24 giugno 2021, esattamente oggi sono 1000 giorni di Adorazione Perpetua: ringraziamo in preghiera davanti al Santissimo, per questo.
  A che cosa serve l'Adorazione? Ascoltiamo la Chiesa, che oggi ci fa pregare così: "concedi a noi di cooperare al compimenti dell'opera di salvezza". Con l'Adorazione cooperiamo all'opera di salvezza di tutte le anime.
  Chiediamo al Signore un vuore nuovo, capace di donarsi e consacrarsi, liberarsi da ogni peccato e cooperare all'Amore di Dio, per la salvezza di tutti.

***



pag. 51



OMELIA

FARE COME SAN GIUSEPPE, figlio e uomo "giusto",
sposo che con coraggio "prende" il dono di Dio, papà che
darà al Figlio di Dio il nome di Gesù, "Dio salva"


   Fare come San Giuseppe, consacrarsi a lui vuol dire questo, vivere, fare come lui. In questo modo realizziamo la Colletta di oggi: cooperare al compimento dell'opera di salvezza. E'strano, ma proprio scritto così, come se Gesù non avesse fatto tutto: certamente.Lui ha fatto tutto, ma noi siamo chiamati a dare un compimento - perchè qualcosa manca, non il Lui, bensì in noi! - Dobbiamo infatti far entrare in Cristo, nella salvezza, noi, i nostri cari, la nostra parrocchia, il nostro Paese, il nostro mondo, tutto quello che non c'è ancora dentro: questo è il compimento, che spetta a noi che appunto dobbiamo cooperare.    Come si fà? Facendo come San Giuseppe. Cosa ha fatto San Giuseppe? In realtà a noi sembra che subisca gli eventi, più che compierli, sembra che non abbia fatto poi tanto, e senz'altro sembra che non abbia detto nulla, perchè nei Vangeli non c'è una parola sua: invece, come tutte le cose che "non sembrano" nelle Sacre Scritture, vi è nascosta una ricchezza incredibile.

   Qual'è la prima cosa che ha fatto San Giuseppe? Egli era un figlio! Noi pensiamo giustamente a San Giuseppe come un padre, ma prima di tutto egli era un figlio. L'angelo lo chiama: "Giuseppe, figlio di Davide", e lo presenta nel Vangelo, così: "Giacobbe generò Giuseppe". Quando il Vangelo indica Giuseppe come "uomo giusto" è perchè egli era un bravo figlio.
   La prima ingiustizia che noi compiamo è quella verso i nostri genitori e verso il nostro popolo, in generale verso tutti coloro che hanno reso possibile la nostra nascita, perchè non sappiamo più dire "grazie". Ognuno di noi parte con un debito infinito: tutto quello che siamo lo abbiamo ricevuto.

pag. 52



    Perchè il mondo occidentale è in crisi? Perchè ha distrutto questo, ha distrutto la figura del "padre". "Il mondo inizia con me stesso", "sono io che mi faccio da solo", "io sono Dio a me stesso e decido ciò che è bene e ciò che è male": così si ragiona adesso, e quindi non bisogna dire grazie a nessuno. Si recidono le radici, come se noi potessimo portare frutto staccandoci dalla nostra famiglia, il nostro popolo, la nostra tradizione, la nostra storia. Un albero senza radici è come il mondo di oggi: un popolo che non fa figli, che non da frutto, perchè ha tagliato le radici, e non riconosce più il padre, l'autorità, e quind, non sa più dire grazie.La prima giustizia è dire "grazie" a chi mi ha dato tutto: a Dio, ai genitori, alla nostra comunità, parrocchia, ai catechisti, agli educatori, agli insegnanti, perchè ognuno di noi è frutto di..."
   San Giuseppe era giusto, sapeva dire "grazie", ed in questo modo ha fatto di Gesù il Cristo. Senza Giuseppe Gesù non sarebbe stato il Cristo, cioè in ebraico il Messia: non avrebbe compiuto la promessa fatta a davide (prima lettura) e ancora più ad Abramo (seconda Lettura). Gesù sarebbe arrivato senza radici, staccato: San Giuseppe ha innestato Gesù in tutta la storia. Lui era un discendete di Davide, sangue reale scorreva nelle sue vene, e ha unito Gesù a tutta la storia della salvezza: senza Giuseppe questo non sarebbe accaduto.
   Dio salva così, compiendo la promessa fatta, promessa che era depositata nella discendenza di Davide, in Giuseppe; quest'ultimo, diventando padre terreno e legale di Gesù, gli ha donati tutta questa storia, e gli ha reso possibile essere il Messia, Colui che compie tutte le promesse e tutta la storia dell'umanità.
Questo è avvenuto per la giustizia di Giuseppe, perchè egli era figlio; anche Gesù ha voluto essere figlio, e così compiere la salvezza.

