PARROCCHIA DI RASTIGNANO
PUBBLICAZIONI DISPONIBILI PER UNA LETTURA PERSONALE E MEDITATIVA

logo Mater Dei (Copertina frontale)

"... il Signore dal seno materno mi ha chiamato,
fino dal grembo di mia mafre
ha pronunciato il mio nome" (Is 49,1)

"Su di te mi appoggiai fino dal grembo materno"
(Sal 71,6)


Gesù, Maria, Giuseppe, vi amo,
salvate anime!

(prima facciata)

Prima edizione: ottobre 2018
Ristampa : gennaio 2019
Seconda edizione: ottobre 2019
Terza edizione: giugno 2021
Quarta edizione: settembre 2023



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EDITRICE ANCILLA
Via I. Pittoni 59/61
31015 CONEGLIANO TV
Cell: 337 502951 - tel/fax 0438 35045
www.ancilla.it - ancilla@ancilla.it


ISBN 979 - 12 - 80210 - 34 - 0

(Seconda facciata sinistra)
Don Giulio Gallerani
con il contributo di:
Card. Matteo Maria Zuppi, Arcivescovo di Bologna,
Benedetta Frigerio, giornalista
Mons. Giorgio Sgubbi, Docente di Teologia
P. Serafino Tognetti, monaco


logo Maria

LA VIA
"NASCOSTA"
DEI BAMBINI
"NATI IN
CIELO"




La missione dei bambini abortiti e non nati
nella vita della Chiesa e del mondo



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EDITRICE ANCILLA

PREFAZIONE


del Cardinale Arcivescovo di Bologna Matteo Maria Zuppi

    Uno degli incontri più intensiche ho vissuto in questi ultimi mesi è stato quello di varie coppie che hanno scelto di portare a buon fine la gravidanza, nonostante una diagnosi di incompatibilità con la vita del bambino atteso. Scelta non facile, in una condizione spesso di grande incertezza e di solitudine, nonostante una pressione in senso contrario, motivo di sofferenza e di grandi interrogativi, mai scontati.
  Quello che mi ha colpito, pur nell'evidente fatica intensissima di raccontare l'accaduto, inevitabilmente accompagnato da lacrime - raccontare è sempre rivivere - era la profonda consolazione.
  La ferita interiore che sempre accompagna la perdita, trovava un balsamo nella fede che illumina di speranza e nella consapevolezza di avere accompagnato tutta la brevissima vita con l'amore. Questo donava pace.
  Averla difesa ha fatto scoprire il dono che ha illuminato quel pochissimo tempo e che lascia, pur in una dolorosa tristezza, una luce che illumina il mistero dell'esistenza. Davvero per Gesù niente della vita degli uomini va perduto. E quindi niente gli uomini debbono perdere.
  Recentemente, al funerale di un bambino vissuto poche ore, il saluto dei genitori è stato offrire queste parole al piccolo: "Avete avuto coraggio da venedere

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e amore infinito per me, dimostrando al mondo che la vita è vita, sempre e comunque. Grazie per questi mesi stupendi, amore puro che ho condiviso nel silenzio del mio cuoricino. Il mio incarico era quello di proteggervi, di farci crescere e amare. La missione speciale è essere il vostro angelo che vi sorveglia, ama, custodisce e protegge...per sempre".
  Ringrazio di cuore gli autori per la riflessione piena di contenuti e il parroco che ci coinvolge con la sua storia e passione umana ed evangelica cosa significa difendere la vita. I piccoli, e questi sono i più piccoli dei piccolo, ci aiutano a stare sempre dalla parte della vita, con intelligenza, dal suo concepimento alla sua fine.
  C'è una pandemia di sempre che colpisce la nostra condizione ed è quella della morte, sempre ingiusta, crudele, mistero ancora più fitto quando spegne la vita praticamente fin dal suo inizio. Solo la preghiera ci permette di trovare una risposta a qualcosa di così inspiegabile. Gesù ha affrancato dalla morte, l'ha sconfitta e il suo amore è la risposta che permette di sopportare una ferita così dolorosa.
  Le preghiere offerte nel libro aiutano a saper vedere e a cercare di comprendere ogni cosa con i sentimenti di Dio, a trovare le parole senza moltiplicarle inutilmente, perchè anche riempire il silenzio con il solo affidarci a Dio risponde al grido di sofferenza.
  La vita nascosta non diventa tutta chiara, la capiremo interamente solo nella pienezza dell'amore, ma la preghiera ci aiuta a vedere la forza dell'amore di Dio, che tutto ricopre con il suo amore e la sua passione

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L'Alba rosa


Testimonianza di Benedetta Frigerio, mamma e giornalista

  Ricordo di aver scoperto appena un mese dopo la fine del viaggio di nozze di aspettare un bambino.
Alla notizia io e mio marito felicissimi, pensammo cosa chiedere al Signore per quella creatura e ci venne subito spontaneo domandarGli che potesse andare in Paradiso senza passare dal Purgatorio.
Appena cinque giorni dopo ebbi una leggera perdita che mi spaventò, anche se i medici che mi visitarono dissero che il sangue si era bloccato e che poteva trattarsi di una normale perdita da impianto. Mi dissero di non preoccuparmi, perciò presi il volo prenotato per Medjugorje, dove durante un'apparizione mariana sul monte Podbrdo consacrammo il piccolo a Maria. La Madonna disse:"...Pregate che mio figlio nasca nei vostri cuori e vi rinnovi, e permettete allo Spirito Santo di guidarvi".
  Scendendo dal monte u nsacerdote fece una benedizione a una coppia e io e mio marito chiedemmo lo stesso per noi. Il prete ci benedisse, poi mi guardò e, senza che gli avessi detto nulla, abbassò gli occhi benedicendomi la pancia ancora troppo piccola perchè si potessero vedere i segni della gravisanza, per cui ci stupimmo.
  Tornammo a casa il giorno successivo e quello dopo ebbi una seconda perdita. In ospedale non videro sanguinamenti in corso e così tornai a casa.

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  Qualche giorno dopo andai nella città dei miei suoceri ed ebbi un'altra perdita, mi visitarono in pronto soccorso dicendomi che non sapevano cosa sarebbe accaduto.
  "Il mio bambino stà bene?", chiesi alla ginecologa che mi guardò come se fossi una matta nel chiamare così quello che per lei era un grumo di cellule:"Non so":
  Tornammo a casa la sera dell'Assunzione di Maria in cielo e il giorno successivo di pomeriggio, cominciai ad accusare dolori fortissimi alla schiena e alla pancia. Inizialmente non pensai ad un aborto, perchè il dolore era troppo forte. Ma quando verso le 20 mio marito vide che non riuscivo più a stare in piedi, mi prese in braccio e mi portò in ospedale. La dottoressa mi visitò e mi disse:"Mi dispiace ma è un aborto".
  Cominciai a piangere anche per i dolori fortissimi. Mi ricoverarono finchè la placenta non si staccò del tutto.
  La mattina verso le sei mi alzai con le lacrime agli occhi, ma anche piena di una certa oace. Mi recai fuori dalla porta del corridoio del reparto e vidi l'alba rosa sorgere dietro le montagne che fanno da sfondo in quell'ospedale.
Improvvisamente sentii che era un segno di mio figlio che mi diceva che stacva bene e che mi ringraziava per averlo ospitato fino al cielo. Non so dire perchè, ma pensai immediatatamente che quella morte era per la vita e che quel sacrificio non solo era per il bene della mia famiglia ma era necessario.
  Quando mio marito arrivò in ospedale poco sopo mi disse:"Se il Signore ha voluto così si vede che è

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per la nostra famiglia. Esattamente quello che pensavo".
  Luigi Maria era volalto in cielo e lo aveva scoperto il 16 agosto, giorno in cui la Chiesa ricorda Santo Stefano d'Ungheria, patrono dei morti prematuramente.
  In quei giorni pensai anche che il Signore avesse parlato con il mio bambino che, essendo un'anima pura, poteva avere un rapporto diretto con Lui, e poteva anche aver acconsentito a sacrificarsi per noi.
  Quando mi fù portato il libretto "La vita nascosta dei bambini nati in Cielo" lo lessi senza sorpresa, nel senso che quanto scritto riportava ciò che mi pareva un'evidenza nella mia esperienza ma anche della ragione: se Dio pesa ogni nostra azione, e prima di portarci davanti a Lui ci purifica, non è possibile che escluda dalla sua Luce un'anima che non ha commesso alcun peccato e che magari si è offerta a Lui. Figurarsi quando un bambino, totalmente puro, muore perchè sua madre lo rofiuta abortendolo!.   Solo dopo mi accorsi che la tesi del libretto, su cui decisi di scrivere un articolo, detestava scalpore. Eppure, quando anche la mia terzogenita, Rita Maria, salì al Cielo mentre ancora la portavo in grembo, compresi che il Signore l'aveva accolta con Sè in una maniera più grande e completa della mia. Piansi, ma appena cominciai a parlare con lei, mi calmai, come se la bambina mi dicesse che dovevo stare tranquilla e che stava bene.
  Dopo la perdita di Luigi Maria mi accadde di dover preparare il cuore per determinati avvenimenti e di battermi per la salvezza di un bambino inglese che

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volevano uccidelo in ospedale solo perchè era disabile.
  Appena si chiusero questo e alcuni capitoli decisivi per la mia vita, rimasi incinta del mio secondogenito. Una vera luce di Dio che ha allietato la nostra vita e che tutto quanto era accaduto ci aveva preparato ad accogliere. Compresi che i tempi e le vie di Dio erano più perfette dei miei programmi..."Permettere allo Spirito Santo di guidarvi", ci aveva detto la Madonna.
  Dopo sei mesi dalla perdita di Rita Maria sono di nuovo incinta di una bambina. E anche se non ho ancora compreso la perdita della mia terzogenita, per cui soffro ancora, arrivata ad alleviare un momento di grande dolore per poi lasciarmi nel suo culmine, confido che comprenderò.
  Non è semplice raccontare di queste esperienze che ci ricordano quanto siamo limitati, incapaci di dare ai figli tutto quello che serve loro per essere felici. Il compito di un genitore non è di "trattenere" i figli, ma di accompagnarli in Cielo.
  Essi possono soffrire o addirittura morire per la nostra conversione, educandoci ad educare anche quelli che Dio ha scelto di lasciar camminare per più tempo insieme a noi.

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LA VICENDA DI UN PRETE
E I BAMBINI "NATI IN CIELO"


DI DON GIULIO GALLERANI
Signore, tu mi scruti e mi conosci,
tu sai quando seggo e quando mi alzo.
Penetri da lontano i miei pensieri,
mi scruti quando cammino e quando riposo.
Ti sono note tutte le mie vie;
la mia parola non è ancora sulla lingua
e tu, Signore, già la conosci tutta.
Alle spalle e di fronte mi circondi
e poni su di me la tua mano.

Stupenda per me la tua saggezza,
troppo alta, e io non la comprendo.
Dove andare lontano dal tu spirito.
dove fuggire dalla tua presenza?
Se salgo in cielo, là tu sei,
se scndo negli inferi, eccoti.
Se prendo le ali dell'aurora
per abitare all'estremità del mare,
anche là mi guida la tua mano
e mi afferra la tua destra.


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Se dico: "Almeno l'oscurità mi copra
e intorno a me sia la notte";
nemmeno le tenebre per te sono oscure,
e la notte è chiara come il giorno;
per te le tenebre sono come luce.
Sei tu che hai creato le mie viscere
e mi hai tessuto nel ventre di mia madre
.
Ti lodo, perchè mi hai fatto come un prodigio;
sono stupende le tue opere,
tu mi conosci fino in fondo.
Non ti erano nascoste le mie ossa
quando venivo formato nel segreto
,
intessuto nelle profondità della terra.
Ancora informe mi hanno visto i tuoi occhi
e tutto era scritto nel tuo libro;
i miei giorni erano fissati,
quando ancora non ne esisteva uno.
Quanto profondi per me i tuoi pensieri,
quanto grande il loro numero, o Dio;
se li conto sono più della sabbia,
se li credo finiti, con te sono ancora.

Salmo 138,1 - 18


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1.1. La mia storia


Premessa - "Il caso non esiste"; credo sia stata questa la frase che più ho ripetuto nei miei primi 15 anni di sacerdozio (quasi sempre rivolta a dei ragazzi, a un campo o in oratorio, citando poi come fonte "Maestro Oogway" di Kung Fu Panda!). La ripetevo perchè la sentivo rivolta a me; credo infatti che, in un modo nascosto, Dio mi ha parlato e condotto in tutta la mia vita, esaudendo nel modo più grande possibile ogni mio desiderio (perchè ho sperimentato che spessp il "caso" è un pò la firma di Dio, in modo umile,come è il suo stile).
  Quanti i segni, più o meno grandi che mi ha dato!
Ne citerò qualcuno, per far comprendere la strada che Dio mi ha fatto intraprendere per condurmi ai suoi piccoli "nati in Cielo".

I miei genitori - Comincio dai miei genitori, non posso non farlo. Mia madre, quinta di cinque fratelli, ha incontrato mio padre, ottavo di otto fratelli, nell'ultimo giorno suo di vacanza e primo di mio padre, in una balera in montagna; del loro fidanzamento, giusto una decina di incontri in due anni prima di sposarsi, mi hanno accontato che solo una volta tornarono a casa da una vacanza perchè l'albergo non aveva due camere separate (ed io credo che molte grazie che la mia famiglia ha ricevuto siano nate da lì...).



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  Da bambino - Rcordo tanto affetto da mia sorella più grande, da due genitori che semplicemente facevano igenitori e c'erano sempre per noi. Conservo con cura la foto della mia prima Comunione, la foto più bella della mia infanzia; non capisco ancora perchè ero così raggiante, e un pò ne ho nostalgia!

Una chiamata attraversoi Santi e il Rosario...e la mia ambizione:"salvare anime" - Dai 13 anni in poi cominciai a pensare di farmi prete. Leggendo le vite dei santi (un libro che mia madre per un pò si "pentì" d'avermi regalato...) mi esaltai, e volli subito una vita significativa come la loro, perchè mi sembrava il massimo da avere, ed io ero abituato ad arrivare primo (o quasi) in quello che facevo. Rcordo bene che la voglia di pregare sbocciò nel mese di maggio della terza media, grazie ai tanti rosari che noi ragazzi del condominio recitavamo da una nostra vicina di casa, legata al Rinnovamento dello Spirito. Quanto le sono grato!.

Un protezione nella giovinezza - Non sò perchè non mi persi negli anni delle scuole superiori, con la mia voglia di spingere l'acceleratore fino in fondo...davvero fui protetto!. E le esperienze con le ragazzine mi rafforzarono nella convinzione che ero fatto per amare, si, ma "tutti con tutto me stesso".

3 aprile 1994 - Quel giorno pivve tutto il giorno, eppure non ero triste, perchè era il mio diciottesimo compleanno, ed era giorno di Pasqua!. Ho ancora un flash nitido nella mente: io che guardo fuori dalla finestra della mia camera, la pioggia che cade

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ininterrotta, ed un pensiero che sorge in me: "Tra un pò deciderò della mia vita, questa pioggia è una benedizione e presto capirò la mia strada". Infatti, giusto una settimana dopo, con quella consapevolezza nel cuore, ricevetti una lettera contenente la risposta che aspettavo, e che mi diede il coraggio di decidermi finalmente ad entrare in Seminario; da allora non ho avuto più alcun dubbio, e questa è stata la fonte di gioia più grande della mia vita.

Gli anni del Seminario furono tanto belli quanto veloci; iniziati il 15 settembre, con il mio ingresso in Teologia, e culminati il 15 settembre di sei anni dopo, con la mia ordinazione sacerdotale (il giorno dell'Addolorata, cui è dedicata la cappella del Santissimo della mia chiesa parrocchiale). In Seminario una convinzione, avuta fin da ragazzo, mi ha accompagnato: la gravità dell'aborto, ed ancor più la gravità dell'indifferenza del mondo (e a volte l'assuefazione di noi cristiani pure) a questa tragedia di proporzioni inimmaginabili!.
Di quegli anni ricordo anche una preghiera, specchio del mio carattere: "Signore fammi santo, ma il più grande santo di tutti i tempi, e che non me ne accorga, perchè se chiedo di meno vuol dire che non credo in Te e non Ti amo"; sì...un pò ambizioso, lo ammetto, ma se non cerco il massimo sento che non ne vale la pena, e aiutare a salvare le anime, "mestiere" del prete, mi è sembrato il massimo che uno possa fare!.

