PARROCCHIA DI RASTIGNANO
PUBBLICAZIONI DISPONIBILI PER UNA LETTURA PERSONALE E MEDITATIVA

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Prefazione

Don Giulio Gallerani
sacerdote diocesano, parroco di Rastignano







Maria e l'Eucarestia,
cioè l'Adorazione Eucaristica
"tutta la nostra vita"!



Maria è la speranza, mai doma,sempre c'è un Suo Santuario vicino a te, dove riparare per riparare per ripartire l'anima e da cui attingere vita nuova, ed io lo posso testimoniare.

L'Eucarestia è il senso di tutto: "propter Eucaristian" è scritto nel fazzoletto che conserva, intriso, il Crisma spalmato sul palmo delle mie mani il giorno della mia Ordinazione sacerdotale, e in quel "propter" c'è tutto, l'origine, e il fine, lo spazio e il tempo, la sostanza e la forma della vita sacerdotale, che è tutta la vita che mi è stata donata.

L'Adorazione Eucaristica è la dilatazione del momento della Comunione della Messa, il prolungamento dell'abbraccio e l'approfondimento del bacio che è la ricezione del Corpo e Sangue di Dio in me; l'unico atto che "fà giornata", quaggiù, e l'unico atto ch consumerà, riempirà la nostra eternità Lassù.

Senza Maria io non crederei, senza la bellezza che affascina il cuore di un tredicenne, nei Rosari del mese di maggio, con i suoi amici, chissà dove mi sarei perso...

Senza l'Eucarestia io non vivrei, senza il "perchè" e il "per-chi" che riscatta e moltiplica il valore e il gusto del più piccolo gesto quotidiano di un prete trentenne, illuso prima e poi disilluso, starei ancora annaspando disperato alla ricerca di risultati, che non arrivano mai come volevi, che giustificassero i miei sforzi, solo i "miei"...

Senza l'Adorazione Eucaristica io non morirei, meglio, non sarei pronto e morire che è la libertà di essere pronti finalmente a vivere, perchè senza paura; non alimenterei continuamente la speranza che mi rasserena, che mi fa stare saldo nella vittoria, che mi rialza sempre e sempre mi spinge leggero verso il prossimo bene da fare, e ti fa accettare ed offrire le




sconfitte, massima comunione con la Croce redentrice, l'unica efficacia dell'unico desiderio del Cuore di Gesù, la salvezza di tutte le anime, di ogni tempo e luogo.

Da un imprevisto, un viaggio a Roma, e dalle amicizie di unavita, con sacerdoti, monaci, religiose e mamme, è nato questo percorso di preparazione alla Consacrazione Personale al Cuore Immacolato di Maria, che non è altro che un susseguirsi di risposte alla mia domanda:"Ci fai, per i nostri adoratori, una testimonianza su Maria e l'Adorazione Eucaristica, nelle tua esperienza di vita?.."

Dalla ricchezza della Chiesa, qui ed ora, abbiamo raccolto così, di giovedì sera in giovedì sera, tanta meraviglia e tanta Grazia, miracoli di vite che lodano Dio e proclamano la sua Grandezza e la Sua Misericordia.

Grati a Gesù, Maria e Giuseppe, che predispongono i nostri passi terreni e sempre ci sorprendono, ringraziamo don Massimo, suor Pina, padre Francesco, suor Erica e Antonella, che ci accompagnano e lanciano verso il Santuario di San Luca, nella Solennità dell'Immacolata Concezione della Patrona della nostra Diocesi, verso il cammino di 33 giorni della Consacrazione a San Giuseppe che vivremo nella prossima vicina Quaresima verso l'anno liturgico 2023/24 della Decennale Eucaristica della nostra comunità parrocchiale, anno di Grazia, per liberare la "fonte" e agganciare il "culmine" di "tutta una vita", della Chiesa e del mondo, unica speranza che non delude.

Gesù, Maria, Giuseppe vi amo! Salvate anime!

nelle pregiera.DG



P.S.:le testimonianze che seguono, sono la trascrizione delle catechesi raccolte nella sezione video "dal vivo", "Corso CIM 2023"









DON MASSIMO VACCHETTI,

sacerdote diocesano di Bologna


9 novembre 2023




Eucaristia e Maria: questo è il tema che mi è stato chiesto di trattare, all'interno del percorso per la Consacrazione al Cuore Immacolato di Maria.
  Io non ricordo la mia Prima Comunione; ci ho provato, a ricordarmi qualcosa, aiutato anche dalle foto di quel giorno, ma non mi raggiunge alcun ricordo significativo. Santa Teresina di Lisieux, ad esempio, conservava un ricordo luminoso, bellissimo, di quel giorno: quel bel giorno, come lei scrive: "Ah, come fu dolce, il primo bacio di gesù all'anima mia! Fu un bacio d'amore, mi sentivo amata, e diceva anche: Vi amo, mi dò a Voi per sempre".
  Non ho fotogrammi della prima Comunione, mentre ho un flebile ricordo delle prove. Una bambina, accanto a me, gustando per la prima volta la particola, la piccola ostia di pane azzimo, era una prova, come se avesse mangiato i broccoli al vapore, dice: "Che schifo, non sa di niente!".
  Ricordo, poi, un regalo di un amico che alla fine della cerimonia mi dona una scatola di Subbuteo, una sorte di gioco del calcio in miniatura.
Lo ricordo come la cosa più bella della mia prima Comunione.





  Tra me e Teresina c'è una bella differenza, ma è proprio vero che la nostra mente ricorda facilmente le cose bellissime o quelle nelle quali c'è un trauma.
  Mi pare di ricordare che, quel giorno, fossimo disposti in semicerchio sul presbiterio, davanti all'altare, seduti non su delle panche, ma su delle sedie. Non ho alcun ricordo delle emozioni che provai, se le provai: la decisività della Prima Comunione avvenne, senza che io ne conservi alcun ricordo. L'incontro fondamentale con Cristo nella mia anima capitò senza lasciare traccia nella mia memoria.


  Se proprio devo ricordare qualcosa che lega la mia vita all'Eucarestia, ho due ricordi, due fatti che precedono la mia Prima Comunione.
  In occasione del Natale e della Pasqua venivano da Trento i miei zii e i miei cugini. I genitori di mia mamma e sua sorella abitavano a Bologna.
Così, disponendo di un certo numero di giorni, gli zii scendevano e occupavano la casa dei nonni. Era una discesa attesa, perchp i miei tre cugini avevano un'età che si incastrava con quella di noi cinque. In più, questi miei parenti trentini portavano giù a Bologna, in casa mia,una "roba strana", una "cosa" che in casa mia non c'era, la fede. Per due settimane circa a Natale e una settimana a Pasqua, stavano a Bologna vivendo da famiglia cristiana.
  Tra le varie manifestazioni, ce n'era una che avveniva il Giovedì Santo e si chiamava: la visita ai Sepolcri. Solo da seminarista ho scoperto che il Giovedì Santo era il giorno dell'Ultima Cena, della Lavanda dei piedi, la notte santa dela lotta spirituale di Gesù nell'Orto degli Ulivi. Fino a quando non sono entrato in Seminario, per me il Giovedì Santo era il giorno dei Sepolcri. In che cosa consisteva questa usanza, che oggi praticamente non esiste più? Nel visitare sette chiese piuttosto vicine l'una all'altra, la sea appunto del Giovedì Santo, quando terminata la cerimonia dell'Ultima cena, i parroci ripongono le ostie consacrate dentro la pisside e la collocano in un altare laterale particolarmente ricco di fiori, candele, piante, mentre nel frattempo alcune donne "spogliano"





il resto della Chiesa.Il giorno dopo, Venerdì Santo, le celebrazioni dovevano in qualche modo comunicare, attraverso la nudità degli altari, la freddezza, la crudezza, la morte di Cristo. In queste Chiese così adornate permaneva un altare laterale riccamente allestito, dove si conservava l'Eucarestia che potesse nutrire il popolo santo il giorno della Passione, quando, unico giorno all'anno, non si sarebbe celebrata la Santa Messa.
  Il rito familiare prevedeva che uscissimo di casa intorno alle 21 e camminando lungo i portici - la mia famiglia e quella dei nonni dove trovavano accolgienza i cugini in Via Saragozza, fuori Porta - raggiungevamo la prima chiesa, poi la seconda, poi la terza, fino alla settima e infine, dopo il primo gelato della stagione, si tornava a casa. Si entrava in chiesa generalmente buie e spesso trasformate. Questa era la prima cosa che mi colpiva; le panche non erano rivolte come di consueto, ma venivano spostate verso l'altare laterale. Le luci illuminavano solo questo altare laterale, "il sepolcro", i fiori, gli addobbi, lo splenodre di alcune tovaglie, i pizzi, tutto faceva convergere lo sguardo verso il tabernacolo dove era custodito il Santissimo Sacramento, l'altare. Tutto diceva di una Presenza.
  La seconda cosa che mi colpiva e che mi faceva attendere questo appuntamento era il fatto di non fare questo gesto da solo, ma in mezzo ad una carovana di altri sette, tra fratelli e cugini. I miei non praticavano, e mai sarebbero venuti in giro per le Chiese, ma qualcuno di grande, in genere erano gli zii, ci accompagnavano, ma non c'era alcun devozionalismo. Era una cosa divertente. La terza cosa che mi colpiva era che, una volta entrati in Chiesa, un silenzio adorante mi avvolgeva. L'unico rumore erano le ante delle Chiesa, che si aprivano e si chiudevano perchè c'era un certo viavai. Tutti si mettevano in ginocchio, qualche istante. Io vedevo i miei cugini, quelli più grandi, mettersi in ginocchio sul pavimento; mi mettevo anch'io in ginocchio, qualche istante, qualche decina di secondo, a guardare una porticina d'oro dentro la quale, mi veniva detto, c'era Gesù.
Regnava un clima di Adorazione





e di stupre, di silenzio accompagnato anche dal buio che come neve che tutto copre, tutto attutisce, attutisce ciò che c'è attorno. Tutti gli schiamazzi, tutte le prese in giro, tutte le corse, scomparivano dinanzi a quel silenzio; tutto diventava, improvvisamente, Presenza . Se ho amato l'Adorazione, da sempre, è per quel gesto infantile che facevo, ripetuto per sette volte; si stava qualche frazione di secondo in ginocchio, ci si alzava, si usciva, riprendevano le corse e gli schiamazzi, si andava nella succesiva Chiesa e così via.