   Giuseppe è lo sposo di Maria. Egli, obbedendo all'angelo, ha preso maria e il Bambino, e quel "prendere" è il prendere "nuziale", è il "si" dell'Amore di Dio

pag. 53



ha preso "quello che veniva dallo Spirito Santo", il dono di Dio.    Ha avuto un gran coraggio, perchè ha dovuto prendere la Madre di Dio e Dio, entrambi affidati al suo amore: per questo era un pò in crisi, Giuseppe, e voleva farsi un pò da parte. Era spaventato, e diceva tra sè: "Ma come? Io devo sposare, amare la Madre di Dio e crescere il Figlio di Dio"? Anche noi ci penseremmo un attimo!
   Lui ha avuto il coraggio di credere in quanto Dio credeva in lui. Dio ha tanto creduto in Giuseppe, - e Giuseppe per suo conto, ha tanto creduto nella fede che Dio aveva in lui! - da dargli tutto: gli ha affidato la Madre di Dio, Suo capolavoro, e Suo Figlio, Gesù da crescere, educare, salvare da Erode... Giusppe ha avuto il coraggio di prenderli entrambi.
   Noi, a volte, non abbiamo questo coraggio: abbiamo paura della nostra vocazione, di tutto quello Spirito Santo ci vuole donare e a noi sembra troppo, e così ci ritiriamo, non abbiamo il coraggio di dire "Si" e di dire: "Signore, accetto la missione che Tu mi vuoi dare e per quanto grande sia, se Tu credi in me io ce la posso fare".

Giuseppe allora è figlio di Davide, sposo di Maria, e di conseguenza è il papà terreno di Gesù. In qualità di papaà, in realtà, una parola l'ha detta, come afferma chiaramente il mio amico don Paolo Ciccotti, nell'articolo che potete trovare in Chiesa o sui social: San Giuseppe non è stato zitto, una parola l'ha detta, precismente: "Questo bimbo si chiamerà Gesù".
   E' tutto, questo: ci ha svelato il nome di quel bimbo che significa in ebraico "Dio salva", "Dio sta salvando e salverà il mondo intero". Giuseppe ha chiamato "Salvezza, ha chiamato "salvatore" quel bimbo che ha accolto", e questo poteva farl solo lui; come Adamo ha svelato il senso, l'identità e la missione a tutte le creature, così ha fatto Giuseppe, come un nuovo Adamo, il quale ha svelato Gesù che sarebbe nato il Salvatore. Senza un nome nessuno può fare niente: Gesù ha ricevuto il Suo essere salvatore da Giuseppe che gli ha dato proprio quel nome.

pag. 54



Il Suo nome è la missione, e questo nome gliel'ha dato San Giuseppe!
   Quando cercava a Betlemme un albergo e non trovava niente, San Giuseppe sapeva che aveva davanti a lui "Dio che salva"; quando Erode cercava di uccidere Gesù, lui lo spaeva che quel Gesù era "Dio che salva"; quando è fuggito in Egitto, e poi dopo anni è tornato, a Nazareth, quando ha dovuto lavorare, e poi alla fine morire, Giuseppe ha sempre saputo che Gesù era "Dio che salva". Nella vita di Giuseppe c'era Gesù, e Gesù era lì per salvare il mondo: questo ha detto in continuazione, non ha mai taciuto, san Giuseppe.

   Questo ha fatto Giuseppe, e questo dobbiamo fare anche noi: il fare del figlio, uomo giusto, dello sposo che "prende" il dono di Dio senza paura, e del padre, che sa dare il nome di gesù alla vita.
   Questo noi lo abbiamo fatto, anzi lo stiamo facendo adesso.
   Quand'è che noi ci sentiamo appartenenti ad un popolo, prendiamo e diamo il nome di Gesù a qualcosa? Tra pochissimo, quando il sacerdote dirà "Prendete...Questo è il mio corpo...". A Messa facciamo come Giuseppe: prendiamo il Pane e il Vino, nei quali c'è la mia vita, la vostra, la vita del mondo, le sofferenze, il sangue innocente dei bambini, di tante vittime, tutta la storia - perchè nella Messa c'è tutto! - e diciamo: "Questo è Gesù". Diamo a tutto il nome di Gesù; il Padre accoglie questa offerta, accetta questo nome, e Gesù si rende presente, salvando così il mondo. Giuseppe ha fatto ciò che noi facciamo a Messa: la vita di Giuseppe è una Messa.

   L'Adorazione è semplicemente dilatare e prolungare la Messa, continuare a dire "Sì, Signore, ti offro la mia vita, prendila, insieme alle croci, alle sofferenze, alla morte, a tutto, e questo tutto io lo chiamo Gesù". Questo è quello che dobbiam fare, perchè lo ha fatto Giuseppe, e per questo chiediamo di poter fare come ha fatto lui, perchè davvero la salvezza si compia in noi.

pag. 55



La nostra vita sia una Messa, un ringraziamento (Eucarestia significa proprio ringraziamento!), un'Adorazione che è sempre per dire grazie.
   La nostra vita deve essere avìccettare quello che Dio ci manda: gioia, dolore, cose dritte e storte, malattia, salute, "prendendo" tutto e chiamando quel tutto Gesù: offrendolo, diamo un senso alla nostra vita che, se vissuta con amore, diventa compimento dell'opera di salvezza. Come Giuseppe, come la Chiesa, così noi facciamo a Messa e durante l'Adorazione, per la salvezza di tute le anime.