Poi arrivarono i primi anni del sacerdozio, da vicario parrocchiale, quelli in cui si impara a fare il prete, con tante gioie e soddisfazioni, ma anche con le im

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mancabili prime delusioni, riguardo a me soprattutto, per l'incapacità di essere il prete che avevo sognato (e davo pure a volte la colpa al "sistema", ecclesiale soprattutto...). Finchè non mi trasferirono in una parrocchia dove ho vissuto nove anni bellissimi dedicandomi soprattutto ai giovani, con tanti frutti e gratificazioni umane e sacerdotali; in quegli anni mi pareva di vivere come un sogno, che si è interrotto però il 27 maggio 2016, quando il mio Vescovo mi propose di lasciare quel paese per diventare parroco altrove, in una frazione dove mai ero stato, neppure di passaggio. Per me fu davvero come "morire", per l'interruzione totale di tante attività e di tante relazioni.

Nell'ultimo anno prima del trasferimento, non posso non ricordare quest'episodio decisivo. Ogni anno organizzavo, nei locali parrocchiali, l'allestimenti di una mostra del Meeting di Rimini di CL(1), e ci portavo, facendo io una visita guidata, alcune classi delle scuole superiori; nell'ottobre 2016 scelsi la mostra Che cos'è l'uomo perchè te ne ricordi? sulla figura di uomo e scienziato di Jérome Lejeune (2) (proiettando alla fine il video Dear future mum ... quante lacrime!).
Ebbene, proprio

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Richiamo note presenti nel testo
1 - Comunione e Liberazione
2 - Jérome Lejeune (1926 - 1994), medico e scienziato francese scopritore della causa (anomalia cromosomica) della sindrome di Down. Per i suoi studi e le sue scoperte ha ricevuto ovunque riconoscimenti ed onoroficenze, ma la sua opposizione netta all'aborto e alla procreazione assistita gli ha creato non poche difficoltà professionali. Ha lottato attivamente fino alla fine dei suoi giorni, sostenendo senza mezzi termini che "da sempre la medicina si batte per la salute e per la vita, contro la malattia e contro la morte".Nel 1994 Giovanni Paolo II lo nomina primo presidente delle Pontificia Accademia per

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al termine di una di queste visite, do un'occhiata al cellulare e trovo un sms di mia sorella con scritto "il bimbo è andato in Cielo", nel quale mi annunciava che il suo settimo figlio era morto, al quarto mese di gravidanza. Mi commossi, ma con tanta fiducia e speranza, mi dissi: "Sono venuto a saperlo proprio qui, dove ho parlato tanto di aborto e vita". E feci un pensiero: "Questo bimbo mi vuole tanto bene! Che non si sia offerto, anche, e forse soprattutto, per me, suo zio prete?".
Questo pensiero divenne poi una certezza. Il giorno di giugno in cui dissi a mia sorella che diventavo parroco, lei mi rispose: "Sai che il 27 maggio sarebbe stata la data di nascita di Sebastiano?"; era proprio il giorno in cui il mio Vescovo mi chiese di diventare parroco (e il giorno del mio onomastico!).

  Il mese tra l'addio alla vecchia parrocchia e l'ingresso nella nuova lo trascorsi praticamente per monasteri, ed è stato un mese decisivo per la mia vita. Mi trovavo infatti nell'atrio di uno di questi monasteri quando il mio sguardo fù catturato da un'immagine della Madonna del Parto, perchè era la stessa che una coppia di miei amici catechisti aveva scelto, prendendola "a caso" da internet, per metterla nella cappellina dell'oratorio, da loro ristrutturata e dedicata, con la benedizione del Vescovo, ai "Bambini non nati" (quella coppia ha perso ben tre bambini, due e cinque mesi di gravidanza e uno a nove mesi); mi informai e scoprii che quell'immagine si trovava a soli dieci chilometri

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la vita. Nel 2007 si apre il processo di beatificazione, che si conclude nel 2012.

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da quel monastero!. Dopo poco, ero già là per venerarla, e conoscere la storia (venni sapere anche che il Movimento per la Vita faceva lì un pellegrinaggio annuale).Questa scoperta scatenò in me una serie di riflessioni e intuizioni e, finalmente, credo, ricevetti una risposta a quella che è sempre stata la domanda che più mi ha messo in crisi, in tutti i miei anni di sacerdozio: "Perchè Dio permette, con l'aborto, la fecondazione artificiale e le varie pillole... l'uccisione di milioni di esseri umani innocenti!" (3).
Perchè questa tremenda "sconfitta", almeno in apparenza, di Dio?

LA SCOPERTA



  I milioni (o miliardi) di aborti e di "bambini non nati" sono in realtà, nell'ottica dell'eternità e della morte sacrificale del Cristo in croce, la sua "vittoria" più grande.
  Nel documento del 2007 della Commissione Teologica Internazionale La speranza della salvezza per i bambini che muoino senza battesimo (approvato dal Papa Benedetto XVI, e passato alla storia come "quello dell'abolizione del limbo"), trovai questi passaggi:

  "Dal primissimo momento in cui ha inizio ogni vita umana ci vengono aperti canali di grazia. Tutti sono nati con quella umanità assunta da Cristo stesso e tutti, in ogni momento, vivono in una qualche relazione

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3 - Da alcuni calcoli, in base alle cifre dei soli "aborti legali", si presume che si sia superato abbondantemente il miliardo.

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con Lui, in forma più o meno esplicita (cfr. LG 16) e con gradi diversi di adesione"(4).

  

E soprattutto:



  "Il battesimo per la salvezza può essere ricevuto "in re" oppure "in voto". Tradizionalmente si ritiene che la scelta implicita a favore di Cristo che può essere fatta da un adulto non battezzato costituisce un votum, un desiderio del battesimo, ed è salvifica.
  Secondo l'interpretazione tradizionale, questa possibilità non può essere esercitata dai bambini che non hanno raggiunto l'uso del libero arbitrio.
  La presunta impossibilità del battesimo "in voto" per i bambini è un elemento chiave dell'intera questione.
  Negli ultimi tempi sono stati compiuti quindi numerosissimi tentativi per valutare la possibilità di un votum nel caso di un bambino non battezzato, che potrebbe essere o un votum espresso a nome del bambino dai suoi genitori o dalla Chiesa, oppure forse un votum esercitato in qualche modo dallo stesso bambino. La Chiesa non ha mai escluso una tale possibilità, e a nulla sono valsi i tentativi fatti per indurre il Concilio Vaticano II a pronunciarsi contro questa ipotesi, proprio perchè era diffusa la consapevolezza che le indagini su questo tema non erano ancora state portate a conclusione, come era diffuso il desiderio di affidare questi bambini alla misericordia di Dio"(5).

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4 - La speranza della salvezza per i bambini che muoiono senza battesimo. n.95.
5 - La speranza della salvezza. op.cit., n.94.

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  Non viene negata la possibilità ed è quindi lecito affermare, visto che la Chiesa non lo esclude, che quei bambini possono essere non solo vittime, ma anche "sacerdoti", perchè in qualche modo si possono essere offerti a Dio, per noi, per la nostra salvezza (con un atto per così dire immediato, che fa pensare un pò a come gli angeli (6) abbiano fatto la loro scelta a favore o contro Dio).
Tutti, infatti, sono redenti solo nella misura in cui diventano redentori, in quanto i doni di Dio si ricevono vivendoli, "diventando quei doni" (forse anche per questo Maria, a Lourdes, non si definì l'immacolata concepita ma l'Immacolta Concezione).

  Quei bimbi posso essere stati protagonisti, vivi, nella loro anima e nel loro corpo, perchè non possono non aver avuto un dialogo con il Creatore, per il quale

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6 - Pur rimandendo "infinita" la differenza tra la natura meriale con le sue operazioni e la natura spirituale con i suoi atti, senz'altro l'atto di volontà degli angeli, puri spiriti, senza la mediazione del corpo, ci ricorda che la realtà spirituale, al di là del tempo e dello spazio, è ben capace di libertà e relazione con Dio. Questo ci fà sperare che anche l'anima umana, realtà spirituale ricevuta "intera" fin dal concepimento, sia capace ("nel modo che Dio conosce" come dice G522, riferito a tutti gli esser umani, e non si capirebbe quindi perchè bisognerebbe escludere gli esseri umani al principio della loro vita n.d.r) di rispondere all'amore di Dio, nel grembo materno. Ciò potrebbe riguardare ed illuminare anche altre situazioni di vita, oggi sempre più frequenti, di minore attvità corporale e psicologica, nelle varie forme di disabilità come negli stati minimi di coscienza (senza dimenticare la letteratura ormai vasta, anche se dicussa, di esperienze di pre-morte, che registrano attività relazionali staccate dalla dimeznsione corporea come dalle funzionalità della mente).

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un corpo di un secondo o un corpo di ottant'anni non può fare alcuna differenza.

  Nel 2017 è ricorso il centenario delle apparizioni di Fatima, e, personalmente, sono convinto che il Trionfo del Cuore Immacolato di Maria non può che passare per il martirio: in questi ultimi cento anni è evidente che, dati alla mano, quello dei bimbi abortiti sia stato di gran lunga il più grande e potente martirio che sia avvenuto.
  Nella scritta sull'immaginetta della mia ordinazione sacerdotale misi il passo di Col 1,24: "Ora sono lieto nelle sofferenze che sopporto per voi e do compimento a ciò che, dei patimenti di Cristo, manca nella mia carne, a favore del suo Corpo che è la Chiesa. Di essa sono diventato ministro". Con la conferma, infatti del mio padre spirituale, che mi ha sempre seguito in questo percorso, sento di dover offrire per loro ogni giorno - per compiere la mia vocazione sacerdotale - la celebrazione di una apposita Messa, il divino Sacrificio, invocando la loro intercessione nella preghiera, vivendo la mia vita di prete secondo la "spiritualità dei bimbi mai nati": in questo modo vorrei essere quell'innaffiatoio di cristallo che nel segreto rivelato da Maria ai pastorelli (il "terzo segreto" di Fatima) raccoglie il sangue dei martiri e lo riversa sulle anime che così ritornano a Dio. Quell'innaffiatoio possiamo davvero poi esserlo ognuno di noi, perchè questa è la missione sacerdotale che figli di Dio ricevono nel Battesimo. Qualcuno deve raccogliere e offrire tutto quel sangue innocente, e io mi sento chiamato a fare la mia parte di sacerdote!





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  Pochi giorno dopo il mio ingresso come parroco mi capita tra le mani un libro biografico su Jéerome Lejeune, scritto dalla figlia Clara: La vita è una sfida. Lo leggo velocemente, e arrivo alla pagina in cui è raccontata la sua morte. Leggo di quel suo unico grande rammarico, di non poter continuare a difendere dall'aborto i suoi cari piccoli amici con la trisomia 21; soprattutto, leggo di come si sia spento poche settimane dopo essere stato nominato presidente della Pontificia Accademia per la Vita dal suo grande amico Giovanni paolo II (7), di come sia salito in Cielo la mattina di Pasqua, di come abbia concluso la sua vicenda terrena ... il 3 Aprile 1994.
  Ho letto e ho chiuso il libro colmo di gratitudine: avevo capito, una volta di più, "perchè" e "per chi" Dio mi aveva voluto sacerdote

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7 - San Giovanni Paolo II è salito al Cielo il 2 Aprile 2005, prim vespri dela festa della Divina Misericordia, festa che nell'anno fatidico per la mia vita, il 2016, Giubileo della Misericordia, è caduta il 3 Aprile, giorno del mio quarantesimo compleanno.

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1.2. La via nascosta dei bambini "Nati in Cielo"



  "Molti hanno ascoltato il racconto della nascita, narrato dal Midrash, di tutti i figli dell'uomo. A quale causa collegare il palpabile segno tra il naso e il labbro superiore? Ecco la risposta:

  Quando il bambino era nel ventre di sua madre, conosceva tutta la Torah, viveva pienamente e comunicava la sua vita. Alla sua nascita dal ventre materno un angelo pose il suo dito sulla bocca del bambino per farlo tacere, di qui il grido di dolore del bambino che, contemporaneamente, dimenticò tutto. Non gli restavano che i minuti e i giorni della sua vita per ritrovare la memoria di ciò che aveva improvvisamente perduto"(8).

"PER IPSUM, CUM IPSO, IN IPSO"; L'ATTO
"EUCARISTICO" DEI BAMBINI NATI IN CIELO



  Tutti noi possiamo essere salvati in quanto offerti al Padre, in Cristo: l'identificazione con Uomo-Dio è lo spazio della nostra salvezza, e ciò avviene nella Messa, il Divino Sacrificio, dove il Figlio di Dio si offre - e noi vcon Lui - al Padre, "per tutti, in remissione dei peccati" (Canone Eucaristico). Ogni uomo, quindi, si salva venebdo assunto nell'Eucarestia; di conseguenza anche i bambini abortiti e mai nati, piccoli uomini, si

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8 - Marie Vidal, Un ebreo chiamato Gesù. Una lettura del Vangelo alla luce della Torah, Editrice Grafite, 1998, pag.17.

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possono salvare solo nella partecipazione all'Atto del Cristo.
  E siccome la nostra partecipazione accade nella nostra offerta, ci chiediamo: i bambini nati in Cielo si sono offerti?
  La Chiesa non lo esclude (9).
  Oppure è più corretto dire che vengono offerti?
  E' possibile offrire il sacrificio di un'altro?. Chiedere al padre di guardare al sacrificio di un'altro? Può accadere per loro quello che è successo con gli amici del paralitico calato dal tetto e messo davanti al Signore Gesù? (Lc 5,17-26)? (10)

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9 - Cfr, il documento del 2007 della Commissione Teologica Internazionale. La speranza della salvezza per i bambini che muoiono senza battesimo, ai numeri 94 e 95 riportati a pag.19.
10 - "Un giorno [Gesù] stava insegnando. Sedevano là anche dei farisei e maestri della Legge, venuti da ogni villaggio della Galilea e della Giudea, e da Gerusalemme. E la potenza del Signore gli faceva operare delle guarigioni, Rd ecco, alcuni uomini, portando su un letto un uomo che era paralizzato, cercavano di farlo entrare e di metterlo davanti a Lui. Non trovando da quale parte farlo entrare a causa della folla, salirono sul tetto e, attraverso le tegole, lo calarono con il lettuccio davanti a Gesù nel mezzo della stanza. Vedendo la loro fede, disse "Uomo, ti sono perdonati i tuoi peccati". Gli Scribi e i Farisei, cominciarono a discutere, dicendo:"Chi è costui che dice bestemmie? Chi può perdonare i peccati, se non Dio soltanto?". Ma Gesù, conosciuti i loro ragionamenti, rispose:"Perchè pensate così nel vostro cuore? che cosa è più facile dire "Ti sono perdonati i tuoi peccati", oppure dire "Alzati e cammina?" Ora, perchè sappiate che il Figlio dell'uomo ha il potere sulla terra di perdonare i peccati, dico a te - disse al paralitico - : alzati, prendi il tuo lettuccio e torna a casa tua". Subito egli si alzò davanti a loro, prese il lettuccio su cui era disteso e andò a casa sua, glorificando Dio. Tutti furono colti da stupore e davano gloria a Dio; pieni di timore dicevano:"Oggi abbiamo visto cose prodigiose" "

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  E' possibile grazie al Mistero del Christus Totus, che ci permette di trascendere il tempo e lo spazio: "Ora io sono lieto nella sofferenza che sopporto per voi e do compimento a ciò che, dei patimenti di Cristo, manca nella mia carne, a favore del suo corpo che è la Chiesa" (Col 1,24).

  E' interessante notare come i migliori film di fantascienza di questi anni hanno in comune una convinzione: che la salvezza può avvenire solo "rompendo" il legame spazio-temporale, e che questo aprirsi di una nuova dimensione è possibile solo all'amore, l'amore "padre e figlia, in Interstellar e l'amore "madre e figlia" in Arrival.

  Ebbene, in realtà, noi sappiamo che, sprofondando nel Cristo Totale durante il divino Sacrificio eucaristico, immergendoci nell'Atto eucaristico del Cristo, veramente entriamo nella dimensione dell'Amore Divino, che è contemporaneo a tutto e a tutti, e che solo così può salvare sempre tutto a tutti.

"SE INVECE MUORE, PRODUCE MOLTO FRUTTO"



  "In verità, in verità vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna" (Gv 12,24-25).

"Seme gettato nel mondo,
Figlio donato alla terra,
il tuo silenzio custodirò.
In ciò che vive e che muore

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vedo il tuo volto d'amore:
sei il mio Signore e sei il mio Dio.
Io slo so che Tu sfidi la mia morte
io lo so che Tu abiti il buio
nell'attesa del giorno che verrà.
Resto con te.
Nube di mandorlo in fiore
dentro gli inverni del cuore
è questo pane che Tu ci dai.
Vena di cielo profondo
dentro le notti del mondo
e questo vino che Tu ci dai.
Tu sei Re di stellate immensità
e sei Tu il futuro che verrà,
sei l'amore che muove ogni realtà.
Resto con te" (11).

  Perchè Dio permette il martirio di tante vittime innocenti che vengono uccise ancora nel grembo materno? Perchè, oltre ai bambini abortiti, tantissimi altri bambini muoiono prima di vedere la luce? Che fine fanno, e che fine ha la loro vita, la loro morte? (12).