  Ll secondo ricordo che riguarda l'Eucarestia è durante le vacanze in colonia, dove centinaia di giovani, bambini, la domenca partecipavano sempre alla Messa. Io ho trascorso le vacanze almeno cinque o sei anni in colonia, e ho un ricordo bellissimo, e ricordo particolarmente, durante una di queste colonie, un fatto. Lo ricordo perchè, al momento della Comunione, le due persone che stavano uno alla mia destra e una alla mia sinistra, si alzarono per mettersi in fila - non c'erano le panche, si celebravano le Messe in un salone, con sedie in formica, semplici - Io ero in mezzo a queste due persone, e non mi sono alzato, perchè avevo appena sette anni e non avevo ancora fatto la prima Comunione; quando tornarono, entrambi, si misero le mano sul volto, portarono il volto in mezzo alle cosce, si rannicchiarono, e rimasero in silenzio, sottraendosi da tutto e da tutti. Io sono rimasto colpito da questi gesti, la mia memoria ha catturato questa cosa qui. Ebbi l'intuizione di qualcosa di grande che stesse accadendo in loro: se tutta la loro attenzione era tesa a custodire ciò che avevano appena ricevuto, voleva dire che ciò che avevano ricevuto era grande. Non si inginocchiarono, ma ciò che fecero lo ricordo appunto come qualcosa di meraviglioso: erano in ginocchio senza esserlo, erano in adorazione senza essere in adorazione, erano chini su sè stessi come se stessero provando ad entrare in Colui che era entrato dentro di loro. I loro occhi non guardavano più niente, perchè sembravano lasciarsi guardare da Qualcuno altro. Questo gesto realizzato da non si chi, ha






deciso molto al riguardo alla mia sensibilità eucaristica; quando ricevo la Santa Comunione, io compio ancora, a 50 anni, gli stessi gesti di questi due ragazzi: mi infilo il volto dentro e mani, come uno che si infila dentro il letto, quasi a scavare il Mistero di Dio.
  Quando si riceve la Santa Comunione, il mondo di Dio entra al tuo mondo. Di Maria si dice che "custodiva tutte queste cose nel suo cuore". Ecco, quando Gesù, per dirla alla Santa Teresina, bacia la tua anima, occorre lasciarsi baciare, occorre senza distrazioni lasciarsi toccare, lasciarsi raggiungere dal Mistero. Occorre difendere questo momento da qualunque cosa. Persino il canto può essere una distrazione.
Il canto della Comunione può essere un modo per portarti altrove perchè uno torna al posto dopo che ha ricevuto il mondo di Dio e perde tempo a cercare nel libretto il testo del canto: lascia il foglietto e lascia che Dio canti la gioia di stare con te! Il canto può essere il riempitivo di un tempo già colmo.


  Ho anche un'altro ricordo. Quando arrivavano i miei parenti trentini durante le vacanze natalizie e pasquali, accadeva una cosa alla domenica sera, che mi coinvolgeva. La domenica sera i miei zii convocavano i loro figli in camera da letto a pregare il Rosario. Gli zii in ginocchio, i loro figli sul lettone matrimoniale. Ora, noi cugini ci univamo a questo rito, non perchè ci piacesse il Rosario o perchè appartenesse alla nostra tradizione famigliare, e nemmeno perchè fossimi obbligati. Ci sembrava semplicmente un'ingiustizia che loro fossero costretti a recitare una preghiera tanto noiosa mentre noi continuavamo a giocare.
Non potevo non condividere con loro questa afflizione e soprattutto non potevo dare a loro - a me pareva così - un altro dolore di sentirci lontani. Partecipavo al Rosario quindi anche io. La cosa, tuttavia, passava più velocemente di quanto io potessi immaginare: lo zio, poi, aveva l'uso di incaricare qualcuno che, per ogni posta (cioè, una decina), iniziasse la prima parte della preghiera, e gli altri seguivano. L'imbarazzo di dire a voce alta una cosa che non sai a memoria ("Padre nostro, che sei nei cieli, sia






santificato il tuo nome, ecc......), aveva un certo fascino. Al termine delle 50 Ave Maria del Rosario, ci alzavamo e andavamo. I miei zii continuavano a dire altri misteri, altre 100 Ave Marie. La cosa che più mi colpiva, però, non era tanto che dicessero le 100 Ave Maria in più, ma che ne dicessero 150 in ginocchio. Mi sembravano già vecchi, i miei zii, quando ero piccolo: come facevano a stare in ginocchio sul pavimento duro e freddo? Io non avevo mai visto un adulto in ginocchio. Non avevo mai visto mio padre o mia madre in ginocchio; era una lingua che non conoscevo. Loro stavano, per la Madonna, in ginocchio.
  Nella mia giovanissima età, la Madonna compariva a Pasqua e a Natale, quando scendevano gli zii; con la scuola,la Madonna scompariva. Il resto dell'anno, non c'era. Anche l'Eucarestia, per il ricordo che ho fatto, "sbucava fuori" solo a Pasqua! Quando gli zii scendavano per le vacanze, sembrava portassero in valigia queste due strane cose: la Madonna e l'Eucarestia.
  Il fatto è che io ho cominciato ad innamorarmi dell'Eucarestia, ad amare il silenzio, ad inginocchiarmi, ad amare le luci basse, oi fiori, il raccoglimento, ad amare la Madonna, il Rosario, attraveros questi semplici gesti.
  Il mio legame con l'Eucarestia e la Madonna ha a che fare con lo stare in ginocchio e con altre sensazioni, colori, e odori che ho respirato da bambino. L'Eucarestia e la Madonna erano come se fossero per me la stessa cosa: entrambi aprivano il mio animo a Dio e mi facevano conoscere uno Straniero che il resto dell'anno non incontravo mai.
In questi gesti io scorpivo che io non ero solo esigenza di cibo, di gioco, di sonno, ma che ero - e sono - esigenza di Dio, ero - e sono - esigenza d'amore: non solo delle coccole, dei baci che mi dava la mia mamma, i miei fratelli e sorelle più grandi; ero - e sono - esigenza di eternità, di un amore che mi raggiunga nel profondo. Quei due ragazzi seduti accanto a me in colonia cercavano quel Qualcosa che solo poteva farmi esaltare ed esultare.






Eucarestia e la Madonna mi sono apparsi così da subito legati.
Si capisce che non sono la stessa cosa: Eppure, lo sono!

  Qualche domenica fa il Vangelo portava una domanda fatta a Gesù: "Qual'è il primo dei comandamenti?". Gesù rispose: "Amerai Dio con tutto il cuore". "E il secondo?" "Amerai il prossimo come te stesso". Che c'entra amare Dio e mare un tuo amico? Che c'entra amare Dio e amare tuo marito? Per Gesù, uno è simile all'altro: non è la stessa cosa, amare dio e amare il marito, però ci vanno vicino, dice Gesù. Così vicino che, avendo a che fare con il primo (Dio), il tuo modo di guardare, servire, amare tuo marito o tua moglie sarà diverso, e amando il prossimo, potrà accadere di cogliere una certa somiglianza con Dio.
  L'Eucarestia e la Madonna sono evidentemente due realtà distinte, ma simili: forse, quando Gesù diceva che amare Dio e amare il prossimo sono due cose simili, aveva in mente Sua madre con cui ha vissuto strettamente per trent'anni! Forse aveva in mente i Suoi amici, quando diceva che amare Dio e il prossimo sono molto simili, tant'è vero che un giorno dirà: "Non c'è amore più grande che dare la vita per i propri amici".
L'Eucarestia è proprio questo: dare la vita. E' il sacramento del dare la vita. E' l'amore di chi dà la vita: chi dà la vita si chiama Eucarestia.
Non a caso l'Eucarestia si celebra sempre sopra le reliquie di un martire. Voi non le vedete, ma sotto quelle tovaglie, incastonata dentro all'altare c'è una pietra di marmo e in essa le reliquie di un martire!
  Ora, chi è che dà la vita? Un uomo che muore per un'altro oppure una donna, una madre. L'Eucarestia è l'Amore crocifisso che dà la vita.Cristo e Sua Madre si assomigliano non solo genericamente, ma - se mi è permesso - ginecologicamente per il fatto che entrambi danno la vita.