***



CONCLUSIONE
FARE COME GESU':

la Consacrazione a san Giuseppe
nell'anima nostra


    Ora faremo la consacrazione a San Giuseppe del beato Charles de Foucault. Perchè proprio questa preghiera? Intanto perchè lui è un santo adoratore: viveva nel Sahara, sperdutissimo, in mezzo ai mussulmani e ai beduini e faceva una sola cosa, ossia adorava l?Eucarestia. Giorno e notte stava sempre lì davanti all'Eucarestia.
   E poi perchè, come è scritto a metà, "pure Lui si è affidato a te".
   In effetti, chi è quella persona che si è affidata a San Giuseppe e lo ha imitato? Suo Figlio Gesù, nei primi mille giorni - con i neuroni a specchio, in modo involontario -, e poi per trent'anni, non ha fatto altro che imitare San Giuseppe. Quello che Gesù è diventato, nella sua fede, nella sua forza, umanamente parlando nella sua persona, è stato guardando, imitando, obbedendo e facendo come San Giuseppe; il primo consacrato a San Giuseppe è Gesù, come del resto il primo consacrato a Maria è sempre Gesù!
E noi non possiamo non fare come Gesù, per la salvezza di tutto il mondo.

pag. 56



PREGHIERA DI CONSACRAZIONE PERSONALE
A SAN GIUSEPPE



San Giuseppe, mi consacro a te
per essere per sempre tuo imitatore,
tuo ambile figlio.
Prendi possesso di me,
fà del mio corpo e della mia anima
ciò che faresti del tuo corpo e della tua anima,
per la gloria di Gesù.
Pure lui si è affidato a te così pienamente
da lasciarsi portare là dove tu credevi opportuno,
da stabile te per suo padre
e obbedirti come il più dolcile figlio.
Sacro Cuore di Gesù, grazie di averci dato Giuseppe
èer padre
e di averci donato tutto ciò che hai e tutto ciò che sei.
Fa che ti restituisca amore per amore;
te lo chiedo per intercessione
e in nome di San Giuseppe!

(Beato Charles de Foucauld)





pag. 57



CICLO DI CATECHESI
SU SAN GIUSEPPE

di don Giulio Gallerani


I) SAN GIUSEPPE
E IL MISTERO DELLA REDENZIONE:

il mistero della vita nascosta di Nazaret, di Gesù, Maria e Giuseppe, un mistero di salvezza che rivive e si compie in ogni famiglia!

Nel cuore dell'Incarnazione, per la nostra salvezza

Per l'Incarnazione e quindi per la Redenzione da sempre, per questo, Dio non ha potuto non, anzi ha voluto, pensare a Giuseppe. Senza di lui, cioè anche senza di lui, non ci sarebbe stata piena Incarnazione e piena Redenzione. Perchè l'"io" umano porta in sé, costitutivamente, il "noi" di una madre e di un padre; biologicamente, psicologicamente, spiritualmente.
La natura umana di Gesù quindi, ha avuto bisogno dello spazio creato dalla carne e dal sangue di una mamma, e della dimensione temporale donata dalla storia e dalla responsabilità educativa di un padre: senza Maria, Gesù non ha il Suo Corpo Immacolato con cui ci ha salvato; senza Giuseppe, Geù non ha il legame con la promessa messianica del Figlio di Davide, e non può ricevere il nome di Salvatore che svela il significato della sua esistenza, per sempre.
Stiamo vivendo gli anni tra il Giubileo del Bimillenario dell'Incarnazione (l'anno 2000) e il Giubileo del Bimillenario della Redenzione (l'anno 2033), e come Chiesa ed umanità stiamo provvidenzialmente scoprendo sempre più che significa che il "Verbo si è fatto uomo", pienamente uomo in tutte le sue dimensioni: ed è proprio qui che la Chiesa e l'umanità sta scoprendo il ruolo insostituibile e decisivo di San Giuseppe.

pag. 58



Due millenni fa Gesù stava completando i trent'anni di Vita Nascosta a Nazaret, che è la parte più lunga della Sua vita, per sua scelta, e questo non può non avere un significato da cogliere; dopo due millenni la verità e l'amore della famiglia è attaccato e in crisi come non mai nella storia dell'umanità, e la Provvidenza, proprio in questa temperie, ci sta facendo riscoprire la potenza redentiva della vita di Gesù, Maria e Giuseppe a Nazaret, ci sta facendo capire che è una famiglia, la Santa Famiglia che ci ha salvati, perchè ogni uomo porta in sé, anzi è "una famiglia"!
Trent'anni di vita di amore fra Gesù, Maria e Giuseppe, e i particolare di fiducia e obbedienza di Maria e Gesù verso San Giuseppe, di affidamento e amore del Figlio di Dio e della Madre di Dio, verso un semplice sposo e padre, il loro Giuseppe: che mistero stupefacente è la Vita Nascosta! Ma è tutto nello stile di Dio, perchè è così che Dio salva, nello stile umile dell'Incarnazione, nell'abbassamento divino per l'innalzamento umano...

San Giuseppe, lo Sposo di Maria

Tra Giuseppe e Maria fu un matrimonio pieno, vero ed esemplare, per cui i due sono sempre stati, e saranno, una caro, una sola carne, un solo spirito e un solo cuore, nella piena comunione dei beni materiali e spirituali; davvero Maria, amandolo, ha reso partecipe Giuseppe di tutto, di tutte le sue ricchezze e prerogative nel piano redentivo divino!
Dove c'era Maria, lì c'era sempre Giuseppe, perchè così è sempre tra sposa e sposo; perchè come da una coppia, Adamo ed Eva, scaturì il peccato, così da una coppia, da un matrimonio finalmente compiuto, si generasse la vittoria sul peccato.