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11 - Testo di Resto con te, Gen Verde.
12 - Orami da decenni, sommando i morti per gli aborti legali, per le varie pillole abortive, per le sperimentazioni, per le tecniche di fecondazione artificiale e soprattutto per gli aborti spontanei in continuo aumento, si può arrivare conplausibilità ad affermare questo: "L'umanità si divide in due, una metà che muore prima della nascita, l'altra metà dopo la nascita". Possiamo dimenticarci di metà umanità? Può la Chiesa sciupare il tesoro di vita e amore di metà dei suoi figli? Non è forse giunta l'ora di "liberare" la potenza di Grazia di questo martirio "nascosto"?


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  Madonna del parto


  La Croce è sempre stato il modo di vincere di Dio; quella che sembra la Sua più grande sconfitta in realtà si rivela come la Sua più grande vittoria. Dio lo permette per vincere! Nel Christus Totus (cfr.Col 1,24) si compie così, nei nostri tempi, la vittoria pasquale, il cui frutto di vita, nel Cristo per il quale sono state fatte tutte le cose e nel quale tutte sussistono, e contemporaneo a tutto e a tutti, senza limiti di tempo e di spazio, e può raggiungere ogni anima che il Creatore ha voluto e chiamato all'esistenza.

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  "Un piccolo di uomo è un uomo piccolo" diceva Jèerome Lejeune: per Dio, certamente, non fà differenza rapportarsi con un adulto o con un ragazzo o con un embrione appena concepito. Ogni corpo umano ed ogni anima umana che il Creatore ha voluto e posto in essere, possiamo ragionevolmente pensare che Dio l'abbia incontrata, che abbia dialogato con questa sua piccolissima creatura; e possiamo credere che, in questo rapporto, l'anima abbia potuto fare quello che un'anima davanti al Padre può fare, cioè la sua scelta, la sua offerta, il suo "si" che è la sua dichiarazione d'amore!
  La Chiesa questo non lo esclude (cfr. GS 22 (13)), ed anzi, prega nella liturgia (lex orandi, lex credendi) per la salvezza della loro anima, consapevole che la salvezza in quanto tale può accadere solo un dialogo d'amore.

  La scelta dei bambini che potremmo chiamare "nati in Cielo", e cioè l'unico atto della loro vita, e portatrice, a pensarci bene, di tutta una sua propria spiritualita. La loro sofferenza come offerta di sè traccia infatti, anche per i nostri passi di viventi sulla terra, una "piccolissima via del nascondimento e dell'innocenza spirituale"; in essa è chiaro il ribaltamento di ogni logica mondana, nell'estrema libertà dell'amore

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13 - Poichè per mezzo della sua Incarnazione, il Figlio di Dio "si è unito in certo modo" a ogni essere umano, e poichè Cristo è morto per tutti e "la vocazione ultima dell'uomo è effettivamente una sola, quella divina", la Chiesa ritiene che lo Spirito Santo dia a tutti la possibilità di venire associato, nel modo che Dio conosce, al mistero pasquale (Gaudium et Spes, 22).

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di chi ha preferito l'eterno al tempo, il nascondimento all'apparire, il sacrificio di sè al fare, l'umità e il silenzio all'orgolgiosa affermazione di sè.

  Una grande speranza: ecco il regalo che porta con la la preghiera "per" i bimbi nati ni Cielo, che diventa subito preghiera "con" loro, perchè il salvato, per la comunione dei Santi, partecipando e innestandosi nell'unico sacrificio redentivo del Cristo, è sempre nello stesso tempo "salvatore". Questa speranza può essere la tanto desiderata speranza di tutte le mamme che hanno abortito o hanno perso il loro bimbo prima del parto, per farle essere ancora mamma, in una rinnovata relazione d'amore e perdono col loro figlio; può essere così la necessaria speranza di chi si batte, spesso con grande senso di impotenza, per far capire la grande e potente personalità del nascituto alla cultura del nostro mondo, che spesso li elimina senza neppure considerarli; come può anche essere una provvidenziale speranza per la Chiesa, sempre bisognosa sia di purificarsi dalla mentalità mondana che valuta in base al fare, all'apparenza, al risultato immediato, sia di essere incoraggiata nello scegliere sempre di più, e ogni volta, la via della croce, l'unica vittoria praticabile, quella dei martiri.

  Questa preghiera piena di speranza, che si può fare prima di tutto come intenzione dell'offerta del Divino Sacrificio, poi con una apposita Coroncina ed infine con una giaculatoria, un'invocazione continua nell'interrotta offerta di sè, presto non potrà non diventare, in noi, uno sguardo nuovo e una nuova vita, di chi non ha nulla da perdere, perchè proprio perdendo sa


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di vincere; nella consapevolezza che nulla può fermare il trionfo dei martiri, che è già operante e compiuto, e nel desiderio coltivato di completare la propria misura nel Christus Totus, nell'attesa che questa vita nascosta in Cristo sia manifestata a tutto il mondo, quando il Padre lo vorrà.








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1.3. LA VIA NASCOSTA DELL'INNOCENZA SPIRITUALE DEI BAMBINI "NATI IN CIELO": LA "PICCOLISSIMA" VIA DEL XXI SECOLO.



Non "si guardano" e non vogliono essere "guardati";
hanno desiderato l'invisibilità,
perchè sapevano che questa
sarebbe stata la loro forza invincibile.
Per questo, nell'ora decisiva della battaglia,
la Chiesa chiama a raccolta i suoi campioni,
i più piccoli tra i piccoli,
e si affida, per trionfare,
all'amore della loro "vita, nascosta, in Cristo".


La via nascosta, ultima e prima


minima ed invisibile

  Questi bambini hanno una spiritualità tutta compendiata nell'unico atto della loro vita, la scelta di offrirsi totalmente, la scelta dell'eternità. Con questo loro dono infatti (attivo, in un modo che conosceremo, credo, un giorno, e passivo, nella fede della Chiesa che li unisce al divino Sacrificio) capovolgono l'ordine dei valori del mondo: la vita eterna prima di quella terrena, la "verticalità" come dimensione qualitativa dell'essere invece dell'"orizzontalità" della quantità del fare, il nascondimento umile piuttosto che l'apparire orgoglioso, il perdere e morire per generare la vita al posto del consumare sterile tutto e subito.
  Si potrebbe proseguire, nel cogliere tutta una nuova spiritualità compendiata in boccio in quell'atto del

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loro sacrificio, che è il loro martirio (un po' come per S.Tommaso d'Aquino la santità è scegliere quello che Gesù scelse sulla croce, e rifiutare quello che Gesù rifiutò sulla croce).

"C'è un grado ancora più alto":
la via nascosta, con le parole di don Ivo Barsotti



  Diversi autori spirituali hanno parlato di "infanzia spirituale" come spiritualità cristiana giunta alla sua perfezione, sulle parole di Gesù: "Se non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli" (Mt 18,3).
  Il Sommo Pontefice Benedetto XV, nel suo discorso (14 agosto 1922) per la promulgazione del decreto sull'eroicità delle virtù di Santa Tersa del Bambino Gesù, spiegava così la natura dell'infanzia spirituale:
"Osserviamo un fanciullo che muove incerto il passo e non ha ancora del tutto spedito l'uso della favella. Se un coetaneo lo insegue, se un bambino più forte lo minaccia, o se l'improvviso apparire di una bestiola gli mette paura; dove corre affannoso? Fra le braccia della madre? E stretto al seno di lei, depone ogni timore e lascia uscire liberamente quel respiro di cui i suoi piccoli polmoni non sembravano più capaci; guarda anzi coraggioso chi è stato cagione di tanto spavento, e sembra provocarlo quasi dicendo:"Sono ormai affidato a sicuro sostegno; nelle braccia della madre mia mi abbandono, con piena fiducia".
Analogamente, l'infanzia spirituale è formata di confidenza in Dio e di cieco abbandono nelle mani di Lui. [...] Suppone viva fede nell'esistenza di Dio, suppone

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pratico omaggio alla potenza e alla misericordia di Lui, suppone fiducioso ricorso alla provvidenza di Colui dal quale possiamo ottenere la grazia di evitare ogni male r di conseguire ogni bene, [...] Esclude il superbo pensiero di sè; se si esclude la presunzione di raggiungere con mezzi umani un fiore soprannaturale; esclude la fallacia di bastare a sè nell'ora del pericolo e della tentazione".

  Don Divo Barsotti (1914 - 2006) si spinge ancora più in là: lo stato perfetto è quello del bambino, sì, ma del bambino nel grembo della madre. Scrive:

  "La perfezione dell'anima è lo stato d'infanzia. No, c'è un grado anche più alto. Bisogna non essere nati, essere ancora nel seno della mamma. Ed è questa la perfezione del cristiano: esser nascosti nel seno di Dio. Non soltanto vivere di abbandono, ma essere come scomparsi, perduti nelseno del Padre:"In sinu Patris"(Gv 1,18). [...] La nostra anima deve essere "nascosta con Cristo in Dio" (Col 3,3).
  Il Figlio di Dio vive nel seno del Padre. "Unigenitus Filius qui in sinu Patris" (Gv 1,18), dice l'apostolo Giovanni. Noi siamo figli se, con il Figlio unigenito, viviamo nel seno di Dio. La nostra vita, il nostro cammino deve tendere a questa meta che è l'ultima: il seno del Padre".

   "Non dobbiamo avere più nulla, non essere più nulla: ci riceviamo istante per istante dalla mano di Dio. Non temiamo più nulla. Il bambino nulla possiede di suo [...] perchè non sono i suoi pensieri, non è

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sua la volontà. Il suo pensiero, la sua volontà sono il pensiero, la volontà della mamma.
  Dobbiamo perdere tutto per non possedere più che il Signore. Abbandonarci a Dio, abbandonare a Lui tutto quello che solo da Lui stiamo per ricevere, istante per istante, l'essere e la vita".

  "Qui termina il cammino dell'umiltà. Ma questo cammino dell'umiltà non è il cammino stesso che ci riconduce allo stato d'infanzia? Non è il cammino di un ritorno nel seno del Padre?
  L'uomo, dall'indipendenza assoluta per cui nel peccato mortale si è posto in opposizione volontaria e cosciente a Dio, è passato prima all'obbedianza ai divini comandamenti, poi alla docilità, alle ispirazioni, per finire in un puro nascondersi nel seno del Padre. E l'uomo non ha più ora nè volontà, nè gioia, nè riposo che nell'amore, nell'unione con Dio.
  Questo è il cammino della vita spirituale: il cammino dell'umiltà. Cammino in discesa che trascina l'uomo in quel fondo in cui abita Dio, in quell'abisso divino dove per sempre l'anima vive in un silenzio altissimo pieno di amore.
  Quando siamo nel seno della mamma non si piange nemmeno. Quando il bambino è nato piange; se non parla, almeno fa sentire la sua voce. Ma nel seno della madre non parla.
  L'anima che affonda nel seno di Dio non parla più.
Affondare nell'abisso divino; in quel fondo che è Dio, l'anima vive di silenzio" (14).
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14 - Brani tratti da La via del ritorno, cap.6; L'infanzia spirituale, Ediz. San Paolo.

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Una spiritualità per i nostri tempi,
in una lettura teologica della storia



  Oltre non si può andare. Porre i bambini nati in Cielo, nel loro "atto eucaristico di vita e morte", come maestri e ispiratori di tutta una vita spirituale, spinge all'estremo tutti i valori e le esigenze di umiltà, di rinuncia, di dono, di speranza. Per questo è la spiritualità adatta a tempi di estrema prova, come i nostri: tempi in cui la tentazione del fare e dell'apparire, dei risultati immediati, è forte anche nella comunità cristiana. E forse si compie così il cammino del "ritorno" al Padre, che la Chiesa deve compiere, rivivendo il cammino di Cristo che è il suo Capo.

  Io credo che, appunto, il Corpo riviva un pò la vita del Capo, in una similitudine, in un "come" che lo conforma ad esso: i primi secoli delle persecuzioni potrebbero essere infatti, come gli anni di Erode e della fuga in Egitto; i secoli dell'espansione e della forza, come gli anni delle folle che seguivano Gesù che predicava e faceva miracoli; i secoli degli scismi e delle opposizioni, come gli anni delle lotte di Gesù contro i suoi avversari, sempre crescenti; il secolo dei martiri, il ventesimo secolo, il ventunesimo, forse come il sabato santo? ... un tempo in cui la Chiesa sembrerà scomparire sempre più agli occhi del mondo?
  Ma dopo il sabato santo ecco la risurrezione del Signore.



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   Quando tutto sembrerà umanamente finito, quando la delusione dei discepoli di Emmaus aveva annientato ogni speranza, quando non vi era più fede nel mondo e Gesù era letteralmente sparito e giaceva nel sepolcro, ecco improvviso, folgorante, il mattino di Pasqua: Gesù risorge dai morti.
  Sì, lo Spirito è sempre operante nella vita della Chiesa, e noi abbiamo la consapevolezza che proprio nel nascondimento il Signore prepara il suo Trionfo, sostenuto dalla fede di Maria, la donna del sabato santo.




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IL PRIMATO DELL'AMORE DI DIO



DI MONS. GIORGIO SGUBBI


  1 - "Tuo figlio è in Cielo, parla con lui, cantagli la ninna nanna che non hai cantato, che non hai potuto cantargli" (15), Sono accenti toccanti, delicate carezze di consolazione, queste parole che Papa Francesco sussurra con affetto alle mamme di bambini mai nati, invitandole innanzi tutto a riconoscere che questi figli sono viventi, accolti nell'eternità dell'Amore. Il successore di Pietro raccomanda di intrattenere un rapporto vivo e profondo con la propria creatura, intessuto di affetto e tenerezza e soprattutto capace di liberare da un insostenibile rimorso e dalla disperazione. Il rifiuto di queste creature da parte di chi si crede creatore e padrone della vita non cancella tuttavia il fatto che la vita viene da Dio e appartiene a Dio, un Dio che non disprezza e non rifiuta nessuno, anzi, che si rallegra sempre e di nuovo nel poterla donare, specialmente a coloro che ne sono stati infiustamente privati.
  L'amore di Dio per la vita dell'uomo costituisce anche il motivo fondamentale per il quale la Rivelazione ebraica e cristiana da sempre dedica particolare attenzione ai bambini, compresi quelli in tenera età e per-

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15 - FRANCESCO, Colloquio con giornalisti durante il volo di ritorno da Panama il 27 gennaio 2019, in "L'Osservatore Romano, Il Settimanale", 31.1.2019. 20.

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fino l lattanti (cfr. Sal.8): è inoltre del tutto singolare che questi ultimi vengano indicati dalle Sacre Scritture come efficae strumento xon cui Dio sconvolge e annienta i progetti malvagi degli adulti e dei potenti.
Pur includendo il tradizionale simbolo dell'innocenza, i bambini si configurano come uno spazio privilegiato per un'azione, quella di Dio, che mostra la sua gratitudine e generosità proprio nella tenerezza riservata ai piccoli: i bambini, infatti, nella loro naturale incapacità di autosufficienza e di compiere azioni consapevoli, non posso che accogliere "passivamente" l'amore che viene loro dato, rivelandone così ol carattere gratuito e alieno dalla ricerca di interesse.
  Quasi anticipando le parole di Gesù, i bambini rivelano che Dio non è venuto per essere servito ma per farsi Egli stesso il servitore dell'uomo, la cui profonda verità di creatura amata gratuitamente trova proprio nei piccoli un'immagine eloquente e una realizzazione efficace.
  Attenzione però: oltre ogni affrettata identificazione di "passività" con inerzia o assenza di corrispondenza attiva, Papa Benedetto XVI ha chiaramente sottolineato che "passività" non affatto sinonimo di rinuncia, prigrizia o indifferenza, ma, al contrario, espressione del carattere gratuito e immeritatodall'Amore di Dio, davanti al qualle nulla si può fare se non accogliere e ringraziare. Non si può fare nulla per causare o provocare questo Amore; si può fare tutto a partire da esso. Proprio come il bambino, che potrà fare tutto a partire dall'amore ricevuto dai genitori, ma per il quale esso non ha fatto nulla, lo ha semplicemente ricevuto "passivamente."


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  "Divenire cristiani - scrive il Pontefice emerito - in un certo senso è passivo: io non mi faccio cristiano, ma Dio mi fa un suo uomo, Dio mi prende in mano e realizza la mia vita in una nuova dimensione". E aggiunge: "Io non mi faccio vivere, ma la vita mi è data; sono nato non perchè io mi sono fatto uomo, ma sono nato perchè l'essere umano mi è donato. Così anche l'essere cristiano mi è donato, è un passivo per me, che diventa un attivo nella nostra, nella mia vita" (16).
  In questa prospettiva, il bambino è un'efficace metafora della Grazia di Dio, che crea l'uomo con il solo intento di offrirgli la sua stessa Vita, di farne un figlio, non un servo (cfr. Giov 15,15), nella sola speranza che "tu gli permetta di prendersi cure di te e non respinga le sue mani" (17). Anche l'invito rivolto da Gesù a ritornare bambini va in questa direzione: unificando il desiderio di crescere con l'evidente impossibilità che ciò accada senza la cura e l'amore di un'altro, il bambino testimonia in modo radicale che la crescita dell'io esige sempre l'amore di un Tu che va accolto e corrisposto (18).