  Infine, vorrei dirvi, dopo questi ricordi d'infanzia, un pensiero che mi sorge per il fatto che ci troviamo in una chiesa in cui c'è Adorazione Eucaristica.






  Cosa fa, quando uno adora? Cosa fate, voi, quando state qui davanti all'Eucarestia? State con Lui. Pregate Lui, riposate con Lui. Vi nutrite di Lui con gli occhi, ancora prima che con la bocca. Lui è presente in quel tozzo di pane, anche se non è nel modo che noi più sensibilmente sperimentiamo il pane. La realtà più vera, quella che noi chiamiamo sostanza, è che non è più pane, come non è più nemmeno vino, ma è Cristo, il Suo vero corpo, il Suo vero sanguq. Ebbene, uno rimane con Lui e nello stare con Lui capita persino che uno si addormenti.
  Cosa fa, quando uno prega la Madonna? Prega Lei, sta con Lei e magari volentieri, se non si muove, si addormenta. Quante persone che conosco che si addormentano con il Rosario in mano! Che bello poter dormire, e l'ultima parola che uno ha detto nella giornata è "piena di grazia", oppure "adesso e nell'ora della nostra morte", oppure "benedetto il frutto del tuo seno, Gesù".
  Lei, la Madonna, non è mai sola; iconograficamente parlando, sempre con il Bambino Gesù in braccio. Lei è, spiritualmente parlando, sempre con il bambino Gesù con sè. Il famoso "seno" della preghiera non è il seno della donna, ma è l'interno, la concavità, il grembo. La parola "seno" sta ad indicare che Maria ha sempre con sè, nel suo ventre, Gesù, il frutto benedetto. Il cuore di questa preghiera è Maria, non è la Madonna: è Gesù.
  Avete presente com'è fatta una caramella? Ha due belle orecchie, ma il cuore della caramella non sono le orecchie, ma...la caramella! Io devo, per poterla mangiare, "sfilare" la carta. Quando prego l'Ave Maria ho un'orecchia ("Avw Maria, piena di grazia"...), poi una seconda orecchia ("Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori"...), ma il cuore di quella preghiera, la caramella, il frutto, è Gesù.
  Quella preghiera è una gravidanza compiuta: uno, recitando quella preghiera, ha come continuamente Gesù che gli viene consegnato, un parto continuo, un frutto che riceve continuamente.
  Nell'Eucarestia, Cristo mi offre il Suo corpo perchè io ne possa mangiare e nutrirmi.
  Nel Rosario, uno riceve da Maria, Gesù.






  Chissà se c'era Sua madre, la sera dell'ultima cena? I Vangeli non ce lo dicono. Certo che sua madre non compariva, nel Vangelo Giovanni, dalle Nozze di Cana: improvvisamente uno se la ritrova sotto la Croce, a 150 km di distanza, a Gerusalemme. Se c'era il venerdì, dov'era giovedì sera? Possibile che non abbia condiviso la Cena pasquale? E' possibile che abbia sentito dire al Figlio: "Fate questo in memoria di me", mentre Lei ripensava alle parole: "Fate quello che vi dirà", dette da Lei ai servi alle Nozze di cana?
  Cosa può aver provato, Lei, nel sentire il Figlio dare il Suo Corpo "per voi e per tutti", Lei, che quel corpo lo aveva offerto in una mangiatoia perchè venisse mangiato? Se non quella cena, cosa può aver avvertito nelle settimane, nei mesi, negli anni successivi, quando, per bocca di Pietro, di Andrea, di Giacomo, di Paolo, ha partecipato alle prime Messe? Li ha visti recitare, obbedienti alle parole di Gesù: "Mangiate, questo è il mio corpo", Lei, che quel corpo se l'era mangato per anni, con gli occhi, coi morsi, con le labbra, stringendoselo a sè, accarezzandolo.

  Ultima considerazione. Quando il sacerdote scende i gradini del prespbiterio per porgere ai fedeli l'ostia, dice: "Il corpo di Cristo!". Il fedele, con le mani giunte, giunge davanti, apre la bocce come per stupirsi continuamente di quello che accade, e dice: "Amen" (che significa: "Si"!).
  San Giovanni Paolo II, nella sua ultima enciclica, dice che c'è un'analogia profonda tra il Sì, il Fiat pronunciato da Maria all'Arcangelo Gabriele, e l'Amen che ogni fedele pronuncia quando riceve il corpo del Signore. Ogni volta che riceviamo Cristo con la bocca, con gli occhi, con in cuore, noi viviamo l'esperienza di Maria.
  Continua il Papa: "A Maria è stato chiesto di credere che Colui che Ella concepiva per opera dello Spirito Santo era il Figlio di Dio, e nel mistero eucaristico ci viene chiesto di credere che nei segni del pane e del vino si rende presente Gesù, Figlio di Dio e Figlio di Maria. Come Lei rispose "Eccomi!", noi rispondiamo: "Amen!".






  Nell'atto di porre l'ostia al fedele, il sacerdote, dicendo: "Il Corpo di Cristo", disgunge sè da ciò che ha in mano, mentre qualche minuto prima, sull'altare, il sacerdote prende il pane e dice: "Questo è il mio corpo". C'è una totale identificazione tra sè e quel corpo! Il Sacerdote agisce "in persona Christi": presta la sua voce, la sua prestanza fisica, a Gesù. Sull'altare è Gesù che dice: "Questo è il mio corpo, questo è il mio sangue". Quando invece il sacerdote scende i gradini, per compiere il gesto della Santa Comunione, porgendo l'ostia ai fedeli, si separa, non è più Cristo, perchè dice: "Il corpo di Cristo", non "Il mio corpo".
  Il sacerdote incarna la Chiesa, presenta ai fedeli la verità eucaristica: "Questo è il Corpo di Cristo", e il fedele riponde: "Sì, ci credo!". Il sacerdote agisce in quel frangente "in persona Ecclesiae". Il sacerdote, che sull'altare è Cristo stesso, quando scende in mezzo ai fedeli agisce "in persona Mariae", immagine e specchio della Chiesa.
  E' un'analogia che non suggerisce San Giovanni Paolo II, ma che la litirgia pare indicarci.
Chi meglio di Lei può mostrarci Lui? Chi meglio di Lei può dirci: "Questo è il corpo di mio Figlio?". L'immagine della Madonna di San Luca, che con una mano segnale Gesù e sembra dirci proprio: "E' il corpo di Cristo".
Dicendo: "Il corpo di Cristo!", non lo sta solo presentando, come a dare un'identità, come "mettere una targhetta". E' come se dicesse: "Questo è il corpo di mio Figlio .Il corpo di mio Figlio.Questo è il cuore di mio Figlio".
Il fedele dicendo "Amen", accoglie tutta la potenza e tutta la tenerezza di quel corpo così come glielo presenta la Chiesa, glielo presenta Maria.











SUOR PINA AGRESTI

delle Ancelle del Sacro Cuore di Gesù


16 novembre 2023





  Quando mi hanno chiesto di fare questa testimonianza, la prima cosa che ho sentito è stata la gioia, ed ho esclamato, dentro di me: "Che bello! Ho la possibilità di pronunciare il Nome di Maria, di testimoniare la Sua bellezza, e farlo davanti a Gesù Eucarestia!". In Gesù Eucarestia c'è la carne di Cristo, e di conseguenza c'è anche la carne di Maria, che Lo ha generato, e Lo ha portato a noi, sulla terra, per stare in mezzo a noi. Tanta emozione e tanta gioia, e spero che lo Spirito Santo mi suggerisca le cose più importantivda dirvi, quelle che bastano per muoverci ad un amore così grande e così prezioso, che è l'Amore di Gesù per ciascuno di noi.
  Mi sono posta una domanda, prima di presentarmi a voi, e mi sono messa in preghiera, con questa domanda: chi è Maria per me? Che esperienza ho, di Maria? Maria e l'Adorazione Eucaristica noi la facciamo tutti i giorni: ce l'abbiamo come culto per per il nostro carisma, ossia la riparazione al Cuore di Gesù. Maria, in questa adorazione, quotidianamente ci accompagna: dove c'è Gesù è vero che c'è Maria.





  Alla domanda: chi è Maria per me? La prima risposta che mi sono data è: un volto dolcissimo da contemplare, così come l'Eucarestia consacrata sull'altare è un volto dolcissimo da contemplare, un volto che parla di tenerezza, di premura, di attenzione, di docilità, ma soprattutto mi parla di salvezza di fede. La fede di Maria è grande, la fede di Maria dice tutto l'amore che Dio ha per ciascuno di noi, perchè con quella fede, con quella fermezza, Maria ha detto "Sì" a Dio, ha detto "Sì" ad una proposta grandiosa, una proposta che che veramente lascia senza parole. Dio propone a questa giovane fanciulla di prendere dimora nel suo grembo, di incarnarsi nel suo grembo; Dio fa la proposta a questa giovane fanciulla di essere generato da Lei alla vita. Dio che è vita chiede a Maria, giovane fanciulla, di essere generato alla vita: è una cosa straordinaria, meravigliosa! Una cosa così lascerebbe senza parole, però le parole servono per poter testimonire questa bellezza.