San Giuseppe, il Papà di Gesù

Giuseppe ha dato il Verbo Incarnato il nome di Gesù, "Dio salva", e quindi come novello Adamo ne ha rivelato la missione,

pag. 59



il senso di quella vita di cui si assumeva davanti agli uomini la paternità, perchè fosse una vita accolta nel consesso umano, una vita pienamente umana anche nella sua dimensione pubblica.
Giuseppe, accogliendolo, ha inserito Gesù nella Discendenza Davidica, perchè lui e suo figlio fossero "figli di Davide", perchè tale e non altro doveva essere il Messia: Giuseppe ha dato un senso a tutta la storia della salvezza, tutta la storia d'Israele, unendola al suo compiemnto, a Colui che ne avrebbe adempiuto ogni promessa.
Giuseppe ha custodito Gesù e Maria, salvandoli innanzitutto dagli attacchi di Erode, meritando dalla Tradizione (solo lui) il titolo di "salvatore del Salvatore", e di "Terrore dei demoni" e "Patrono della Chiesa Universale", che è il Corpo del suo Gesù vivo oggi.
Giuseppe ha educato suo figlio, insegnandoli, con Maria, tutto quello che Gesù ha imparato e poi ci ha donato, formando la sua anima e la sua psicologia: educandolo, Giuseppe ha nutrito e difeso il corpo di Cristo, facendolo crescere ("Giuseppe" non per nulla significa in ebraico "crescita") fino a renderlo capace di lavoro e sacrificio.
Davvero è stato il "padre di Gesù", perchè davvero Gesù da tutti era chiamato il "fliglio di Giuseppe"; e quindi davvero San Giuseppe è il padre di ognuno di noi, "fratelli di Gesù e figli di Maria", è realmente il padre spirituale di ogni anima inserita nella Chiesa che è il corpo di Cristo.

San Giuseppe, il più grande Santo
perchè il più grande Discepolo del Signore...

Per compiere la sua speciale missione all'interno della Redenzione, Giuseppe è stato adornato, ed ha coltivato, tutta la stantità possibile e necessaria a tal scopo.
Da perfetto discepolo Giuseppe è l'uomo del silenzio, che diventa pronta obbedienza, uomo dormiente abbandonato alla Volontà del Padre celeste,

pag. 60



e uomo dei sogni che diventano realtà, per la sua fede coraggiosa.
Giuseppe è uomo casto, per custodire, senza rovinare ma anzi rafforzando, i tesori che Dio gli ha affidato, i Cuori Immacolati e Verginali di Gesù e Maria, ed è uomo laborioso, abituato alla fatica e alla vita semplice e concreta, servendo Dio nelle piccole cose che per Lui sono le più grandi...
In altra parole San Giuseppe ha vissuto tutto consacrato alla missione ricevuta, tutto aderente alla volontà di Dio, ha vissuto, ha fatto tutto per amore di Gesù e di Maria, nulla per sè stesso, tutto per la nostra Redenzione!

... e quindi in grado di essere il Capo della Santa Famiglia,
così come ha voluto Dio


Proprio per come è stato discepolo Giuseppe è stato posto da Dio a capo della Santa Famiglia ( come è lo sposo e il padre in ogni famiglia ebraica, ed anche per quesyo l'angelo sempre a lui si rivolge per le decisioni importanti).
Ciò vuol dire, non dimentichiamolo mai, che per trent'anni Gesù e Maria, per la stragrande parte della loro esistenza il Figlio e la Madre di Dio, non hanno fatto altro che obbedire a Giuseppe, affidandosi totalmente, e con amore, a quest'uomo, semplice e umile figlio di Israele, perchè così Dio ha pensato da sempre e voluto, nel suo piano eterno di salvezza!
E come allora in terra, anche così fanno in Cielo, Maria e Gesù,e così volgiono che facciamo anche noi, loro figli e fratelli, perchè tutto quello che è del Capo, Cristo, deve essere anche del Corpo, la Chiesa, anche l'amore paterno terreno ricevuto, appunto!
Davvero Maria e Gesù vogliono riviviere in noi i trent'anni di Nazaret; davvero vogliono che in ogni famiglia si riviva la vita della Santa Famiglia; davvero Gesù deve vivere in noi, giacchè questa semplicemente è la vita cristiana, e vuole vivere pienamente in noi, anche, e soprattutto, tutto il suo amore per Maria e Giuseppe, perchè salvifico è ogni istante di quei tre decenni di Vita Nascosta...

pag. 61



e perchè sia salvifico ogni istante dei decenni di vita delle nostre famiglie cristiane!

Gesù, Maria, Giuseppe, rivivete in noi
rivivete la vostra vita famigliare nelle nostre vite famigliari,
perchè è l'amore di una famiglia, vivo nel cuore di un figlio
che ha salvato e salverà il mondo!


Gesù, Maria, Giuseppe vi amo, salvate anime!

















pag. 62



Catechesi nella Festa della Santa Famiglia

"GESU', MARIA, GUSEPPE..."