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16 - Benedetto XVI, Lectio divina per l'inaugurazione del Convegno ecclesiale della Diocesi di Roma l'11 giugno 2012, in "L'Osservatore Romano (supplemento del venerdì)", 19.6.2012, 6.
17 - Sant'Agostino, Esposizione del Salmo 102, 5: PL. 36, 1319-1320.
18 - Lo ha ribadito anche Papa Benedetto XVI: "E' la purezza del cuore quella che permette di riconoscere il volto di Dio in Gesù Cristo; è avere il cuore semplice come quello dei bambini, senza la presunzione di chi si chiude in se stesso, pensando di non avere bisogno di nessuno, neppure di Dio" (Benedetto XVI, Udienza generale del mercoledì 7 dicembre 2012, in "L'Osservatore Romano. Il Settimanale", 13.12.2012, 9).


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  In tal senso Franz Rosenzweig, filosofo ebreo, poteva scrivere che "il cristiano è in eterno un uomo che comincia: compiere e terminare non è affar suo: se l'inizio è buono, tutto è buono. Questa l'eterna giovinezza del cristiano" (19).
  Questa "passività" del bambino rivela anche un'altro aspetto dell'Amore vero: Dio non ama a seconda delle prestazioni o delle presunte virtù dell'uomo, ma sempre e solo "perchè è buono" (Sal. 136,1). Emblematiche in merito le parole di Papa Francesco: "Lui è primo, sempre. In spagnolo c'è una parola che è molto grafica, che lo spiega bene: Lui ci "primerea", "El nos primerea". E' primo sempre. Quando noi arriviamo, Lui è arrivato e ci aspetta" (20). E questo, si badi bene, non solo non mortifica, esclude o trascura la capacità dell'uomo, ma le crea e le sostiene al punto che essere "passivi" coincide con l'accoglienza del dono di una vita attiva, autentica, vera e benefica: essere "bambini", insomma, significa crescere nella garanzia di

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19 - Franz Rosenzweg, Die Stern Erlosung, Suhrkamp, Frankfurt a.M. 1988, III,127. "Chi vuol solo dare e non è pronto a ricevere, chi vuol esistere solo per gl ialtri senza poi riconoscere come lui stesso viva da parte sua del dono gratuito e inesigibile del "per" degli altri, misconosce il tratto fondamentale della natura umana, finendo così necessariamente per distruggere anche il vero senso dell'altruismo. Per risultare fruttuosi, tutti i superamenti di sè hanno bisogno di ricevere dagli altri, e in definitiva di attingere soprattutto da quell'altro che è veramente l'altro dell'intera umanità, pur essendo contemporaneamente un tutto unico con lei: l'uomo-Dio Gesù Cristo" (Joseph Ratzinger, Introduzione al Cristianesimo, Queriniana, Brescia, 2003, 202).
20 - Francesco, Omelia della festa di S. Ignazio il 31 luglio 2013, in "L'Osservatore Romano (suppl. del Venerdì)", 6.8.2013,2.


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un'autentica grandezza e dignità. Non a caso un grande pensatore, il filosofo francese Maurice Blondel, ha scritto che "confessare la propria radicale passività è, per l'uomo, la perfezione dell'attività" (21).

  Non sono pochi coloro che ritengono i bambini non maturi per l'amore di Dio o che considerano questo amore come "sprecato" in quanto offerto ad una creatura ancora incapce di comprenderlo e accoglierlo. Ma non è forse l'amore stesso a creare in chi lo riceve la capacità di corrispondere? Non è forse l'amore donato che crea in chi lo riceve una natura "responsabile", in forza della quale ciascuno, secondo el capacità rispettive della propria età, impara ad amare corrispondendo al dono ricevuto? (22).


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21 - MAURICE BLONDEL, L'Action, Alcan, Paris, 1893, 387.
22 - "Ricordiamo che è un bambino a essere designato da Gesù come il primo del regno dei cieli (cfr. Mt 18,1-4). Ma sarà caèace il piccolo di restare tale, e sarà capace l'uomo orgoglioso di umiliarsi diventando piccolo come un bambino, così che il Signore possa attuare la sua misericordia salvatrice? Questa è la domanda che Dio ci rivolge, per attuare anche in noi la grazia" (Pietro Bovati, L'amore del Signore per i piccolo, in "La Chiesa Cattolica", 4007, 440). "Non a caso - osserva Papa Francesco - è lo stesso Signore che, quando spiega il suo rapporto di amore, cerca di parlare come se parlasse a un bambino". E' un rapporto che porta il Signore, innamorato di noi, a usare pure parole che sembrano una ninnananna, dove ci accarezza dicendoci "Io sono con te, io ti prendo la mano" (Francesco, Omelia della Messa a casa S. Marta il 26 gennaio 2014, in "L'Osservatore Romano (suppl. del Venerdì)", 3.7.2014.10).

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  Anche Giovanni Paolo II ricordava che nell'abbraccio al bambino da parte del Cristo "c'è innanzi tutto la tenerezza del Padre, che dall'eterno, nello Spirito Santo, lo ama e nel suo volto umano vede il "Figlio prediletto" in cui si compiace (cfr. Mc 1,11; 9,7)" (23): questo significa che amare qualcuno è innanzi tutto creare in esso una capacità di risposta e che la prima e imprescindibile azione dell'amore è creare nell'amato la capacità e il desiderio di rispondere e corrispondere. Ha scritto Cirillo di Gerusalemme: "Non sei tu a fare un dono, ma a riceverlo prima ancora di essere in grado di farlo, e in seguito, quando vieni a ciò abilitato, tu rendi semplicemente il contraccambio della gratitudine" (24). In altre parole: l'Amore suscita sempre la libertà di rispondere e la capacità di corrispondere (25).

  Se leggiamo alcune pagine della Scrittura, ad es, il salmo 139, vedremo emergere con chiarezza che Dio la nuova vita, intesse con essa un rapporto che precede di gran lunga la nascita, l'accompagna e la segue con amore: "Sei tu che plasmato i miei reni, mi hai tessuto nell'utero di mia madre... Quando ero plasmato nel segreto, ricamato nel profondo della terra, le

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23 - Giovanni Paolo II, Omelia alla Messa di conclusione del XX Congresso Mariologico-mariano il 24 settembre 2000, in "L'Osservatore Romano (suppl. del venerdì)", 29.9.2000,3.
24 - CIRILLO DI GERUSALEMM£, Cayechesi, 13,23: PG 33, 802.
25 - "Egli per primo ci ha amati e continua ad amarci per èrimo; per questo anche noi possiamo rispondere con l'amore (...). Egli ci ama, ci fa vedere e sperimentare il suo amore e, da questo "prima" di Dio, può come risposta spuntare l'amore anche in noi" (Benedetto XVI, Lettera enciclica "Deus caritas est", n.17).

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mie ossa non ti erano nascoste, i tuoi occhi vedevano me informe (oppure il mio embrione), e i miei giorni erano scritti tutti sul tuo libro".

  Anche se nato dalla madre, è Dio che ha creato questa vita e la ama prima ancora che essa venga alla luce, come del resto anche le parole di Geremia confermano: "Prima di plasmarti nell'utero di tua madre, ti conoscevo, prima che tu uscissi alla luce, ti avevo santificato" (Ger 1,5). La vita dell'uomo non proviene dal caso ma da Dio che la vuole e la pensa da sempre: "Il Signore dal seno di mia madre mi ha chiamato e fin dal suo grembo ha pronunciato il mio nome" (Is 49,1). Ma c'è una parola, che è la più sconvolgente e consolante di tutto, che interpella profondamente il lettore, ed è quella che leggiamo nel salmo 71: "Su di te mi appoggiai fin dal grembo materno (lett:"nell'utero di mia madre già mettevo fiducia in te"), dallew viscere di mia madre sei tu il mio sostegno" (sal 71,6)).

  Tutto ciò testimonia di una vita che non riceve la sua natura e qualifica in base alla conoscenza che l'uomo ne può avere, poichè è Dio w Dio solo il suo creatore: non è dal riconoscimento dell'uomo che l'embrione è dichiarato uomo fin dall'inizio del suo esserci, ma dalla sua provenienza da Dio. Non è dunque possibile fare della nascita il momento in cui l'uomo diviene tale: esso è già plasmato quando è ancora embrione (golem) e già in quanto embrione Dio gli ha affidato una missione e lo chiama per nome. La stessa consapevolezza si estende al Nuovo Testamento, dove Paolo, ad es.,celebra la sua vocazione avvenuta già nel grembo materno (cfr. Gal 1,15).


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  Ma prima ancora dell'Apostolo delle genti, è tutta la Chiesa che il 25 marzo proclama Gesù, il Figlio di Dio, Presenza Divina già nel grembo verginale di Maria, non diversamente da Giovanni, anch'esso embrione, che saluta la danza il divino cugino (cfr. Lc 1,31.36-44).
  Si può pertanto ritenere che se Dio ama i bambini, allora anche i bambini, compresi quelli appena concepiti, sono in grado di rispondere e corrispondere all'Amore che li ha creati. Ritorniamo alla "danza" di Giovanni Battista nel grembo materno: incontrando il suo Signore, a lui condotto e offerto da Maria, Giovanni Battista "passivo" diventa immediatamente "attivo", conoscendo e riconoscendo il Messia nel quale ogni vivente è stato creato (cfr. Ef 2,10).
  C'è uno splendido brano in cui Sant'Ambrogio descrive questo incontro: "Elisabetta udì per prima la voce, ma Giovanni percepì per primo la grazia; essa udì secondo l'ordine della natura, egli esultò in virtù del mistero; essa sentì l'arrivo di Maria, il bambino l'arrivo del Bambino (...). Del figlio si dice che esultò, della madre che fù ricolma di Spirito Santo. Non fu la madre ad essere ricolma dello Spirito, ma fu il Figlio, ripieno di Spirito santo, a ricolmare anche la madre" (26).
  Come sarebbe possibile tutto questo, senza riconoscere nel mascituto Giovanni una misteriosa, ma non per questo meno reale, capacità di relazione, di conoscenza e di libertà?

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26 - Sant'Ambrogio di Milano, In Luc. Evangelium, II, 19, 22; CCL.14, 40.

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  II - E' facile prevedere che la singolare esperienza di un giovane sacerdote che qui viene presentata sia destinata ad incontrare non solo accoglienza ma anche dubbi e riserve. Essa avviene in un tempo caratterizzato e aggredito da quelle "mondanità" dalla quale Papa Francesco ci mette ripetutamente in guardia e che trova una prima espressione nell'indebolimento, e talvolta anche nella scomparsa, del senso del Soprannaturale e dell'invisibile.
  Ne sono espressioni, ad es., il mancato stupore, frammisto a gratitudine, per il dono della lilialità divina, un certo orizzontalismo ravvisabile anche in certe forme di preghiera liturgica, apparentemente immemori di quel Mistero "nel quale perfino gli angeli desiderano fissare lo sguardo" (1Ot 1,12) (27), e che tende a

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27 - Anche l'oblio di questi fratelli di luce fa parte di questo crescente orizzontalismo. Varrebbe la pena ricordare che "nel cammino e nelle prove della vita non siamo soli, siamo accompagnati e sostenuti dagli angeli di Dio, che offorno, per così dire, le lor ali per aiutarci a superare tanti pericoli, per poter volare alto rispetto a quelle realtà che possono appesantire la nostra vita o trascinarci in basso" (Francesco, Discorso in occasione dell'inaugurazione della statua di S.Michele nei Giardini Vaticani il 5 luglio 2013, in "L'Osservatore Romano (suppl. del Venerdì)", 9.7.2013, 2). E ancora: "Gli angeli ci difendono: difendono l'uomo e difendono l'uomo-Dio, l'uomo superiore, Gesù Cristo, che è la perfezione dell'umanità, il più perfetto". E' èer questo che "la Chiesa onora gli angeli, perchè sono quelli che sono nella gloria di Dio perchè difendono il grande mistero nascosto di Dio, cioè che il Verbo è venuto in carne. (...) La lotta è una realtà quotidiana nella vita cristiana, nel nostro cuore, nella nostra vita, nella nostra famiglia, nel nostro popolo, nelle nostre chiese". Tanto che "se non si lotta saremo sconfitti". Ma "il Signore ha dato questo compito di lottare e vincere principalmente agli angeli" (Francesco, Omelia



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trascurare la potenza e la consolazione della comunione dei Santi, relegando nella sfera dell'immaginifico e del fantasioso tutto che non è immediatamente visibile o di immediata utilizzibilità...   "Lambiti dal secolarismo non crediamo nè sentiamo più di essere circondati da amici celesti il "gran numero di testimoni" (cfr. Eb 12,1); ci sembra di sperimentare che la nostra vicenda, le afflizioni, non tocchino nessuno. Il mondo della grazia ci è diventato a poco a poso estraneo, i Santi ci sembrano solo gli "amci immaginari" dei bambini. Lo Spirito che abita il cuore, sostanzialmente e non in figura, è qualcosa che forse non abbiamo mai sperimentato per dissipazione o negliegenza. Conosciamo, ma non "tocchiamo". La lontananza dalla forza della grazia produce razionalismi o sentimentalismi. Mai una carne redenta" (28).
  Tutto ciò comporta un doloroso effetto: la perdita del senso della gratuità dell'amore di Dio che, proprio perchè gratuito, possiede on sè le sue ragioni e le sue leggi e si sottrae alla pretesa di chi voglia misurarlo o determinarlo a partire da sè. Conosce l'amore solo chi lo accoglie con adorazione, gratitudine e umile accoglienza (29).

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in Casa S. Marta il 2 ottobre 2014, in "L'Osservatore Romano, suppl. del Venerdì", 2.10.2014, 11).
28 - Francesco, Omelia della liturgia penitenziale con il clero romano il 27 febbraio 202, in "L'Osservatore Romano (suppl. del Venerdì)", 5.3.2020, 11.
29 - Jean Guitton, già anni fà, ammoniva: "Il cristianesimo, privo del soprannaturale reale, diventa piatto. Che cosa rimane? Un moralismo rispettabile e assai costrittivo: un umanitarismo che ha sempre l'aria di voler scusare Dio per non aver cancellato le miserie umane; un simpatico solidarismo; una

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   L'obiezione fondamentale che viene fatta valere contro la proposta qui presentata è che non è possibile attribuire ai bambini non nati quelle che sono prerogative specifiche della persona adulta, autocosciente e responsabile.
  Prima di discutere queste obiezioni dal punto della fede, è doverosa una premessa di tipo antropologico.
  Coloro che oggi negano al feto la qualifica e la dignità della persona umana fondano questa loro convinzione sul fatto che l'embrione non manifesta le capacità relazionali rivelative e costitutive della persona come tale. Si ricorderà come Leonardo da Vinci, nel 1511 disegnò per la prima volta un embrione umano, e lo fece attribuendogli tratti umani ben formati e delineati: a quei tempi era infatti comune la persuasione che la forma esteriore e ben riconoscibile delle sembianze umane caratterizzasse l'individuo fin dal suo primo concepimento. Ciò è del tutto comprensibile se si ricorda che allora non erano ancora disponibili le cognizioni di cui la biologia oggi dispone, e cioè che nell'attimo stesso della fusione di spermatozo e ovulo tutto il patrimonio genetico che caratterizza un nuovo essere umano è già completamente presente.
  Questo ci autorizza a dire che la Chiesa, nella sua perenne difesa della vita non nata, si è dimostrata straordinariamente profetica, formulando dal punto di

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vaga speranza nel miglioramento dei fatti del secolo.(...). E' proprio necessario scomodare Dio in persona per insegnare queste virtuose banalità?. Togliete il soprannaturale e il cristianesimo diventa vacuità" (Jean Guitton, il mio testamento filosofico, PUL.Mursia, Milano, 1997, 63).

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vista metafisico ciò che la scienza avrebbe successivamente confermato: che anche prima della sua nascita e dell'apparire delle sembianze umane l'embrione possiede già compiutamente lo statuto di essere umano e personale (30). Ci sembra dunque piuttosto semplicistico accusare la Chiesa di morale vetusta, arretrata e maschilista: è la scienza stessa che, in questo caso, dirime la questione (31).
  E questo giustifica pienamente anche le parole, urgentemente attuali, del Santo Pontefice Paolo VI:"Guai a chi mette le mani sull'uomo: la sua vita è sacra fin dal grembo materno. Egli nasce sempre dotato di quella prerogativa pericolosa ma divina che è la libertà, educabile ma inviolabile. Egli nasce persona, sufficiente in se stesso ma, allo stesso tempo, bisognoso dell'ambiente sociale; nasce dotato di pensiero, nasce dotato di volontà, destinata al bene ma capace di errore e di peccato. Egli nasce per la verità, nasce per l'amore" (32).