  Chi è Maria per me? E' la tutta bella, Colei che manifesta la bellezza di Dio in tutto e per tutto: manifesta la bellezza di Dio nella Sua generosità, nella Sua gratuità. Questo Dio che si dona a ciascuno di noi gratuitamente, senza chiedere nulla in cambio, e lo fa semplicemente, lo fa in maniera povera, indifesa, lo fa incarnandosi come Bambino Gesù nel grembo di Maria. Non è un caso che ci avviciniamo al Natale, e il Natale celebra questo grande mistero: un Dio, che si fa bambino per ciascuno di noi. Questo Dio non poteva scegliere altro modo per dirci il Suo amore: manifestarsi a noi in maniera povera , umile.
  Chi è Maria per me? E' la creatura che manifesta questa umiltà e povertà di Dio. Maria, quando ascolta e accoglie la proposta di Dio, cosa fà? Si mette in dialogo con Dio, come prima cosa chiede, domanda, cerca di capire, ma poi che fà? Esulta di gioia ed accoglie la proposta di Dio, nonostante lei si renda conto quanto questa proposta sia grande e la sovrasti. Non può però di di no a Dio che ama tanto, ed esulta, e dirà "L'anima mia magnifica il Signore perchè ha guardato all'umiltà della Sua serva".
Vedete cosa dice Maria? "Ha guardato all'umiltà della sua serva". Maria,





davanti a una proposta così grande, non si insuperbisce, ma rimane se stessa, in tutta la sua integrità, e ancora una volta si riconosce umile. Questa parola è bellissima! Umile significa quello che noi siamo, fondamentalmente: deriva da una parola latina: "humus" che significa: "terra". Maria in quel momento si sta definendo "terra": Maria esulta di gioia nel Dio Salvatore, e dice di sè "Ha guardato alla sua umile serva". Si definisce "umile" e "serva", si definisce "terra". Una terra che serve: in qul momento, il suo essere terra serviva per generare la vita. E' una cosa meravigliosa: essere terra per generare la vita. La terra, questo fa. Io ringrazio il Signore perchè tra i giovani si sta riscoprendo il valore e la bellezza della terra; per un pò è stata trascurata, questa terra tanto preziosa, nessuno voleva più lavorarla. Il contandino, del resto, non è mai stato apprezzato, il contadino è una "cosa da niente", nessuno mai si sognerebbe di metterlo su un podio. Dio lo ha fatto: ha messo sul podio Maria, una giovane fanciulla, terra, contadina.
  Questa terra è preziosa, eppure ciò che è prezioso dove stà? Sta sotto di noi. Questa terra tanto preziosa si fa pestare, si fa smuovere. E' una terra che serve per dare vita, che soffre per dare vita. Maria, esultando nel Signore nostro Salvatore, si riconosce terra che serve per generare vita, ed accoglie la proposta di Dio, diventa quel grembo prezioso per generare la vita: in quel grembo prezioso per generare la vita: in quel grembo, Dio si incarna.

  Maria: che ha a che fare, con l'Adorazione? Maria è l'Adorazione, Maria è l'Eucarestia. Maria è con Suo figlio, è la carne di Gesù. Allora veramente io non penso di dire un'eresia, quando guardando Gesù Eucarestia, posto lì sull'altare, dico che c'è anche Maria presente. In questo momento, con Gesù, anche Maria ci sta guardando, e noi guardiamo Lei.
  Maria è l'Adorazione, Maria è l'Eucarestia, insieme a Suo Figlio; Maria è la prima creatura che ha adorato in spirito e verità Dio. E come ha adorato, coma adora, Maria? Il Magnificat ce lo dice. Il Magnificat è una bellissima preghiera che Maria recita dinanzi a sua cugina Elisabetta.





Una volta che ha accolto la proposta di Dio, Maria fa un'altra cosa meravigliosa: va in visita ad Elisabetta. Maria porta in adorazione a sua cugina Gesù, che già dimorava nel suo grembo: Maria è il primo Tabernacolo di Gesù.
  Questa piccola creatura, accogliendo la proposta di Dio, è capace di cose grandiose: è capace di portare Gesù al mondo. In questo momento, questa sera, Maria porta Gesù a noi.

  Io sono già contenta, questa sera, perchè sono riuscita a pronunciare tante volte il nome di "Maria". Voi sapete che, per la tradizione ebraica, nel nome di ognuno c'è scritto quello che è il nostro destino, il nostro progetto di viya: dicendo "Maria" io dico: "Adorazione". Dicendo "Maria" io dico "bellezza di Dio", l'amore di Dio, questo Amore che viene ad abitare in noi, che vuole essere abitato da boi. Maria questo ci insegna, che adorare è prendere dimora presso Dio, e permettere a Lui di dimoare in noi. Questo scambio reciproco di abitazione non è qualcosa di meraviglioso? E quanto scalda il cuore, questo permettere a Dio di abitare in Lui, e Lui in noi?

  Maria ci ha consegnato la cosa più preziosa: un Dio da adorare, un Dio da magnificare, dove poter gioire, un Dio dove poter trovare ripso e respiro, perchè adorando stiamo facendo questo, anche, stiamo respirando la via vera.
  Ci sarebbero tante altre cose da dire, ma penso che basti così, perchè Maria un'altra cosa mi ha insegnato: quella di entrare nel silenzio, permettere al silenzio di parlare dentro di noi. Allora il regalo che io questa sera vi posso fare è quello di consegnarvi il silenzio, e concludo questo mio intervento, questa testimonianza, questa possibilità di dire quanto è bello adorare Maria, con le parole del Santo Curato d'Ars. Che cos'è oer lui l'Adorazione, lui che era una persona semplice, contadina, tanto innamorato di Dio?





  "Quando siamo davanti al Santissimo Sacramento, invece di guardarci attorno, chiudiamo gli occhi e la bocca, apriamo il cuore. Il nostro buon Dio aprirà il Suo. Noi andremo a Lui, e Lui verrà a noi: l'uno chiede, l'altro riceve. Sarà come un respiro che passa dall'uno all'altro".


  Ecco l'Adorazione: questo respiro che passa dall'uno all'altro, bocca a bocca.
  Questa nostra presenza davanti a Dio con fa altro che trasformarci in ciò che già siamo, amati, amate, per poter amare a nostra volta. e amando servire così come ha fatto e continua a fare Maria, nel Suo Gesù.









PADRE FRANCESCO MARIA BUDANI

dell'Ordine dei Frati Francescani
dell'Immacolata


23 novembre 2023





  Mi è stata chiesta una testimonianza, e inizierei proprio con la testimonianza della mia vita. Non è bello parlare disè, ma se lo faccio è per lodare nostro Signore, e per dimostrare le meraviglie che può compiere e che VUOLE compiere nelle nostre esistenze.


  Io sono un convertito in età adulta: fino a 31 anni ero tutt'altro, non ero cristiano, la Cresima non l'avevo manco fatta. Gradualmente il Signore è entrato nella mia vita, fino ad un giorno preciso, in cui mi sono ritrovato cristiano, e come prima cos mi sono detto: "Devo confessarmi". Da lì è cominciato un percorso piuttosto intenso, che, in sei mesi mi ha portato ad entrare nei Frati Francescani dell'Immacolata: in questo percorso ho sperimentato quanto fosse vero quel sogno profetico di Don Bosco.
  Lo conoscevo, il sogno delle due colonne? Don Bosco si vede su unp scoglio in mezzo al mare, il mare è in tempesta, e poi c'è una grande barca, timonata dal Papa, e intorno moltissime altre barche, armate fino ai denti, che fanno di tutto per affondare questa grande barca, sconquassata dalle onde del mare, e ferita dai rostri delle barche nemiche. Ci sono però






due colone: il papa le vede, e riesce a raggiungerle e ad ancorarsi ad entrambe. A quel punto, tutti i nemici fuggono, e il mare diventa calmo.
Queste due colonne sono: l'Immacolata, la Madonna, e l'Eucarestia.
Sulla cima di una delle due colonne c'è la Madonna, e sotto c'è un cartello:"Auxilium Christianorum" (aiuto dei cristiani). Sull'altra colonna c'è un'ostia grandissima, e sotto, un altro cartello: "Salus credentium" (salvezza dei credenti, dei fedeli). Ecco le due colonne!
  Il Beato Cardinale Idelfonso Schuster, commentando questo sogno con un salesiano, disse: "Dovete dire al vostro Superiore Generale di stampare delle immaginette con queste due colonne, perchè il sogno è quanto mai attuale: troveremo salvezza solo nella Comunione frequente, nell'Adorazione, e nella venerazione della Madonna".


