Cristo vince la morte: ci chiede di confidare in lui,
anche nelle ore più buie,
perché nessun dolore è senza speranza per chi ha fede.
ma lo Spirito di Cristo, che è in noi, sana il nostro cuore inquieto e ferito, perché possiamo piacere a Dio.
La liturgia ci chiede di passare dalla morte alla vita.
Il popolo d’Israele era morto alla speranza a causa della dura schiavitù babilonese che lo aveva espropriato della sua stessa esistenza; si sentiva ridotto a un coacervo di ossa inaridite, demotivato e insensibile alle promesse divine, finché la parola rassicurante del Signore non ha squarciato il buio dei cuori e lo Spirito divino ha ripreso a pulsare nelle vene indurite (I Lettura).
Lazzaro, il fratello di Marta e Maria, è morto da quattro giorni (Vangelo).
Gesù condivide il dolore e illumina le parole accorate di Marta, svelando la sua identità divina, a cui la donna aderisce con fede sincera.
Chi crede in lui “viene fuori” dalla morte ed entra nella vita che non ha fine.
Gesù ridà la vita a Lazzaro.
Il miracolo, ricco di allusioni pasquali – il sepolcro, la pietra, le bende, il sudario -, prefigura l’imminente passaggio di Gesù dalla morte alla vita, dalla croce alla gloria.