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30 - La legge inglese, ad es., ancora fortemente influenzata dall'empirismo di J.Locke, dichiara che lembrione può essere definito persona solo quando ha raggiunto consistenza autonoma e non sia più suddivisibile in ulteriore gemellarità. Cfr. NORMAN M.FORD, When did I begin? Conception of the human individual in history, phisophy and science, Cambridge. Cambridge University Press. 1988.
31 - Cfr. MASSIMO CASSANO, L'inizio della vita umana. Le linee del dibattito attuale, in "Rivista di Teologia dell'evangelizzazione", 17, 2005 79-116.
32 - Paolo VI, Messaggio del Natale 1973, citato da Giovanni Paolo II durante il Discorso al Corpo Diplomatico il 9 gennaio 1995, in "L'Osservatore Romano (Suppl. del Venerdì)", 13.1.1995, 4.

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  In ultima analisi, chi rifiuta all'rmbrione la qualifica di persona non considera la distinzione fra atto della persona e natura della persona. Ogni azione che l'uomo compie, si fonda sualla sua natura e sempre si realizza in riferimento ad essa; può esserci pertanto un tempo in cui certe azioni non vengono attuate perchè ancora prive dello sviluppo necessario da esse richieste. L'assenza delle manifestazioni, tuttavia, non pregiudica affatto la compitezza della natura già compita e attuale. E' già uomo, hic et nunc, colui che si manifesterà uomo.
  In altre parole: la persona umana non coincide con le sue operazioni (ad es, l'autocoscneza, la razionalità, l'affettività ecc.) ma con la natura che le fonda e la sostiene. E se è certamente vero che la persona umana è in divenire, lo è solo quanto allo sviluppo delle operazioni, non in quanto alla natura a partire dalla quale esse saranno possibili. In definitiva, è solo lo sviluppo che necessita di tempo, non la natura, mai modificata nel tempo (33). A ciò si aggiunga che anche la biologia ha dimostrato la capacità reattiva del feto agli stimoli che mediante la madre gli provengono dall'esterno e la capacità dello stesso feto


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33 - Lo sviluppo dell'embrione è caratterizzato da tre gradi: la coordinazione, per cui lo sviluppo è guidato dall'informazione contenuta nel genoma, che rigorosamente coordina l'organismo; la continuità, che mostra come della fecondazione in poi l'identità dell'individuo procede senza interruzione ed è sempre la stessa identità che va acquistando forma progressiva; la gradualità, per è tipico della struttura pluricellulare acquisire la sua forma attraverso processi che non deformano l'unità. cfr. "Chi" è Persona umana e bioetica, in "La Civiltà Cattolica", 1992, 547-549.

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di intrattenere con la madre una relazione viva, attiva e profonda
  In ogni caso, se la natura umana è di per sè dialogale, aperta all'alterità e intrescamente capace di relazione, non si capisce perchè negare ai bambini in quanto essere umani (inclusi quelli che non hanno visto la luce) la capacità di comunicare con quel Dio che è la radice ultima della loro natura relazionale e comunicativa.
  Ci chiediamo: dal punto di vista razionale è sufficientemente giustificato un rifiuto basato esclusivamente su una considerazione fenomenologica delle azioni e della vita relazionale, che dimentica tuttavia la natura umana come tale? E' razionalmente giustificato fare dell'aooarire il discriminante dell'essere? A noi sembra di no.


  III - La Teologia ha sempre dovuto confrontarsi con due tentazioni estreme ed opposte: la rinuncia a pensare, scadendo così in un ingenuo fideismo, e la pretesa di farlo dimenticando l'intrinseco limite delle capacità umane. Oggi, almeno così sembra, sembra aver preso piede più una certa pigrizia piuttosto incline alla rinuncia del pensiero dimostrativo e argomentato e che fatica dell'indagine sulla Verità preferisce la comodità della rinuncia e della rassegnazione (34).



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34 - "Se la fede non sta nella luce della ragione, essa sprofonda nella mera tradizione e con ciò dichiara, la sua profonda arbitrarietà. La fede ha bisogno del coraggio della ragione per se stessa. Non è contro di essa, ma la sollecita a pretendere da sè le grandi cose per le quali è stata creata. Sapere aude!"

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  Consideriamo un fatto: canonizzando i Santi Innocenti, inermi vittime della ferocia di Erode, Madre Chiesa ha offerto al culto dei fedeli dei piccoli fratelli che possono essere invocati dal Popolo di Dio come veri intercessori. Da parte sua, il Concilio Vaticano II ha dichiarato senza ambiguità che lo Spirito Santo dà "a tutti la possibilità di venire associati, nel modo che Dio conosce, al mistero pasquale"(35); da questo "tutti" non possono essere esclusi i bambini non nati, che sono a tutti glie effetti creature umane destinate alla Gloria. Infatti, se in quanto esseri umani sono anch'essi dotati di libertà e volontà, non può essere escluso che questi bambini - anche se come ciò avvenga a noi sfugge - abbiano esercitato la propria libertà come offerta di sè.
  Anche per questo motivo, negli ultimi tempi, sono stati avviati numerosi tentativi di riflessione teologica per indagare la possibilità di un votum da parte del bambino non battezzato, espresso per lui dai suoi genitori o dalla Chiesa, o anche dallo stesso bambino.
  Chi voleva sancire la radicale negazione di questa possibilità, non ha incontrato il favore della Chiesa: lo stesso Concilio Vaticaano II, sostenuto oeraltro dalla consapevolezza che la ricerca teologica di allora non disponeva di una parola risolutiva e definitiva, si rifiutò di escluderla. Ciò che invece si mostrò con decisione, fu piuttosto quel diffuso desiderio di affidare

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  Pretendi da te stessa di poter fare graandi cose! A questo sei destinata?" (Joseph Ratzinger, L'unità di missione e persona   nella figura di Giovanni Paolo II, in id., Giovanni Paolo II. Il mio amato predecessore, San Paolo. Milano, 2007, 47).
35 - Gaudium et spes. 22.

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questi bambini alla misericordia di Dio nella speranza che anche per ciascuno di essi venisse a compiersi il Mistero di Cristo (36).
  Con chiarezza Papa Francesco ha dichiarato che "il bambino è ronto fin dalla nascita per sentirsi amato da Dio, è pronto per questo"(37). L'ingresso nella vita eterna non è una metamorfosi, è un compimento (da qui la tenacia con cui Madre Chiesa difende la dottrina dell'immortalità dell'anima): se questi piccoli fratelli partecipanp ora dell'ansia paterna con cui Dio attende nell'abbraccio della sua pace ogni altro essere umano, ciò significa che nel Paradiso la natura umana viene compiuta, non modificata o abbandonata.
  Indipendentemente dal grado del suo sviluppo, la libertà appartiene essenzialmente alla natura umana e non può essere da questa dissociata. E la fede ci dice che Dio dona all'uomo la libertà al fine di renderlo attivamente e responsabilmente partecipe del dono della filialità divina: pertanto, anche se a noi non è dato di vedere o verificare come ciò avvenga, ciò non impedisce affatto di ritenere che il dono di Dio interpelli anche i più piccoli, avvolgendo e sostenendo misteriosamente la loro capacità di riconoscere e corrisponder all'Amore di Dio (38).

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36 - COMMISSIONE TEOLOGICA INTERNAZIONALE, La speranza della salvezza per i bambini che muoiono senza battesimo, 19 gennaio 2007, n. 94.
37 - FRANCESCO, Udienza generale di mercoledì 14 ottobre 2015, in "L'Osservatore Romano. Il Settimanale", 15.10.2015, 2.
38 - "Il progetto creazionale di Dio è cristocentrico, (...) Dio creò il mondo per amore di Cristo, e non la natura umana di Cristo per amore del mondo. Poichè Cristo risorto e glorificato è il fine ultimo di ogni azione divina e il modello per la figura definitiva degli uomini del mondo, il "cielo nuovo" e la terra

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  Infine, non essendo l'età ma la natura che garantisce il possesso della libertà, non è nè impossibile nè contradditorio ritenere che i piccoli martiri di ogni tempo abbiano riconosciuto e aderito all'amore di Dio, nel quale contemplano come la vecchia creazione, quella che li ha rifiutati, sia stata vinta e trasfigurata dalla Risurrezione di Gesù. Il quale, dopo averli raccolti, accolti, e strappati alla morte, ora li custodicsce, li rallegra e li associa al suo potere di intercessione.

  Invocando l'intercessione dei Santi Innocenti, Madre Chiesa rivela la consapevolezza che ogni vita, anche quella più invisibile e indifesa, è sempre destinata a partecipare al Mistero di Cristo, l'Agnello innocente e indifeso accolto e innalzato dal Padre come Redentore del genere umano. E' questa la vocazione che illumina la vita di ogni uomo, che nessun rifiuto e nessuna violenza potranno mai negare o distruggere.
  Blaise Pascal ha scritto che "l'uomo supera infinitamente l'uomo"(39), così come già Agostino riconosceva di essere un mistero per se stesso(40). Basterebbe la testimonianza di questi due soiriti geniali per valutare come piuttosto ingenua la presunzione di esclidere dalla realtà tutto ciò che non si accorda al pregiudizio di chi si fa misura di tutte le cose. E proprio in un

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  nuova', il cui centro è il Cristo glorioso, sono il primum volitum nel progetto creazionale di Dio" (Michael Schmaus,   Katholische Dogmatik, Hueber, Munchen, 1949, 185).
39 - "L'homme passe infiniment l'homme" (Blaise Pascal, Pensèe et opuscules, Hachette, Paris, 1912, Brunschvicg, 434).
40 - "Mihi quaestio factus sum" e "Tantum interest inter me ipsum et me ipsum" (Sant'Agostino, Confessiones, X, 13, 50).

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tempo nel quale anche la sceinza, che non vuole mai essere confusa con lo scientismo, riconosce con lealtà i propri limiti, invitando ad una modestia razionale di per sè assai più "scientifica" di ogni naturalismo o empirismo ideologico (41).
  In questo nostro tempo, così fortemente attraversato da sfide urgenti e incognite minacciose, la proposta di questo Sacerdote si configura innanzitutto come gioioso e fecondo invito a recuperare il senso dell'invisibile e lo stupore "infantile" nei confronti del Mistero soprannaturale. E offre al tempo stesso un significativo per trasformare l'esistenza in Vita, quella Vita che "con la bocca dei bimbi e dei lattanti"(Sal 8,3) continua a donarsi nei secoli come ricchezza infinitamente desiderabile.






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41 - "Duraante il periodo medioevale, in Europa, i teologi erano i principali quanto a dogmatismi. Durante gli ultimi tre secoli, il loro cattivo primato in questa abitudine è passato agli uomini di scienza" (ALFRED N. WHITEHAD,Adventures od ideas, McMillan, New York, 1983, 185). Se possono esserci riserve sulla prima valutazione, si può facilmente concordare sulla seconda (cfr. Giandomenico Mucci, Una visione messianica della scienza?, im "La Civiltà Cattolica", 3939-3940, 2014, 311-316).

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3.
IL POTERE DI QUESTI PICCOLI
SUL CUORE DI DIO


DI PADRE SERAFINO TOGNETTI (42)

  Quando don Giulio mi parlò dell'intuizione che aveva avuto nella preghiera ai bambini abortiti, della loro possibilità di essersi offerti al Cristo nell'atto in cui venivano strappati dal grembo materno, mi parve una stranezza, ma nell'intimo sentivo che tutto quello che egli mi diceva era vero.
  Un giorno mi chiese cosa pensassi del fatto di poter celebrare la santa Messa, oltre quella normale feriale di orario per la parrocchia, offrendo al Signore il sacrificio di tutti questi bambini.
  Il principio si basava su questo pensiero: questi bambini possono esprimere un atto di volontà.

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42 - Da non perdere su questo argomento, la catechesi di Padre Serafino Tognetti svolta a Lugo di Romagna il 18 marzo 2018 all'interno della Novena in preparazione alla Festa di San Giuseppe, in particolare gli ultimi dieci minuti. Di tale catechesi si trovano diversi video ai seguenti link:
Per la catechesi intera:
https://www.youtube.com/watch?v=zk9yGksYr4c
https://www.youtube.com/watch?v=1rLcH95Xd8U
https://www.youtube.com/watch?v=WT1Q-437lVY
Per l'estratto finale:
https://www.youtube.com/watch?v=yzkCjMNJpgk
https://www.youtube.com/watch?v=f0J1rNPVaFo
https://www.youtube.com/watch?v=UwuTLHjFngk


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  Noi pensiamo che un bambino di poche settimane o di pochi mesi non possa compiere un atto libero e positivo, con la propria volontà, perchè non ha una coscienza riflessa, non sa di esistere, non sa nulla di sè, non ha nemmeno una lingua con cui esprimere i suoi concetti (il bimbo di una coppia italiana pensa in italiano, ammesso che pensi?). Questo è vero anche per il bambino venuto al mondo nei primi mesi di vita; che atti volontari può compiere, che volontà può esprimere? Noi pensiamo che egli cominci a ragionare su di sè e sul mondo circostante a qualche anno di vita. E prima...niente? Ecco che don Giulio tira fuori la teoria che invece i bimbi, avendo un'anima, sono già in dialogo con Dio, perchè l'anima l'hanno ricevuta da Dio e noi non possiamo sapere che cosa passa fra i due. Che poi il bimbo non ricordi in seguito quello che può aver pensato o detto, più con l'anima che altre categorie a noi più conosciute, non significa che egli non abbia espresso una sua volontà.

  Il giovane sacerdote mi parlò di un documento della Chiesa nel quale si diceva che in effetti, se da una parte non si poteva affermare con certezza tutto questo, non lo si poteva neppure negare.
  Dunque, il dialogo tra il bimbo nel grembo materno e Dio è un'ipotesi plausibile. Se non altro non si può esclidere.
  Poniamo allora che, ragionevolmente, esso sia possibile e avvenga. Siamo nel piano del Mistero di Dio, ma mistero non significa arbitrarietà o causalità: significa mistero. Anche la sacra particola è un mistero: come possa sussitere tutto Dio nell'ostia consacrata


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è qualcosa di indecifrabile; è una realtà, una certezza, ma rimane mistero alla mia povera intelligenza.
  Dunque, il bambino dialoga in qualche maniera, misteriosamente, con Dio Padre in Cristo nello Spirito Santo, fin dall'inizio, fin dal concepimento, ossia fin dal momento in cui ha un'anima.

  Secondo passo. Arriva il momento della morte. Prematura, certo. Ma davanti a Dio un giorno è come mille anni, quindi è prematura per noi uomini, abituati a pensare che solo una vita di settanta, ottant'anni sia una vita compiuta. Arriva il momento della morte: che sia procurata in modo violento con attrezzature meccaniche e chimiche (aborto procurato) o che avvenga per via naturale (distacco dell'embrione, mancato attecchimento, eccetera), vi è il momento precedente in cui il bambino, che sta per morire, può esprimere un atto di volontà.
  Ed ecco l'intuizione di Don Giulio: dal momento che egli è in dialogo con Dio, che cosa ci impedisce di pensare che egli si offra a Dio, ossia offra la morte che sta per sopravvenire, come atto di donazione di sè. di offerta di sè, come atto positivo di unione al Cristo offrendo la propria sofferenza?
  Che il bambino soffra, è dimostrato anche dalla scienza. Ci sono terribli filmati e documenti nei quali pare che il bimbo, nell'atto che viene strappato violentemente dal grembo materno, pare ritrarsi, contrarsi, "accorgersi" che c'è qualcosa che non va, un nemico mostruoso che viene a squartarlo e ucciderlo. Pare anzi che voglia gridare... Questi argomenti sembrano dare ragione: il piccolo sa che sta per morire, e

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quindi possiamo ritenere che possa compiere un atto, anzi, l'atto cristiano per eccellenza: l'offerta di sè a Cristo.
  La Madonna a Fatima chiede ai pastorelli:"Volete offrire le vostre sofferenze per la riparazione dei peccati e la conversione dei poveri peccatori?". Ella chiede questo a tre bambini nella prima apparizione, il 13 maggio 1917. E' la prima cosa che chiede, quindi si direbbe la cosa più importante, il motivo princiaple per il quale è discesa dal Cielo. I piccoli rispondono immediatamente di sì, e da quel momento in poi essi si daranno a una vita di grande penitenza, culminata in due di loro dalla morte nel giro di pochi mesi.
  I bambini che riparano per i peccatori sono la grande notizia e la grande novità di Fatima, che apre degli scenari nuovi per l'interpretazione di questo tempo di Chiesa, che deve far fornte ad una lotta contro il male senza precedenti.