  Questo io l'ho sperimentato nella mia vita: da che ero pagano, e vivevo in modo disordinato, il Signore è entrato nella mia vita grazie al Papa. Ho ascoltato un'omelia, anzi, la prima omelia di Papa Bendetto XVI alla televisione: ero niente prima, dopo ho paerto le porte a Cristo, come diceva a lui. E cosa ho fatto, come prima cosa? Mi sono andato a confessare, e appena mi sono confessato la prima cosa che ho capito era che per tanti anni ero stato lontano dall'Eucarestia. Se Dio è come è, come è qui presente, che si fa cibo per divinizzarmi, allora io ero un folle: cosa c'è di più desiderabile di questo? Non c'è nulla di più desiderabile di Lui, perchè ogni altro cibo perisce, Lui invece è pane di vita, è vita divina che mi si dona, in ogni Santa Messa, in ogni istante.
Come prima cosa, allora, ho iniziato ad andare alla Santa Messa tutti i giorni, ma non sapevo pregare, non conoscevo sacerdoti, ero proprio alieno, venivo da un'altro mondo, un mondo non cristiano. Ascoltavo Radio Maria, e lì si parlava spesso di Medjugorje; in giugno, era il 2005, si celebrava, mi sembra, il ventiquattresimo anniversario delle apparizioni, e mi è venuta volgia di andare a vedere cosa succedeva in quel posto. Sono andato a Medjugorje totalmente "a digiuno", pensate: ho preso la macchina e sono partito, non avevo nemmeno la carta verde,






l'Assicurazione per l'estero, sono proprio partito cos', allo sbando. Senza carta verde, senza documenti, ho attraversato tre frontiere; sono arrivato a Medjugorje, e il frate che avevo incontrato per starada mi ha trovato un posto dove poter dormire. Ci sarei stato tutta la vita, lì, perchè si mangiava bene, perchè i padroni di casa erano simpaticissimi, avevo trovato persone ottime, e soprattutto, avevo imparato a pregare il Rosario: non sapevo pregare il Rosario, non sapevo nemmeno cosa fosse, e l'ho imparato lì. Tutti i giorni pregavo, pregavo: ero in Paradiso. Un giorno, ero con questi amici conosciuti a Medjugorje, saliamo sul Monte della Croce, sul Krizevac; ci andiamo presto, la mattina, verso le 4, 4:30, salendo preghiamo la Via Crucis, e scendendo decidiamo di pregare il Rosario.
  Il pomeriggio, colui che ci ospitava ci porta a casa di una delle presunte veggenti di Medjugorje, Marja, la quale aveva una presunta apparizione nel suo giardino, nella cappellina. Prima cosa strana: ci dice che la Madonna era molto contenta di noi, perchè "quando le persone salgono sul Krizevac salgono pregando ma scendono ridendo, invece voi avete pregato. Chiedete quello che volete". Io ero un po' confuso, in realtà: stavo bene, sapevo di stare vivendo giorno per giorno, e la prima cosa che mi è venuta in mente di chiedere mentre c'era l'apparizione è stata: "Madonnina mia, dimmi che vuoi che faccia. Che devo fare?".
  Finisce l'apparizione, e la prima persona che vedo davanti a me è un sacerdote. Ora, un anno e mezzo, o due anni prima, quando ero ancora "pagano", un mio cliente - vendevo materiali all'ingrosso - mi diede appuntamento in una famosa Basilica romana vicino al Circo Massimo per parlare di lavoro. Io andai, e in quell'occasione mi presentò un prete, ak quale dissi solamente "Piacere". Un anno e mezzo dopo, dua anni dopo, nel giardino di Marja, duecento persone, e non c'erano più di quelle, perchè era un incontro per pochi, chiedo alla Madonna: "Che cosa vuoi che faccia?", e la prima persona che vedo davanti a me è quel prete. Non l'avevo visto fino a quel momento! "Ma lei è il parroco di S. Anastasia, a Roma?" Lui mi dice: "No, sono il rettore, ma sì, sono io.






Come ti chiami? Che lavoro fai? Guarda, venerdì (primo luglio) abbiamo la Messa del primo venerdì del mese: vieni, ti aspetto!".
Ora, Sant'Anastasia a Roma è la prima Chiesa con l'Adorazione perpetua: la Madonna mi ha rimandato a Roma e mi ha mandato in quella Basilica che non conoscevo, dove nostro Signore dal 2000 viene adorato giorno e notte. E' nata lì l'Associazione "Adorazione perpetua".
Io, innamorato della Madonna, sarei rimasto per sempre a Medjugorjie, ma la Madonna mi ha rimandato a Roma da Gesù. Ecco le due colonne! E Gesù cos'ha fatto? Mi ha rimandato dalla Madonna!.
  A partire da allora, andavo spessissimo ad adorare, fino a che un giorno, indeciso se entrare o meno tra i frati, pensai che per capirl avrei dovuto a lungo pregare: c'era un incontro di preghiera a San Lorenzo in Lucina, un incontro di lode e adorazione, e così sono stato tutto il pomeriggio a pregare, pregare e pregare e a consumarmi le ginocchia, ripetendo: "Signore, cosa vuoi che io faccia?". Alla fine del pomeriggio, aprii una Bibbia tascabile: "Signore, dimmi cosa vuoi che io faccia!". Apro la Sacra Scrittura, ed esce Siracide, cap. 2, versetti 1-6: "Figlio, se ti muovi a servire il Signore, prepara il tuo animo alla tribolazione, perchè così come l'oro viene purificao nel crogiuolo, così le anime dei giusti sulla brace delle afflizioni". Il Signore mi aveva detto "Vai, consacrati, consacrati a Mia Madre". Noi Francescani dell'Immacolata abbiamo infatti una particolarità: abbiamo un voto in più rispetto agli altri francescani, il voto della Consacrazione alla Madonna. Siamo tutti di Lei! Ecco: Gesù che mi manda da Maria, e Maria mi manda da Gesù. Le due colonne: l'Eucarestia e la Madonna, è tutto qui, e non è niente di nuovo rispetto a quello che ci dice il vangelo. A braccio, infatti, mi viene in mente il Vangelo di San Giovanni: la vita pubblica di Gesù inizia alle Nozze di Cana, e termina sul Calvario. Questi sono i due episodi fondamentali della vita pubblica di Gesù, e la Madonna è lì, da una parte o dall'altra.
Da una parte, durante le Nozze di Cana, è Maria che ci dice di andare da Gesù, e dall'altra parte, sul Calvario, è Gesù che ci dice di andare a Maria: è tutta qui la vita cristiana, nella devozione alla Madonna e all'Eucarestia.






  Non dobbiamo avere timore di amare troppo nè la Madonna, nè l'Eucarestia, perchè l'amore alla Madonna è il segreto della predestinazione, e per quanto ci sforziamo di amare Maria, non la ameremo mai tanto quanto la ama Gesù: per quanto possiamo glorificarla, non la glorificheremo mai tanto quanto la gloria di Lui.


  Chi è che ci dà l'Eucarestia? Ancora una volta è Maria!
Nell'Annunciazione, dice con grande spirito profetico e grande verità San Giovanni Paolo II, al compiersi dell'Incarnazione, dopo il FIAT di Maria, proprio lì c'è la prima Comunione del mondo. Perchè? Dio è onnipotente, immenso, presente ovunque, ma ha diverse modalità di presenza, e questo lo capiamo bene proprio nell'Annunciazione. Una cosa è la presenza di Dio nel creato con la Sua potenza, la Sua forza, e col fatto che sostiene tutte le cose nell'essere, altra cosa è la presenza di Dio nell'anima dei giusti e dei Santi. L'Arcangelo Gabriele, quando entra dalla Vergine Maria, come la saluta? "Rallegrati, piena di grazia, il Signore è con te". Il Signore è già con Lei in forza della grazia, però non è ancora in quella modalità che si realizzerà dopo il suo consenso, cioè nel momento in cui Dio, che è già con Lei, prende un corpo umano dalla carne di Maria.


  Per nove mesi il corpo di Gesù è nel corpo di Maria, e trae tutto il suo nutrimento dal corpo di Maria, non senza un mistero che per spiegare il quale ci viene in aiuto la scienza. Non so se avete mai sentito parlare del così detto "Microchimerismo madre-feto". Esso è un fenomeno per cui durante la gravidanza le cellule del bambino migrano nel flusso sanguigno della madre, e poi ritornano nel bambino. Per quarantuno settimane le cellule si mescolano e circolano avanti e indietro, e dopo la nascita del bambino, molte di queste cellule rimangono nel corpo della madre,, lasciandole un'impronta permanente nei tessuti ossa cervello e pelle, spesso per rimanere lì per decenni.






Ogni altro bambino che quella madre avrà lascerà un'impronta simile al suo corpo.
  La ricerca ha dimostrato che, se il cuiore di una madre viene danneggiato, le cellule del bimbo che le cresce in grembo si precipitano nel sito della lesione e si trasformano in diversi tipi di cellule specializzate nella riparazione del cuore: il bambino aiuta la madre a riparare, mentre la madre costruisce il bambino.
  Questo fenomeno, che accade in tutte le gravidanze, portiamolo alla gestazione della Vergine Maria, dove quel bambino, quel corpo è divino, e lascia la sua impronta divina nel cuore della madre, nel corpo della madre, in una comunione fisica che dura per nove mesi e si prolunga oltre, perchè quelle cellule rimangono. Noi quando facciamo la Comunione, per quindici minuti siamo come Tabernacoli viventi: la presenza di Dio è vera, reale, sostanziale dentro di noi, per trasformarci in Lui.
  Nella Vergine questo è accaduto in un modo permanente, tant'è che qualcuno ha detto che, muovendosi in fretta verso sua cugina Santa Elisabetta, la Vergine ha realizzato la prima processione eucaristica!.

  Potremmo parlare di tantissime altre cose, come per esempio dell'Eucarestia e del Santo Natale: Gesù sceglie di nascere a Betlemme, che significa "Casa del pane", e viene messo in una mangiatoia, ossia nel luogo dove viene messo il cibo per gli animali. Colui che nasce a "Casa del pane" verrà messo in una mangiatoia, e dirà di sè: "Io sono il pane disceso dal Cielo: chi mangia questo pane avrà la vita eterna": Gesù aveva già in mente l'Eucarestia, il passaggio finale e definitivo per dimostrarci il Suo Amore, oltre al sacrificio sulla Croce. Perchè un annientamento più annietamento di questo, il Signore davvero non poteva farlo, e solo una mente divina poteva pensare di farsi pane per nutrire noi, che in effetti a volte siamo peggio delle bestie.