Una famiglia ci ha redendo, perchè ogni essere umano è una famiglia: geneticamente, fisicamente, psicologicamente, spiritualmente, ogni "io" è un "noi", ogni figlio è il frutto dell'unione di una mamma con unpapà, nel concepimento e nella crescita...Gesù, in altre parole, in quanto uomo, non è solo Gesù, è sempre stato, e sempre sarà, "Gesù, Maria, Giuseppe".
Contempliamo allora la Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe: che cosa li lega, che cosa li unsice e fa dei tre una sola cosa? L'amore, cioè la fiducia.
In un'epoca come la nostra di sfiducia, di sospetto e critica, di disperazione in definitiva, la Santa Famiglia è la culla che può far rinascere la speranza, digenerando la fiducia in Dio e quindi la fiducia in noi stessi, perchè le due sono sempre collegate.
La famiglia è il luogo della fiducia, dove si impara ad essere amati e quindi ad amare, perchè si impara a fidarsi, ad affidarsi, abbandonarsi l'uno all'altro, tra moglie e marito e tra genitori e figli, proprio come Gesù, Maria e Giuseppe vissero le loro relazioni.

GESU' e Maria


Gesù si affida a Maria. Al suo libero "eccomi" consegna la possibilità di farsi uomo.
Dalla sua carne immacolata attinge tutto il suo corpo, strumento di salvezza.
Del suo grembo fa il tempio in cui Dio scende sulla terra e pone la sua dimora.

pag. 63



Del suo sangue fa il nutrimento, ciò di cui Dio ha voluto aver bisogno e mendicare, da una sua creatura, per vivere.
Del battito del suo cuore e della sua voce ha fatto il ritmo e la musica della sua umanità.
Nelle sue braccia ha riposato sicuro mentre veniva esposto "alla luce del mondo".
Da lei ha imparato tutto, tutto quello che un figlio impara dalla mamma...
A lei, nel suo testamento della croce, affidò tutto quello che gli era rimasto, l'unico discepolo rimasto, e così a lei affidò ognuno di noi, per i qual istava morendo.

GESU' e Giuspeppe


Gesù si fida di Giuseppe e gli obbedisce, perchè ha voluto stare "loro sottomesso" (Lc 2,51)
Gesù, neonato eppure già perseguitato dal potente di turno, si lascia salvare, affida la sua salvezza a Giuseppe, facendone il "salvatore del salvatore".
Gesù èer trent'anni su trentare vive semplicemente obbedendo a Giuseppe, seguendo le sue decisoni, imparando il suo lavoro, ascotando la sua voce.
Gesù accetta di farsi soprannominare "il figlio del falegname", perchè sa che ognuno degli astanti di quei trent'anni "sotto Giuseppe", furono atti salvifici, al pari degli altri.
Tutt'ora in Cielo Gesù riconosce l'autorità paterna di Giuseppe, e lo ha fatto patrono della Chiesa che è il Suo Corpo!

MARIA e Gesù


Maria crede che Dio creda in lei, a tal punto di volerla come Sua Madre.
Maria dice ai servi di Gesù "Qualsiasi cosa vi dica, fatela!", lei che all'angelo aveva risposto: "Si faccia di me secondo quello che hai detto".

pag. 64



Maria custodisce, meditandoli nel suo cuore, tutti i fatti meravigliosi della vita del suo bambino, come un tesoro prezioso di cui farne un canto di lode, il suo "magnficat"!
Maria segue il suo figlio fin sotto la croce, non si vergogna e accetta il suo apparente fallimento, e così può ascoltare le sue ultime parole e rinnovare il suo "Eccomi", accogliendo Giovanni ed ognuno di noi come figli, perchè gesù l'ha detto.

MARIA e Giuseppe


Maria, come ogni sposa innamorata, si consegna all'amore del suo sposo. Crede in lui, nel "sì" di Giuseppe alla sua annunciazione, e quind nel fatto che la prenderà lei e il bambino.
Lo segue, quando la sveglia di notte all'improvviso e le die di fuggire in Egitto perchè stanno cercando di uccidere Gesù, semplicemente perchè gliel'ha detto l'angelo...
"Tuo padre ed io" (Lc 2,48): Maria riconosce che è madre in quanto è sposa di Giuseppe. Maria riconosce che Giuseppe è padre, e che sposandolo sposerà tutta la storia di Israele, la promessa messianica di cui la casa di Davide era depositaria, e senza la quale Gesù non poteva essere riconosciuto il Cristo, cioè il Messia.
Maria vive nella casa di Nazaret, affidata al suo sposo, come ogni donna d'Israele, e in lui ripone la sua gioia, la sua sicurezza, la sua forza.

GIUSEPPE e Gesù


Giuseppe si fida della fiducie di un Dio che gli affida il Salvatore, come un figlio che toccherà proprio a lui salvare, custodire, nutrire ed educare... e al quale offrire un esempio di vero uomo!
Giuseppe accetta "quel che è generato nella sua sposa dallo Spirito Santo", accetta, quasi novello Adamo, il compito di dargli il nome di "Gesù = Dio salva", come se da lui il Messia

pag. 65



dovesse ricevere il riconoscimento della sua missione. Giuseppe accetta da allora in poi di vivere sempre e solo al servizio di quel bimbo che è nella sua sposa, fino a lasciarsi dire da Gesù dodicenne "Ho un'altro padre di cui devo compiere le opere" (Lc 2,49), certo che tutto ciò è per il bene suo e di tutti!