  Dunquem i bambini nel grembo materno offrono la loro vita positivamente, con un atto preciso della volontà unendo il loro sacrificio a quello del Cristo per la remissione dei peccati. La missione del Signore Gesù fu proprio questa, indicata all'inizio della vita pubblica dal precursore Giovanni Battista, il quale appena vide Gesù gridò: "Ecco l'agnello di Dio, colui che toglie il peccato dal mondo!" (Gv 1,29).
  Quest'opera si perpetua nella Messa, in ogni Messa che viene celebrata. Qui è Gesù che fa presente il suo Sacrificio e offre al Padre il suo Corpo e il suo Sangue per la salvezza degli uomini. A quest'offerta dell'altare i fedeli possono unire le loro sofferenze donando

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se stessi e rendendo effici così le loro prove e le loro vite, partecipando in questo modo alla riparazione dei peccati e alla conversione dei poveri peccatori. A loro volta i fedeli si nutrono di quel Corpo offerto, divenendo nello Spirito Santo un'Ostia gradita a Dio, come recita la terza preghiera eucaristica:"A noi che ci nutriamo del Corpo e Sangue del Signore, dona la pienezza dello Spirito santo perchè diventiamo in Cristo un sol ocorpo e un solo spirito".
   I bambini abortiti però non hanno questa possibilità. Essi sono morti prima di aver potuto comunicare sacramentalmente al Corpo di Cristo.
  "Ma io che sono sacerdote e celebro la Messa - riflette don Giulio - posso affrire al Padre il Sangue di Cristo in unione all'offerta di tutti questi bambini".
  E qui viene il punto difficile. Pur ammesso che questi piccoli siano in Paradiso con il Signore, pur ammesso che abbiano compiuto un atto cosciente di offerta mentre morivano nel grembo materno, posso io appropriarmi di un loro atto e di ri-offrirlo al Padre in Cristo Gesù?
  Questo è possibile, se pensiamo a cosa avviene nella Messa. Gesù si offre al Padre, ma il Corpo di Cristo ora è Corpo che è la Chiesa, è il Corpo di Cristo nel quale vi sono tutti i salvati. Dunque, "Se questo Cristo totale - scrive P. Raniero Cantalamessa - pronuncia le parole della consacrazione, anch'io le pronuncio con Lui. Dentro l'Io grande del Capo c'è nascosto il piccolo "io" del Corpo che è la Chiesa. C'è anche il mio piccolissimo "io" e

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dice a chi gli sta davanti: prendete e mangiate, questo è il mio corpo offerto in sacrificio per voi"(43).
   Il pensiero non è nuovo; ne aveva già parlato S. Agostino: "Tutta la città redenta, cioè l'assemblea comunitaria dei Santi, viene offerta a Dio come sacrificio universale per la mediazione del sacerdote grande che nella passione offrì se stesso per noi nella forma di servo, perchè fossimo corpo di un Capo così grande. La Chiesa celebra questo mistero nel sacramento dell'altare; in esso viene mostrato che in ciò che offre, è essa stessa che si offre" (44).
  La Chiesa, nell'Eucarestia, è dunque offerente e offerta nello stesso tempo, e in ogni suo membro. "Ogni membro della Chiesa - continua Padre Cantalamessa - è simultaneamente sacerdote e vittima, ferma restando, s'intende, la differenza tra sacerdozio ministeriale e sacerdozio universale di tutti i battezzati. Questo perchè Gesù, al quale ci uniamo, è Lui stesso, contemporaneamente, sacerdote e vittima"(45).

  All'offerta del Cristo vengono associati i meriti e i sacrifici di tutti i Santi, nel Mistero della comunione dei Santi, che è degna di fede. Di fatto quando parliamo di indulgenza plenaria si usa dire che la Chiesa applica al penitente che chiede la remissione di tutti i suoi peccati i meriti di Cristo e quelli di tutti i Santi. Quindi è lecito pensare che in quel calice alzato e offerto vi sia la presenza e l'associazione di tutti coloro

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43 - RANUERI CANTALAMESSA, L'Eucarestia nostra santificazione, Ediz. Ancora, Milano, 1992, pag. 26.
44 - SANT'AGOSTINO, De civitate Dei, X. 6, CCI 47.
45 - RANIERI CANTALAMESSA, op. cit., pag.27.

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che, in Cristo, hanno partecipato in qualche modo alla sua passione.
  La sofferenza offerta ha valore redentivo, anche se viene offerta da un povero peccatore; tanto più se questa viene donata da persone innocenti. In fondo, la festa dei Santi martiri innocenti ha la sua giustificazione proprio in questo riconoscimento: essi attestano la missione del Cristo con il loro martirio. Se non fosse così, che senso avrebbe celebrare il 28 dicembre come festa? Non sarebbe piuttosto un dramma, un evento da dimenticare più che festeggiare?
  In fondo essi morirono, e in modo brutale, senza aver commesso alcuna colpa. Eppure li contempliamo ora, quei bambini, come Santi che attualmente festeggiano il Cristo, consapevoli di essere stati i primi martiri della Chiesa, e quindi i primi "semi di nuovi cristiani", coloro che hanno confessato il Cristo con la propria vita, vita con la Vittima, primi compagni del Calvario e della croce.
  Linguaggio paradossale, questo, eppure realmente cristiano. Non si va in Cielo se non si passa dalla croce: questa è la vita di Gesù, questa è la vita della Chiesa. Piaccia o non piaccia.

  La Messa dunque riceve l'offerta di questi bambini e la santifica. Unisce la loro offerta a quella del Cristo sull'Altare, e questa diventa immediatamente salvifica. Essi non sono battezzati: la Messa di Cristo li rende partecipi del "battesimo di sangue" del Signore. Essi non hanno ricevuto la prima Comunione: la Comunione la fanno in noi che riceviamo il Corpo di Cristo.



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  La visione di Fatima (terza parte del segreto) ci parla di angeli che prendono il Sangue di Cristo e lo spargono, con innaffiatoi, suoi fedeli, purificandoli dai loro peccati. Che cosa ci impedisce di pensare che questi innaffiatoi siano anche quei piccoli nell'atto in cui uniscono la loro offerta a quella di Cristo?
  Si può obiettare: essi però hanno il peccato originale, anche se non hanno peccati attuali. Dunque, come possono agire nel Corpo di Cristo che è la Chiesa?
  La risposta la troviamo in altri passi del documento della Commissione Teologica Internazionale La speranza della salvezza per i bambini che muoiono senza battesimo. In questo documento si dice chiaramente che:

  "L'insegnamento di Papa Innocenzo III [...] ci consente di sperare che Dio, che vuole che tutti siano salvi, offra qualche rimedio misericordioso affinchè [i bambini non battezzati] possano essere purificati dal peccato originale e accedere alla visione beatifica" (46).

  "La Chiesa non ha mai insegnato la necessità assoluta del battesimo per la salvezza; esistono altre strade per cui può essere realizzata la configurazione a Cristo. Già nella prima comunità cristiana era accettato che il martirio, il battesimo di sangue, fosse un sostituto del battesimo sacramentale. Era inoltre riconosciuto il battesimo di desiderio. A questo proposito sono pertinenti le parole di Tommaso d'Aquino: - Il sacramento del battesimo può mancare a qualcuno in due modi. Primo, sia "in re" sia "in voto"; questo

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46 - La speranza della salvezza, op. cit., n. 36.

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accade in coloro che non sono battezzati nè vogliono essere battezzati [...]. Secondo, il Sacramento del battesimo può mancare a qualcuno "in re", ma non "in voto" [...]. Costui poi può conseguire la salvezza senza essere di fatto battezzato per il desiderio [in voto] del battesimo -, Il Concilio di Trento riconosce il "battesimo di desiderio" come mezzo per essere giustificati senza avere effettivamente ricevuto il sacramento del battesimo"(47).


  "Possiamo discernere, in quei bambini che soffrono e muoiono, una salvifica conformità a Cristo nella sua stessa morte e una intimità con Lui. Cristo stesso ha portato sulla croce il peso del peccato e della morte dell'umanità intera, e da allora in poi ogni morte e sofferenza è un combattimento contro il suo stesso nemico (cfr. 1Cor 15,26 (48)), una partecipazione alla sua battaglia, in mezzo alla quale possiamo trovarlo accanto a noi (cfr. Dn 3,24-25 (49); Rm 8,31-39 (50); 2Tm

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- 47 La speranza della salvezza, op. cit., n.66.
- 48 "L'ultimo nemico a essere annientato sarà la morte".
- 49 "Essi passeggiavano in mezzo alle fiamme, lodavano Dio e benedicevano il Signore. Azaria si alzò e fece questa preghiera in mezzo al fuoco0".
- 50 "Che diremo dunque di queste cose? Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi? Egli, che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha consegnato per tutti noi, non ci donerà forse ogni cosa insieme a lui? Chi muoverà accuse contro coloro che Dio ha scelto? Dio è colui che giustifica! Chi condannerà? Cristo Gesù è morto, anzi è risorto, sta alla destra di Dio e intercede per noi! Chi ci separerà dall'amore di Cristo? Forse la tribolazione, l'angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? Come stà scritto: Per causa tua siamo messi a morte tutto il giorno, siamo considerati come pecore da macello. Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori grazie a colui che ci ha amati. Io sono infatti persuaso che nè morte nè"

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4,17 (51). La sua Risurrezione è la fonte della speranza dell'umanità (cfr. 1Cor 15,20 (52)); soltanto in Lui si trova la vita in abbondanza (cfr. Gv 10,10 (53)); e lo Spirito Santo offre a tutti la partecipazione al suo mistero pasquale (54).

  Alcuni dei bambini che soffrono e muoiono sono vittime delle violenza. Nel loro caso, avendo come riferimento l'esempio dei Santi Innocenti, possiamo ravvisare una analogia con il battesimo di sangue che reca la salvezza. Anche se inconsapevolmente, i Santi Innocenti hanno sofferto e sono morti per Cristo; i loro carnefici erano mossi dall'intento di uccidere il Bambino Gesù. Proprio come coloro che hanno tolto la vita ai Santi Innocenti erano spinti dalla paura e dall'egoismo, così la vita dei bambini di oggi, in particolar modo quelli ancora nel grembo materno, è spesso messa in pericolo dalla paura e dall'egoismo altrui. In questo senso si trovano in una condizione di solidarietà con i Santi Innocenti. Non solo, sono anche in una situazione di solidarietà con il Cristo che ha detto: "In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me" (Mt 25,40).

_______________________
  vita, nè angeli, nè principati, nè presente nè avvenire, nè potenze, nè altezza nè profondità, nè alcun altra creatura potrà mai separarci dall'amore di Dio, che è in Cristo Gesù, nostro Signore".
51 - "Il Signore però mi è stato vicino e mi ha dato forza, perchè io potessi portare a compimento l'annuncio del Vangelo".
52 - "Cristo è risorto dai morti, primizia di coloro che sono morti".
53 - "Io sono venuto perchè abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza".
54 - La speranza della salvezza, op. cit., n. 85.

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  E' vitale che la Chiesa proclami la speranza e la generosità che sono intrinseche al Vangelo ed essenziali per la tutela della vita"(55).

  "E' anche possibile che Dio semplicmente agisca per dare il dono della salvezza ai bambini non battezzati in analogia al dono della salvezza dato sacramentalmente ai bambini battezzati. Possiamo forse paragona un caso del genere al dono immeritato che Dio fà a Maria nel momento della sua Immacolata Concezione, attraverso la quale Egli semplicemente agisce per donarle anticipatamente la grazia della salvezza in Cristo"(56).

  Dunque, il Magistero della Chiesa, nella sua saggezza, si esprime positivamente sulla realtà della salvezza eterna di questi bambini. Il discorso della libera accettazione della morte di queste vittime, come si è detto, non è affermato, ma non è nemmeno negato. Quindi, si può pensare e ammettere.

  Terminate le spiegazioni teologiche e spirituali, don Giulio è passato alle vie di fatto. Egli celebra regolarmente la messa per i bambini abortiti e non nati e dà un nome al loro sacrificio e alla loro offerta. E il nome è: la Messa. Nel Sacrificio di Cristo egli depone tutte le loro offerte e le eleva al Padre per la riparazione dei peccati e per la conversione dei poveri peccatori. A iniziare dai loro genitori, con i quali hanno un legame certamente unico. Ma poi non solo loro: per tutti gli uomini.

________________
55 - La speranza della salvezza, op. cit., n. 86.
56 - La speranza della salvezza, op. cit., n. 87.

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  Questi bambini quanti sono? Milioni, forse miliardi. Dall'inizio della creazione ad oggi, un esercito immenso. Oggi poi, con la pratica dell'aborto legalizzato, con la fecondazione in vitro, con le varie pillole del giorno dopo... questo esercito aumenta di giorno in giorno.

Questi bambini sembrano "accorgersi" della Messa celebrata per loro. Sto per dire una follia, ma la dico.
Pare che ringrazino e che ricambino, per vie del tutto interiori, indicibili, per la Messa che celebriamo per loro. Se facciamo loro " un piacere" nel dare il contenuto sacramentale alla loro offerta, che mancò per loro a suo tempo, essi ricambino pregando per noi. Di fatto, dopo la celebrazione di queste Messe, tutto pare cambiato nella vita inferiore: si avverte una pace di fondo, un senso di protezione, una forza contro le tentazioni, che prima non si poteva nemmeno immaginare. Se è vero che il deomnio combatte con le sue forze (è un leone ruggente che va in giro cercando chi divorare, lo sappiamo), è anche vero che abbiamo dalla nostra parte non solo gli angeli (l'angelo custode e tutti gli altri) ma anche questi bambini, che ricambiano il favore immenso che facciamo loro con la protezione speciale di cui sono capaci: ne nasce un senso di forza, di affidamento, di pace che non si possono descrivere. E, verrebbe da dire, può intendere solo chi può intendere. Ossia il popolo semplce, coloro che hanno un sensus fidei che non sanno nemmeno spiegare, ma per il quale "sentono" che queste cose sono reali.

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  Per la loro preghiera e intercessione, abbiamo ricevuto grazie che non ci aspettavamo! Abbiamo invocato il loro intervento su alcune coppie di sposi che sembravano già sull'orlo della separazione, e si sono rappacificati. Abbiamo invocato la loro preghiera su situazioni che sembravano senza uscita, e abbiamo visto aprirsi improvvisamente dei portono; abbiamo "mandato" questi bambini ad amici e conoscenti che vivevano situazioni disperate, ed ecco che in un modo del tutto imprevisto tanti cuori si sono sciolti, tanti doni di grazie sono caduti dal Cielo in modo del tutto insperato. Noi stessi siamo senza parole... Che cosa sta succedendo? Che potere hanno questi bambini sul Cuore di Dio?

  Alla santa Messa, don Giulio ha abbinato una preghiera, una Coroncina con delle invocazioni per le quali egli continua ad offrire, durante la giornata, il sacrificio, le gioie, le speranze, i dolori e le preghiere di questi piccoli, al Cuore divino di Gesù. Ci siamo messi a dirla, e i risultati si possono solo immaginare.
  Non si tratta ovviamente di formule particolari, di chissà che cosa, ma espressioni che esprimono nella fede tutto quanto ci siamo detti: un'unione tra terra e Cielo, tra la nostra condizione di viatori e di peccatori e la loro di offerenti.

  Il demonio, nella sua superbia, ama la pubblicità, la vetrina, il successo. I bambini invece sono nascosti (e più nascosti di così non si può: muoiono nel grembo materno, e nessuno se ne accorge); probabilmente neppure Satana li ha mai contati.

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  Il demonio ha facilmente presa su coloro che desiderano il successo in questo mondo e vendono se stessi all'egoismo, all'adorazione di sè, per conseguire qualche miserevole gloria umana; questi bambini invece sono come gli abitanti della piccola casa di Nazaret; nei trent'anni di vita nascosta, in quella casetta vivevano semplicemente San Giuseppe, denominato "terrore dei demoni", la Regina del Cielo e della terra e la seconda persona della Santissima Trinità, Colui "per il quale tutto è stato fatto" (Gv 1,2); ma chi se ne accorgeva? La gente vedeva un falegname, una moglie casalinga, un figlio buono e lavoratore: non altro.

  Ma così sono le cose del Regno di Dio: quello che appare non è quello che è, "chi si esalta sarà umiliato, chi si umilia sarà esaltato" (Lc 14,11), dice il Vangelo. Il maligno è stato sconfitto non in uno stadio illuminato davanti a milioni di spettatori, ma sul Calvario e nel sepolcro di Cristo nel giorno della resurrezione. Pochi hanno visto, ma tutto è avvenuto.

  La Chiesa continua il Mistero di Cristo, e la battaglia di questo tempo ha bisogno di questi piccoli campioni che hanno offerto la vita al Signore per la salvezza del mondo. Noi abbiamo bisogno di questi alleati, dobbiamo dare loro voce, chiamarli.