  Ci sarebbero tante altre belle cose da dire su Eucarestia e Natale: San Pietro Giuliano Eymard, grande, grandissimo amante dell'Eucarestia, dice per esempio che l'Eucarestia comincia proprio a Betlemme tra le braccia di Maria, però vorrei attirare la vostra attenzione su un'altro episodio, non immediatamente eucaristico, che però per me c'entra proprio tanto, ossia la visita a Santa Elisabetta.
  La Vergine entra in casa di Santa Elisabetta e la saluta: il bambino (San Giovanni) salta di gioia nel grembo ed Elisabetta dice quelle parole bellissime ("A che devo che la madre del mio Signore venga a me?"). Vi sono quattro personaggi, in questa scena evangelica: le due madri e i due bimbi nel grembo. L'unico che rimane immobile, nascosto, è proprio Lui, è Gesù, è Dio, che muove la Vergine Sua Madre ad andare da Elisabetta, che usa come veicolo di grazia la voce di Maria - perchè è la voce di Maria il veicolo per mezzo del quale il bimbo di Elisabette balza nel grembo -. E' ancora Gesù, che con il suo spirito illumina Santa Elisabetta: Egli è l'attore principale di questa scena, eppure sembra non fare niente: silenzioso, immobile. Come, silenxioso e immobile, adesso è qui, accanto a questo poveraccio che ha scelto come ministro indegno,
  Quante cose belle e meravigliose direbbe ai nostri cuori, se fossimo capaci di fare silenzio, e di ascoltarlo? Egli è veramente il motore immobile, che tutto muove e che tutto può; dall'apparente impotenza della Sua condizione eucaristica Egli muove le stelle, tocca i cuori e li cambia.
  Cari fratelli e sorelle, facciamo silenzio, allora: che sia Lui a parlare ai nostri cuori, a portarci a Sua madre, e Sua madre a portarci a Lui, a farci crescere come fratelli, come figli, come santi e sante nel progetto meraviglioso che ha per ciascuno di noi, per essere davvero suoi martiri, in questo mondo che più di ogni altra cosa ha bisogni di testimoni dell'amore di Dio.











SUOR ERICA POLETTI

delle Figlie di Maria, Madre Umilissima


30 novembre 2023





Il pensiero che sr. M;aria Veronica, conosciuta come Nonna Susanna, volesse che le sue figlie fossero missionarie di Gesù Eucarestia e che tutti i loro sforzi dovessero essere orientati a risvegliare l'amore e la fede in Gesù Eucaristico, mi ha fatto superare l'iniziale resistenza ad accogliere l'invito di Don Giulio di essere qui questa sera a parlarvi di Gesù Eucarestia e Maria.Inoltre ho pensato che come Figlia di Maria Madre Umilissima, ho fatto il IV° voto di riconoscenza al dono dell'Eucarestia e del Sacerdozio, ed ora che mi viene chiesto di darne le ragioni, quasi quasi ne farei volentieri a meno...
E' chiaro che solo lo Spirito Santo può risvegliare l'amore o la fede a Gesù Eucarestia ... Per questo ho pregato per voi... perchè, nonostante lo strumento che sono io, sia lo Spirito Santo a parlare ai vostri cuori...


Mi è stato chiesto di dare un taglio esperienziale alla mia testimonianza per cui posso iniziare col dirvi che negli anni della mia adolescenza mi sono mi sono allontanata dai Sacramenti, perchè, come a tanti accade a quell'età, paradossalmente percepivo la Chiesa come nemica del mio desiderio di felictà e libertà. Ora però non voglio dilungarmi sull'esperienza di vita che hanno permesso a Gesù di riaprirsi una via dentro di me e prendere coscienza della verità che senza di Lui non potevo trovare le risposte che cercavo. Mi limito a dirvi che dopo tanti anni Gesù mi aspettava nel Sacramento della Confessione,







ma per arrivarci la mia presunzione ed il mio orgoglio hanno dovuto piegarsi all'umiltà. Dio continua a guardare l'umiltà per svelarsi nel tempo. L'umiltà è il solo terreno su cui poter fare la verità in noi stessi, mentre l'orgoglio ci rende ciechi.
In quella confessione (come i ogni confessione, ma io lo percepii sensibilmente quel giorno...) lo Spirito Santo operò una vera e propria risurrezione della mia anima, una vera e propria guarigione dalla ribellione, dalla pretesa di dover assolutamente capire per credere e così grazie a Gesù, che operò potentemente attraverso quel Sacerdote, feci pace con Dio!

Fu in quell'incontro che nacque in me, per la prima volta, un sentimento di riconoscenza, inteso come gratitudine per la Grazia ricevuta, ma anche come guarigione dei miei occhi che erano fino allora incapaci di riconoscere Dio come Dio!
Quindi, salvata dalla menzogna che l'uomo può farsi Dio senza Dio, mi riaccostai a ricevere Gesù Eucaristico dopo quasi 20 anni dalla mia prima Comunione. Ora oserei quasi dire che quella fu la mia vera prima Comunione nel senso che ebbi una profonda coscienza della presenza reale di Gesù nell'Ostia consacrata...
Da allora cominciai a frequentare la S.Messa ogni volta che ne avevo occasione, anche tutti i giorni...dal niente al tutto!
Ricordo pure che in quegli anni, durante un pellegrinaggio con don Carlo, visitammo la chiesa di S. Francesco a Lanciano dove tuttora sono custodite le reliquie di un miracolo Eucaristico avvenuto nel 750 che sicuramente la maggior parte di voi conosce: un monaco sacerdote, che dubitava della presenza reale di Cristo nell'Ostia consacrata, gli accadde che un giorno consacrando il pane ed il vino, vide l'ostia diventare Carne ed il vino diventare Sangue! Nel corso degli anni su quelle reliquie sono stati fatti ben 500 esami di scienziati di tutto il mondo. Per tutti i risultati sono stati impressionanti, perchè dimostrano con certezza assoluta ed indiscutibile che i prelievi dalle reliquie sono davvero carne, costituita dal tessuto muscolare di un cuore umano e il sangue è vero sangue umano ... Inoltre, in tutti quei secoli, le reliquie non si sono decomposte, ma si sono mantenute nel tempo integre, come se fossero prelevate da una persona viva.







Non avevo mai sentito parlare di miracoli eucaristici e mi stupivo che non facessero scalpore fatti così strepitosi che rappresentavano davvero la bella notizia che Gesù non ci ha lasciati orfani, scegliendo di rimanere con noi fino aslla fine...
Un altro miracolo eucaristico che mi colpì profondamente fu quello avvenuto nel 1996 in una Chiesa di Buenos Aires.
Anche lì una particola ritrovata a terra e messa in un piccolo recipiente con acqua, anzichè dissolversi si trasformò in un frammento sanguinante.
Venne allora prelevato un campione del frammento di carne e lo si inviò in un laboratorio americano, che non era stato informato da dove venisse. I risultati delle analisi furono sconvolgenti.
Si rivelò che "Il materiale analizzato è tratto da un tessuto umano e precisamente è un frammento del muscolo cardiaco...Il muscolo cardiaco in esame è in una condizione infiammatoria e contiene un gran numero di globuli bianchi. Ciò indica che il cuore era vivo al momento del prelievo...dal momento che i globuli bianchi, al di fuori di un organismo vivente, muoiono... Per di più, questi globuli bianchi sono penetrati nel tessuto, ciò indica che il cuore aveva subito un grave stress, come se il proprietario fosse stato picchiato duramente sul petto"...

Questi miracoli sono stati davvero per me un ulteriore aiuto a sostegno della mia fede tanto che cambiarono il mio modo di stare davanti a gesù eucaristico: il saperlo lì sull'altare vivo e vero non mi faceva più sentire meno fortunata dei primi discepoli di Gesù e favoriva in me una maggiore confidenza, familiaità e riconoscenza per quanto gli siamo costati!
Cominciavo a credere davvero che ricevere Gesù Eucaristico significava ricevere il Suo Cuore, Sacramento del Suo Amore che produce Amore. (S. Tommaso d'Aquino)

Questa consapevolaezza però, mi mette sempre un pò in "crisi", costatando la mia incapacità di amare, di perdonare come vorrei... Allora mi vengono in aiuto le parole di Nomnna Susanna che dicono: "Non ci deve spaventare la costatazione della nostra grande miseria e allontanarci dalla Comunione, al contrario, andiamo tutte le volte che possiamo a ricevere Gesù, per avere la medicina efficace, ma ad ogni Comunione ci si deve preparare con diligenza, non trascurare la Confessione, sincera ed umile..."





"(per andare a riceverLo in grazia di Dio, altrimenti mangiamo la nostra condanna... Per questo è importante farci aiutare da un Sacerdote cattolico, perchè il peccato non è un punto di vista...) si deve pensare a Chi si va a ricevere, Chi viene in noi per amore e domanda amore..."

E' da poco infatti che abbiamo scoperto gli scritti spirituali di Nonna Susanna: un vero e proprio scrigno di perle di spiritualità sul dono del Sacerdozio e dell'Eucarestia... anche se sarà la Chiesa ad esaminare le ricchezze e la veridicità...