GIUSEPPE e Maria


Giuseppe non ha dubbi su Maria, semplicemente non si ritiene degno di lei, eppure la prende come sua sposa, fidandosi della parola di Dio e di Maria stessa, e da allora non torna più indietro e tutto quello che fa, lo fa solo per loro, vive solo per loro.
Giuseppe accetta l'umiliazione di non trovare una casa per farla partorire, e l'umiliazione di offrire a lei e a suo figlio una vita di povertà come profuchi in Egitto nei primissimi anni del loro matrimonio: sa che Lei lo capisce e lo amerà sempre di più, e così da Lei impara ad affidarsi sempre più all'opera di salvezza che vive nel loro bambino.
Giuseppe rispetta e ama Maria, dona la sua vita per Lei, con l'amore più grande possibile, degno della Madre di Dio.

...VI AMO SALVATE ANIME


Dichiarare il proprio amore a qualcuno vuol dire assicurargli che mi sta a core solo ciò che sta a cuore lui: e null'altro sta a cuore a Gesù, e alla Santa Famiglia che la salvezza delle anime, e quindi dei corpi, e quindi la nostra salvezza, di "tutti, tutti, tutti" (papa Francesco) noi, suoi amati figli.
Il desiderio che muove l'Incarnazione non è altro che la Redenzione.
Gesù ci chiede di fare nostro il suo unico desiderio, perchè altrimenti non ci sarebbe nessuna vera comunione con Lui, e quindi nessuna reale salvezza neppure per noi: l'unica possibilità che abbiamo di essere salvati è quella di fare nostro l'amore salvifico, lasciare che ci riempia al punto da traboccarne... Che amore sarebbe senza piena comunione?

pag. 66



Che piena comunione sarebbe senza condivisione dell'unico desiderio del cuore?
Dire "Ti ami" al Salvatore è quindi dire la stessa cosa che dire "Salvate anime!", invocare la salvezza, con tutte le forze, per tutte le anime.
Come hanno fatto Maria e Giuseppe, che han messo tutta la vita a disposizione della missione del Redentore.
Dir loro "Ti amo" è amare tutto Gesù, in tutta la sua umanità appunto, ma è anche unirci a loro, ed avere anche noi così la possibilità, per la nostra parte, di fare come loro, di vivere come loro, per la salvezza di tutte le anime, di ogni tempo e luogo!













pag. 67


III) LA SALVEZZA DEL SALVATORE:
come la salvezza ci chiede di essere salvata.

La fuga in Egitto, profezia della Chiesa futura vincitrice nella Battaglia

"La mia Chiesa in questo momento della sua vita ha bisogno della protezione di San Giuseppe. Per questo motivo San Giuseppe è stato posto davanti agli occhie dei fedeli. Ciò è stato fatto per preparare la Chiesa alla sofferenza e alle divisioni che la attendono e per darle un potente protettore contro la potenza delle tenebre che ora sono scatenate contro di lei. Utilizza tutti i mezzi umili che hai per cercare la protezione e l'aiuto di San Giuseppe per la mia Chiesa in questa ora di tenebre. San Giuseppe conosce bene tutti i terrori della notte. A lu ha dato autorità persino sugli Angeli affinchè salvi e protegga i piccoli, i poveri e gli indifesi della mia Chiesa. Il mistero della fuga in Egitto sarà rivelato come profezia di ciò che la mia Chiesa soffrirà. E attraverso questa prova di oscurità e di esilio San Giuseppe sarà presente e riceverà poteri speciali per resistere e confondere i nemici della Chiesa, del sacerdozio e del mio stesso Corpo nel Santo Sacramento dell'altare".
Dall'autore di IN SINU JESU, 2 febbraio 2023



"Essi erano apena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse "Alzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta là finchè non ti avveritirò: Erode infattivvuole cercare il bambino per ucciderlo". Egli si alzò, nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode, perchè si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: Dall'Egitto ho chiamato mi figlio "
Mt 2,13-15

La prima battaglia spirituale del Cristo

Ecco il primo attacco demoniaco e la prima e decisiva vittoria della salvezza messianica:Erode contro Giuseppe.

Erode: le potenze demoniache che si servono delle potenze del mondo per dominare al posto di Dio, scagliando contro chi minaccia il loro potere, contro i bambini, dono di Dio che porta

pag. 68


nel mondo la purezza, e contro il Corpo di Cristo, l?Eucarestia e la Santa Messa, dove la parola di Dio s'incarna e purifica le anime.
Oggi, come allora, le potenze infernali e terrestri, aòòeate, si accaniscono sulla vita nascente e sull'infanzia, con lo sterminio dell'aborto e con violenza di ogni genere, ed ostacolano in tanti modi la preghiera, l'adorazione dell'Eucarestia e la partecipazione alla Santa Messa.

San Giusppe: il custode del Redentore e quindi il "Salvatore del Salvatore", colui che ha messo in salvo da Erode il bambino Gesù, il Corpo di Cristo che è il pane di vita eterna che discende dal Cielo.
"Il faraone disse a tutti gli Egiziani: "Andate da Giuseppe; fate quello che vi dirà" (Gn 41,55). Come il patriarca Giuseppe, figlio, di Giacobbe, salvò il popolo di Dio e tuta l'umanità, salvando il pane, così San Giuseppe da Betlemme ("casa del pane" in ebraico) ha salvato il suo bambino, il Corpo di Cristo, il pane della salvezza; e così ha salvato la Chiesa, il Christus Totus, frutto dell'Eucarestia.

Come S. Giuseppe ha salvato l'Eucarestia, per noi?