  Oggi vi è nel mondo un sovvertimento morale, spirituale, umano, su tutti i fronti; non perdiamo nemmeno tempo ad analizzare la situazione, che è sotto gli occhi di tutti. Ma quello che non vediamo supera ciò che appare. Mentre il potere maligno sembra conquistare tutto, sappiamo che arriverà la sua sconfitta,

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annunciata nelle Sacre Scritture e dalla Madonna a Fatima; "Alla fine il mio Cuore Immacolato trionferà".

  Noi siamo in questo tempo e possiamo, rimanendo nascosti, contribuire al trionfo del Cuore Immacolato, non emergendo, ma rimanendo sempre più nascosti, così il maligno nemmeno ci vede. Ma da questo nascondimento possiamo rafforzare in modo tremendo la posizione che prepara la vittoria alla Vergine (è Lei che deve trionfare): pregando insieme ai bambini non nati, chiedendo la loro azione e preghiera.
  Uniti, alleati, un cuor solo e un'anima sola, nell'offerta di noi stessi.











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logo mater dei  
LOGO DELLA CAPPELLA DI ADORAZIONE EUCARISTICA PERPETUA
"MATER DEI" della ZOA PASTORALE di PIANORO (BO)






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4.
LA DEVOZIONE VERSO I BAMBINI
"NATI IN CIELO"


SPIRITUALITA', CELEBRAZIONE EUCARISTICA E CORONCINA



4.1 SPIRITUALITA' DEI BAMBINI NATI IN CIELO



"Chiunque si farà piccolo come questo bambino
costui è il più grande nel regno dei cieli" (Mt 19,15)




La SPIRITUALITA' dei bambini "nati in Cielo", la loro piccolissima "vita nascosta" (come è descritta nel cap. 1.3, ed in particolare nel Poema della Vita Nascosta, vd. cap. 4.1.1.), può diventare la nostra spiritualità, il nostro continuo orientamento interiore e spirituale della vita, se modelliamo la nostra vita sull'esempio della vita nascosta e della morte nascosta di questi bimbi nel grembo materno.





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4.1.1 IL POEMA DELLA VITA NASCOSTA
DEI BAMBINI NATI IN CIELO (57)


NEL GREMBO GALLEGGIANO,
NASCOSTI, AL BUIO E NEL SILENZIO,
NUDI E DEBOLI,
NELLA SEMPLICITà:
SI OFFRONO ED ESPIANO,
UNA COSA SOLA CON LA MAMMA.


NEL GREMBO GALLEGGIANO


Altrimenti affonderebbero.
Tutto inizia nuotando, anzi galleggiando,
nel piccolo mondo d'acqua
che l'amore materno ha preparato.

Così imparano subito a non irrigidirsi,
a non appesantirsi,
a rilassarsi e dilatarsi,
ad assecondare e non contrastare l'amore;
altrimenti affonderebbero.

Movimenti lenti e dolci,
mai ripiegamenti o indurimenti,
sempre teneri, pronti a lasciarsi plasmare
e condurre dalla corrente,
per galleggiare,
perchè non c'è altra vita possibile, all'inizio;

____________

Cfr. https://www.youtube.com/watch?v=60JQkV2MdVU


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e come per il piccolo corpo
così è per l'anima,
che inizia a conoscere l'amore abbandonandosi e
fidandosi,
allargandosi e sciogliendosi,
perchè sia sempre così il suo rapporto con Dio,
fonte della Vita, da quell'inizio in poi.

Lasciarsi portare,
leggeri e aperti;
queto è il segreto di chi sa galleggiare.



NASCOSTI, AL BUIO E NEL SILENZIO

,
Sprofondano nella vita che ricevono.
Sentono, non guardano.
Si muovono, sono, non parlano.

Offrono, vivono soffrendo
e morendo,
senza parole
dietro cui mascherarsi ed ingannarsi.

Oltre, o forse dentro, le parole e i pensieri,
comunicano, sentendo la loro unione con la Vita
che gli è sempre donata.
Ascoltano e rispondono
attraverso un silenzio denso di amore,
che è la vita in cui si lasciano immergere,
con gratitudine e gioia.

La loro prima luce è Dio
perchè in Cielo sono venuti alla Luce.


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Solo una promessa a guidarli,
Nessun idolo a distrarli;
la voce materna che ricevono
e tutta la vita che succhiano
è il richiamo della meta:
l'amore che dona la vita, un mistero da ricevere.



NUDI E DEBOLI

,
Come Adamo ed Eva,
all'inizio di tutto e prima del male,
Non hanno nulla, per essere tutto.

Non vogliono nulla, tutto ricevono
e si fidano, e si accontentano.
Indifesi, trasparenti.
Non conoscono il verbo "avere":
tutto quello che hanno lo sono,
tutto quello che hanno
è il loro essere
e "riceversi" dalla mamma.

La loro nudità è condizione vitale per loro;
ogni rivestimento sarebbe una separazione
dalla fonte della loro vita,
un nascondersi
dallo sguardo di chi li sta formando.

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Adamo ed Eva tentarono di coprirsi per vergogna
di mostrarsi deboli agli occhi di Dio,
che Lui stesso creò così, nudi;
questi bimbi, invece,
sono il manifesto della potenza della debolezza.

Queste anime nascoste non hanno nulla
dietro cui mascherare il loro essere;
la loro fragilità, anzi, la mostrano
e la offrono a Dio,
Perchè hanno solo quella:
la loro debolezza è la loro forza più grande.

Non avendo e non potendo fare nulla, non possono vantarsi di qualcosa, no;
il loro unico vanto diventa allora
il farsi guardare da Dio solo,
così come sono;
il riceversi da Lui dalla mamma,
godere di quell'amore.

La loro fragilità è la chiave
che smuove e commuove il cuore tenero di Dio Padre
che è attratto dalla debolezza,
Tutto il loro corpo nudo e debole
non diventa quindi ostacolo
ma canale privilegiato
attraverso il quale l'anima dialoga
apertamente a tu per tu con Dio;
non è la loro vergogna ma il trampolino
per una relazione pura con Dio.
E proprio perchè è così debole, quasi trasparente,
che il corpo non pone alcuna barriera
al dialogo limpido tra Dio e l'anima!

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NELLA SEMPLICITA'

,

Non sanno neppure di esistere,
non si guardano mai,
e neppure lo potrebbero.
La mamma è tutto per loro:
tutto in loro guarda alla mamma
e si protende ed apre a lei.

Totalmente estroveersi,
per nulla ripiegati ed introversi.

Non sanno specchiarsi:
tutto in loro è attratto da
e proteso verso
il"Tu" che plasma il "Io"
e che dona la vita.

Nella loro solitudine
e nel buio del loro nascondimento,
non possono vantarsi
o cercare di "piacere agli uomini":
non sanno neppure cosa sia la pesantezza dell' "ego",
che zavorra e affonda tante anime nel mondo.


SI OFFRONO ED ESPIANO

Innocenti martiri, sanno solo subire.

Nel mistero del loro sangue versato,
che è il loro unico abito
come per Cristo in croce,
c'è il mistero di una vita donata,
che "grida"

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e di cui il Creatore chiede conto.

Colmando la misura dell'amore con la sofferenza,
cioè la "sè-offerenza",
costringono Dio ad intervenire,
a non trattenersi;
come per Abele,
come per i primogeniti degli ebrei in Egitto,
come i santi innocenti martiri di Betlemme,
così oggi,
provocano l'intervento salvifico del loro
e nostro Padre.


UNA COSA SOLA CON LA MAMMA

Nel loro sorgere,
non hanno un loro respiro, un loro battito di cuore,
un loro pensiero, un loro nutrimento,;
e quando gli viene donato,
subito si accorda e si sintonizza con chi glielo dona.

Non possono non abbandonarsi
fino a fondersi con la mamma,
perchè ciò che è suo è tutto ciò che è loro.

Non hanno una "loro" vita:
è chiarissimo in loro
che la loro vita non è loro,
che appartengono e dipendono, in tutto,
da un Tu che sorgere il loro Io.

La comunione, la salvezza dalla solitudine,
che tutti nel mondo cerchiamo,

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l'abbiamo già vissuta, proprio all'inizio,
perchè
in origine c'è tutto,
il fine e il modello di tuta la vita!



4.1.2. "RALLEGRATEVI ED ESULTATE" (Mt 5,12):
IL VOTO SPECIALE DELL'ALLEGRIA



Le Beatitudini (Mt 5,1-12) come la gioia
del Trionfo del Cuore Immacolato di Maria:
un'allegria escatologica ed esorcistica,
da vivere sempre, in ogni tempo e luogo,
come un "voto" speciale,
sull'esempio della vita nascosta
in unione ai bambini nati in Cielo!!

RALLEGRATEVI


"Noi facciamo consistere la santità
nello stare molto allegri"
San Domenico Savio

  E' un comando, un imperativo, l'unico delle Beatitudini: i bambini non desiderano altro che divertirsi, stare allegri; non sono interessati, come i grandi, all'avere, al potere, al piacere. Circondati da amore, cercano ciò che è bello e rallegra, amano giocare, per gustare la vita, gratuitamente, senza alcun guadagno.
  Ciò è possibile sempre, ma solo se sempre abbiamo la loro leggerezza e il loro distacco nel cuore, se non

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siamo appesantiti da pretese, aspettative, ripiegamenti su noi stessi; dal peccato infine, la cui prima conseguenza è la perdita della gioia del cuore!
  Il primo e più facile esame di coscienza è guardare cosa ci toglie la letizia e la pace interiore; la prima e più efficae ascesi è assecondare tutto ciò che libera il nostro cuore e lo apre alla gratuità, alla contemplazione, alla gioia della gratitudine!

"... ed esultate"


"Egli dà forza allo stanco
e moltiplica il vigore allo spossato.
Anche i giovani faticano e si stancano,
gli adulti inciampano e cadono;
ma quanti sperano nel Signore riacquistano forza,
mettono ali come acquile, corrono senza affannarsi,
camminano senza stancarsi" (Is 40,29-31).


  I bambini non stanno mai fermi, corrono, non camminano, una forza in loro non gli permette di fare altrimenti: è la fretta santa di Maria nella Visitazione, è la corsa degli Apostoli nei racconti della Resurrezione.

"... perchè grande è la vostra
ricompensa nei Cieli"


  "Vi sono eununchi che sono nati così dal grembo della madre, e ve ne sono altri che sono stati resi tali dagli uomini, e ve ne sono altri ancora che si sono resi tali per il regno dei cieli. Chi può capire, capisca. Allora gli furono portati dei bambini perchè ipmonesse loro le mani e pregasse; ma i discepoli li rimproverarono. Gesù però disse:"Lasciateli,


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non impedite che i bambini vengano a me; a chi è come loro, infatti, appartiene il regno dei cieli" (Mt 19,12-14).


  I bambini nati in Cielo non si sono accontentati, hanno scelto il massimo: e cercando la gioia e la vita più gradi, senza fermarsi mai nelle creature, si incontra inevitabilmente la gioia e la vita di Dio! Hanno scelto l'eternità, hanno scommesso tutto sui Cieli; la loro ricompensa non se la sono scelta, hanno preferito fosse una sorpresa celeste, un regalo segreto di Dio, perchè i bambini amano le sorprese.


4.2. LA CELEBRAZIONE EUCARISTICA
PER E CON I BAMBINI NATI IN CIELO



  Si può celebrare e far celebrare la S. Messa con questa intenzione ogni mese nel giorno 28 (in memoria della festa dei Ss Innocenti Martiri) o nel giorno 5 (in memoria del quinto comandamento e delle cinque piaghe del Crocifisso), oppure settimanalmente, nelle ore notturne tra il giovedì e il venerdì (soprattutto nell'ora della "condanna di Gesù", secondo la tradizione le 3,00), che ci ricordano le ore di prigionia del Cristo paziente per la nostra redenzione.


  La Santa Messa, in quanto Atto di morte e Resurrezione del Cristo, è culmen et fons (S.C. 10), vertice e sorgente di tutta la vita della Chiesa e del mondo; è l'Atto nel quale tutta la vita può attingere inesauribilmente. Tutta la vita della Chiesa, e quindi anche di una comunità parrocchiale, trova nella S.Messa

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feriale, il centro che è insieme la partenza e l'arrivo di ogni attività.
  In questa sta la salvezza; rimane, e quindi sfugge alla morte, chi è tutto ciò che diventa una sola cosa col Cristo, e questo è possibile nella comunione con la Sua Vita, che si compendia nella Sua Morte e Resurrezione, l'Atto appunto che nella Liturgia Eucaristica viene reso presente sull'altare.

  Celebrando la Santa Messa insomma, la Chiesa continua ad offire, e così ad unire e far entrare nel Cristo finchè non sia davvero il Christus Totus, tutta la realtà, di quel tempo e di quel luogo, significata e abbracciata nel pane e vino offerti, sui quali scende la divina Parola transustanziatrice.
  Compito di tutta la Chiesa è continuare ad unirsi, a raccogliere e a portare sull'altare tutta l'umanità e tutta la creazione con cui quel tempo e luogo della celebrazione viene in contatto, anche spiritualmente per questo è possibile, nella fede, rispondere al grido del sangue innocente di miliardi di bambini abortiti - metà dell'umaanità non nasce sulla terra -, e far sì che siano presenti, col loro amore, il loro sacrificio, il loro sangue versato, insieme a noi, sulla patena e dentro il calice del divino sacrificio, per la loro salvezza.

  Non solo; tutto ciò può essere anche "per la salvezza di tutte le anime".
  Sulla scorta di quanto detto, don Divo Barsotti amava afferamare, iperbolicamente ma con convinzione, che "c'è più vita in una sola Santa Messa che in tutte le opere dei santi di tutti i tempi messe insieme"

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e pure che "basterebbe una sola Comunione vissuta con fede a salvare tutto il mondo".
  In effetti, l'unico limite dell'efficacia salvifica del Sacrificio Eucaristico è solemante e proprio il limite della nostra fede nella sua stessa efficacia salvifica. Non può e non deve dunque avere limiti la nostra fede, fede sconfinata nella potenza redentiva dell'unica Santa Messa che ogni giorno celebriamo!

  Rispondiamo dunque, sia laici che sacerdoti, alla chiamata a raccogliere tutto il sangue innocente, tutta la vita sofferta, di ogni tempo e luogo, e a farla "entrare" nell'Atto eucaristico del Cristo, perchè da Lui assunta diventi il Suo syesso Atto, èer la salvezza di tutti e di tutto.
  Per questo - ripetiamo - si rinnovano le celebrazioni eucaristiche in ogni tempo e luogo, finchè non sia completo il Corpo di Cristo e tutti e tutto siano il Corpo di Cristo; e non possiamo davvero, non dimentichiamolo mai, tralasciare e lasciar fuori metà umanità, i bambini abortiti e mai nati.
  Siamo quindi chiamati, nella Santa Messa, a offrire la loro vita a Gesù nel momento della Consacrazione ("Questo è il mio corpo"), affinchè diventi, insieme a Lui, vita di salvezza, redente e corredentrice.

  Dal libro dell'Apocalisse 6,9-11:

  "Quando l'Agnello aprì il quinto sigillo, vidi sotto l'altare le anime di coloro che furono immolati a causa della parola di Dio e della testimonianza che gli avevano reso. Egridarono a gran voce:"


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"Fino a quando, Sovrano
tu che sei santo e veritiero,
non farai giustizia
e non vendichi il nostro sangue
contro gli abitanti della terra?.
  Allora venne data a ciascuno di loro una veste candida e fu detto loro di pazientare ancora un poco, finchè fosse completo il numero dei loro compagni di servizio e dei loro fratelli, che dovevano essere uccisi come loro".



4.3. LA CORONCINA DEI BAMBINI NATI IN CIELO
E LA VITA NASCOSTA


  Per quanto riguarda i tempi e i luoghi della recita, l'esperienza ci ha suggerito quanto segue.
  Questa preghiera si può fare in qualsiasi momento della giornata, in modo particolare nelle ore notturne, quando l'umanità intera torna nel buio e nel silenzio del grembo materno del Creatore; inoltre, per sottolienare l'unione col sacrificio eucaristico, acquista un significato speciale se recitata al termine della Santa Messa, come ringraziamento e prolungamento dell'offerta.
  Questi ultimi sono proprio gli atteggiamenti costitutivi dell'adorazione eucaristica, che è senz'altro il luogo privilegiato per recitare questa coroncina.

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RECITA DELLA CORONCINA


(si utilizza la classica corona del santo Rosario)

INTRODUZIONE

- Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.
- L'Eterno riposo ... (3 volte)
- Pater ... Ave ... Gloria ...

NEI GRANI GRANDI

Cuore Divino di Gesù, io Ti offro e Ti consacro,
per mezzo del Cuore Immacolato di Maria,
Madre della Chiesa,
in unione al Sacrificio Eucaristico,
le preghiere e le azioni, le gioie e le sofferenze
di tutti i bambini abortiti e mai nati,
di ogni tempo e luogo,
in riparazione dei peccati
e per la salvezza di tutte le anime,
di ogni tempo e luogo,
nella grazia dello Spirito Santo,
a gloria del Divin Padre. Amen.

