L’esperienza della luce sul Tabor è data al discepolo di Gesù per custodirla nel cuore
e attingervi forza nei momenti difficili, ricordando la meta finale del suo cammino.
Gesù aveva annunciato la completezza della sua Pasqua, morte e risurrezione: i discepoli vorrebbero che lui, con loro, giungesse alla meta senza il cammino che ci sta in mezzo, cioè quello del rifiuto, della sofferenza pienamente assunta e vissuta, addirittura della morte.
Gesù, che conosce e comprende la nostra debolezza, la quale potrebbe anche sfociare nella rassegnazione o nella disperazione, concede ai suoi discepoli eletti un momento di anticipazione della meta, perché il loro cammino, seppur nella fatica, non abbia tentennamenti e non si arresti.
Quel che Cristo ha fatto con i discepoli è offerto, ancora più in pienezza a noi, ogni volta che partecipiamo all’Eucaristia, pegno e sicurezza terrene della nostra stessa Pasqua in Cristo nella vita eterna.