Insieme a chi e a che cosa il Terrore dei demoni ha sconfitto l'attacco satanico? Chi dobbiamo ringraziare ed imitare, perchè anche oggi e sempre la Chiesa custodisca da ogni attacco il Redentore, e salvi la Salvezza di cui è portatrice per tutte le anime?

"Essi era appena partiti, quando un angelo del Signore"

E' Dio stesso che prende l'iniziativa, con i suoi servi fedeli, gli Angeli, sempre presenti all'inizio degli snodi decisivi della storia della salvezza.

"apparve in sogno a Giuseppe e gli disse"

pag. 69


Giuseppe dormendo ascolta la voce di Dio; il suo riposo e la preghiera, per obbedire alla volontà di Dio, per abbandonarsi ed essere al servizio dell'iniziativa divina.

"Alzati, prendo con te il bambino e sua madre,"

"Gesù, Maria e Giuseppe, vi amo, salvate anime!". Per salvarLo il Padre affida il Suo Unigenito Figlio all'amore di una famiglia, perchè non c'è nulla di più potente contro Satana dell'unione della Santa Famiglia, dell'amore dei loro santi Cuori e della potenza dei loro Nomi.
"Prendi", cioè "Prendete e mangiatene tutti"; vero sacerdote che compie la Pasqua, il Sacrificio redentivo che si rinnova nell'Eucarestia, ancora una volta, e sempre, Giuseppe deve "prendere", per riparare al prendere disobbediente del peccato originale. Quello di Giuseppe è davvero un "prendere nunziale" che è sempre l'accoglienza e il "si" dello sposo, verso l'Amore di Dio, a quello che "viene dallo Spirito Santo", a quel "Gesù-Maria", l'una caro della nuova creazione, la Creatura e il Creatore abbracciati, finalmente! San Giuseppe alla fine ha fatto solo, e sempre, questo! (come ha sempre e solo detto una parola: "Gesù", per dare un valore salvifico a tutta la vita che gli era donata...)

"fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò"

"Fuggire": etimologicamente "piegarsi", chinarsi per scansare un "colpo"; è il farsi piccolo dell'umiltà dell'Incarnazione, che rende invisibili agli occhi del Nemico (come gli Hobbit rispetto a Sauron nel Signore degli Anelli ndr.)
Perchè "in Egitto"? Per tre motivi, strategici e spirituali. Per nascondersi alla vista dei persecutori: perchè nessuno si attenterebbe di andare dentro al deserto che si attraversa necessariamente per andare in Egitto dalla Palestina, un luogo inospitale per la vita e pieno di pericoli, dove sopravvivere è possibile solo grazue a un miracolo continuo (come israele sperimentò nell'Esodo).
Per sottrarsi al potere di Erode: perchè l'Egitto è anche il simbolo della più grande ricchezza e potenza,

pag. 70


e quindi un luogo di rifugio presso il più forte di Erode. Per uscire infine dal raggio di azione del nemico: perchè là nessuno poteva raggiungerli, nessuno li conosceva, e vivevano solo sotto lo sguardo paterno e materno di Dio.
Erano al sicuro perchè al di fuori della portata degli influssi del mondo, riparati dalla loro solitudine estrema; invisibili e sonosciuti a tutti, e quindi sempre intimi e in compagnia del Creatore.


"Erode infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo".

Il sacrificio dei Santi Innocenti Martiri, come il sacrificio dei bambini maschi ebrei in Egitto, è un grido che costringe Dio ad intervenire come Salvatore. Giuseppe può vincere fuggendo proprio perchè "coperto alle spalle" del martirio di questi piccoli, che, caso unico nella storia della salvezza, salvano il Salvatore dando la vita al postoSuo, come i versetti immediatamente successivi (Mt 2,16-18) raccontano:

"Quando Erode si accorse che i Magi si erano presi gioco di lui, si infuriò e mandò a uccidere tutti i bambini che stavano a Betlemme e in tutto il suo territorio e che avevano da due anni in giù, secondo il tempo che aveva appreso con esattezza dai Magi. Allora si compì ciò che era stato detto per mezzo del profeta Geremia: Un grido è stato udito in Rama, un pianto e un lamento grande: Rachele piange i suoi figli e non vuole essere consolata, perchè non sono più"



"Egli si alzò, nella notte"

La Santa Famiglia fugge perchè nascosta dalle tenebre "amiche", quando tutti dormono e sono chiusi in casa; nel silenzio assordante che avvolge ogni cosa e copre ogni rumore; nel fresco che permette di camminare, sfuggendo alla calura mortale del sole diurno.
Per questo la preghiera notturna è l'arma spirituale prediletta da Gesù stesso, e sempre la notte è il tempo scelto dai protagonisti della storia della salvezza, nelle azioni decisive: così per Dio nelle tenebre dell'inizio dell'opera creativa,

pag. 71


per Abramo nel ricevere da Dio la promessa della discendenza (guardando le stelle dopo il fuoco sceso dal cielo sul sacrificio appena fattosi buio), per Giacobbe nel ricevere da Dio il nome nuovo (dopo un'intera notte di lotta), per Mosé nel parlare faccia a faccia con Dio (nella nube oscura del Sinai e delle Dimora), per Elia nella grotta della Teofania sull'Oreb, per Gesù soprattutto, nella nascita a Betlemme, nell'Ultima Cena, nella morte (quando si fece buio in pieno giorno) e nella Resurrezione, per lo Spirito Santo infine, nella Pentecoste che durò dal tramonto fino al mattino.

"prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode, perchè si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: Dall'Egitto ho chiamato mio figlio."

"Dove rimase", compiendo i primi mille giorni della sua vita terrena. Proprio in quel luogo ed in quel modo, nei nove mesi nel grembo materno di Maria prima e nei primi due anni di vita da profugo in Egitto poi, il Padre ha voluto che suo Figlio vivesse i suoi primi mille giorni da essere umano, i giorni decisivi, secondo gli studi, per la formazione del DNA e della personalità!
Sempre e solo guardanso Maria e Giuseppe, senza parenti nè amici attorno, e , come i "neuroni allo specchio" ci insegnano, sempre e solo da Maria e Giuseppe imparando ed assorbendo tutto, lasciandosi così da loro tutto umanamente plasmare.
E anche noi non possiamo non vivere in un altro modo, se vogliamo, in Cristo, collaborare al compimento dell'opera della salvezza.

"Dall'Egitto". Come fù nell'esperienza dell'Esodo che Israele nacque come popolo dei figli di Dio, imparando la sua paternità, così in un nuovo Esodo, il Cristo, l'Unigenito Figlio del Padre, inizia la sua vicenda terrena, riperocrrendo tutto il cammino della salvezza, che è e sarà sempre una liberazione dalla schiavitù!

pag. 72


Che cos'è per la Chiesa il deserto dell'Egitto

Oggi, dove può fuggire la Chiesa per sfuggire agli assalti del Maligno e così "salvare il Salvatore", affinchè sia Lui, custodito e portato in noi, a compiere il prodigio del "ritorno alla Terra promessa"?

I) Il Deserto e la vita di preghiera del monaco

Nel deserto si può vivere solo "di Dio", non "del mondo", nel deserto si vive "di miracolo", si attende continuamente l'intervento di Dio perchè, nel deserto, noi non possiamo fare nulla. Il deserto è il luogo dell'intimità divina, innamorata e sponsale, (cfr Os 2,16ss); è il luogo della prima forma di santità vissuta della storia della Chiesa, scelto infatti dai "monaci del deserto" per vivere il "martirio testimonianza della risurrezione", appena finirono le persecuzioni e non era più possibile il "martirio cruento"; è il luogo spirituale scelto dai monaci di ogni tempo (sull'esempio di Gesù) per combattere vittoriosamente contro le tentazioni di Satana, perchè lì non si danno nascondigli al Nemico, e neppure strumenti materiali (visioni, parole, presenze) di cui servirsi per attaccarci, e perchè lì noi non possiamo affidarci a nient'altro che a Lui, alla Sua Parola e i suoi Prodigi, come sperimentò Israele nell'Esodo.

II) La S. Messa, la Liturgia Eucaristica e l'Adorazione


Nel deserto sinaitico, che è poi lo stesso deserto del roveto ardente, Dio donò ad Israele la Sua Parola, le Due Tavole scritte dal Suo dito, con le clausole del patto nuziale di salvezza (cfr. Es 12), e donò il Tempio e cioè la Sua Presenza, e quindi la possibilità di servirlo, di compiere un sacrificio a Lui gradito, per togliere il peccato, un luogo di salvezza in cui Dio ascolta e perdona (cfr. Es 40). Nel deserto dunque Dio donò ad Israele di diventare un popolo, che è tale proprio in quanto assemblea che prega davanti al suo Dio, che riceve e vive i suoi prodigi, che ascolta e mette in pratica le sue parole, che si fidanza e sancisce l'Alleanza nuziale col suo Creatore.

pag. 73


In altre parole, tutto questo è Liturgia, l'azione del Popolo di Dio che viene fatto Christus Totus, Corpo di Cristo che celebra e si offre unito al Capo; tutto questo in definitiva è la Santa Messa, l'unica mensa della Parola che si fa Corpo e Sangue, l'Agnello immolato per la nostra salvezza.

II) La Diaspora, cioè la Missione

L'Egitto è una terra ambivalente, del benessere e per questo da sempre rifugio dei fuggiaschi, come degli idoli, dell'umanità votata all'ira di Dio, tentatrice e strumento satanico; terra in cui infatti Dio Portò, grazie al patriarca Giuseppe, il suo popolo per salvarlo dalla carestia, insieme a tutti i popoli, e allo stesso tempo la terra da cui Dio fece uscire il suo popolo per liberarlo dalla schiavitù.
Luogo della salvezza, insomma, sia entrandoci che uscendone; luogo che richiama il Battesimo, l'attraversamento, il passaggio, la "pasqua" del Mar Rosso, con il quale Dio salva il suo popolo e si rivela a tutte le genti, personificate dagli egiziiani, perchè tutti i popoli conoscano la sua gloria, si convertano e siano salvati dagli idoli.
L'Egitto è quindi il luogo della Missione salvifica a tutte le genti in messo alle quali Israele è stato disperso, perchè la sua presenza nel mondo sia sempre una "diaspora", uno spargere il seme di vita fino agli estremi confini della terra, affinchè si compia il segno messianico del ritorno, dell'afflusso al Tempio di Gerusalemme, di tutte le nazioni!








pag. 74

immagine finale del libro
© - PARROCCHIA DI RASTIGNANO