"Occorre, scrive Nomma Susanna, che si comprenda di più che Gesù Eucarestia è il Dio d'Amore, l'Onnipotente, il Dio dei miracoli, e solo per i suoi miracoli di misericordia si salva il mondo".
Purtroppo molte ore del giorno le chiese sono vuote... Gesù mi ha sovente ripetuto:
"vedi, le mie chiese sono vuote. Io sono venuto qui per essere il vostro Consolatore. Tutti vanno a cercare le consolazioni da chi non gliene può dare. Pochi vengono da Me, anche se io ripetutamente lo ricordo per mezzo dei Miei prediletti e delle Mie ispirazioni". (I prediletti sono i Sacerdoti..)
"Ci si agita per fare il bene, continua ancora Nonna Susanna, si escogitano sempre nuove idee per attirare le anime, ma senza volerlo prevale l'io, ci si basa sulle forze umane, sullo sforzo di uno zelo che non è uno zelo nutrito, cioè manca di quello che veramente cnoquista: il profumo di Gesù Eucarestia. Non basta un'ora di adorazione ogni tanto e avolte ci pare di aver già fatto molto, invece occorre ricorrere spesso anche solo il pensiero a Gesù Eucaristico, anche mentre lavoriamo, ovunque ci troviamo e appena possiamo andiamo a tenergli un pò di compagnia: "Quando si ama, mi ha detto gesù, si trova sempre il tempo".

E ancora: "...non dobbiamo considerare Gesù Eucarestia come un estraneo: vedremmo molti più mracoli di conversione se provassimo a consideraLo come il Papà di una famiglia e ricorressimo a Lui per ogni nostra necessità...".





Occorre non solo darGli il buongiorno al mattino ma darGli anche la buonanotte, raccontarGli come è andata la giornata, ovvero ringraziarlo dei doni di misericordia ottenutici dal Padre.
Le opere che danno davvero gloria a Dio e procurano bene al prossimo, sono quelle che hanno per così dire come cuore Gesù Eucartestia e fioriscono nonostante le traversie della vita. Senza Gesù Eucarestia carità ed amore sono fraintesi: a volte di illudiamo di fare il bene, ma non è così... molti giardini che darebbero buoni frutti, senza Gesù Eucarestia rendono la metà o una terza parte, proprio per le erbacce dell'invidia, della critica, della vanagloria.

Di seguito Nonna Susanna fa una considerazione che per me è stata un pò una novità... non ci avevo mai pensato... e cioè che "Gesù prega incessantemente per noi nell'Ostia consacrata.." E' come se lavorasse tutto il giorno per noi... ed è consolante poter pensare (magari quando siamo delusi, scoraggiati..) "C'è Gesù che pensa a me, c'è Gesù che prega per me" nel Tabernacolo della mia Parrocchia.
Come non essere quiondi riconoscenti facendoGli una breve visita, anche solo con il pensiero, come un figlio va dal suo papà... Gesù si aspetta questa stretta unione d'affetto, desidera un rapporto di intimità con ciascuno di noi.
Scrive Nonna Susanna: "Gesù ed io ce la godiamo davvero raccontandoci tante cose..."
Non dobbiamo andare da Lui sol oquando abbiamo bisogno, come i bimbi fanno quando hanno fame, , ma come un bambino sente anche il bisogno della carezza della mamma, perchè le vuole bene e cerca il suo amore, così Gesù vul darci i Suoi miracoli d'amore, ma noi non glieli chiedimao! (forse perchè non crediamo...)

Gesù desidera tanto che Gli si porti, i sofferenti per essere la loro Forza. "Danmmi la gioia, è Gesù che parla, di avere vicino al Sacramento il cuore di chi soffre, degli ammalati che possono anch'essi adorarMi nel S.S. Sacramento dell'Eucarestia, se non di persona, col pensiero".
Gesù deve dare a loro quel genere di prova per salvarli, per arricchirli di meriti per il Paradiso, ma li vuole sostenere sempre di più.





Continua dicendo "Se sapessi quali forza hanno sul Mio Cuore tanto compassionevole, le loro suppliche... Sono una forza nelle parrocchie i gruppi di queste anime sofferenti, che dal loro letto vogliono tenermi compagnia nella mia prigione d'amore. Avolte non concedo loro la guarigione che desiderano, perchè questo è un disegno della mia Misericordia, ma quanto li amo!"

Quindi Nonna Susanna ha persuaso alcuni ammalati a tenere compagnia a Gesù Sacramento per un'ora e, se non potevano pregare, almeno offrissero la loro sofferenza. Tanto per fare qualcosa, o per non dispacermi, hanno accettato. Nessuno ha parlato loro di pratiche meno ce lo aspettavamo, sono cambiati. Gesù ha spiegato poi a Nonna Susanna, che ha fatto fare a quei fiori anemici, la cura del Sole Eucaristico che li ha guariti.

Vi racconto un fatto curioso che capitò a Nonna Susanna:

Passò un giorno vicino a una chiesa e colla sua mente da fuori, sulla piazza del mercato, vide dentro Gesù Bambino che tendeva le manine, in attesa di abbracciare chi a Lui mandava un saluto. Le pareti della chiesa, da due lati,davanti e di fianco, erano per lei scomparse. Vedeva benissimo Gesù Bambino come desideroao, quasi in ansia gioiosa nell'attesa, ma vedeva altrettanto bene la strada. Passavano molti, ma nessuno aveva un pensiero per Gesù.
"Vedi, le diece Gesù, Io li amo tanto, ma loro non pensano a Me. Chiedo un momentino solo e sarebbe tanto poco! Vedi quanto tempo perdono in chiacchiere inutili. Basta un momento per ricevere le Mie grazie, la Mia benedizione. Oh, credi, il tuo Gesù non li lascia andar via a mani vuote! Vedi, un solo salutino, anche fuori di chiesa, già mi farebbe sentire che in quel cuore c'è della riconoscenza." Dopo di che non trascuro più di salutare Gesù quando posso dinnanzi una Chiesa...

E' vero che siamo un pò tutti avidi di vedere i miracoli e di sentire delel novità, eppure il più prezioso, il più grande dei miracoli è l'Eucarestia, ma per tanti passa inosservata. Una S. Comunione vale più di tutte le visioni, di tutti gli splendori, perchè Essa dona l'Autore di tutti questi doni. La S. Comunione è Dio, l'Ostia consacrata è un tesoro di un prezzo infinito.





Chi la riceve è il più ricco, perchè possiede in sè il Paradiso, possiede il buon Dio e Dio è il Paradiso di tutti i cuori!
Dice ancora Nonna Susanna:
"Se mi dicessero che ora ho la possibilità di vedere Gesù, sentire le sue carezze, ma devo rinunciare alla S. Comunione anche solo per una volta, io sento che subito sceglierei di fare la S. Comunione, perchè la S. Comunione è possedere il buon Dio, e vivere in Lui, con Lui".

E della Madonna che dire?
Non si può parlare di Gesù Eucarestia senza parlare di Maria che è sempre vicino a suo Figlio e lo faccio sempre con le parole di Nonna Susanna che con la sua semplicità ed innocenza sa rendere tutto amabile...

Innanzi tutto la Madonna è stato il primo Tabernacolo vivente e a Nonna Susanna piaceva tanto ricordare a Gesù le delizie che ha goduto con la sua Mamma.
Per farlo contento gli diceva: "Chissà con quale sorriso riconoscente lei Ti guardava quanto le facevi provare la gioia di dissetarTi con l'acqua! Lei però con il suo amore dissetava più la Tua sete d'amore per riparare le freddezze verso i Tuoi Tabernacoli e dell'indifferenza di molti cuori"

La Madonna nella sua vita terrena ha preparato tutto quello che occorreva per Gesù Bambino, perchè saèeva quello che più gradiva e meglio poteva farlo sorridere, quindi chi meglio di lei può preparare il nostro cuore a ricevere Gesù nella S. Comunione? Chi meglio di lei può supplire in noi quello che manca? (alle nostre distarzioni, frddezze...)
Più noi desideriamo la S. Comunione, più ne traiamo profitto, (sta qui il segreto della Sua efficacia) per questo dobbiamo ricorrere alla Madonna perchè è lieta di adornarci dei suoi doni, per l'arrivo in noi del Re dei Re...
Molti sanno godere della visita degli amici, raccontano loro pene, progetti... a Gesù invece, non hanno nulla da dire, mentre Lui ama interssarsi di tutta la nostra vita! E' vero che Lui conosce tutto di noi, ma come un Padre gode delle nostre confidenze, perchè sa che Lui solo può aiutarci... E' Lui la fonte di ogni rimedio!
La Madonna è quindi ben felice se la invitiamo a venire nel nostro cuore come una divina Giardiniera per renderlo terreno buono, adatto per il Giglio di Paradiso






affinchè tutti quelli che ci incontrano ne sentano il proumo. Preghiamola di consumare in noi quanto può dispiacere o resistere a Gesù, di prestarci il suo amore per amarLo, di insegnarci a dire quello che più piace a Gesù sentirsi dire...
Io non so esprimermi, scrive sempre Nonna Susanna, ma comprendo che la Santa Comunione preparata dalla Madonna e fatta in unione a Lei, è una cosa così grande, da non riuscire a spiegarlo. Gesù gode che si ricorre alla Sua mamma per dargli più piacere. Mi pare di sentirLo grato perchè le faccio domandare per me quello che Gli piace di più, tante grazie per il Papa, per i Vescovi, per i Sacerdoti tante grazie di salvezza per i peccatori per la liberazione delle anime del purgatorio.
Ho sempre considerato il mio cuore un brutto cestino, ben peggiore della mangiatoia di Betlemme, ma ho sempre domandato alla Madonna di rivestirlo del suo manto, di renderlo bello con le sue virtù e il suo ardente amore. Più Gesù troverà in me i tesori della Madonna e più si godrà nel mio cuore.