NEI GRANI PICCOLI

Gesù, Maria, Giuseppe, vi amo, salvate anime!


CONCLUSIONE

(GIACULATORIA dei bambini abortiti e mai nati):

- Gesù, Maria, Giuseppe vi amo, salvate anime di ogni tempo e luogo, per il sacrificio dei bambini abortiti e mai nati, di ogni tempo e luogo.

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- Angelo di Dio...
- Sia sempre benedetta la Santa ed Immacolata Concezione della beatissima Vergine Maria, Madre di Dio.
- Gesù mio, perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell'Inferno, porta in Cielo tutte le anime, specialmente le più bisognose della tua misericordia.
- Santi Arcangeli
- San Michele, Gabriele, Raffaele, pregate per noi.
- San Giuseppe, prega per noi.
- Santi Innocenti Martiri, pregate per noi.
- Vieni Santo Spirito, riempi il cuore dei tuoi fedeli, accendi in noi il fuoco del Tuo Amore (3 volte).
- O Maria, sono tutto tuo, pensieri, parole ed opere, pensaci Tu.
- Padre mio, mi abbandono a Te, fà di me ciò che Tu vuoi, per la salvezza di tutte le anime, di ogni tempo e luogo.

4.3.1. LA VITA NASCOSTA DELLA SANTA FAMIGLIA
A NAZARET, SOTTO IL PATROCINIO DI SAN GIUSEPPE
E DEL TUO SERVIZIO ALLA REDENZIONE

IL PERCHE' DELLA GIACULATORIA
"GESU', MARIA, GIUSEPPE, VI AMO, SALVATE ANIME!"

Nel cuore dell'Incarnazione, per la nostra salvezza!

  Per l'Incarnazione e quindi per la Redenzione, Dio non ha potuto, anzi, non ha voluto fare a meno di

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Giuseppe. Senza di lui non ci sarebbe stata piena Incarnazione e piena Redenzione. Perchè l'"io" umano porta in sè, costutivamente, il "noi" di una madre e di un padre; biologicamente, psicologicamente, spiritualmente.
  La natura umanda di Gesù quindi, ha avuto bisogno dello spazio creato dalla carne e dal sangue di una mamma, e della dimensione temporale donata dalla storia e dalla responsabilità educativa di un padre: senza Maria, Gesù non ha il suo corpo Immacolato con cui ci ha salvato; Senza Giuseppe, Gesù non ha il legame con la promessa messianica del Figlio di Davide, e non può ricevere il nome di Salvatore che svela il significato della sua esistenza, per sempre.
  Stiamo vivendo gli anni tra il Giubileo del Bimillenario dell'Incarnazione (l'anno 2000) e il Giubileo del Bimillenario della Redenzione (l'anno 2033), e come Chiesa e umanità stiamo provvidenzialmente scoprendo sempre più cosa significa che il "Verbo si è fatto uomo", pienamente uomo in tutte le sue dimensioni, e così pure il ruolo insostituibile e decisivo di S. San Giuseppe.
  Due millenni fà, Gesù stava completando i trent'anni di scelta di Vita Nascosta a Nazaret, la parte più lunga della Sua vita, e questo non può non avere un significato da cogliere; dopo due millenni la verità e l'amore della famiglia sono attaccati e messi in crisi come non mai nella storia dell'umanità, e la Provvidenza, proprio in queste temperie, ci sta facendo riscoprire la potenza redentiva della vita di Gesù, Maria e Giuseppe di Nazaret, ci sta facendo capire che è una

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famiglia, la Santa Famiglia, che ci ha salvati, perchè ogni uomo porta in sè, anzi è, "una famiglia"!
   Trent'anni di vita di amore fra Gesù, Maria e Giuseppe, e in particolare di fiducia e obbedienza di Maria e Gesù verso San Giuseppe, di affidamento e amore del Figlio di Dio e della Madre di Dio verso un semplice sposo e padre, il loro Giuseppe; che mistero stupefacente è la Vita Nascosta! Ma è tutto nello stile di Dio, perchè è così che Dio salva, nello stile umile dell'Incarnazzione, nell'abbassamento divino per l'innalzamento umano...

San Giuseppe, lo Sposo di Maria

  Tra Giuseppe e Maria fu un matrimonio pieno, vero ed esemplare, per cui i due sono sempre stati, e saranno una caro, una sola carne, un solo Spirito e un solo cuore, nella piena comunione dei bene materiali e spirituali; davvero Maria, amandolo, ha reso Giuseppe partecipe di tutto, di tutte le sue ricchezze e prerogative nel piano redentivo divino!.
  Dove c'è Maria, lì c'era Giuseppe, perchè così è sempre tra sposa e sposo; perchè come da una coppia, Adamo ed Eva, scaturì il peccato, così da una coppia, da un matrimonio compiuto, si generasse la vittoria sul peccato.

San Giuseppe, il Papà di Gesù


  Giuseppe ha dato al Verbo Incarnato il nome di Gesù, "Dio salva", e quindi come novello Adamo ne ha rivelato la missione, il senso di quella vita di cui si assumeva

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davanti agli uomini la paternità, perchè fosse una vita accolta nel consesso umano, una vita pienamente umana anche nella sua dimensione pubblica.
  Giuseppe, accogliendolo, ha inserito Gesù nella Discendenza Davidica, perchè lui e suo figlio fossero "figli di Davide", perchè tale e non altro doveva essere il Messia: Giuseppe ha dato un senso a tutta la storia della salvezza, tutta la storia di Israele, unendola al suo compimento, a Colui che ne avrebbe adempiuto ogni promessa.
  Giuseppe ha custodito Gesù, e Maria, salvandoli innanzitutto dagli attacchi di Erode, meritando dalla Tradizione (solo lui!) il titolo di "Salvatore del Salvatore", di "Terrore dei demoni" e "Patrono della Chiesa Universale", che è il Corpo del suo Gesù, vivo oggi.

  Giuseppe ha educato suo figlio, insegnandoli, con Maria, tutto quello che Gesù ha imparato e poi ci ha donato, formando la sua anima e la sua psicologia. Educandolo, Giuseppe ha nutrito e difeso il corpo del Cristo, facendolo crescere ("Giuseppe" non per nulla significa in ebraico "crescita") fino a renderlo capace di lavoro e sacrificio.
  Davvero è stato il "Padre di Gesù", perchè davvero Gesù da tutti chiamato il "figlio di Giuseppe"; e quindi davvero San Giuseppe è il padre di ognuno di noi, "fratelli di Gesù e figli di Maria", è realmente il padre spirituale di ogni anima inserita nella Chiesa che è il Corpo di Cristo.


pag. 88

San Giuseppe, il più grande Santo, perchè
il più grande discepolo del Signore...

  Per compiere la sua speciale missione all'interno della Redenzione, Giuseppe è stato adornato, ed ha coltivato, tutta la santità possibile e necessaria a tale scopo.
  Da perfetto discepolo, Giuseppe è l'uomo del silenzio, che diventa pronta obbedienza, uomo dormiente abbandonato alla Volontà del Padre celeste, e uomo dei sogni che diventano realtà, per la sua fede coraggiosa.
Giuseppe è un uomo cato, per custodire senza rovinare, ma anzi rafforzando, i tesori che Dio gli ha affidato, i Cuori Immacolati e Verginali di Gesù e Maria, ed è uomo laborioso, abituato alla fatica e alla vita semplice e concreta, servendo nelle piccole cose che per Lui sono le più grandi...
  In altre parole San Giuseppe ha vissuto tutto consacrato alla missione ricevuta, tutto aderente alla volontà di Dio; ha vissuto, ha fatto tutto per amore di Gesù e di Maria, nulla per se stesso, tutto per la nostra Redenzione!

... e quindi in grado di essere il Capo della
Santa Famiglia, così come ha voluto Dio


  Proprio per come è stato discepolo, Giuseppe è stato posto da Dio a capo della Santa Famiglia (come è lo sposo e il padre in ogni famiglia ebraica, ed anche per questo l'angelo si rivolge sempre a lui per le decisioni importanti).

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  Ciò vuol dire, non dimentichiamolo mai, che per trent'anni Gesù e Maria, per la stragrande parte della loro esistenza, non hanno fatto altro che obbedire a Giuseppe, affidandosi totalmente, e con amore, a quest'uomo, semplice ed umile figlio di Israele, perchè così Dio ha pensato da sempre e voluto, nel suo piano eterno di salvezza!
  E come allora in terra, così fanno in Cielo, e così vogliono che facciamo anche noi, loro figli e fratelli, perchè tutto quello che è del Capo, Cristo, deve essere anche del Corpo, la Chiesa, compreso l'amore paterno terreno ricevuto.
   Davvero Maria e Gesù vogliono rivivere in noi i trent'anni di Nazaret; davvero vogliono che in ogni famiglia si riviva la vita della Santa Famiglia; davvero Gesù deve vivere in noi, giacchè questa è la vita cristiana, e vuole che viva pienamente in oni, anche, e soprattutto, tutto il suo amore per Maria e Giuseppe, perchè come è stato salvifico ogni istante di quei tre decenni di Vita nascosta, così sia salvifico ogni istante dei decenni di vita delle nostre famiglie cristiane!.

Gesù, Maria, Giuseppe, rivivete in noi,
rivivete la vostra vita famigliare
nelle nostre vite famigliari,
perchè è l'amore di una famiglia,
vivo nel cuore di un figlio,
che ha salvato e salverà il mondo!

Gesù, Maria, Giuseppe, vi amo, salvate anime!


pag. 90

POSTFAZIONE DELL'AUTORE



  Grazie a tutti.

  A chi ha preso in mano questo libretto e lo ha letto: un coraggio ripagato, spero, nelle orami migliaia di volte che è accaduto.

  A chi ne ha scritto o ne ha parlato; un altro, e credo maggiore, "coraggio da ripagare", perchè, ne sono certo, mossi dall'amore verso questi bambini e per il bene della Chiesa e delle anime.
  A chi lo ha diffuso e consigliato più che ha potuto; in particolare, oltre all'impareggiabile mio padre spirituale, penso soprattutto alle donne che ne hanno fatto, con la determinazione che solo loro possono avere, ua missione personale, ed esse sono monache, suore, mamme, nonne, giovani fidanzate e non...

  A chi ha ringraziato, perchè ha trovato il coraggio il dare del "tu" al suo bimbo nato in Cielo; sono stati i frutti più belli e profondi, quelli che solo Dio ha potuto godersi, nel segreto delle anime.

  Un grande "grazie" a chi ha iniziato a pregare "per" e "con" i bambini mai nati in Cielo, per la salvezza di tutte la anime, le loro e quelle dei genitori, e quelle più bisognose; perchè condividiamo la fiducia che è tale e tanto il loro sacrificio, che la "bomba di Grazia" di questa metà umanità, che ai notri tempi

pag. 91

viene concepita ma non fatta nascere, sarà in grado di abbracciare e riempire i bisogni spirituali di tutta l'altra metà che è riuscita a nascere su questa terra.
  Perchè questo è il fine unico del libretto: la salvezza di tutte le anime, "di ogni tempo e luogo"!

  Un altrettanto grazie "grazie" a chi ci ha criticato pubblicamente, e non sono pochi, per fortuna, perchè ci spingono ad aggiungere queste poche righe di chiarimento:

  * Il libretto non propone di amministrare il Battesimo sacramentale ai bambini abortiti, nè una nuova modalità battesimale: dalla seconda edizione in poi infatti, di ciò non vi è alcuna traccia, e solo nella prima edizione l'editore aveva aggiunto, in appendice, una preghiera che ne faceva cenno, ma più che altro come supplica per la loro salvezza.

  °L'affermazione che i bambini abortiti e non nati siano salvati, e quindi nascano, per così dire, in Cielo, non è mai proposta come una certezza di fede rivelata, ma come una possibilità che la Chiesa non nega, ed anzi, in documenti teologici e magisteriali autorevoli (l'Enciclica Evangelium Vitae di San Giovanni Paolo II su tutti...) incoraggia a sperare, con "serie ragioni" (come sostiene la C.T.I., nel documento citato, La speranza della salvezza per i bambini che muoiono senza battesimo, del 19 aprile 2007, la cui autorevolezza deriva dalla sua qualità teologica indiscutibile come anche dall'esplicita approvazione di Papa Bendetto XVI).

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  * D'altra parte, nel primo capitolo del libretto, chi scrive esprime una sua convinzione personale, con un registro narrativo confidenziale, lasciando il registro più rigoroso e teologico al secondo capitolo; e se si evita di usare continuamente il condizionale, come converrebbe ad una ipotesi, è semplicemente (una volta spiegato che se ne è consapevoli...) per non rendere il discorso pesante ed illeggibile.

  * Aggiungo che non abbiamo neppure la certezza assoluta che, se possono compiere un atto di libertà, tutti i bambini non nati "scelgano Dio"; possiamo però pregare perchè tutti lo facciano, e pure pregarli, con la sicurezza interiore personale che lo abbiano fatto, come da sempre tutti i fedeli hanno fatto e fanno quando si rivolgono all'intercessione dei loro fratelli morti che la Chiesa pure non ha ancora canonizzato, e du cui quindi non si ha la certezza "ecclesiale" che siano in Paradiso (anche perchè se nessuno lo avesse mai fatto, quando non erano ancora santi, tranne che per i martiri, nessuno lo sarebbe poi diventato).

  *A riguardo poi della terza tesi centrale, cuore del libretto, cioè della possibilità di un "voto", e quindi di un atto libero e volontario del bambino nel grembo materno, è molto interessante, e speriamo che susciti approfondimenti, ciò che i critici ci hanno segnalato (ci era sfuggita!) con la nota 127 del documento della CTI:

  "Riguardo alla possibilità di un votum da parte del bambino, lo sviluppo verso il libero arbitrio potrebbe forse essere concepito come un divenire progressivo, che parte dal primo

pag. 93


momento dell'esistenza e che arriva fino alla maturità, più che un repentino salto qualitativo che conduce all'esercizio di una decisione matura e responsabile. L'esistenza del bambino nel grembo materno è un continuum di crescita e di vita umana; non diventa improvvisamente umano in un dato momento. Ne consegue che i bambini potrebbero essere effettivamente capaci di esercitare una qualche forma di votum rudimentale per analogia a quello degli adulti non battezzati. Secondo alcuni teologi il sorriso della madre medierebbe l'amore di Dio verso il bambino, per cui si è visto nella risposta del bambino a quel sorriso una risposta a Dio stesso. Alcuni psicologi e neurologi moderni sono convinti che il bambino nel grembo materno è già in qualche modo conscio e dispone di una certa misura di libertà"(58).
  Infine, e specialmente, grazie a Dio, perchè tutto quello che è accaduto prima e dopo questo libretto è un dono Suo (almeno questa è la nostra persuasione...) per un fine preciso: non dimenticarci, come Chiesa in particolare, di questi miliardi di vite, che per Lui valgono come le nostre. Stiamo parlando infatti di metà umanità!
  Possiamo davvero voltarci dall'altra parte e non prendere in considerazione il valore delle loro vite? Possibile che non abbiano un ruolo, la metà degli esseri umani, nel piano salvifico di Dio?
  Dobbiamo rinunciare in partenza a qualsiasi percorso di ricerca di pensiero, e preghiera, a proposito? Il nostro è un piccolo tentativo, pieno di limiti, che speriamo abbia suscitato interesse per loro, e che possa

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58 - Cfr V. Frankl, Der unbewusste Gott. Psychotherapie und Religion, Munchen, 1973; D. Amen, Healing the Hardware of the Soul, New Yotk, 2002.

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provocare altri tentativi in questa direzione, più profondi e competenti!
  Perchè tanto saranno loro, i bambini nati in Cielo, piccolo grande esercito nascosti di Maria, a manifestarsi e a costringerci ad unirci al loro amore, come già hanno iniziato a fare, per la salvezza di tutte le anime, di ogni tempo e luogo; e questa convinzione ce le toglierà nessuno!













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EDITRICE ANCILLA

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Finito di stampare nel mese di Settmembre 2023
da GoPrint Srls - Camisano Vicentino


I bambini nel grembo materno, in caso di aborto, si "accorgono" che stanno per morire?
Possono offrisrsi volontariamente a Dio, unendo il loro sacrificio a quello di Cristo?
Ecco la sconvolgente e meravigliosa "intuizione" di un giovane sacerdote: la morte prematura di questi piccoli, il loro martirio, è un'offerta al Padre per la riparazione dei peccati e per la conversionevdei poveri peccatori, a iniziare dai loro genitori, con i quali hanno un legame certamente unico.
Questi bambini hanno una spiritualità straordinaria!
E' quanto il sacerdote ha sperimentato invocandoli con la preghiera e con il sacrificio eucaristico: tanti doni di grazie sono arrivati dal Cielo in modo sovrabbondante...



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