In quelli che fanno veramente bene la S. Comunione, il demonio non ha più nulla da conquistare. Lui sa che deve la sua sconfitta a questo Sacramento d'amore e si scaglia in tutti i modi contro il Sacerdote, perchè è per lui, quando pronuncia le parole della Consacrazione, che il pane diventa Cibo Eucaristico per le anime... il Pane dei forti!

Gesù, istituendo l'Eucarestia non poteva far niente di più grande, pur sapendo che sarebbe stato profanato dai tanti Suoi figli, quelli stessi per i quali, nel sSuo eccesso d'amore, aveva fatto questa invenzione geniale per essere la loro felicità sulla terra.
Allora vorrei concludere recitando insieme il Magnificat, in unione alla Madonna, per dirgli grazie per noi e per tutti perchè davvero non c'è nessun altro Dio che può in tal maniera amare!









Postfazione


UNA MAMMA ADORATRICE

della Cappella dell'Adorazione Eucaristica
Perpetua
"Mater Dei" di Rastignano





  Mi è stata chiesta una testimonianza sulla mia esperienza di adoratrice, seguendo il tema di tutte le altre precedenti testimonianza: "Maria e l'adorazione nella mia vita".

  Devo essere sincera, io non avevo idea di cosa significasse "adorare": la pria volta che sono capitata - per caso - nella Chiesa di rastignano era solo perchè cercavo un libro di Padre Serafino Tognetti, che un mio amico mi aveva detto che avrei potuto trovare proprio lì.
  Sono entrata, e ho visto Lui.
  Un cartellone gigante, in realtà, indicava a chiare lettere che in quella Chiesa c'era l'Adorazione Eucaristica Perpetua, ma io pensavo solo a trovare quel famoso libro di Padre Serafino Tognetti; non lo trovai, ma ne presi un'altro, che, appunto, si intitolava: "Adorazione".
Le Dio-incidenze cominciavano ad essere troppe, e così mi sono inginocchiata, iniziando a sgranare il mio Rosario: stavo bene, mi sentivo a casa.





  I giorni successivi, sono tornata, e poi così di seguito, per quasi due anni, fino ad oggi: appena posso, appena riesco, arrivo, mi inginocchio, prego, piango, parlo, sto in silenzio, ascolto.Adoro.

  Cos'è per me, l'Adorazione? Una presenza viva. Il mio Dio, il mio Signore, presente anche se immobile e rinchiuso per amore, in un'ostia tonda e bianca. E' il papà, che mi ascolta, mi guida, mi sprona, mi consola, mi ispira azioni che a me non verrebbero mai in mente. A volte mi sgrida pure, e mi sembra di sentirlo rimbombare nella mia coscienza, quando faccio qualcosa che non avrei dovuto fare (o che avrei potuto fare meglio). E' il mio papà, ma è anche il mio Dio, al quale devo tutto: la vita, la salute, i miei cari, le esperienze belle e quelle meno belle; il mio Dio al quale devo assoluta riverenza, onore e rispetto, perchè è il Re dei Re, e non posso fare a meno di inginocchiarmi, davanti a Lui.

  Guardando Lui, l'occhio mi cade ogni volta anche sul Crocifisso, dietro, e sui bassorilievi della Madonna e di San Giovanni sotto la croce: dove c'è Gesù, c'è anche Maria, sempre, e, soprattutto, Maria c'è, rimane (Stabat mater), ferma, stabile, in silenzio, a soffrire con Lui.
  Quante volte ho guardato Gesù, e poi ho guardato Maria, pregando: quante volte, piena di sofferenza e di domande senza risposte, sono arrivata in Chiesa, mi sono inginocchiata, ho guardato Gesù, poi ho guardato Maria... E ho capito tutto,

  L'Adorazione è per me palestra di vita. Sono una mamma, sono una moglie, sorella e figlia, ed adorando ho capito che avrei voluto tanto essere mamma, avrei voluto essere donna, come lo era stata la Madonna.
Cosa faceva, Maria? Apparentemente nulla di speciale. Era sempre nascosta, non si faceva notare da nessuno, non era particolarmente "calcolata" dalla società in cui viveva; docile, umile, silenziosa, quasi invisibile, eppure senza di Lei, e senza la sua mediazione materna, ora non saremmo Chiesa, ora non avremmo la Chiesa, perchè Gesù ci ha affidati tutti a Lei.





  Qunate anime piccole e semplici esistono, intorno a noi, nelle nostre comunità, che portano dentro di sè una ricchezza incalcolabile: sono "i piccoli" del Vangelo, sono "i figli di Maria"!

  Ed ecco, quindi, la risposta alla seocnda domanda: Maria nella mia vita.

  Maria è dolcezza, è pazienza, Maria è docilità: quante ore di adorazione dovrò ancora fare, per imparare e migliorare anche una sola di queste virtù?
  Maria è Madre: come n oi mamme ci preoccupiamo per i nostri figli, così Lei si preoccupava per Gesù, ed ora si preoccupa per tutti noi, nella sua universale maternità: non c'è dolore che lei non abbia provato, e che, insieme a Gesù, non possa capire.

  Maria è la fede, una fede incrollabile, la fede del Sabato Santo; l'unica che ha continuato a credere, quando utto sembrava morto, perduto, finito. Tutta la Chiesa, tutta l'umanità, sulle spalle e nel cuore di questa umile e grande creatura, diventata la Regina del Cielo e della Terra.

  Nei momenti di maggior dolore, nei momenti di umiliazione e di totale sconfitta, entravo in Chiesa e, in silenzio, iniziavo a riempire quella Divina Ostia di domande. Come solo una donna sa fare, parlavo troppo. Eppure, nessuno mi rimporverava! Anzi, mi sentivo ascoltata, nonostante tutto, e consolata. Fino a quando, un bel giorno, ho capito che bastava anche stare in silenzio, per essere "riempita"; dovevo solo trovare il coraggio di abbandonare tutto, tutte le mie (scarse) certezze, e di perdere il controllo della mia vita, per lasciarla in mano a Lui, attraverso le mani di Maria.

  Alla fine di tutto questo discorso, lungo un percorso in cui forse è proprio vero che si impara ad adorare solo adorando, qualsi fosse un "allenamento dell'anima".





la grande scoperta è stata, principalmente, quella di essere amata, nonostante tutto. Per quella che sono, non per quello che ho o che faccio. O per quello che dico, o per quello che penso, o per quella che sarei potuto essere se gli avvenimenti della vita fossero stati diversi. Al Signore tutte queste "cosa" non interessano.


  Adorare è, quindi, scoprire di essere amati. Tutto nasce, e ricomincia, da questa esigenza imprescindibile di ogni essere umano. A nulla varrebbe tutto quello che diciamo, pensiemo, facciamo, le belle testimonianze che rilasciamo, se non credissimo che quell'Ostia è principalmente Amore.


  Il cammino è ancora lungo, e sarà lungo tanti quanto Dio vorrà, ma è da questa certezza che vorrò ripartire, sempre, ogni volta, ogni caduta, ogni momento di gioia: Dio è amore, e Dio mi aspetta, e sempre mi aspetterà lì, immobile, perchè il nostro Dio, che tanto ci ama, ha anche incredibilmente, e quasi inspiegabilmente, sete dell'amore delle Sue creature.

Antonella














Consacrazione al Cuore Immacolato di Maria
San Luigi Maria Grignon di Montfort



Io, N...(dire il proprio nome
peccatore infedele
rinnovo e ratifico oggi nelle tue mani
i voti del mio battesimo:
rinuncio per sempre a Satana,
alle sue seduzioni e alle opere;
e mi do interamente aGesù Cristo,
la Sapienza incarnata
per porrare dietro a lui la mia croce
tutti i giorni della mia vita,
e per essergli più fedele che nel passato.
Ti scelgo oggi, davanti a ttuta la corte celeste
come mia Madre e Sovrana.

Come uno schiavo ti consegno e consacro il mio corpo e l'anima mia,
i beni interiori ed esteriori, il valore stesso dlle mie buone opere,
passate, presenti e future;
ti lascio il diritto pieno e totale
di disporre di me e di tutto ciò che mi appartiene,
senza eccezzione, secondo il tuo volere e alla maggior gloria di Dio,
per tempo e l'eternità.


O Vergine benigna, ricevi la piccola offerta della mia schiavitù:
in onore e unione alla sottomissione
che la Sapienza eterna ha voluto avere nella tua maternità;
come riconoscimento del potere che tutti e due avete su di me,
misero peccatore,
e in ringraziamento per i doni che la santisisma Trinità
ti ha concesso.


Come tuo vero schiavo,
dichiaro di voleere ormai cercare il tuo onore
e obedirti in tutto.






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